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Notizie11 settembre, la War on Terror è anche online

11 settembre, la War on Terror è anche online

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Nonostante la sorveglianza delle comunicazioni negli Stati Uniti non sia iniziata in concomitanza della War on Terror, l’11 settembre ha determinato un’escalation verso la creazione di una fitta rete di programmi di sorveglianza di massa. Le rivelazioni dell’ex informatico della CIA, Edward Snowden, hanno messo in luce – nel 2013 – l’esistenza di tali programmi, portati avanti anche dall’amministrazione Obama.

Prima del 2001: Programma Echelon

Uno dei primi programmi di sorveglianza di rilievo, dal punto di vista internazionale, è ECHELON. Con questo nome in codice si fa riferimento a un programma di Signal Intelligence (SIGINT) elaborato da Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, i cosiddetti Five Eyes. Questi Stati sono i firmatari dello United Kingdom – United States of America Agreement (UKUSA), un trattato multilaterale stipulato nel 1946 da Stati Uniti e Regno Unito per la collaborazione in ambito SIGINT e poi allargato agli altri Paesi. Il trattato ha formalizzato il Britain–United States of America agreement (BRUSA), una collaborazione più ampia per la condivisione di informazioni di intelligence, previsto nella Carta Atlantica e stipulato nel 1943.

ECHELON, infatti, è stato istituito negli anni ‘60 con l’obiettivo di monitorare le conversazioni militari e diplomatiche di Unione Sovietica, Repubblica Popolare Cinese e Paesi del blocco sovietico. La messa a punto del sistema di satelliti sfruttato per intercettare le comunicazioni, infatti, risale ai primi anni del 1960, mentre nel 1971 il progetto venne formalmente stabilito. I sistemi potevano intercettare diversi tipi di comunicazioni, quelle via radio, via satellite, etc. Negli anni ’60 la messa in orbita di un numero sempre maggiore di satelliti ha fatto sì che sia la “superficie di attacco”, intesa come la quantità di comunicazioni intercettabili, sia la disponibilità di strumenti per la sorveglianza aumentasse in modo esponenziale. Successivamente, il sistema è stato usato anche per l’intercettazione di comunicazioni via cavi sottomarini, divenuti col tempo il principale canale per le comunicazioni intercontinentali. 

Il sistema raccoglieva, quindi, una grande mole di dati che vengono filtrati attraverso parole chiave collegate alle finalità della raccolta di informazioni. Il programma era gestito dalla National Security Agency (NSA), in collaborazione con la Central Intelligence Agency (CIA) e il National Reconnaissance Office (NRO), dipartimento interno al Dipartimento della Difesa americano che si occupava della costruzione e della gestione dei satelliti spia, utilizzati per le intercettazioni di ECHELON. Sul versante inglese, invece, l’agenzia di intelligence di riferimento era il Government Communications Headquarters (GCHQ). L’esistenza di ECHELON è stata confermata nel 2001 da un’indagine del Temporary Committee on the ECHELON Interception System creato dal Parlamento europeo.

Gli anni ’70 rappresentano un periodo particolare per gli Stati Uniti dal punto di vista delle intercettazioni. Lo scandalo Watergate, scoppiato in seguito al programma di warrantless surveillance (sorveglianza senza mandato) messo in atto contro politici e giornalisti dal Presidente Nixon, ha messo in luce come l’interesse del governo possa far passare in secondo piano alcune garanzie costituzionali nei confronti dei cittadini americani.
In risposta a tale scandalo e per regolare le operazioni governative di sorveglianza elettronica, nel 1978 è stato adottato il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA). Il provvedimento, emendato più volte, è stato concepito come un framework normativo per la sorveglianza fisica ed elettronica, nei casi in cui si renda necessario acquisire informazioni di intelligence estera. La sorveglianza elettronica era consentita solo se effettuata sulle comunicazioni tra potenze straniere o “agenti di potenze straniere” sospettati di terrorismo o spionaggio. Non era prevista, quindi, la raccolta di informazioni su cittadini statunitensi. La legge ha poi istituito la United States Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC), una corte incaricata di supervisionare le richieste di mandati di sorveglianza – richiesti dalle forze di polizia – nei confronti di agenti segreti stranieri all’interno degli Stati Uniti.

11 settembre 2001: l’escalation 

Gli attacchi terroristici dell’11 settembre hanno segnato un punto di svolta nell’approccio degli Stati Uniti al terrorismo. Da questi eventi, infatti, è scaturita la War on Terror contro un fenomeno che ha dimostrato pienamente il suo carattere globale e a-territoriale. Questa guerra non si è concretizzata soltanto in misure offensive, attraverso il dispiegamento di contingenti militari nell’area del Medio Oriente, ma ha determinato l’adozione di una legislazione nazionale antiterrorismo. Il perseguimento della sicurezza nazionale ha giustificato la creazione di sistemi di sorveglianza di massa, giustificati dalla volontà di combattere il terrorismo e impedire che si ripetessero nuovamente atti di tale portata. La volontà dichiarata del Presidente americano era quella di “rafforzare le capacità di intelligence per scoprire i piani dei terroristi prima che possano agire e trovarli prima che colpiscano.”

Il primo aspetto da considerare è la revisione delle normative sulla sorveglianza. Il Patriot Act, approvato il 26 ottobre 2001, ha autorizzato le agenzie governative a raccogliere informazioni di intelligence sia su stranieri che su cittadini statunitensi. Di fatto, la normativa ha emendato il FISA, espandendo le capacità di sorvegliare le comunicazioni elettroniche. La War on Terror proclamata da Bush per contrastare il terrorismo internazionale ha prodotto effetti importanti sulla legislazione domestica e, quindi, sui cittadini americani. L’avvio del President’s Surveillance Program (PSP) ha rappresentato un elemento centrale di tali trasformazioni. Esso prevedeva una serie di attività segrete di intelligence, tra cui il programma di sorveglianza STELLARWIND. Lanciato il 4 ottobre 2001, STELLARWIND aveva l’obiettivo di acquisire dati sulle comunicazioni sospette tra potenziali terroristi. Secondo il Presidente Bush, il programma doveva essere usato dall’NSA per intercettare le comunicazioni telefoniche e via Internet tra USA e Paesi esteri. Tuttavia, esso divenne uno strumento per acquisire metadati (quei dati che forniscono informazioni su altri dati, come ad es. l’orario di una chiamata telefonica) sui cittadini statunitensi, secondo quanto scoperto nel 2004 dal Dipartimento della Giustizia e poi rivelato nel 2015. 

Il programma è stato portato alla luce dalle rivelazioni del 2005 del New York Times, basate sulla base di quanto dichiarato nel 2004 da Thomas Tamm, che ha lavorato come avvocato presso l’Office of Intelligence Policy and Review (OIPR) del Dipartimento della Giustizia, fungendo da collegamento con la FISC. Le rivelazioni hanno messo in luce il problema centrale della sorveglianza di massa: qual è il limite legale che il governo non può e non deve oltrepassare? Nel momento in cui è stata dichiarata una guerra al terrorismo su scala mondiale, sono state poste delle questioni di notevole rilevanza per le agenzie di intelligence americane. In primis, era necessario garantire loro una più ampia discrezione sull’utilizzo di strumenti di sorveglianza, in modo da poter monitorare un grande quantitativo di dati e, in tal modo, poter individuare membri o sospetti membri di al-Qaeda. 

Dopo il 2001

Sebbene l’NSA non fosse autorizzata a condurre programmi di sorveglianza sui cittadini americani, il Protect America Act del 2007 e il FISA Amendments Act del 2008 hanno provveduto ad attribuire tali poteri all’agenzia. Dotarsi di un framework normativo di riferimento era diventato particolarmente necessario in seguito alle accuse di violazione del Quarto Emendamento rivolte all’amministrazione. Quest’ultimo, proibisce le perquisizioni e i sequestri irragionevoli e pone dei limiti alla possibilità di emettere mandati per tali finalità.
Il Protect America Act è stato concepito con l’idea di rimuovere i requisiti necessari per ottenere un mandato per la sorveglianza governativa. Di fatto è stata autorizzata la sorveglianza delle comunicazioni tra americani e stranieri sotto indagine per terrorismo, purché risiedano al di fuori degli Stati Uniti. 

Il FISA Amendments Act, in particolare la sezione 702, consente al Procuratore generale e al Direttore dell’Intelligence nazionale di autorizzare la sorveglianza su cittadini stranieri, purché si ritenga che risiedano al di fuori degli Stati Uniti. Questa misura è stata utilizzata quale base legale per l’avvio del programma di sorveglianza PRISM. Il programma è stato utilizzato per raccogliere dati sulle comunicazioni elettroniche (es. foto, chat, e-mail), attraverso la collaborazione con service providers statunitensi, quali Google, Microsoft, Facebook e Apple. L’arrivo di Obama alla Casa Bianca non ha affatto rappresentato un cambiamento in tale ambito. Le rivelazioni del 2013 hanno messo in luce come le attività di sorveglianza siano state portate avanti con continuità rispetto all’amministrazione precedente. In particolare, il Guardian ha messo in luce come l’NSA stesse acquisendo le registrazioni delle chiamate di milioni di clienti statunitensi di Verizon, una tra le più grandi società di telecomunicazioni. 

Nel 2013, Edward Snowden ha rivelato anche l’esistenza di un programma di sorveglianza non prettamente statunitense: TEMPORA. Trattasi di un programma di SIGINT utilizzato dall’agenzia di intelligence britannica Government Communications Headquarters per l’acquisizione di dati sulle comunicazioni elettroniche che passano attraverso cavi in fibra ottica. Secondo il Guardian, i dati sarebbero stati raccolti senza alcuna distinzione tra cittadini comuni e sospettati di terrorismo. Stando a quanto dichiarato da Snowden, Tempora è costituito da due programmi, Mastering the Internet (MTI) per la sorveglianza del traffico internet e Global Telecoms Exploitation (GTE), per la sorveglianza telefonica. Attraverso il programma del GCHQ, utilizzato anche dall’NSA per acquisire dati, sono state spiate le cancellerie di Germania, Francia e Italia.

Conclusioni

La sorveglianza di massa negli Stati Uniti non è un fenomeno nato con gli attacchi dell’11 settembre. Tuttavia, i programmi avviati in concomitanza della War on Terror hanno rappresentato uno spartiacque nel modo di intendere l’attività di intelligence. Sono, infatti, stati autorizzati dal governo programmi di sorveglianza sui cittadini statunitensi, con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulle comunicazioni elettroniche. La giustificazione iniziale, ossia il contrasto e la prevenzione del terrorismo, è stata utilizzata dalle agenzie di intelligence per il monitoraggio sistematico dell’intera popolazione statunitense e mondiale. Questo rappresenta l’elemento di novità dei programmi messi in atto dopo l’11 settembre. L’utilizzo dei sistemi di sorveglianza su cittadini stranieri, infatti, era supportato legalmente dal Patriot Act. Ciò non è altrettanto vero per la sorveglianza attuata ai danni dei cittadini statunitensi, non giustificabile da ragioni di sicurezza nazionale.

Nel 2015, l’amministrazione Obama ha promulgato lo USA Freedom Act con l’intento di modificare quanto previsto dal Patriot Act e porre fine all’acquisizione dei metadati dei cittadini americani da parte della NSA. Tuttavia, esso non vieta tale attività alle società di telecomunicazioni, che raccolgono dati successivamente accessibili alle agenzie di intelligence

Negli ultimi anni, molti Stati hanno avviato programmi di sorveglianza, resa maggiormente efficace da sistemi di Intelligenza Artificiale, in grado di processare i dati in modo molto più veloce rispetto ai sistemi utilizzati finora. È rilevante evidenziare come, secondo uno studio di Carnegie, tali programmi siano presenti in più della metà delle democrazie liberali. Essi rappresentano uno strumento utile di cui i governi dispongono per contrastare il terrorismo e la criminalità. Tuttavia, come nel caso degli Stati Uniti, rimane centrale la questione della privacy dei cittadini. Come evidenziato da Alessandro Longo e Guido Scorza in “Intelligenza Artificiale – L’impatto sulle nostre vite, diritti e libertà”, è fondamentale che gli Stati bilancino – nella raccolta di dati personali – gli interessi di sicurezza e la difesa delle libertà civili.

Davide Lo Prete,
Geopolitica.info

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