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25/04/2019
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India e Pakistan: Perché la situazione rimane facilmente infiammabile

di Antonio Calcara

Lo scorso 14 Febbraio 2019, un gruppo terroristico pakistano denominato Jarsh – e – Muhammad (JeM) si è reso protagonista di un attacco suicida nel distretto di Pulwama, nella regione del Kashmir, attualmente sotto l’amministrazione indiana, provocando la morte di 44 soldati delle forze armate di Nuova Delhi.

I Fatti

Tale gruppo terroristico ha come obiettivo principale l’annessione  del Kashmir allo stato pakistano e già in passato aveva sferrato numerosi attacchi in territorio indiano, come l’assalto suicida al parlamento di Nuova Delhi nel 2001 o il raid nella base aerea di Pathankot nel 2016. Il governo indiano ha accusato  il governo pakistano di essere coinvolto nella vicenda e, come risposta immediata, il presidente indiano Narendra Modi ha annunciato la costruzione di una diga sul fiume Ravi in un territorio conteso tra i due paesi, le cui acque confluiscono direttamente nel territorio pakistano, ordinando nel contempo un attacco aereo in territorio pakistano allo scopo di colpire i campi di addestramento del suddetto gruppo terroristico a Balakot.

Durante il raid aereo indiano, le forze pakistane hanno abbattuto un MIG-21 e catturato il suo pilota. Il nuovo primo ministro Pakistano Amir Khan, fra lo stupore generale, davanti ad una nutrita schiera di telecamere e media internazionali, ha ordinato di rilasciare pubblicamente il pilota dell’aereo, mettendo in atto un’azione distensiva. Dunque, la situazione che sembrava potesse degenerare in un nuovo conflitto su larga scala sembra essersi per il momento placata.

A tale clima distensivo  ha contribuito, la diplomazia internazionale, guidata dalle Nazioni Unite, che si è lanciata in numerosi appelli per evitare una possibile pericolosa escalation militare. Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres ha in questi giorni rinnovato l’invito a facilitare le trattative di pace tra i due paesi. Tuttavia, il 27 Marzo, Modi, in un messaggio alla nazione, ha annunciato la riuscita del test missilistico con cui è stato abbattuto – in tre minuti – un satellite attivo nell’orbita terrestre bassa.

In questo articolo sostengo che le complesse motivazioni politiche interne dei due paesi, nonché la situazione geopolitica e strategico-militare di quell’area contribuiscano a mantenere alta la possibilità di un conflitto militare nel breve e medio periodo.

“Stringersi Intorno alla Bandiera”

La questione dello status territoriale del Kashmir è al centro di una disputa territoriale tra Nuova Delhi e Islamabad sin dalla suddivisione dell’ex colonia britannica. Per avere il controllo di questa regione, India e Pakistan hanno combattuto ufficialmente tre guerre (1947, 1965, 1971) e si sono susseguite, durante gli anni ottanta e novanta, continue schermaglie lungo il confine. Bill Clinton ex presidente degli Stati Uniti definiva il Kashmir addirittura  come “il posto più pericoloso del mondo”. La disputa territoriale per il controllo della regione del Kashmir, a maggioranza musulmana, rimane quindi un punto cruciale per comprendere le difficili relazioni tra India e Pakistan e la politica interna ed estera dei due principali paesi dell’Asia Meridionale.

Le attuali tensioni sono altresì da collegare ad alcuni fattori politici interni. Nei mesi di aprile e maggio, gli elettori indiani sono chiamati a rinnovare il Parlamento dopo cinque anni di governo presieduto da Narendra Modi, il quale si è peraltro candidato per un secondo mandato. L’elezione di Modi era stata favorita da una politica  nazionalista, con la promessa di  importanti riforme dell’amministrazione pubblica e di forte  contrasto alla disoccupazione. Ma  i risultati non sono stati quelli sperati al punto che  il maggiore partito di opposizione, l’Indian National Congress, guidato da Rahul Gandhi, negli ultimi mesi si è reso protagonista di una inattesa rimonta nei sondaggi,  ottenendo significativi successi in competizioni  elettorali di primaria importanza.

Alcuni studiosi e commentatori hanno fatto notare che il Presidente uscente Modi,  per rilanciare la sua candidatura durante la prossima campagna elettorale, potrebbe essere tentato di usare l’attuale  crisi con il tradizionale nemico pakistano tramite il “Rally ‘Round the Flag Effect” (stringersi attorno alla bandiera) in modo da ricompattare il proprio popolo contro una minaccia esterna e, di conseguenza, mitigare i problemi politici interni. Si sostiene infatti che generalmente i gruppi sociali tendono a divenire più coesi quando sono messi di fronte ad una minaccia proveniente dall’esterno.

A tal proposito, alcuni studiosi hanno fatto notare che la politica internazionale aggressiva di Putin potrebbe avere come scopo quello di nascondere i grandi problemi economici interni che caratterizzano lo stato russo. Se si pensa alla crescita nell’indice di popolarità di G.W. Bush dopo l’esecuzione di Saddam Hussein o il picco di consensi per Barack Obama dopo l’uccisione di Osama Bin Laden, possiamo facilmente comprendere come la leadership indiana abbia un forte incentivo a continuare, almeno dal punto di vista retorico, la sua battaglia contro il regime Pakistano. Allo stesso modo, il governo Pakistano presieduto dall’ex campione di cricket Imran Khan ha bisogno di rendere più coesa la propria maggioranza interna,  in special modo l’ala più conservatrice delle influenti forze armate e di sicurezza pakistane.

Tali fattori di politica interna comune ai due paesi non favoriscono dunque il raggiungimento di accordi diplomatici di lunga durata.

La dimensione geopolitica internazionale

E’ opportuno fare qualche breve considerazione sull’impatto che la dimensione geopolitica ha sulla contrapposizione tra India e Pakistan. In particolare, paesi come la Russia e la Francia hanno da sempre appoggiato l’india, soprattutto per quanto riguarda la vendita di prodotti e tecnologie  militari.

La Francia ha chiesto inoltre esplicitamente di inserire Masood Azhar (fondatore e leader di JeM) nella “black list” delle sanzioni antiterrorismo dell’Onu. Anche gli Stati Uniti di Donald Trump, nelle ultime vicende che hanno caratterizzato lo scontro Indo-Pakistano, hanno appoggiato l’India e condannato il Pakistan. Washington ha infatti mostrato un grande interesse a sviluppare una partnership strategica con Nuova Delhi, come testimoniato dai recenti accordi sull’assistenza nucleare e tecnologica e la vendita di sofisticati sistemi di armamento e missilistici al governo indiano.

Tuttavia, la posizione statunitense, al momento, è particolarmente delicata. Infatti, nonostante il riavvicinamento strategico con l’India, il Pakistan rimane un partner essenziale per gli Stati Uniti al fine di risolvere la complicata questione afghana. Ritirare le truppe da Kabul e coinvolgere i talebani nel processo di stabilizzazione del paese afghano, come previsto dai piani statunitensi sarà possibile soltanto mediante un’efficace collaborazione da parte di Islamabad. Bisogna anche sottolineare che la crisi Indo-Pakistana si inserisce in una più complessa competizione egemonica a livello internazionale tra Stati Uniti e Cina. Infatti, l’amministrazione statunitense sta cercando un’alleanza di lungo termine con l’India, per poter stabilire una presenza costante nell’Oceano pacifico, in chiara ottica anti-cinese.

Nel frattempo, la Cina, a sua volta, sostiene fermamente il Pakistan nella disputa per il controllo del Kashmir, definendolo come “alleato di ferro”. Pechino fornisce tecnologia, investimenti e supporto diplomatico a Islamabad e ha ripetutamente bloccato alle Nazioni Unite l’inserimento del JeM nella lista dei gruppi terroristici internazionali. Per la Cina il Pakistan è un partner indispensabile anche dal punto di vista commerciale, considerato che tale paese rappresenta un punto strategico attraverso cui si snoda il “China-Pakistan Economic Corridor”, che permette alle navi cinesi di accedere al mercato africano, attraverso il porto di Gwadar.

La dimensione strategico-militare

Dopo avere accennato alle politiche interne e ai rapporti internazionali, bisogna sottolineare che delicati fattori di tipo strategico-militare rendono la situazione Indo-Pakistana facilmente infiammabile in qualsiasi momento.

Da un punto di vista esclusivamente militare, l’India ha un maggior numero di forze armate convenzionali rispetto al Pakistan, però entrambi i paesi hanno arsenali nucleari più o meno comparabili. Attualmente, secondo un recente rapporto dell’International Peace Research Institute (SIPRI) di Soccolma, il Pakistan possiede 140-150 testate nucleari, mentre l’India ne dispone di 130-140. Nonostante la parità strategica nucleare tra India e Pakistan potrebbe far pensare ad una maggiore stabilità a livello regionale, le diverse posizioni strategiche dei due paesi contribuiscono, invece a rendere i rapporti tra i due paesi sempre più complicati.

Infatti, mentre l’India proclama una politica di “non first use”, in quanto si è impegnata a non colpire per prima con armi nucleari  dichiarando che il proprio  programma nucleare ha soltanto scopi di deterrenza verso possibili minacce esterne.  Il Pakistan, invece, non ha mai ufficialmente chiarito la sua dottrina nucleare e, di conseguenza, non ha mai esplicitamente dichiarato di voler utilizzare l’opzione nucleare solo in seguito ad un attacco da parte di un paese ostile.

A tal proposito, il primo ministro pakistano Imran Khan ha minacciato di colpire l’India con azioni “aggressive”, alludendo a tutto il peso del suo arsenale nucleare. In un discorso a Chachro, vicino al confine con l’India, Khan ha dichiarato testualmente: “Se qualcuno, che sia l’India o qualsiasi superpotenza, vuole schiavizzare la nazione pakistana, voglio chiarire che la mia nazione e io combatteremo fino all’ultimo respiro per salvare la nostra indipendenza”. Queste parole non sono state di certo gradite dalla leadership di Nuova Delhi.

Un altro dilemma strategico indiano è legato alla risposta militare in caso di attacco convenzionale (effettuato senza l’uso di armi nucleari) da parte pakistana. L’India, infatti, per via della sua maggiore capacità militare, potrebbe essere tentata a sua volta di rispondere con un attacco convenzionale. Ma questo potrebbe portare il Pakistan ad usare tutto il suo potenziale nucleare contro la minaccia indiana.

Come sottolineato in un recente articolo accademico da parte di Christopher Clary e Vipin Narang, rispettivamente professore di Scienze Politiche all’University of Albany e Professore al MIT di Boston, l’India sta esplorando le possibilità di colpire in anticipo l’arsenale nucleare pakistano, in modo da guadagnare un vantaggio strategico-militare decisivo. Come affermano i due autori, se l’India potesse convincere il Pakistan che la sua capacità di sferrare un attacco disarmante fosse credibile, ciò potrebbe annullare le minacce nucleari pakistane, permettendo attacchi punitivi convenzionali che potrebbero ripristinare la deterrenza indiana contro attacchi convenzionali pakistani.

Allo stesso modo, però, una politica più aggressiva indiana in ambito nucleare, attraverso l’acquisizione di nuove armi tattiche e missilistiche , potrebbe indurre il Pakistan a sfruttare il suo vantaggio strategico il prima possibile, in modo da impedire che la situazione si possa ribaltare nel breve e medio periodo. Entrambi gli scenari sono certamente pericolosi per la sicurezza dell’area in quanto incentivano la corsa dei due paesi al rafforzamento del loro arsenale nucleare.

Conclusioni

Come evidenziato in questo breve articolo, tanti fattori politici interni ed internazionali potrebbero causare una grave escalation militare tra India e Pakistan. Si annoverano fra i più importanti la necessità di una consolidazione interna della leadership dei due primi ministri e gli effetti che la crisi tra India e Pakistan potrebbe avere sullo scacchiere internazionale, soprattutto per quanto riguarda la competizione egemonica tra Cina e Stati Uniti.

Inoltre, come specificato in questo articolo, anche la dimensione strategico-militare gioca un ruolo cruciale per comprendere la crisi, specialmente se si prende in considerazione il dilemma strategico che l’India si trova ad affrontare nel rispondere ad attacchi convenzionali pakistani (o supportati segretamente dal governo pakistano) nel territorio indiano. A questo proposito, l’India potrebbe avere l’incentivo a sviluppare nuovi armi nucleari e attaccare preventivamente l’arsenale nucleare di Islamabad. Infine, una possibile crisi nucleare potrebbe essere scatenata anche al di là dei calcoli strategici delle due leadership.

 

 

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