Dopo 13 anni dalle proteste represse nel sangue, l’8 dicembre 2024 è caduto il regime di Assad dopo un’avanzata inesorabile delle forze di opposizione. La popolazione, festante, ha distrutto monumenti e immagini che rappresentavano il leader baathista Assad. Liberata anche la prigione Sednaya, conosciuta come la “macelleria umana”.
Il 27 novembre 2024 le forze di Hay’at Tahrir-al Sham, in coordinazione con altri gruppi armati, hanno lanciato un’operazione militare che, con estrema rapidità, ha portato alla conquista di Damasco e alla fine dell’oltre ventennale regime di Bashar al-Assad.
L’implosione del regime di Assad
Il regime aveva riconquistato larga parte del territorio siriano grazie al supporto militare russo, iraniano e di Hezbollah, ponendolo, soltanto sulla carta, in una posizione di forza nei confronti dell’opposizione, che appariva frammentata in diversi gruppi. Il Free Syrian Army, la principale coalizione di diverse milizie armate sorte a seguito della violenta repressione delle proteste nate nel 2011 sull’onda della Primavera Araba, aveva accusato una debolezza interna data dalla mancanza di decisioni centralizzate e condivise dalle varie anime appartenenti a esso. La frammentazione dell’opposizione armata e il supporto estero ad Assad avevano fornito un’iniziale momentum per le forze militari del regime.
Nonostante il controllo territoriale di Assad, il regime non è riuscito nel mantenere coese le proprie forze. La continua repressione contro la popolazione civile, il cui 90% vive al di sotto della soglia di povertà, nelle aree riconquistate da Damasco aveva ottenuto l’effetto contrario di quello sperato: mancanza di supporto popolare e un’intensificazione delle operazioni militari delle forze di opposizione. Inoltre, il supporto estero che aveva salvato il regime negli anni scorsi è venuto a mancare. A tal proposito, il Ministro degli Esteri della Federazione Russa, Lavrov, ha ricordato il 7 dicembre al Forum di Doha che la Russia avrebbe fornito il necessario supporto al regime per respingere l’offensiva dell’opposizione. Tuttavia, nonostante le forze armate russe siano presenti a Latakia e Tartus, la Russia non ha fornito alcun supporto ad Assad, se non qualche bombardamento aereo all’inizio delle operazioni militari di HTS. L’altro alleato storico di Assad, l’Iran, ha richiamato diverse volte a una soluzione politica del conflitto con l’opposizione, fornendo esclusivamente supporto formale al regime. In tal senso, neanche il processo di normalizzazione politica nei confronti di Assad ha aiutato il regime a rinsaldarsi; negli ultimi anni, diversi Paesi, tra cui l’Italia, avevano riaperto i propri canali diplomatici con Assad.
Le diverse fazioni vittoriose
Al contrario, le forze dell’opposizione, da Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) alle Forze Siriane Democratiche (SDF), stabilizzatesi su diverse aree del Paese, avevano iniziato a istituire forme di governo che avevano rafforzato politicamente e militarmente i diversi gruppi armati. Hay’at Tahrir al-Sham, considerata come un’organizzazione terroristica da parte del Dipartimento di Stato degli USA, aveva istituito dapprima nella regione di Idlib il Syrian Salvation Government, con lo scopo di amministrare le aree sotto il controllo di HTS. Similmente, le Forze Siriane Democratiche controllano il nord-est della Siria con l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est. La formazione di istituzioni di governo ha certamente rafforzato i diversi gruppi armati nel Paese, fornendo esperienze di governo e di creazione di istituzioni. Come ricordato dallo stesso al-Jolani nell’intervista rilasciata alla CNN, l’obiettivo di HTS è sempre stato soltanto quello di abbattere il regime di Assad, e portare il Paese verso una fase di transizione politica dove non vi sia nessun uomo forte al comando, come accaduto sotto la dinastia Assad, e che HTS è soltanto una delle parti della transizione, e non necessariamente esisterà in futuro.
Verso la transizione
La transizione dal regime di Assad alla nuova Siria sarà sicuramente la sfida più delicata da affrontare. HTS, nonostante il passato qaedista, è passato da un’ideologia transnazionale jihadista a una più moderata e nazionalista, come anche apparso nei diversi video e nelle interviste rilasciate dal suo leader, al-Jolani, nei confronti delle minoranze etniche e religiose. Contestualmente, Mazloum Abdi, comandante in capo delle Forze Siriane Democratiche, ha commentato come vi sia l’occasione di costruire una nuova Siria basata sui principi di democrazia e stato di diritto. La sfida, ora, è mantenere quanto detto nei giorni precedenti: il Syrian Salvation Government è stato ampiamente criticato per il suo governo autocratico e teocratico a Idlib.
L’inclusione delle diverse anime che hanno portato alla fine del regime sarà fondamentale per evitare una nuova recrudescenza del conflitto, che ha causato dal 2011 più di 600.000 morti, circa 6.5 milioni di sfollati interni e circa 5,5 milioni di rifugiati, su una popolazione totale di circa 22 milioni di persone prima dell’inizio della guerra.
A guidare la transizione politica dal regime al nuovo assetto istituzionale siriano sarà Mohammad Ghazi al-Jalali, già primo ministro del regime di Assad dal 24 settembre 2024, che in un recente video ha espresso la sua volontà di collaborare con qualsiasi leadership scelta dalla popolazione siriana.
Conclusione
Dopo 24 anni di governo autoritario e repressioni, il regime baathista di Bashar al-Assad è finito l’8 dicembre del 2024, ponendo la fine a quasi mezzo secolo di governo dinastico della famiglia al-Assad. Il rapido crollo dell’apparato di sicurezza governativo ha mostrato tutte le debolezze del regime stesso, che è collassato a seguito dei coordinati attacchi dell’opposizione armata. La nuova sfida che dovrà affrontare la Siria sarà la transizione politica dal regime autoritario di Assad a un nuovo assetto istituzionale. La mancata inclusione delle diverse anime che hanno portato alla caduta del regime potrà essere una decisione disastrosa per la nuova Siria che verrà.

