Dopo quasi un decennio, il Canada intravede un nuovo leader all’orizzonte: Mark Carney subentra a Justin Trudeau (in carica dal novembre 2015 al marzo 2025) in un momento cruciale per il Canada, scosso da un contesto globale in evoluzione, incertezze economiche e dalle sfide politiche innescate dalla nuova amministrazione Trump.
Nome e Cognome: Mark Carney
Nazionalità: canadese, inglese e irlandese
Luogo e data di nascita: 16 marzo 1965, Fort Smith, Northwest Territories, Canada
Ruolo: economista, banchiere
Mark Carney: esperienza, pragmatismo e visione globale
Mike Carney è considerato l’uomo giusto per guidare il Canada nell’affrontare le sfide interne ed esterne del momento. Figura di alto profilo, vanta numerose esperienze in ambito internazionale e un solido passato nel settore finanziario. Nato nel 1965 a Fort Smith e cresciuto a Edmonton in Alberta, figlio di insegnanti, si è poi trasferito negli Stati Uniti dove ha conseguito la laurea in economia ad Harvard nel 1988, un master in economia al St Peter’s College di Oxford nel 1993, e il dottorato in economia al Nuffield College sempre a Oxford nel 1995. Si tratterà del primo Prime Minister Liberale originario del Canada dell’ovest, un’identità di valore in un Paese politicamente diviso lungo linee geografiche.
La sua prestigiosa carriera di economista e banchiere è iniziata in Goldman Sachs, per poi proseguire nel Dipartimento delle finanze canadese. Successivamente, ha ricoperto ruoli di grande rilievo, tra cui: dal 2008 al 2013, governatore della Banca del Canada durante la crisi finanziaria globale; dal 2011 al 2018, Presidente del Financial Stability Board, organismo internazionale nato nel 2009 con l’intento di monitorare la stabilità del sistema finanziario globale; e dal 2013 al 2020, governatore della Banca d’Inghilterra, dove ha contribuito alla gestione dell’economia britannica durante la Brexit e alle crisi economiche e politiche che ne sono seguite.
Convinto difensore delle politiche di sostenibilità ambientale per la riduzione dei rischi climatici, nel 2020 è stato nominato inviato speciale delle Nazioni Unite per il clima e la finanza, e co-Presidente della Glasgow Finance Alliance for Net Zero. Proprio l’attenzione al cambiamento climatico, inoltre, è una delle caratteristiche che lo ha reso una figura di spicco anche nel dibattito globale.
Dopo la vittoriosa candidatura alle primarie del Partito Liberale in Canada, con l’86% dei voti, Carney si ritroverà per la prima volta a ricoprire una carica politica; si tratta difatti del secondo Primo Ministro nella storia del Canada che non occupa un seggio alla House of Commons. Negli anni ha mostrato un approccio pragmatico ed equilibrato, puntando sulla stabilità macroeconomica e affrontando al contempo sfide globali come i cambiamenti climatici e le disuguaglianze sociali. Si è trovato già ad affrontare varie situazioni di crisi, come quella finanziaria del 2008 e la Brexit, mostrando una propensione a bilanciare gli interessi del mercato con quelli del benessere sociale.
Il suo primo compito da politico sarà difendere il Canada dalle mire del nuovo Presidente statunitense che ha affermato di voler fare del Canada il cinquantunesimo Stato americano e ha avviato una trade war con il proprio vicino. Ma Carney ha replicato già durante il suo discorso della vittoria: “L’America non è il Canada. E il Canada non sarà mai, mai, parte dell’America in alcun modo, forma o aspetto”.
La guerra commerciale con gli Stati Uniti e le difficoltà interne dei Liberali canadesi
Il contesto in cui Mark Carney si appresta a diventare primo ministro del Canada è caratterizzato da forti tensioni, specialmente in relazione alle nuove politiche doganali dell’amministrazione Trump, che spera di ridurre il deficit commerciale americano nei confronti dei Paesi con cui gli Stati Uniti intrattengono importanti relazioni commerciali. Inutile sottolineare che queste misure non riguardano solo avversari, come per esempio la Cina, ma anche molti alleati degli Stati Uniti tra cui l’Unione Europea e, appunto, il Canada, che vanta un surplus commerciale con gli USA di 63 miliardi di dollari nel 2024.
L’entrata in vigore del primo accordo di libero scambio tra i due Paesi nordamericani, il Canada–United States Free Trade Agreement (CUSFTA), risale al 1989. Il CUSFTA è stato prima superato nel 1994 dal NAFTA, accordo sempre di libero scambio comprendente anche il Messico, e infine dall’USMCA, entrato in vigore nel 2020. La necessità di un nuovo accordo in sostituzione del NAFTA si ebbe nel 2017, quando il presidente Trump annunciò l’intenzione di introdurre una serie di dazi contro Canada e Messico per motivi di sicurezza nazionale. Dopo un iniziale scontro tra i tre Paesi, si giunse alla firma dell’USMCA nel 2018, dunque, curiosamente sotto la prima amministrazione Trump.
Già durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2024, tuttavia, l’ex Presidente e candidato repubblicano ha nuovamente denunciato uno squilibrio nelle relazioni commerciali con Canada, Messico ed Unione Europea, criticando in particolare l’accordo da lui stesso firmato e annunciando la volontà di introdurre nuovi dazi verso tutti i prodotti canadesi e messicani. Riguardo al Canada, l’intenzione di Trump sarebbe di imporre delle tariffe doganali del 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio e del 10% sull’energia. Dopo l’entrata in vigore, il 4 marzo, di dazi del 25% sulle importazioni canadesi (e messicane), il Primo Ministro canadese Justin Trudeau aveva annunciato a sua volta tariffe su oltre $100 miliardi di merci americane entro 21 giorni. Tra il 5 ed il 6 marzo, tuttavia, il Presidente ha annunciato un nuovo rinvio dell’entrata in vigore di tali misure per le obiezioni sollevate da alcune industrie americane, tra cui quelle automobilistiche Ford, General Motors e Stellantis, prevedendo di imporre dazi “reciproci” a partire dal 2 aprile.La nuova guerra commerciale con gli Stati Uniti ha ulteriormente compromesso la posizione politica del Primo Ministro uscente Trudeau, già duramente contestato per certi episodi passate che ne hanno minato gravemente la popolarità, come le politiche immigratorie, la gestione della pandemia di Covid-19, la controversa tassa sul carbonio e, secondo i detrattori, la debolezza nel fronteggiare gli attacchi di Trump. Il Primo Ministro designato Carney rappresenta, dunque, una speranza per il Partito Liberale di fronteggiare l’ascesa dei Conservatori di Pierre Polievre, potendo far leva sulle sue importanti esperienze professionali precedenti a questa nuova avventura politica, che comprendono, come già visto, l’aver guidato la Banca del Canada e la Banca d’Inghilterra e, in generale, un’ottima conoscenza dell’economia e della finanza mondiale.

