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15/04/2025
Stati Uniti e Nord America

USA e UE a caccia di minerali: il rilancio di Trump e Bruxelles

di Davide Bruseghin

La corsa per gli approvvigionamenti di minerali critici è in pieno svolgimento, con le due sponde dell’Atlantico che spingono per accelerarne il ritmo. Quali sono questi programmi? E che differenze ci sono?

La corsa per gli approvvigionamenti di minerali critici è in pieno svolgimento, con le due sponde dell’Atlantico che spingono per accelerarne il ritmo. Quali sono questi programmi? E che differenze ci sono?

L’approvvigionamento di minerali critici è diventata una priorità strategica per Stati Uniti e Unione Europea, entrambe impegnate a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a garantire la sicurezza delle proprie filiere industriali in diversi settori. La digitalizzazione, l’economia green e la difesa sono solo alcuni degli ambiti che più risentono della sempre maggiore insicurezza delle supply chain globali delle materie prime, con i paesi occidentali fortemente sbilanciati verso l’importazione estera. Questo elemento, che mette a rischio l’autonomia strategica, ha smosso i governi da un’inazione decennale, i cui ultimi frutti si possono osservare nei recenti sviluppi transatlantici.

L’azione americana: principali disposizioni dell’Ordine Esecutivo:

Il 20 marzo 2025, il Presidente Donald J. Trump ha emesso un Ordine Esecutivo intitolato “Misure immediate per aumentare la produzione mineraria americana”, con l’obiettivo di potenziare la produzione mineraria nazionale, semplificare i processi di autorizzazione e rafforzare la sicurezza nazionale. Questa direttiva arriva al culmine di un processo iniziato già sotto la presidenza Biden, che in particolar modo con l’IRA (inflation Reduction Act), aveva incentivato lo sviluppo di siti minerari e di lavorazione di minerali legati alle tecnologie green. I punti chiave dell’ordine esecutivo del governo repubblicano sono i seguenti:

  • Accelerazione dei progetti prioritari: Le agenzie federali devono individuare e accelerare l’autorizzazione dei progetti minerari strategici entro 10 giorni.
  • Valutazione FAST-41 e Mining Act: Il Consiglio per il Dominio Energetico Nazionale deve proporre progetti minerari per l’inclusione nel processo FAST-41, che semplifica le autorizzazioni infrastrutturali. Inoltre deve avanzare proposte al congresso per la gestione moderna dei rifiuti minerari, in primis riformando il Mining Act del 1872 che legifera in materia.
  • Priorità ai terreni federali: Le agenzie competenti devono identificare terre federali idonee allo sviluppo minerario rapido. Inoltre il Dipartimento della difesa e la Development Finance Corporation devono pianificare un fondi per gli investimenti minerari. Tra gli strumenti disponibili, il Segretario della difesa può attivare il Defense Production Act per sostenere produzione e lavorazione dei minerali strategici.
  • Strumenti finanziari Ex-Im Bank: La Export-Import Bank deve fornire supporto finanziario per garantire l’accesso sicuro alle materie prime.
  • Coinvolgimento del capitale privato e industria: Il Dipartimento della Difesa deve facilitare la connessione tra investitori e progetti minerari, oltre a promuovere accordi di fornitura con gli acquirenti principali.

Considerazioni sul piano di Trump

L’ordine esecutivo sulla produzione mineraria nazionale negli Stati Uniti mira a rafforzare le catene di approvvigionamento di minerali critici, essenziali per la stabilità economica e la sicurezza nazionale. L’ordine punta a ridurre la dipendenza statunitense dalle fonti estere accelerando la produzione interna e semplificando i processi di autorizzazione per nuovi progetti minerari. Una prima peculiarità della direttiva, come ripreso anche da un seguente documento pubblicato dalla Casa Bianca, è l’inclusione nei minerali critici di elementi come il Rame, l’Uranio, il Potassio, l’Oro e il Carbone, allargando quindi la potenziale lista a tutto ciò venga rappresentato come essenziale per la sicurezza nazionale statunitense.

Un ulteriore elemento di rilievo è la presa in carico da parte delle agenzie federali di dare priorità ai minerali ritenuti critici per le infrastrutture nazionali e per i settori della difesa, sottolineando la necessità di potenziare le capacità produttive interne anche sviluppando le terre di proprietà del governo federale, dando dunque una forte impronta statale al futuro sviluppo del settore.

Nonostante questi obiettivi, restano da affrontare diverse sfide. Le preoccupazioni ambientali rappresentano un punto critico, poiché l’accelerazione delle attività minerarie potrebbe comportare rischi per gli ecosistemi e le comunità locali. Il Columbia Center on Global Energy Policy evidenzia che aumentare la produzione interna non è un compito semplice, data la complessità nel creare nuove operazioni minerarie e impianti di lavorazione, che richiedono tempi lunghi e investimenti significativi. Inoltre, la possibilità di raggiungere l’indipendenza nelle catene di approvvigionamento è messa in discussione a causa del predominio di paesi come la Cina nei mercati minerari globali.

Vi sono poi anche considerazioni strategiche più ampie sul nuovo corso impresso da Washington. L’Atlantic Council sottolinea che un approccio efficace per garantire l’approvvigionamento di minerali critici non può limitarsi alla sola produzione interna. Sono necessari investimenti sostanziali nelle tecnologie di riciclo e nello sviluppo di materiali alternativi per ridurre la dipendenza da minerali specifici. Inoltre, gli esperti evidenziano l’importanza della collaborazione internazionale, in particolare con gli alleati chiave, per diversificare le fonti di approvvigionamento e costruire catene di fornitura più resilienti.

In sintesi, l’ordine esecutivo di Trump rappresenta un cambiamento di politica volto a rafforzare l’autosufficienza degli Stati Uniti, ma la sua efficacia dipende dalla capacità di affrontare le preoccupazioni ambientali, superare le barriere logistiche ed economiche e gestire le complesse dinamiche geopolitiche. Questa azione evidenzia l’importanza strategica dei minerali critici, ma anche le difficoltà nel garantire la sicurezza mineraria esclusivamente attraverso sforzi nazionali, data la complessità e i costi della gestione in autonomia di un intera catena di approvvigionamento che parte dalla miniera per arrivare al prodotto finito.

Eppur si muove, il primo passo per una maggiore indipendenza dell’UE

Il 25 marzo 2025, la Commissione Europea ha preso una decisione, selezionando 47 progetti di materie prime critiche come Progetti Strategici ai sensi del Regolamento (UE) 2024/1252. Questi progetti mirano a potenziare la capacità dell’Unione Europea nell’estrazione, lavorazione e riciclo di materie prime critiche essenziali per vari settori industriali e tecnologici. Questo è di fatto il primo sviluppo concreto del Critical Raw Material Act (CRMA), emanato nel novembre del 2023, che ha stabilito gli obiettivi per le capacità produttive interne da raggiungere entro il 2030: il 10% del fabbisogno annuale dell’UE per l’estrazione, il 40% per la lavorazione e il 25% per il riciclo. Inoltre, non più del 65% del fabbisogno annuale dell’UE per ciascuna materia prima strategica, in qualsiasi fase rilevante della lavorazione, dovrebbe provenire da un unico paese terzo. 

Tra i punti chiave della decisione della Commissione vi sono diversi elementi: la Commissione ha identificato e designato 47 progetti in 13 Stati membri come Progetti Strategici, i quali coprono diverse fasi della catena del valore delle materie prime, tra cui l’estrazione, la lavorazione e il riciclo.

I progetti prescelti si trovano in Belgio, Francia, Italia, Germania, Spagna, Estonia, Repubblica Ceca, Portogallo, Grecia, Finlandia, Svezia, Polonia e Romania e mirano a garantire l’approvvigionamento di litio, cobalto, nichel, grafite, manganese, tungsteno, rame terre rare e altre materie critiche tra i diversi settori di lavorazione (estrattivo – raffinazione e riciclo. Queste risorse sono fondamentali per diversi settori come energia rinnovabile, tecnologie digitali, aerospazio e difesa.

Esempi di programmi selezionati:

  • Ageli Project (Francia) → Un progetto integrato di sfruttamento dell’energia geotermica combinato all’estrazione e lavorazione di Litio.
  • Aguablanca Project (Spagna) → Un piano di estrazione di cobalto, metalli del gruppo del platino, rame e nichel per batterie.
  • Chvaletice Manganese Project (Repubblica Ceca) → Un progetto di estrazione e lavorazione focalizzato sul manganese per batterie.
  • Keliber Lithium Project (Finlandia) → Un progetto di estrazione e lavorazione di litio per batterie. 

Questi progetti contribuiranno agli obiettivi UE per il 2030 relativi all’estrazione, lavorazione e riciclo delle materie prime critiche. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fornitori esterni, diversificare le fonti di approvvigionamento e rafforzare la resilienza delle filiere industriali europee. Il riconoscimento come Progetti Strategici permette ai diversi programmi di beneficiare di procedure di autorizzazione accelerate, possibile supporto finanziario e una maggiore visibilità per attrarre investimenti privati. Questi progetti riguardano in modo più o meno diretto la supply chain legata alla produzione di batterie e di fatto rappresentano il banco di prova per un futuro allargamento a progetti legati ad altre aree industriali strategiche, tra cui difesa, spazio e green economy.

Comparazioni tra i programmi statunitensi ed europei

Le azioni intraprese dalle governance americane ed europee rappresentano due approcci distinti ma complementari alla sfida della sicurezza dell’approvvigionamento di minerali critici.

L’ordine esecutivo statunitense si concentra principalmente sul rafforzamento dell’autosufficienza nazionale, accelerando le autorizzazioni per l’estrazione e la lavorazione dei minerali all’interno del territorio americano. Esso prevede una modernizzazione del Mining Act del 1872, favorendo lo sfruttamento delle terre federali e riducendo la burocrazia per stimolare gli investimenti nel settore minerario. Inoltre, pone un forte accento sulla sicurezza economica e nazionale, riconoscendo la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri come una vulnerabilità strategica da mitigare.

L’Unione Europea, invece, attraverso l’approvazione dei progetti strategici, persegue un obiettivo simile a quello americano, ma con un approccio più articolato e multilivello. Piuttosto che puntare esclusivamente sulla produzione interna, Bruxelles combina investimenti in capacità estrattive e di raffinazione europee con accordi di partnership internazionali. Inoltre, l’UE adotta una strategia più attenta alla sostenibilità e all’innovazione, promuovendo il riciclo e lo sviluppo di alternative tecnologiche per ridurre il consumo di materie prime critiche.

Una delle principali differenze risiede nel livello di coordinamento e nel ruolo delle istituzioni. Gli Stati Uniti, attraverso l’ordine esecutivo, seguono un modello decisionale più diretto e centralizzato, che attribuisce un ruolo chiave al governo federale nel facilitare l’attività mineraria privata sul territorio nazionale. L’UE, invece, adotta un approccio più collaborativo tra Stati membri, basato su finanziamenti, incentivi e semplificazioni normative per attrarre investimenti nel settore, senza però una gestione così accentrata delle risorse minerarie. Un’altra differenza è la differente linea temporale proposta dai due documenti, con quello americano predisposto per un’azione il più veloce ed efficace possibile mentre quello europeo pone il 2030 come limite entro cui raggiungere i target prefissati. In questo senso entrambe le strategie sembrano ignorare le caratteristiche del settore estrattivo, settore che richiede lustri o decadi per vedere nuove miniere entrare in produzione e che deve confrontarsi con numerosi ostacoli legali prima che tecnici, che ne rallentano l’avvio.

Nonostante queste differenze, entrambe le strategie condividono l’obiettivo di rafforzare la resilienza economica e industriale nei confronti delle tensioni geopolitiche globali. La crescente competizione per il controllo delle materie prime critiche spinge sia gli USA sia l’UE a ripensare le proprie politiche industriali ed energetiche, cercando di ridurre la dipendenza da fornitori esteri e di rafforzare il proprio ruolo nel mercato globale delle risorse strategiche.

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