Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
24/04/2025
America Latina

I dazi di Trump e il bivio dell’Ue: verso un’alleanza strategica con il Mercosur?

di Federico Morra

Mentre il multilateralismo vacilla sotto i colpi della Casa Bianca, si apre uno scenario in cui l’America Latina potrebbe diventare un partner cruciale per l’Ue. Ma tra le resistenze francesi e l’indecisione italiana, la strada per un’alleanza strategica è tutt’altro che semplice.

Mentre il multilateralismo vacilla sotto i colpi della Casa Bianca, si apre uno scenario in cui l’America Latina potrebbe diventare un partner cruciale per l’Ue. Ma tra le resistenze francesi e l’indecisione italiana, la strada per un’alleanza strategica è tutt’altro che semplice.

L’entrata in vigore dei dazi annunciati da Donald Trump ha riacceso i riflettori su un’Unione europea “costretta” a riconsiderare  le sue priorità commerciali e nonostante la decisione di sospendere per 90 giorni i dazi aggiuntivi entrati in vigore il 9 aprile (quelli oltre il 10%, di sabato 5 aprile), l’incertezza rimane. I dazi colpiscono, infatti, settori chiave dell’export europeo, in particolare l’industria automobilistica con l’obiettivo di limitare l’ingresso di automobili di media cilindrata – un segmento in cui i produttori statunitensi arrancano rispetto alla concorrenza europeae la meccanica di precisione, ossia  i componenti industriali che alimentano le catene produttive d’oltreoceano. La sospensione offre quindi un respiro temporaneo, ma non risolve il dilemma di fondo: se tra 90 giorni gli USA non troveranno un’intesa con  l’Ue, e quindi la chiusura del mercato americano tornerà a pesare, dove finirà allora la produzione europea? 

La risposta potrebbe arrivare dall’America Latina. La mossa protezionistica di Washington potrebbe infatti rappresentare un punto di svolta per le relazioni tra l’Ue e il Mercosur, il blocco economico sudamericano che da anni attende di consolidare un’intesa con Bruxelles. Paesi come Brasile e Argentina, i due maggiori attori del Mercosur, stanno investendo molto per modernizzare le loro economie, con un occhio all’industria manifatturiera. In questa guerra commerciale cominciata dagli Stati Uniti, quindi, spostare i flussi di esportazione verso questi mercati non è un’ipotesi così astratta. Tuttavia, per far sì che questo avvenga, servono accordi politici, e la Commissione europea lo sa bene. «Riteniamo che l’accordo con il Mercosur sia di grande importanza, non tanto economica quanto geopolitica», ha dichiarato Olof Gill, portavoce dell’esecutivo Ue per le questioni commerciali, sottolineando l’urgenza di diversificare i partner in uno scenario globale sempre più imprevedibile.

Il nodo agricolo: protezionismo o reciprocità?

Finora l’accordo con il Mercosur è stato bloccato dall’opposizione degli agricoltori francesi, ma anche italiani, che vedono nell’apertura al Sudamerica una minaccia “esistenziale” e chiedono un protezionismo esagerato. Secondo le associazioni di categoria, gli standard di qualità inferiori e costi di produzione più bassi metterebbero a rischio la competitività dei produttori europei. Un’intesa commerciale con il Mercosur, quindi, non può ignorare il settore alimentare, che rimane un pilastro dell’economia europea tanto quanto di quella sudamericana. Con i dazi statunitensi che minacciano prodotti come il vino italiano o lo champagne francese, l’Ue potrebbe cercare di dirottare queste merci verso i consumatori sudamericani. In cambio, però, il Mercosur chiede accesso al mercato europeo per i suoi prodotti agricoli

Il ministro del Commercio francese, Laurent Saint-Martin, ha definito la decisione statunitense «un campanello d’allarme sugli accordi commerciali», parlando a Politico durante una visita a Epernay, cuore dello champagne francese, dove i produttori temono il crollo delle esportazioni verso gli USA. «Diversificare i nostri sbocchi commerciali deve essere una priorità se vogliamo fare dell’Ue non solo una potenza pronta allo scontro con gli Stati Uniti, ma anche aperta ad altre regioni del mondo. Il Mercosur è una di queste, ma l’accordo deve essere accettabile. Allo stato attuale, non lo è ancora», ha aggiunto. Saint-Martin insiste sulle “clausole speculari”, un cavallo di battaglia di Parigi: le importazioni agricole dal Mercosur devono rispettare gli stessi standard imposti agli agricoltori europei. 

In Italia, il governo di Giorgia Meloni si trova in una posizione simile, stretto tra la pressione della Coldiretti – contraria all’accordo per paura della concorrenza sudamericana – e la necessità di cercare nuovi mercati per le esportazioni agroalimentari, come vino, pasta e olio d’oliva, ora minacciati dai dazi. 

Il problema della qualità è tuttavia superabile. Infatti, quando l’Europa ha imposto controlli più severi, i Paesi del Mercosur si sono adeguati, come dimostrano le esportazioni di frutta già allineate alle normative Ue. Un accordo di reciprocità – più esportazioni industriali dell’Ue in cambio di importazioni agricole sudamericane controllate – potrebbe essere la chiave. La Commissione, da parte sua, sembra disposta a dedicare «tempo ed energie per spiegare agli Stati membri cosa sta succedendo nel mondo e le opportunità offerte dall’accordo firmato alla fine del 2024», come ha assicurato Gill.

Un possibile commercio orizzontale

Il rapporto tra Ue e Mercosur non si gioca solo sulle merci fisiche. C’è un’altra dimensione, meno visibile ma altrettanto cruciale: gli scambi tecnologici. Un’azienda europea potrebbe  concedere a un partner sudamericano la licenza per produrre i suoi beni, o viceversa. In questo caso non si tratterebbe più solo di vendere prodotti finiti, ma di costruire una rete industriale condivisa. Questo approccio, già diffuso nel commercio globale, potrebbe trasformare il rapporto tra Ue e Mercosur in qualcosa di più profondo: una collaborazione che va oltre il semplice scambio di merci e punta sullo sviluppo tecnologico congiunto. I vantaggi? Per l’Europa, nuovi mercati; per il Mercosur, un salto verso l’industrializzazione avanzata. «La diversificazione degli scambi non è una nuova priorità della Commissione», ha sottolineato Gill, ma i dazi di Trump conferiscono a questa strategia un’urgenza inedita.

Questa evoluzione richiama un modello che l’Europa conosce bene: il commercio orizzontale. Negli anni ’70 e ’80, l’integrazione europea ha superato le vecchie divisioni – un Paese agricolo, un altro industriale – per arrivare a un sistema in cui tutti producono e scambiano beni simili. È una dinamica che ha rafforzato il blocco, rendendolo più competitivo. Questo modello potrebbe essere replicato con il Mercosur.

Oggi il Sudamerica è visto come un fornitore di materie prime mentre l’Ue offre tecnologia e prodotti finiti. Ma, man mano che il Mercosur consolida la sua base industriale, potrebbe iniziare a esportare non solo carne, ma anche beni complessi, entrando in un dialogo più paritario con l’Ue. I dazi di Trump potrebbero accelerare questo processo, costringendo entrambe le parti a guardare oltre i ruoli tradizionali. «L’accordo di libero scambio Ue-Mercosur rappresenta innumerevoli opportunità in una realtà geopolitica incerta», ha insistito Gill, evidenziando come la fiducia nell’alleato statunitense sia ormai traballante.

L’accordo Ue-Mercosur: un’opportunità da cogliere

I dazi statunitensi hanno spinto l’incertezza commerciale ai massimi storici, superando persino il record globale del Covid e la sospensione di 90 giorni non cancella la sfida. Se l’Europa saprà cogliere l’occasione del Mercosur, il Sudamerica potrebbe emergere come un attore di peso nel commercio globale, mentre l’Ue dimostrerebbe che il multilateralismo, pur ferito, non è morto. Tutto questo porta a una domanda cruciale: a che punto è l’accordo commerciale tra Ue e Mercosur? Annunciato con ottimismo da Ursula von der Leyen durante la sua visita in America Latina nel 2024 e chiuso a Montevideo lo scorso dicembre, il negoziato si è per ora arenato sotto il peso delle obiezioni di Francia e Italia. Parigi, storicamente il più feroce oppositore, mostra segnali di apertura. La Francia vuole modifiche, come le clausole di salvaguardia automatiche per i prodotti agricoli più sensibili, come proposto dal ministro per gli Affari europei Benjamin Haddad in un incontro con colleghi di Polonia, Italia, Austria, Romania e Belgio il 3 aprile. Tuttavia, riaprire il negoziato, dopo oltre vent’anni di trattative, non è semplice con il testo già in fase di traduzione e revisione legale in vista del voto degli Stati membri.

L’Italia, tra i potenziali maggiori beneficiari, invece tentenna, cedendo alle pressioni della Coldiretti, nonostante il resto del sistema produttivo veda nell’intesa una possibile boccata d’ossigeno contro i dazi statunitensi. Per Roma, con i suoi legami storici con l’America Latina, la scelta se accettare l’accordo o meno  potrebbe ridefinire il suo ruolo nell’Ue e oltre.

Gli Autori