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20/05/2016
Cina e Indo-Pacifico, Notizie

Il “Grande Sole” d’Asia

di Nikolas Pensa

Si chiude con una grande cerimonia a Pyongyang il VII Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea, un evento storico, concluso dopo 4 giorni di lavoro da Kim Jong-Un in persona; tanti i temi toccati tra cui nucleare ed economia, ma come spesso accade a rubare la scena sono le dichiarazioni di quello che da ieri viene celebrato dai nordcoreani come “il Grande Sole del XXI secolo”.

Nei mesi che hanno preceduto l’apertura del VII congresso, definito “sacro” dal quotidiano ufficiale nordcoreano «Rodong Sinmun», abbiamo assistito ad una escalation di tensione, tra lanci missilistici, test nucleari e continue provocazioni dirette verso l’asse Seul-Washington. Allo stesso tempo Kim ha rafforzato il suo potere all’interno del Paese, allontanando le minacce di una destituzione e attuando una politica diversa da quella paterna. Vere e proprie “purghe” in stile staliniano hanno colpito soprattutto l’élite governativa, tra cui Jang Song-thaek, zio di Kim e numero due del Regime dopo la morte di Kim Jong-Il. Di fatto una mossa in pieno stile dittatoriale, laddove ad un cambio al vertice corrisponde il rinnovamento dello Stato Maggiore, sostituendo la “vecchia guardia” con una nuova ed estremamente fedele al nuovo leader. Come anticipato in precedenza sono molti gli elementi di discontinuità rispetto alla condotta paterna, a cominciare dal rapporto con la stampa straniera, invitata ad osservare da vicino il Congresso (hanno partecipato circa 130 giornalisti stranieri), alludendo ad una parziale apertura verso l’esterno di quello che è definito “il Paese più isolato del Mondo”.
“Corea del Nord: fame e atomica” così titolava il libro di Pierre Rigoulot edito nel 2004, riassumendo alla perfezione, anche a distanza di anni, quella che è la situazione attuale del paese asiatico e gli elementi toccati durante il Congresso: economia e nucleare.

LA “BYUNGJIN LINE” – Letteralmente “linee parallele”, è la politica in atto dal 2013 che prevede lo sviluppo parallelo e contemporaneo degli armamenti nucleari e dell’economia. Fortemente voluta da Kim Jong-Un, si lega all’elemento innovativo annunciato nel corso del Congresso, ovvero il “Piano economico quinquennale”, che prevede una maggiore meccanizzazione dell’agricoltura, l’automazione delle fabbriche e un sostanziale aumento della produzione del carbone. Per capire l’importanza vitale di questa mossa basta evidenziare l’assenza di precedenti riforme in materia economica nei primi sei decenni di vita della Repubblica Popolare Democratica di Corea; lacuna che ha ridotto alla fame la popolazione nordcoreana, alle prese con un tasso di malnutrizione cronica del 40%, e che ha visto il PIL abbassarsi costantemente nel corso degli ultimi 60 anni. Un’economia messa in ginocchio dalle sanzioni Onu, ma anche dall’isolamento volontario a cui la Corea si sottopone, rincorrendo l’ideale politico della “Juche” (tradotto “autosufficienza”) su cui si fonda il regime. Una politica che “affama” la popolazione, ma che non impedisce al Regime di investire ingenti fondi nelle spese militari (ufficialmente si parla dell’8% del PIL destinato agli armamenti, mentre fonti non ufficiali stimano il 25%).

IL “PARADOSSO ATOMICO” – Tra i discorsi pronunciati da Kim di fronte al congresso trova spazio quello che consegna alla Storia l’autodefinizione della Corea del Nord come una “Potenza nucleare responsabile”. Il leader, infatti, ha dichiarato che l’utilizzo delle armi nucleari è finalizzato alla difesa dei propri confini territoriali, quindi solo nel caso in cui la Corea del Nord si sentirà minacciata. Tuttavia restano molti dubbi e preoccupazioni riguardo i casi in cui possa considerarsi legittimo e/o reale il sentore di una minaccia. Kim ha capito i tempi; sa che oggi possedere l’atomica vuol dire avere il più grande deterrente per poter difendere se stesso ed il suo Regime. Caso simile, per fare un paragone, a quello iraniano: anche in quel caso si ostenta (o si ostentava) il possedimento dell’arma atomica non tanto per utilizzarla, ma per avere, in realtà, un elemento di minaccia costante che costringa gli avversari a muoversi in maniera cauta. Iran che assieme alla Corea del Nord, non a caso, fa parte, o faceva parte (considerazione doverosa visti gli ultimi sviluppi sull’asse Teheran-Washington), dei cosiddetti ‘Stati Canaglia’, locuzione coniata dagli Usa per indicare tutti quegli Stati considerati una minaccia per la pace mondiale.

L’INCORONAZIONE – Durante l’ultimo giorno del Congresso Kim Jong-Il è stato nominato “Presidente e Grande Sole del XXI secolo”, una carica creata ad personam per il leader nordcoreano, che si affianca alle nomine di “Presidente Eterno” assegnata a Kim Il-sung, e di “Caro leader”, conferita invece a Kim Jong-Il, rispettivamente nonno e padre dell’attuale dittatore. Questo evento rende ufficiale la presa del potere di Kim, ultimo anello della prima dinastia dittatoriale comunista della storia. La nomina è stata votata plebiscitariamente da tutti i membri partecipanti al Congresso, ed è stata festeggiata dai sudditi raccolti di fronte alla “Casa della Cultura 25 Aprile”, luogo dedicato allo svolgimento dei lavori congressuali. Quella che può essere considerata la Notre-Dame di Kim, ha sancito la concentrazione del potere nelle sue mani, legittimandolo alla guida del Paese. Ma come sono state accolte dalla comunità estera le notizie e le novità introdotte dal VII Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea?

La comunità internazionale ha notato un’innovativa ed insperata apertura verso l’esterno del Regime, più volte appellato come “Paese eremita”, che in questa occasione ha mostrato al mondo la sua città-vetrina Pyongyang (in pieno stile sovietico), dietro la quale però si nascondono i gravi problemi di un popolo stretto dalla fame, dai soprusi e dalla totale mancanza di democrazia.

LA BELLA DEMOCRAZIA –  Secondo la rivista «The Economist», la cosiddetta ‘Bella Democrazia’ è, in realtà, lo “Stato meno democratico del mondo”, dove ad oggi troviamo ancora campi di prigionia per avversari e dissidenti politici, dove la colpa e il tradimento vengono trasmesse da padre in figlio costringendo intere famiglie alla prigionia. Non a caso già nel Marzo del 2003 la Commissione dei diritti dell’uomo, relativamente alla Corea del Nord, si esprime con queste parole:

La Commissione si dichiara preoccupata per le violazioni sistematiche, massicce e gravi nella Repubblica Popolare della Corea del Nord, specialmente per l’uso della tortura e di altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti: le esecuzioni pubbliche, l’uso della pena capitale per ragioni politiche, la presenza di un gran numero di campi di prigionia, il frequente ricorso ai lavori forzati, la mancanza di rispetto dei diritti della persona per coloro che sono detenuti, le limitazioni gravi ed incessanti alla libertà di pensiero, di religione, di opinione, di riunione pacifica, di associazione, di accesso all’informazione, oltre che di circolazione all’interno del Paese e al diritto di recarsi all’estero; a tutto ciò si aggiungono i degradanti trattamenti verso i bambini portatori di handicap e verso la libertà delle donne”.

Nel 2005, invece, Amnesty International aggiunge:

La libertà di espressione è molto scarsa, i mezzi di comunicazione strettamente controllati da parte del Partito Unico, al quale tutti i giornalisti sono costretti ad aderire. Da alcune fonti veniamo a sapere che molti giornalisti sono stati sottoposti ad un severo programma rieducativo, perché colpevoli di aver commesso errori banali come trascrivere erroneamente il nome di un alto funzionario del regime.

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