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12/03/2026
Cina e Indo-Pacifico

Indonesia-Stati Uniti: autonomia strategica o integrazione subordinata?

di Aniello Iannone

Il 19 febbraio 2026, Prabowo Subianto stringeva la mano a Donald Trump nello Studio Ovale. Accanto a loro, un accordo da 38,4 miliardi di dollari. Fuori, i mercati finanziari indonesiani scivolavano verso il basso per il quinto giorno consecutivo. Moody’s aveva appena rivisto al ribasso l'outlook sovrano del paese. Non era esattamente il momento di negoziare da una posizione di forza.Eppure Jakarta ha presentato quella stretta di mano come un trionfo. E in parte lo è stato. L'aliquota americana sul 99% delle merci indonesiane scende al 19%, lontana dal 32% con cui Washington aveva minacciato di colpire le esportazioni del paese. Imprese dei due paesi hanno firmato contratti miliardari. La Freeport-McMoRan ha rinnovato la sua concessione a Grasberg, seconda riserva di rame e oro al mondo. Prabowo è tornato a Jakarta con qualcosa da mostrare.

Il 19 febbraio 2026, Prabowo Subianto stringeva la mano a Donald Trump nello Studio Ovale. Accanto a loro, un accordo da 38,4 miliardi di dollari. Fuori, i mercati finanziari indonesiani scivolavano verso il basso per il quinto giorno consecutivo. Moody’s aveva appena rivisto al ribasso l’outlook sovrano del paese. Non era esattamente il momento di negoziare da una posizione di forza. Eppure Jakarta ha presentato quella stretta di mano come un trionfo. E in parte lo è stato. L’aliquota americana sul 99% delle merci indonesiane scende al 19%, lontana dal 32% con cui Washington aveva minacciato di colpire le esportazioni del paese. Imprese dei due paesi hanno firmato contratti miliardari. La Freeport-McMoRan ha rinnovato la sua concessione a Grasberg, seconda riserva di rame  e oro  al mondo. Prabowo è tornato a Jakarta con qualcosa da mostrare.

Il problema è ciò che, Prabowo,  ha lasciato a Washington. Le obbligazioni dell’accordo ricadono quasi interamente sull’Indonesia: apertura del mercato interno ai prodotti statunitensi, adozione degli standard FDA, eliminazione delle norme di contenuto locale che Jakarta aveva costruito in anni di politica industriale per tenere la lavorazione del nichel, metà dell’offerta mondiale, sul territorio nazionale. In cambio, la concessione americana è condizionale. Se Washington ritiene che la controparte non abbia rispettato gli impegni, può ripristinare i dazi senza tribunali, senza arbitrati, senza contraddittorio. La conformità è un giudizio unilaterale. Non è pragmatismo tra pari. È asimmetria normalizzata.

Questa distinzione, tra ciò che appare come reciprocità e ciò che è in realtà gerarchia, è il filo che attraversa l’intera visita. E diventa ancora più evidente quando si sposta l’attenzione dall’economia alla sicurezza.

Prabowo ha annunciato a Washington la disponibilità a dispiegare 8.000 militari indonesiani nella International Stabilization Force per Gaza. Sette volte la presenza complessiva dell’Indonesia in tutte le missioni internazionali nel mondo. Jakarta ha accettato il ruolo di vicecomandante della forza, seconda solo al generale americano Jasper Jeffers. Non è una partecipazione simbolica. È una scommessa esistenziale sulla direzione strategica del paese.

L’ambizione è chiara. Prabowo vuole trasformare l’Indonesia da middle power regionale ad attore con peso extra-regionale, un paese che non aspetta fuori dalla stanza, ma siede al tavolo. Per un paese di 280 milioni di abitanti, quarta economia del Sud-Est asiatico, l’obiettivo non è irragionevole. Il problema è il tavolo che ha scelto.

Il Board of Peace non è un organismo multilaterale nel senso che la parola ha avuto per decenni. La sua carta fondativa designa Trump presidente a vita. Lui nomina i membri, fissa l’agenda, adotta le risoluzioni. Il costo per diventare membro permanente è un miliardo di dollari. Nella versione originale del documento, Gaza non veniva nemmeno citata.  È un’istituzione costruita intorno a un uomo.

La differenza con il peacekeeping multilaterale è strutturale, non formale. La UNIFIL in Libano opera sotto mandato ONU dal 1978, con regole di ingaggio codificate, catene di comando verificabili e una cornice giuridica riconosciuta dal diritto internazionale. La ISF opera in un teatro in cui Israele ha violato il cessate il fuoco oltre 1.300 volte dall’ottobre 2025 e Hamas non ha avviato alcun processo di disarmo credibile. Le regole di ingaggio per i contingenti, cosa succede quando 8.000 soldati indonesiani entrano in contatto con formazioni armate, non sono state rese pubbliche. È un’operazione militare che comincia con più domande che risposte.

A Jakarta, le domande le stanno facendo in molti. La questione palestinese non è un tema di politica estera come gli altri per la società indonesiana: è un nodo storico, morale, identitario. La YLBHI, la principale organizzazione per i diritti civili del paese, ha denunciato che la partecipazione al Board of Peace tradisce i valori degli indonesiani. Amnesty International ha avvertito del rischio di complicità con violazioni del diritto internazionale. Una petizione firmata da accademici e attivisti musulmani ha messo in discussione l’adesione a un organismo presieduto da Trump. Un ex diplomatico del ministero degli Esteri ha detto ciò che molti pensano: che Prabowo stia reinterpretando la dottrina Bebas Aktif, il principio di politica estera libera e attiva che ha guidato Jakarta dalla fondazione della Repubblica.

Prabowo scommette che le polemiche si spegneranno. Che il pragmatismo verrà capito, e poi giustificato dai risultati economici e dalla visibilità internazionale guadagnata. È una scommessa politicamente rischiosa, soprattutto in un paese con elezioni locali all’orizzonte e una società civile che non si è ancora dimenticata del personaggio che Prabowo era prima di diventare presidente. Ma rivela anche qualcosa di più profondo: la difficoltà strutturale di tenere insieme multi-allineamento e coerenza strategica in un momento in cui il mondo non lascia più molto spazio alle ambiguità.

Qui emerge la contraddizione più profonda. La formula del multi-allineamento, molti partner, nessun nemico, massima flessibilità, ha una lunga tradizione indonesiana. In teoria, permette di dialogare con Washington, Pechino, il mondo islamico e i BRICS senza chiudere nessun canale. In pratica, richiede qualcosa che questa fase non garantisce: la capacità di dire dei no. Se diventa semplice accumulo di relazioni, senza una gerarchia di interessi esplicitata, il multi-allineamento non è una strategia. È un’oscillazione. E l’oscillazione, nel tempo, consuma credibilità.

La stessa partecipazione al Board of Peace,  dove siedono anche Cambogia e Vietnam, entrambi freschi di accordi commerciali con Washington,  rischia di essere letta esattamente così: non come scelta autonoma, ma come parte di un pacchetto negoziale in cui commercio e sicurezza si intrecciano fino a diventare indistinguibili.

Il profilo che emerge da questa visita è quello di un paese che si gioca la propria credibilità su un tavolo che non ha costruito, con regole che non ha scritto, in un momento di fragilità economica interna che non lascia molto margine per errori di calcolo. Questo non rende la scelta necessariamente sbagliata. Rende i margini di errore molto più stretti, e il costo di sbagliarsi proporzionalmente più alto.

Entrare nei tavoli globali conta. Ma conta ancora di più capire chi ha costruito quel tavolo. La qualità storica della fase Prabowo si misurerà su questo: non dalla quantità di accordi firmati a Washington, ma dalla capacità di trasformare l’accesso in potere negoziale reale, la visibilità in influenza, e il protagonismo in autonomia vera.