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27/03/2026
Italia ed Europa

Teleconnections: la nuova Politica Artica Italiana

di Edoardo Barca

Nel febbraio 2026, il documento interministeriale sulla nuova Politica Artica Italiana viene rilasciato da Ministero dell’Università e Ricerca, Ministero degli Affari Esteri e Ministero della Difesa. Il forum di Roma dell’Arctic Circle è la prima applicazione del nuovo approccio multidimensionale ai tre poli terrestri: Artico, Antartide, ed Himalaya.

Nel febbraio 2026, il documento interministeriale sulla nuova Politica Artica Italiana viene rilasciato da Ministero dell’Università e Ricerca, Ministero degli Affari Esteri e Ministero della Difesa. Il forum di Roma dell’Arctic Circle è la prima applicazione del nuovo approccio multidimensionale ai tre poli terrestri: Artico, Antartide, ed Himalaya.  

Il 3 e 4 marzo 2026, la sede del Consiglio Nazionale Ricerche (CNR) di Roma ha ospitato l’ ”Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue”. L’evento, spartiacque per la promozione della politica artica italiana, nasce come centro di discussione per la società civile internazionale in una fase di profonda crisi del multilateralismo artico. Nel panorama istituzionale dell’artico, se il Consiglio Artico è il centro decisionale e regolatorio, attualmente paralizzato dall’attrito con la Federazione Russa, il “Circolo Artico” si conferma piattaforma dinamica ed inclusiva per gli attori non artici, capaci di negoziare con l’alto Nord attraverso il dialogo diplomatico e commerciale.

In particolare, il forum romano ha sancito la fine dell’epoca dell’eccezionalismo artico, l’idea che il Nord possa essere una zona di pace isolata dalle dinamiche globali. La zona franca si è rotta, e la regione si è unita alla realtà interconnessa della sicurezza globale, dove Artico, Antartide, ed Himalaya (il così definito “terzo polo” del mondo) condizionano, e viceversa, le dinamiche mediterranee e globali. In questo scenario l’Italia ha sfruttato l’evento per presentare pubblicamente la nuova Politica Artica Italiana, evoluzione del concetto strategico del 2015, e documento strategico che riflette la visione regionale integrata di MUR, MAECI e Ministero della Difesa. La formula interministeriale segna una rottura dal semplice mondo accademico, sottolineando l’importanza acquisita dal Nord per il Sistema Paese

Il forum nella location, gli ospiti politici delle plenarie, e la composizione dei suoi pannelli di discussione, espone chiaramente le mire di Roma: se il territorio non è reclamabile, il consolidamento come mediatore interregionale indispensabile lo è. I recenti investimenti dottrinali e tecnologici nella ricerca scientifica artica ed il modello COCIM (Cooperazione Civile-Militare) rendono la posizione di Osservatore Permanente dell’Italia un catalizzatore di influenza regionale.

Le radici italiane nel ghiaccio polare

Non avendo rivendicazioni territoriali nella regione artica, i paesi come l’Italia, devono contestualizzare in qualche forma la propria presenza, e soprattutto giustificare le loro operazioni regionali in termini di utilità per gli stati artici che ospitano queste potenze. La strategia italiana di proiezione regionale si basa su un approccio multidimensionale e fondato sulla cooperazione multilaterale. 

Pilastro di base per l’ingresso nella regione è la ricerca scientifica. Per Roma, la diplomazia scientifica è alla base dei rapporti artici, con radici nel mito delle esplorazioni storiche del Duca degli Abruzzi nel 1899 e alle missioni aeree del Generale Umberto Nobile con i dirigibili Norge (1926) e Italia (1928) e dal 2013 l’Italia è ufficialmente Stato Osservatore Permanente del Consiglio Artico. Gli investimenti nella regione sono massicci, con la base “Dirigibile Italia“, aperta nel 1997 a Ny-Ålesund, nelle isole Svalbard, e gestita dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

L’interesse italiano non rimane solo nell’accademia. con priorità riconosciuta nelle teleconnections ambientali ed economiche tra artico e mediterraneo, ossia le interrelazioni climatiche tra scioglimento dei ghiacci artici ed il cambiamento climatico del Mediterraneo Allargato, il paese si impegna nel monitoraggio dell’Amplificazione Artica, fenomeno di riscaldamento tre o quattro volte più rapido della media globale. La fusione della calotta groenlandese contribuisce a circa un quarto dell’innalzamento del livello del mare, minacciando direttamente la stabilità degli ecosistemi del Mediterraneo.

Come conseguenza dell Amplificazione Artica, il disgelo si configura come nuova frontiera di competizione economica globale: lo scioglimento permette un aumento della capacità e dei tempi di apertura della Northern Sea Route (NSR), abbattendo i tempi di collegamento mercantile tra Europa ed Asia teoricamente del 40% rispetto al canale di Suez, ma la presenza in territorio della Federazione Russa pone dei rischi sistemici alle operazioni commerciali, sia in termini di pedaggi che di sicurezza, nullificante del risparmio per le casse nazionali

I fondali oceanici e le terre della Groenlandia, infine, ospitano giacimenti inesplorati di Materie Prime Critiche e Terre Rare, minerali strategici fondamentali per il settore dell’aerospazio, della difesa e per le tecnologie della transizione ecologica e digitale. La Cina ha osservato già con interesse queste opportunità, con la proposta della Polar Silk Road, mentre gli statunitensi ambiscono, al costo di ledere i rapporti NATO, alla prelazione delle terre rare in Groenlandia, creando un campo minato per l’Europa sull’istituzione, l’approvvigionamento, e la sicurezza di queste risorse per la sovranità economica dell’Unione europea. In questo senso, la Roadmap Italia-Canada (2024-2025) per la cooperazione sui minerali critici è stata una copertura fondamentale per l’industria nazionale, modificando il senso dell’attività polare oltre la semplice ricerca. 

Sorvegliare, prevenire, assicurare: la presenza militare nel quadrante artico

La natura estrema della regione artica, con temperature proibitive, navigazione limitata e rischiosa e la necessità di proteggere le infrastrutture da minacce ibride, impone una simbiosi tra ricerca scientifica, industria ed organizzazioni militari. Nel quadrante polare, la Difesa si è evoluta dalla deterrenza tradizionale alla Situational Awareness e la protezione delle infrastrutture. Il programma High North della Marina Militare italiana incarna queste necessità, con le unità a classe ghiacci come la nave Alliance e la futura unità classe ghiacci Quirinale per le campagne idro-oceanografiche a supporto di enti quali CNR, OGS, e INGV. La funzione non si ferma alla ricerca, ma si sovrappone alla Ricerca e Soccorso (SAR) e la mappatura dei fondali in acque progressivamente più trafficate,

Questa cooperazione alimenta il mercato di tecnologia Dual-Use, o come viene definito nella strategia italiana, “Common Use”. Il programma satellitare COSMO-SkyMed di e-GEOS (joint venture tra ASI e Telespazio), nato per fornire immagini radar per il monitoraggio della ritirata dei ghiacci, ora è fondamentale come strumento per l’intelligence e la risposta alle emergenze, come dimostrato nel progetto ARNACOSKY.  Altro campo fondamentale per questo “spillover” tecnologico è quello della sensoristica, in particolare tramite veicoli sottomarini autonomi per la protezione dei cavi sottomarini e gasdotti, vulnerabilità principale della regione. 

Nel fronte artico, il ruolo della Difesa è garantire l’integrità delle infrastrutture, in particolare questa classe di arterie vitali per la comunicazione e l’approvvigionamento di beni primari come il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Riconoscendo la criticità di difendere da minacce ibride la griglia funzionale artica, dal 2023 l’Italia mette a sistema le proprie competenze nella sicurezza dei fondali per l’Alleanza Atlantica, con l’istituzione del Centro Marittimo NATO per la Sicurezza delle Infrastrutture Critiche Sottomarine.

Eroi dei due mondi: Italia come mediatore continentale

Non avendo rivendicazioni territoriali, l’Italia persegue una strategia di proiezione come relatore principale dei rapporti tra Nord e Sud Europa per consolidarsi come principale attore non-artico. La dottrina diplomatica italiana per l’Artico è una estensione diretta del Mediterraneo Allargato: dato “l’effetto cascata” diretto tra dinamiche polari e mediterranee, l’Italia deve porsi con il Nord con le stesse preoccupazioni ed intensità del Mare Nostrum. Nello specifico, Roma si propone come interprete tra fianco settentrionale e fianco meridionale dell’Europa, promuovendo in sinergia con il Giappone il modello del Blue Infinity Loop: una governance integrata tra indo-pacifico, Mediterraneo ed Artico in un unico sistema di connettività marina.

Nella proiezione industriale, l’obiettivo è occupare segmenti di mercato dal forte valore aggiunto per climi estremi. Esempio di questa ambizione è la leadership di Vard (Fincantieri) nella cantieristica polare, la quale si aggiunge all’impegno di attori come Leonardo, Telespazio ed e-GEOS nei network continentali di sicurezza satellitare come ARCSAR

Questa postura si addice anche alla valorizzazione delle competenze della Difesa italiana, con la guida del Multinational CIMIC Group (MNCG), ponendo Roma in una posizione di possibile influenza. La nuova “Politica Artica Italiana” del 2026 segna dunque il passaggio da una presenza basata sulla sola eccellenza scientifica a una strategia integrata, volta a consacrare il Paese come crocevia diplomatico e tecnologico tra le potenze artiche e il resto della comunità internazionale.
In un mondo dove le distanze fisiche si accorciano sempre di più in uno spazio liminale, l’Artico smette di essere un limbo geopolitico, ma si proclama laboratorio a cielo aperto della sicurezza nazionale. Se il destino del mediterraneo spetta anche al Circolo Polare, l’Italia non deve farsi trovare inerme: in un epoca di frammentazione ed insicurezza, deve dimostrare la propria autonomia strategica nella propria proiezione in campi ignoti, trasformando la sfida polare in baricentro della propria influenza.



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