Il vertice UE-India si è tenuto alla fine di gennaio 2026 e ha prodotto risultati significativi dopo anni di difficili negoziati. Ne discutiamo gli esiti e il loro significato nel contesto più ampio delle relazioni bilaterali con Gunnar Wiegand, ex Managing Director per l’Asia-Pacifico presso il Servizio Europeo per l’Azione Esterna e Visiting Professor al Collegio d’Europa, ora Visiting Distinguished Fellow presso il German Marshall Fund of the United States.
Quali temi hanno affrontato i leader durante il vertice e quali sono stati i risultati dell’incontro?
Il vertice ha prodotto risultati più sostanziali di quanto molti avrebbero ritenuto possibile. L’accordo di libero scambio rappresenta il risultato più significativo, e quest’anno o il prossimo arriveranno anche due accordi sulla protezione degli investimenti e sulle indicazioni geografiche. Le due parti hanno inoltre concordato una Security and Defence Partnership che copre settori quali la sicurezza informatica e marittima, la lotta al terrorismo e le sfide ibride, e apre la possibilità di partecipare a iniziative dell’industria della difesa. Si prevede un aumento significativo della cooperazione con la marina indiana e tra le industrie della difesa. Le due parti hanno inoltre concordato una New Strategic Agenda fino al 2030 e, per la prima volta, un Mobility Framework con l’istituzione di un European Legal Gateway office – l’approccio europeo volto ad attrarre professionisti indiani verso le aziende UE. Inoltre, le due parti stanno negoziando un Security and Information Agreement per consentire la condivisione di informazioni classificate e stanno lavorando all’adesione dell’India a Horizon Europe, che consentirebbe alle università e agli enti di ricerca indiani di partecipare ai programmi di ricerca dell’UE, analogamente a quanto fa la Corea del Sud.
Cosa ha spinto l’Unione Europea e l’India a superare le precedenti divergenze e a siglare questi accordi proprio ora?
Ci vuole sempre tempo perché grandi attori come l’UE e l’India trovino un’intesa. I negoziati sull’accordo di libero scambio sono iniziati nel 2007, ma sono stati sospesi nel 2013 e ripresi solo nel 2023. Eppure, entrambe le parti hanno sempre percepito il potenziale della loro relazione. Non è una coincidenza che l’UE e l’India abbiano firmato un partenariato strategico già nel 2004 e che gli indiani abbiano mostrato grande entusiasmo nel 2020 quando l’UE ha sviluppato una Strategic Agenda per rafforzare ulteriormente il partenariato. La svolta ha certamente a che fare con la convinzione condivisa che l’ordine internazionale debba basarsi sul diritto internazionale e su regole comuni. Sebbene sia l’UE che l’India ritengano che il mondo stia diventando sempre più multipolare, entrambe condividono anche la ferma convinzione che la forza non debba prevalere sul diritto e che il multipolarismo debba andare di pari passo con il multilateralismo. Le parti hanno avvertito profondamente le conseguenze dell’uso della forza e della coercizione economica. Esistono divergenze, in particolare sulla Russia, ma la comunanza di interessi le supera chiaramente.
Il vertice UE-India è stato così significativo perché i fattori internazionali hanno permesso ai leader di superare le obiezioni esistenti e di raggiungere un compromesso. Il vertice sottolinea come le decisioni altrui possano avere conseguenze indesiderate – una formulazione spesso utilizzata a Nuova Delhi quando si fa riferimento all’imposizione unilaterale di dazi protezionistici.
Studiosi e policymakers sostengono spesso l’opportunità di investire nei rapporti con Nuova Delhi, dato il suo peso economico e geopolitico. Cosa può realisticamente offrire questo partenariato all’UE? Può contribuire a rafforzare la posizione dell’UE nell’Indo-Pacifico e/o favorire la diversificazione dei flussi commerciali dell’Unione?
L’India è il Paese più popoloso al mondo e registra una crescita costante sia demografica che economica. Presenta un elevato grado di specializzazione nei settori chiave per il futuro, in particolare nel digitale e nelle energie rinnovabili, e dispone sia di talenti che di capacità industriali. Tale complementarità può favorire i flussi commerciali. A differenza dell’approccio normativo dell’UE, l’India è orientata allo sviluppo. La sua logica di sviluppo è stata tradizionalmente protezionistica, ma ora sta diventando più aperta. Inoltre, c’è un nuovo punto in comune: sia l’UE che l’India hanno ora relazioni difficili con i propri vicini. Ciò le spinge a volersi proteggere dai rischi. La diversificazione potrebbe non sostituire i partner precedenti, ma può certamente fornire una gamma più ampia di offerte, riducendo le vulnerabilità e le dipendenze. Mi aspetterei sinergie sia nello sviluppo tecnologico che nella gestione di determinati rischi.
Si prevede che le esportazioni annuali dell’UE verso l’India raddoppieranno nei prossimi 5-10 anni. Questo è stato un incentivo fondamentale perché l’UE ha bisogno di un maggiore accesso ai mercati in crescita. Nonostante la tecnologia avanzata, la capacità industriale è più costosa in Europa, mentre in India è possibile produrre più velocemente e a costi inferiori – questo è certamente parte del calcolo indiano. Il punto è ben illustrato dai recenti accordi in materia di armamenti. L’India ha concordato l’acquisto di 114 aerei da combattimento francesi Rafale e 6 sottomarini tedeschi, ma alcune fasi della produzione avverranno in India.
L’Unione Europea e l’India si definiscono spesso like-minded partners. Tuttavia, permangono disaccordi su molte questioni, tra cui la Russia e il multilateralismo. In prospettiva, come può l’UE affrontare queste sfide nelle relazioni bilaterali massimizzando al contempo i vantaggi strategici?
Il termine “like-minded” non è stato utilizzato nel testo della dichiarazione del vertice, ma ne sono stati menzionati alcuni elementi fondamentali: “crescente vicinanza”, “impegni comuni”, “valori e principi condivisi, tra cui la democrazia e lo Stato di diritto”. Mentre l’UE e il Giappone, l’Australia o il Canada utilizzano tranquillamente l’etichetta di “like-minded”, ciò è meno ovvio e frequente nelle relazioni UE-India a causa delle differenze nell’organizzazione dei loro sistemi politici, nella loro storia e nelle relative sensibilità. L’UE e l’India possono avere alcune divergenze quando si tratta di decisioni specifiche sui diritti umani o su altre questioni alle quali l’India è particolarmente sensibile, come il Kashmir. Ma ciò non dovrebbe essere visto come un fattore che sminuisce il valore del partenariato strategico.
Certamente l’India non apprezza quando l’UE punta il dito e dice a Nuova Delhi cosa fare in materia di diritti umani e minoranze. In passato, l’UE è stata percepita come un insegnante troppo arrogante e un attore eccessivamente interventista negli affari indiani. Oggi tuttavia la comunanza dei principi fondamentali, degli interessi e della posizione internazionale tra UE e India è molto elevata. L’Unione Europea e l’India sono fortemente impegnate a rafforzare il loro partenariato e ciò consente di discutere apertamente anche le divergenze.

