Nelle settimane successive all’escalation militare del febbraio 2026, le interferenze ai sistemi di navigazione satellitare nello stretto di Hormuz hanno raggiunto livelli mai toccati prima, con un numero considerevole di imbarcazioni ingannate da segnali non veritieri. Non si tratta di un fenomeno circoscritto in quanto gli analisti hanno registrato un incremento sistematico di episodi di jamming e spoofing dei sistemi di navigazione satellitare (GNSS)in diverse regioni del mondo, con una diffusione geografica di interferenze che non appare riconducibile a guasti tecnici casuali ma che riflette con coerenza le contemporanee tensioni geopolitiche. Questo dato suggerisce come la vulnerabilità dei sistemi GNSS sia ormai conoscenza operativa consolidata e consapevolmente sfruttata da un numero crescente di attori statali e non, trasformando le infrastrutture civili globali in possibili bersagli strategici.
La “guerra elettromagnetica” compare nelle dottrine militari delle principali potenze mondiali sin dai primi anni del Novecento, quando l’intercettazione delle trasmissioni radio navali contribuì alla sconfitta della Russia zarista nella guerra russo-giapponese del 1905, divenendo una componente fondamentale solo a partire dalla Seconda guerra mondiale. Ciò che contraddistingue la fase contemporanea non è tanto l’esistenza di questo dominio, quanto la scala operativa e la natura dei bersagli, oggi profondamente interconnessi con le infrastrutture civili globali.
Disturbare i sistemi di navigazione satellitare (GNSS) tramite interferenze elettromagnetiche non costituisce solo un problema relativo ad un reparto militare specifico ma incide ugualmente sull’infrastruttura critica delle navigazioni commerciali globali e, di conseguenza, sull’economia stessa. L’analisi delle tecniche che rendono possibile questa trasformazione, tra cui jamming, spoofing e le loro varianti, è quindi la condizione preliminare per comprendere l’emersione di implicazioni strategiche i cui effetti investono le infrastrutture materiali e digitali dell’economia contemporanea.
I sistemi GNSS come infrastruttura critica
I sistemi GNSS (acronimo di Global Navigation Satellite System) sono il punto di intersezione più critico tra dominio militare e infrastrutture civili, costituendo l’attuale insieme delle costellazioni di navigazione satellitare ad oggi attive a livello globale nelle sue quattro declinazioni: il GPS statunitense, il GLONASS russo, il Galileo europeo e il BeiDou cinese.
Il loro funzionamento si basa su satelliti in orbita media terrestre, a circa 20.000 chilometri di quota, che trasmettono in modo continuo segnali radio codificati verso la superficie, con ciascun ricevitore a terra che capta i segnali di almeno quattro satelliti, misura il tempo di propagazione del segnale e ricava da questi dati le proprie coordinate tridimensionali con l’annesso riferimento temporale.
La vulnerabilità che rende possibile un attacco risiede nel fatto che, al momento della ricezione al suolo, il segnale GPS L1 C/A presenta una potenza estremamente ridotta pari a -160 dBW, una debolezza determinata dalla distanza di propagazione e dai vincoli energetici dei satelliti. Questo status rende il segnale descritto particolarmente manipolabile a interferenze producibili a costo contenuto, configurando i GNSS come un bersaglio strategico ad alto rendimento, con attacchi economicamente accessibili che possono produrre effetti a cascata su una molteplicità di sistemi interdipendenti.
Gli attori che sfruttano questa vulnerabilità lo fanno con logiche distinte, come evidenziato da numerosi episodi di jamming su larga scala lungo il fianco est della NATO attribuiti alla Russia e che seguono una logica di deterrenza e disturbo tattico o dal caso dell’Iran, dove si osserva un approccio orientato allo spoofing che disorienta la navigazione commerciale senza dichiarare apertamente l’atto ostile.
Jamming e spoofing: due logiche di attacco a confronto
Le tecniche di interferenza ai sistemi GNSS, rese possibili dalla debolezza del segnale, differiscono non solo nella realizzazione tecnica ma anche nella logica strategica che le sottende.
Il jamming GNSS è un attacco in cui un trasmettitore a terra emette segnali radio ad alta potenza sulla stessa banda di frequenza utilizzata dai satelliti bersaglio (ad esempio la banda L, con la componente civile L1 C/A centrata su 1575,42 MHz) saturando il ricevitore e rendendolo incapace di discriminare il segnale autentico dal rumore artificialmente introdotto, con il risultato di una perdita di lock sui satelliti e una totale incapacità di calcolo.
L’attacco è immediatamente rilevabile dal sistema bersaglio in quanto la perdita di lock genera allarmi espliciti facendo in modo che il ricevitore sia consapevole della perdita di segnale e possa, almeno in linea teorica, attivare procedure alternative.
Lo spoofing rappresenta invece una variante tecnicamente più complessa che, anziché saturare il segnale, lo sostituisce con trasmissioni fuorvianti che il ricevitore interpreta come autentiche, inducendolo a calcolare e propagare una posizione errata. Un sistema di spoofing genera e trasmette segnali GNSS-like contenenti dati di posizione, velocità e tempo deliberatamente falsificati ma che il ricevitore bersaglio non è in grado di riconoscere come ingannevoli.
La differenza tra le due tecniche è soprattutto di tipo strategico e riguarda la rilevabilità dell’attacco e la risposta che esso produce nel sistema bersaglio: se il jamming è identificabile, in quanto rende impossibile la decodifica dei segnali, per cui il bersaglio dell’attacco può attivare procedure alternative come il dead reckoning, l’utilizzo di radar o di carte nautiche, lo spoofing è difficilmente identificabile per cui la vittima non sa di essere ingannata e la piattaforma continua ad operare sulla base di dati alterati con il rischio di compromettere decisioni e traiettorie. L’asimmetria informativa che viene a crearsi rende lo spoofing lo strumento preferito e più utilizzato dagli attaccanti in contesti in cui l’obiettivo non è il blocco della navigazione ma il disorientamento, uno strumento di pressione che rimane al di sotto del livello di visibilità necessario a giustificare una reazione formale.
Impatto operativo: il caso dello stretto di Hormuz
La rilevanza operativa delle interferenze sui sistemi GNSS emerge in particolare nel settore della navigazione commerciale, in cui una quota significativa delle navi mercantili globali come petroliere e portacontainer continua ad utilizzare sistemi GPS monofrequenza operanti sulla banda civile americana L1 C/A, uno standard introdotto negli anni Novanta e non adatto ad operare in ambienti ostili.
Il caso dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio globale, è una dimostrazione delle conseguenze di questa vulnerabilità strutturale.
Nel giugno 2025, in meno di due settimane, oltre 3000 imbarcazioni erano state colpite da interferenze GNSS ma, con l’escalation del febbraio 2026, il fenomeno ha raggiunto dimensioni ben maggiori, con il Joint Maritime Information Centre (JMIC) che ha classificato lo stretto e le acque circostanti a un livello di rischio operativo critico per il traffico commerciale, o l’EU Maritime Security Centre che ha avvertito che i sistemi di navigazione della regione erano da considerarsi non affidabili, raccomandando il ricorso a radar e navigazione visiva.
Lo spoofing aggrava ulteriormente il quadro in quanto il suo impatto sui sistemi di navigational awareness delle navi, in particolare l’Automatic Identification System (AIS), compromette la capacità di operare in sicurezza. Un sistema di posizionamento GPS compromesso rende inaffidabili le informazioni di posizione trasmesse attraverso i ricevitori AIS alle imbarcazioni circostanti, rendendo impossibile determinare quali rotte seguano o quale sia la loro velocità, soprattutto in contesti ad alta densità di traffico marittimo. Il caso dello stretto di Hormuz dimostra quindi come una singola area di interferenza possa paralizzare un corridoio energetico globale, con effetti istantanei sulla continuità delle catene di approvvigionamento internazionali.
Jamming come fattore geopolitico: diffusione e prospettive future
Le zone che hanno registrato una maggiore intensità di interferenze, pur coincidendo con i teatri di tensione geopolitica attiva, non sono circoscritte al solo medioriente, con episodi documentati anche nel Mar Nero e nel Mediterraneo orientale che hanno prodotto anomalie nei sistemi di monitoraggio del traffico marittimo, con segnalazioni di imbarcazioni naviganti sull’entroterra e petroliere che descrivono traiettorie impossibili. La pervasività dei sistemi GNSS si estende oltre la navigazione commerciale e trasforma ogni interferenza prolungata in un evento con ricadute che oltrepassano il contesto geografico in cui l’attacco viene generato perché colpire i GNSS significa incidere simultaneamente sulla logistica commerciale e sulle reti energetiche e finanziarie, con una moltiplicazione degli effetti che pochi altri strumenti di pressione geopolitica a basso costo possono replicare.
Le soluzioni tecniche per ridurre questa esposizione esistono e sono già parzialmente operative ma la loro adozione rimane su base volontaria, con la comunità internazionale che continua a trattare queste vulnerabilità come semplici problemi tecnici piuttosto che come una questione di sicurezza collettiva, lasciando che il divario tra attacchi sempre più sofisticati e infrastrutture civili non adeguate si continui ad ampliare.

