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23/04/2026
Taiwan Spotlight

Taiwan sotto pressione: il caso Eswatini come terreno di competizione diplomatica tra Pechino e Taipei

di Sveva Cristina Pontiroli

L’interferenza cinese negli affari diplomatici taiwanesi dimostra la perseveranza di Pechino nell’ostacolare le attività di Taipei anche nel contesto africano in cui la Cina ha già il monopolio geoeconomico.

Isole Marshall, Repubblica di Palau, Tuvalu, Eswatini, Santa Sede, Belize, Repubblica del Guatemala, Haiti, Repubblica del Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine: si contano facilmente i Paesi che intrattengono rapporti diplomatici ufficiali con Taiwan, nota anche come la Repubblica di Cina (ROC). Dato il perdurante conflitto politico tra la ROC e Repubblica Popolare Cinese (RPC), buona parte degli Stati sovrani mondiali ha trasferito il proprio riconoscimento diplomatico a Pechino già a partire dalla perdita del seggio alle Nazioni Unite come rappresentante della “Cina” nel 1971, almeno ufficialmente. In realtà, esistono comunque delle ambasciate de facto, come gli Uffici Rappresentativi Economici e Culturali di Taiwan, e queste sono presenti in oltre 70 Stati, tra i quali Italia e Stati Uniti

Il 13 aprile 2026 l’ufficio presidenziale taiwanese ha dichiarato la visita di Stato in Eswatini (prima Swaziland), ultimo alleato diplomatico africano di Taipei, fissata per il 22 aprile. L’assenza di tappe intermedie nel tragitto avrebbe dovuto semplificare il viaggio, a differenza delle visite nel Sud America che puntualmente innervosivano la Repubblica Popolare Cinese a causa dei transiti attraverso gli Stati Uniti, come in occasione dell’ultimo viaggio all’estero del presidente taiwanese Lai Ching-te nel novembre 2024 alle Isole Marshall, Tuvalu e Palau, in cui ha transitato per le Isole Hawaii e il territorio statunitense di Guam.

Nelle ultime ore è emersa la notizia che i governi di Mauritius, Seychelles e Madagascar – nazioni insulari dell’Oceano Indiano lungo la rotta di volo – non hanno concesso il permesso di sorvolo, obbligando dunque il presidente Lai ad annullare il viaggio. L’influenza geoeconomica cinese in Africa non è certamente una sorpresa per Taipei, e men che meno l’utilizzo di questa per complicare gli affari esteri di Taiwan. Sul divieto di sorvolo imposto dai tre Paesi, l’Ufficio presidenziale taiwanese ha infatti dichiarato, “Riteniamo che ciò sia dovuto a pressioni da parte cinese, che esercita una significativa influenza economica”.

Pertanto, è quasi ironico che questa notizia arrivi mentre il presidente Daniel Chapo del Mozambico, noto alleato della Cina, anch’esso situato lungo una possibile rotta verso l’Eswatini, si trova in visita di Stato proprio a Pechino

L’importanza di Eswatini per Taiwan

Re Mswati III, salito al trono nel 1986, ha sempre mantenuto relazioni amichevoli con il governo taiwanese, tanto da aver visitato Taiwan ben 18 volte. A riprova delle buone relazioni, il motivo della visita era proprio la partecipazione del presidente Lai a un vertice con Re Mswati III, oltre alla sua partecipazione come ospite d’onore alle celebrazioni del 58° compleanno del re e del 40° anniversario della sua ascesa al trono. Inoltre, la ex presidente Tsai Ing-wen ha visitato l’Eswatini nel settembre 2023 durante il suo mandato. Questi rapporti duraturi trovano solide fondamenta nell’utilità dell’Eswatini per Taiwan: ha svolto il ruolo di hub per la diplomazia africana di Taiwan grazie al suo status di Stato sovrano membro delle Nazioni Unite.

Più recentemente, nel maggio 2024, i ministri degli Esteri della ROC e dell’Eswatini hanno firmato una dichiarazione congiunta che sottolinea la solidità dell’alleanza diplomatica bilaterale, nonché il fermo sostegno di Eswatini alla partecipazione di Taiwan nelle organizzazioni internazionali. I due Paesi hanno ribadito il loro impegno a continuare a cooperare in numerosi settori.

Non sono tuttavia assenti pesanti critiche sulla relazione Taiwan-Eswatini, risalenti al “modello taiwanese” dello sviluppo agriculturale lanciato nel 1968, quando Taiwan era ancora al tavolo delle Nazioni Unite. Sebbene l’obiettivo principale dell’allora presidente della Repubblica di Cina Chiang Kai-shek e del governo del Kuomintang fosse quello di ottenere il sostegno dei nuovi Stati africani indipendenti (l’Eswatini ottiene l’indipendenza proprio nel settembre 1968), l’Operazione Vanguard presentava anche una dimensione etico-politica per alcuni dei suoi promotori. In sintesi, tra le numerose questioni, emergono controversie legali e condizioni di lavoro problematiche legate a questi progetti sostenuti da Taiwan, la percezione di una cooperazione che favorirebbe in modo sproporzionato le classi dirigenti, e la tensione tra la narrativa ufficiale di “partnership democratica” e la realtà politica dell’Eswatini, che rimane pur sempre una monarchia assoluta con accuse ricorrenti di repressione politica, violazioni dei diritti umani e limitazioni delle libertà civili.

La risposta taiwanese

La risposta taiwanese non ha tardato a farsi sentire, sia dal Ministero degli Affari Esteri della ROC sia dal Governo dell’Eswatini

Oltre all’offesa diplomatica, i punti sollevati richiamano accuse di violazione di norme internazionali e la messa in pericolo della sicurezza aerea. 

Ad ogni modo, per far fronte alla situazione e reagire all’offensiva cinese, l’Ufficio presidenziale ha annunciato l’invio di un inviato speciale in Eswatini al posto della visita. Non è stata però specificata una data.

Nonostante ciò,  la situazione si traduce per il momento in una vittoria diplomatica per la Cina. Come ben espresso dal comunicato ufficiale del Partito Comunista Cinese tramite sue agenzie di stampa (es. China Daily), tali sviluppi vengono percepiti come una conferma che il principio dell’ ”unica Cina” rappresenti un consenso ampiamente condiviso dalla comunità internazionale.

Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha dichiarato in una nota di mercoledì 22 aprile di voler esprimere il proprio “alto apprezzamento” per queste decisioni, affermando che l’adesione dei Paesi coinvolti al principio dell’“unica Cina” è pienamente conforme al diritto internazionale, riferendosi alle rivendicazioni di Pechino su Taiwan.


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