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21/11/2017
Cina e Indo-Pacifico, Notizie, Taiwan Spotlight

Intervista al Senatore Marinello: doveroso coinvolgere Taiwan nella lotta al cambiamento climatico.

di Redazione

Il 15 novembre scorso รจ stata presentata al Senato una Mozione – firmata dai Senatori Giuseppe Francesco Marinello, Fabiola Anitori, Franco Conte, Mario Dalla Tor, Roberto Formigoni, Marcello Gualdani, Pippo Pagano e Salvatore Torrisi – che impegna il Governo a sostenere la partecipazione pragmatica e costruttiva di Taiwan alla Convenzione delle Nazioni Unite per il Cambiamento Climaticoย (UNFCCC) e alle riunioni della Conferenza tra le Parti (COP) la cui ultima si รจ svolta a Bonn dal 6 al 17 novembre. Il primo firmatario della Mozione รจ il Senatore Giuseppe Francesco Marinello, Presidente della 13ยช Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato. Lo abbiamo intervistato sul contenuto e le motivazioni della Mozione volta a sostenere gli sforzi di Taiwan su questi temi cruciali per l’intero Pianeta.


Presidente Marinello, quali sono le ragioni della Mozione da lei promossa?

Il riscaldamento globale e il cambiamento climatico rappresentano due fenomeni che affliggono tutta lโ€™umanitร , nessuno escluso. Sulla base di tali incontrovertibili constatazioni lโ€™ONU, negli ultimi 23 anni, ha sviluppato una strategia, volta al miglioramento della cooperazione internazionale per affrontare queste tematiche, formulata nella Convenzione delle Nazioni Unite per il Cambiamento Climatico (UNFCCC). Lโ€™idea di fondo รจ strategica ed รจ finalizzata ad includere il piรน ampio numero di Paesi per combattere fenomeni di carattere globale. Unโ€™impostazione ribadita dagli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) del 2015, che recitano esplicitamente che nessun Paese sarebbe stato messo da parte. Tuttavia, se si guarda alla situazione di Taiwan, รจ evidente che stiamo lasciando indietro qualcuno e ciรฒ avviene, purtroppo, per motivi del tutto estranei – dunque inaccettabili – alla natura dei citati accordi e delle conclamate e conseguenti azioni operative.

In che senso le Nazioni Unite stanno โ€œlasciando indietroโ€ Taiwan? Perchรฉ dovrebbe essere inclusa nei consessi che ha citato?

La questione generale รจ nota ed รจ da sempre dibattuta: la Risoluzione delle Nazioni Unite del 1971, che assegnรฒ a Pechino il seggio appartenuto dal 1945 alla Repubblica di Cina, Paese fondatore delle stesse N.U., non ha risolto – per la perdurante interdizione cinese – il problema della mancata rappresentanza di Taiwan e dei suoi 23 milioni di abitanti. Ciรฒ premesso, a partire dal 1995 – anno della prima riunione della COP-, Taiwan ha potuto partecipare alle relative attivitร  come “organizzazione non governativa” o come osservatore. Questo significa che, nonostante Taiwan sia un paese sovrano, retto da trasparenti istituzioni democratiche e rappresentative – quel “Rule of Law” proprio degli Stati di diritto, radicalmente diverso dal “Rule by Law” dei regimi totalitari – e nonostante che sia oggi la 22ยช maggiore economia del mondo, la sua posizione รจ costretta ai margini per le “ragioni” politiche che conosciamo. Giร  solo tenendo in considerazione questi elementi รจ facile capire come questo ostracismo sia irragionevole, ingiusto e fuori dalla realtร . Ma la situazione appare ancor piรน paradossale se si guarda ad altri dati, legati alle questioni ambientali.


A quali dati si riferisce?

Mi riferisco al fatto che Taiwan รจ il 21ยฐ maggior emissore mondiale di Ossido di Carbonio. Si tratta, poi, di un Paese densamente popolato che affronta regolarmente fenomeni climatici estremi – si pensi ai tifoni e ai terremoti. Per cui, se si vuole discutere di questioni climatiche, credo che siano a tutti evidenti e doverose le ragioni per includere Taiwan nelle discussioni. Inoltre, come se non bastasse, bisogna tenere in conto gli sforzi che i Governi di Taipei hanno messo in campo negli ultimi anni, se non decenni, rispettando scrupolosamente le direttive e le strategie stabilite dalle Nazioni Unite. Pur non essendo tenuta a rispettare gli accordi sulle questioni ambientali, da ultimo quello di Parigi, Taiwan si รจ impegnata a ridurre le emissioni dei gas serra al 50% dei livelli attuali, entro il 2030. Un processo che passerร  anche attraverso lo smantellamento delle proprie centrali nucleari e lโ€™aumento dellโ€™energia, proveniente da fonti rinnovabili, al 20% (cinque volte il livello attuale) entro il 2050. Uno sforzo enorme, se si considera che Taiwan soddisfa il 98% del suo fabbisogno energetico per mezzo delle importazioni. A questo si aggiunga il fatto che, lo scorso settembre, il Governo di Taipei ha presentato la sua SDG (anche questa non richiesta dallโ€™ONU), con la quale sono stati riassunti gli innumerevoli progetti volti a raggiungere gli obiettivi citati, e anche i numerosi programmi di cooperazione internazionale per promuovere lo sviluppo sostenibile di alcune economie emergenti in Asia, Africa e America Latina.
In poche parole: nonostante Taiwan venga esclusa dalla comunitร  internazionale, per imposizioni politiche completamente estranee alle tematiche ambientali, si sta affermando come uno dei Paesi piรน virtuosi, in Asia-Pacifico, proprio sul terreno delle profonde riforme e innovazioni necessarie per la salvaguardia climatica. รˆ palese che si tratta di una situazione a dir poco assurda.

A questo punto, perchรฉ escludere Taiwan? E perchรฉ ritiene che questa esclusione sia ingiustificata?

Lโ€™esclusione di Taiwan, come ho giร  ricordato, rimanda allโ€™esclusione del Paese dalle Nazioni Unite e dalle sue Agenzie specializzate. Si tratta, lo ripeto, del prodotto di pressioni politiche piegandosi alle quali l’ONU รจ entrato, e rimane, in contraddizione proprio con i principi fondanti che essa stessa promuove, che sono alla base della sua costituzione e motivo della sua esistenza.
Si pensi a quanto accaduto, quest’anno, all’Assemblea Mondiale della Sanitร  dove, dopo 8 anni di proficua partecipazione, Taiwan non ha potuto partecipare per il diktat di Pechino esplicitamente motivato dal diverso e sgradito colore del nuovo Governo taiwanese. Ovvero, una plateale motivazione politica di parte quando proprio lo Statuto dell’AMS/OMS esclude, tassativamente, le discriminazioni politiche essendo la salute un bene primario da tutelare al di sopra di ogni differenza di nazionalitร , religione, idea politica e condizione economica. Le malattie, i virus, le epidemie non conoscono nรฉ frontiere nรฉ ideologie, ma all’AMS/OMS la pensano diversamente…fino al punto, un mese fa, di nominare (poi rimangiandosi la nomina a seguito di furibonde proteste) “Ambasciatore di buona volontร ” il dittatore dello Zimbabwe, Mugabe, inquisito dalla Corte Penale Internazionale, ora in crisi terminale dopo 37 anni di regime che ha letteralmente distrutto il suo Paese.
Messi da parte questi aspetti grotteschi, dobbiamo prendere atto di una situazione molto complessa, che inevitabilmente rimanda ad ambiguitร  dettate dalla necessitร  di trovare un equilibrio tra realpolitik e principi. Secondo noi promotori della Mozione – che si inserisce nel quadro della piรน generale Mozione pro-Taiwan giร  approvata dal Senato il 27 giugno scorso e alla quale Geopolitica.info ha dato risalto – per quanto concerne le tematiche ambientali le ambiguitร  vanno tolte dal tavolo, perchรฉ tutte le parti in campo avrebbero molto da guadagnare. Bisogna trovare la formula piรน adatta; siamo convinti che sia giusto, utile e importante lavorare per una soluzione che porti Taiwan al tavolo delle trattative. I primi a riceverne effetti positivi saranno certamente i taiwanesi ma, con loro, anche l’intera comunitร  internazionale. Perchรฉ, lo ribadisco, le questioni ambientali riguardano tutti, nessuno escluso, e continuare a marginalizzare la 22ยช economia del mondo, che sta mettendo in campo politiche rigorose e futuristiche, non credo proprio che sia ragionevole.

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