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19/12/2009
Notizie

Darfur: la soluzione è sempre più lontana

di Francesca Merletti

Dopo quattro anni di scontri nella regione del Darfur, nell’estate 2007 è stata autorizzata la missione ibrida ONU/ Unione Africana UNAMID. La situazione in Sudan è rimasta però critica, e la popolazione è ancora vittima di attacchi, fame, rapimenti, spesso costretta ad abbandonare le proprie case. Il 4 marzo 2009 la Corte Internazionale di Giustizia ha emanato una mandato di cattura per il presidente sudanese Omar al-Bashir. Purtroppo questo ha aggravato ulteriormente la situazione nel paese e per nulla limitato il controllo locale delle truppe filo-governative.

Il segretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari John Holmes, in visita nel Darfur durante la seconda settimana di maggio, ha dichiarato che i problemi, causati dall’espulsione di molte delle organizzazioni internazionali presenti sul territorio dagli inizi di Marzo, si stanno risolvendo e una catastrofe peggiore può essere scongiurata. Le reazioni di molti, di fronte a questo ottimismo, restano però scettiche: esistono così tante variabili e dubbi che nulla sembra poter essere certo. Inoltre, garantire che la crisi non si aggraverà maggiormente è comunque poco incoraggiante. Nessuno sarebbe soddisfatto di un mero ritorno allo status quo del periodo precedente l’emanazione dell’ordine di cattura.

Dal 2003 imperversa lo scontro tra le truppe governative sudanesi, fiancheggiate dai Janjaweed, milizia composta da arabi del Darfur, e vari gruppi ribelli, tra cui l’Armata di Liberazione Sudanese (ALS) ed il Movimento di Giustizia ed Uguaglianza (MGU). Le sue cause sono principalmente legate ai cambiamenti climatici e socio-economici ed alle riforme politiche che hanno interessato il paese a partire dagli anni ‘80. Il susseguirsi di carestie, la desertificazione e la sovrappopolazione portano i pastori nomadi Baggara a spostarsi più a sud alla ricerca di acqua, invadendo così i territori occupati dagli agricoltori africani. Nel 1983, inoltre, la legge islamica viene applicata in tutto il paese, e sei anni dopo un colpo di stato porta al potere Omar al-Bashir, appoggiato dal Fronte Islamico Nazionale. I vari gruppi ribelli, che in breve tempo si rafforzano, sono alimentati da motivazioni diverse, di carattere religioso, politico, tribale. La guerra civile divampa nella regione, mietendo vittime su tutti i fronti, specialmente tra i civili.

Nell’aprile 2004 l’Unione Africana decide di intervenire con la Missione in Sudan dell’Unione Africana (AMIS). La missione, che conta meno di 8.000 uomini, ha un ruolo principalmente di controllo ed osservazione. Nel frattempo, all’interno della comunità internazionale, le valutazioni riguardo la situazione in Sudan appaiono discordanti. Le Nazioni Unite, all’inizio del 2004, riconoscono che si stiano svolgendo atrocità nella regione del Darfur, massacri di massa e rapimenti, ma rifiutano la definizione di genocidio. Di conseguenza, le maggiori potenze mondiali, le più grandi organizzazioni internazionali, gruppi e fazioni di ogni sorta si dividono tra essere a favore o contro la posizione ufficiale dell’ONU. La Corte Internazionale di Giustizia apre un processo di attestazione di colpe, senza però raggiungere risultati concreti nell’immediato. Solamente nel luglio 2007 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approva la risoluzione 1769, che decide la creazione della Missione Ibrida ONU/Unione Africana in Darfur (UNAMID) . 26.000 uomini, tra militari, forze di polizia e componenti civili, dovevano essere inviati in supporto alle forze UA già in campo da tre anni. Inoltre si prevedeva un budget di 1,7 milioni di dollari all’anno. UNAMID sarebbe dovuta diventare la più grande operazione di peacekeeping mai attuata dalle Nazioni Unite.

A due anni dall’inizio della missione ibrida ONU/Unione Africana è facile dare giudizi negativi sul suo esito. Fino ad ora non più di 10.000 militari risultano impiegati sul campo, meno della metà previsti inizialmente. Sin dai primi momenti si è riscontrata una carenza di elicotteri, equipaggiamento di sicurezza e per la comunicazione. Anche le più semplici attrezzature, come le batterie per le torce, a volte vengono a mancare. La popolazione locale è la prima ad aver perso fiducia nell’efficacia delle truppe ONU, che a volte diventano vittime anche del risentimento dei civili. I caschi blu si trovano coinvolti negli scontri di forze governative contro ribelli, di ribelli contro ribelli, di arabi contro africani, di africani contro africani, di banditi contro civili, dei janjaweed contro i ribelli. E sempre più spesso i militari delle Nazioni Unite risultano incapaci di gestire la situazione e difendere anche se stessi. L’unica nota positiva è stato il mandato di cattura, deciso il 4 Marzo 2009 dalla Corte Internazionale di Giustizia, per Omar al-Bashir. Il presidente è accusato di crimini contro l’umanità, attacchi intenzionali contro civili, e genocidio. Il governo sudanese non ha però riconosciuto l’accusa, definita di stampo coloniale, e ha deciso l’espulsione dalla regione del Darfur di molte organizzazioni internazionali, tra le quali Medici senza Frontiere e Oxfam. Gli attacchi contro gli operatori umanitari ONU/UA sono almeno raddoppiati tra il 2008 ed il 2009. In effetti, parte dell’opinione pubblica mondiale e degli esperti si sono da subito schierati contro la condanna di Bashir, proprio perché ritenevano che non facilitasse la risoluzione del conflitto ma anzi mettesse ancor più a rischio civili ed organizzazioni impegnate nella regione.

Il peacekeeping non potrà mai essere una scienza esatta. Per questo ai più risulta difficile credere nell’ottimismo delle Nazioni Unite sulla riuscita ed il successo futuro di UNAMID. Fino ad ora, a causa dell’atteggiamento internazionale, quella che doveva essere una missione pacificatrice a livello regionale è stata per lo più una pedina in balia del governo sudanese. Omar al-Bashir continua a controllare la situazione nel paese e attentati contro i caschi blu si susseguono senza sosta. Il 12 maggio il presidente sudanese, durante un intervista con la BBC, ha negato qualunque attacco delle truppe governative o filo-governative contro civili nella regione del Darfur o in qualsiasi altro luogo del paese.

Più di 300.000 persone sono morte in Darfur dal 2003 ad oggi, a causa degli scontri tra i ribelli e le milizie governative. Più di 2,7 milioni sono gli sfollati che hanno dovuto abbandonare le loro case, e sono ospitati nei campi di accoglienza. L’UNAMID sembra dimostrare la sua incapacità, con le forze assegnatele, di mantenere il controllo e la sicurezza nella regione. Bisogna ammettere che la missione ibrida è per ora l’unica forza in campo capace di agire in favore della popolazione civile. Ma sarebbe tempo di fermarsi a riflettere sul perché questa operazione stia riscontrando risultati sempre più negativi. Sicuramente sarà necessario prendere in considerazione radicali cambiamenti, se si vuole sperare in un miglioramento a breve termine.

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