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02/01/2026
America Latina, Russia e Spazio Post-sovietico

L’asse russo-venezuelano: gli artigli dell’Orso in America Latina

di Rachele Rigali

Il 14 marzo scorso Russia e Venezuela hanno celebrato l’80° anniversario delle relazioni diplomatiche mostrando i segni di una partnership consolidata nel tempo; due fra i Paesi ad oggi più colpiti dalle sanzioni a trazione Statunitense e dell’Unione Europea ritrovano, in un’amicizia di vecchia data, un’intesa per aggirare o attenuare le pressioni internazionali.

Il 14 marzo scorso Russia e Venezuela hanno celebrato l’80° anniversario delle relazioni diplomatiche mostrando i segni di una partnership consolidata nel tempo; due fra i Paesi ad oggi più colpiti dalle sanzioni a trazione Statunitense e dell’Unione Europea ritrovano, in un’amicizia di vecchia data, un’intesa per aggirare o attenuare le pressioni internazionali.

Caracas e Mosca: la Repubblica Bolivariana dall’URSS alla Federazione Russa

Risalgono al 3 marzo 1945 le prime relazioni fra l’allora Unione Sovietica (URSS) e il Venezuela, con il Presidente riformista Medina Angarita, che spinse verso una modernizzazione istituzionale dello Stato, aderendo all’ONU e rafforzando i legami con i membri del Consiglio di Sicurezza, per avere un ruolo più attivo nel nuovo ordine internazionale postbellico. A seguito del colpo di Stato e l’instaurazione del regime di Jiménez nel ’52, il Venezuela interruppe ogni relazione con l’URSS, aderendo al blocco statunitense-anticomunista e il rapporto si congelò fino agli anni ’70, quando la presidenza Caldera decise di ristabilire relazioni ufficiali con Mosca riaprendo al dialogo Est-Ovest, nell’interesse di una neutralità utile a ristabilire partnership economiche, soprattutto nel settore petrolifero.

Con l’arrivo di Hugo Chavez (1998) e Vladimir Putin (2000), i due Paesi inaugurarono una fase di riorientamento politico e strategico. Entrambi i leader videro nella cooperazione bilaterale un’opportunità reciproca per ricercare partner alternativi e nuove zone di influenza. Nell’ottobre 2001 il leader bolivariano compì la sua prima visita ufficiale a Mosca, esprimendo pubblicamente ammirazione per la Russia post-sovietica, da lui definita “alleato naturale nella lotta contro l’unilateralismo globale”.  Da quel momento iniziò a formarsi un partenariato destinato a consolidarsi negli anni, fondato sulla firma diaccordi economici e militari. Il governo Chavez, infatti, mosse concessioni petrolifere a importanti compagnie energetiche russe, come Rosneft e Gazprom, mentre il Cremlino promosse il coordinamento con il Venezuela nelle più importanti sedi di dialogo energetico, come l’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), di cui il Venezuela era membro fondatore, sostenendo attivamente le posizioni chaviste all’interno dell’organizzazione. In aggiunta si sviluppò un progressivo allineamento diplomatico nelle istituzioni multilaterali – in particolare, presso le Nazioni Unite – e crebbe l’interscambio economico nel il settore degli armamenti.

Maduro e Putin: il consolidamento dei rapporti e l’eredità chavista

In seguito alla morte di Hugo Chavez, nel 2013, subentrò il successore – già vicepresidente – Nicolas Maduro e, dal Cremlino, Putin riconobbe immediatamente la legittimità del leader. Al contrario, Stati Uniti e Unione Europea contestarono i risultati elettorali, denunciando irregolarità e mancata trasparenza nel processo delle elezioni presidenziali con accuse che si incentravano su intimidazione dell’opposizione, restrizione della libertà di stampa e modifiche al calendario elettorale. Pur in assenza di prove formali, i presunti brogli elettorali ebbero come conseguenza l’adozione di dure sanzioni economiche e diplomatiche verso il governo Maduro. Questo contesto di crescente isolamento diplomatico si concretizzò, oltre al rifiuto di alcuni Paesi di riconoscere la legittimità del nuovo governo, nella sospensione o limitazione dei rapporti bilaterali e anche all’esclusione da alcune iniziative internazionali (come l’Organizzazione degli Stati Americani o il Mercosur) e il congelamento di asset finanziari all’estero. La cooperazione con la Russia fu dunque un elemento cardine per la sopravvivenza politica ed economica del Venezuela, anche se il sostegno russo, pur significativo per la sopravvivenza internazionale, risultò non completamente efficace a compensare le pressioni esterne.

Nei due anni successivi, a causa delle crescenti difficoltà economiche e il manifestarsi degli effetti dell’isolamento diplomatico, Maduro dovette ulteriormente intensificare la cooperazione con Mosca. Tra gennaio e maggio 2015, infatti, il Venezuela si trova a dover fronteggiare una grave crisi dovuta al crollo del prezzo del petrolio e all’aumento dell’inflazione. In questo quadro si colloca la prima visita ufficiale di Maduro a Mosca, dalla quale il Presidente venezuelano rientrerà con la promessa che i rapporti bilaterali fra i due Paesi si sarebbero consolidati in maniera ancora più salda. A conferma di ciò seguirà una seconda visita il 9 maggio dello stesso anno, con Maduro invitato a presenziare al 70° anniversario della vittoria sovietica sulla Germania nazista, uno fra i pochi Capi di Stato presenti, a causa della allora recente invasione mossa dalla Russia sulla Crimea. Questa visita gettò le fondamenta per un’alleanza strutturale, una “sopravvivenza condivisa” contro le potenze Occidentali. I punti cardine dell’incontro furono nuovi progetti di cooperazione petrolifera fra Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA) e Rosneft e Gazprom e ulteriori accordi per rifornire il Venezuela con armi russe (aerei SU-30, carri armati T-72, sistemi Buk-M2).

Rafforzare la cooperazione: Venezuela e Russia nel triennio 2016-2019

Tramite questo “partenariato di sopravvivenza”,  Russia e Venezuela hanno dunque  individuato modalità efficaci per aggirare le crescenti sanzioni e pressioni internazionali. In particolare, i due paesi si sono focalizzati sullo sfruttamento di alleanze regionali e multilaterali in chiave anti-statunitense. Attraverso l’ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) il Venezuela ha concentrato i suoi sforzi nella promozione di cooperazione economica e politica con altri Paesi amici dell’area latino-americana, tentando di rafforzare percorsi alternativi ai percorsi commerciali e finanziari di dominio statunitense. In merito ai contatti con i BRICS, dove la Russia detiene una posizione centrale, il Venezuela ha cercato sostegno politico ed economico, allineandosi con le posizioni russe per ridurre l’influenza statunitense e occidentale, arrivando nel 2023 a presentare una richiesta di adesione tutt’ora bloccata dal veto brasiliano. 

Le relazioni tra i due Paesi orbitano tuttavia in maniera primaria attorno all’interscambio energetico: l’offerta venezuelana di risorse come greggio e gas è ricambiata dalle garanzie della Russia in materia di tecnologie, investimenti e canali di esportazione alternativi. Nasce dunque una strategia di petro-diplomazia, tramite la quale Mosca e Caracas fanno della cooperazione energetica una leva geopolitica. Il petrolio è quindi non solo una risorsa economica, ma strumento di negoziazione politica, un asset strategico che riorienta alleanze, flussi commerciali e indirizzi diplomatici. La Russia, infatti si presenta come un attore capace di offrire al Venezuela accesso a rotte di commercializzazione difficilmente controllabili dagli Stati Uniti, sfruttando intermediari asiatici, pagamenti in valute alternative (yuan e rubli), triangolazioni con Paesi BRICS+ e trasferimenti ship-to-ship per mascherare le origini del petrolio.

Un ruolo chiave è svolto dal colosso energetico russo Rosneft e dal suo amministratore delegato Igor Sechin, uomo del Cremlino che, in ottimi rapporti con il leader venezuelano, ha investito nel tempo circa 9 miliardi di dollari e ha concluso accordi per espandere la produzione petrolifera e di gas venezuelano. Nel luglio 2016 Sechin e Maduro, infatti, firmano accordi di cooperazione energetica in un momento che vede Caracas escluso dai mercati internazionali per la mancata legittimità al governo. In questo contesto Rosneft si ibrida dunque fra attore economico e strumento diplomatico per il Cremlino, traducendo la cooperazione economico-energetica in un effettivo strumento di potere geopolitico.

Parallelamente, durante il periodo fra il 2016 e il 2019 si intensificò anche la dimensione militare del partenariato : le forniture di armamenti e gli accordi per la produzione locale – come la creazione di fabbriche per assemblaggio di fucili d’assalto Kalashnikov e programmi di addestramento dei piloti venezuelani su elicotteri russi – hanno concretizzato una politica di sicurezza fortemente dipendente da Mosca. Si sono aggiunte, nel 2018, esercitazioni congiunte di bombardieri strategici russi in Venezuela, in rappresentanza di un sostegno simbolico. Caracas si mostrava quindi come una proiezione della potenza russa in un’area geografica che è tradizionalmente considerata da Washington come proprio “giardino di casa”.

Grazie al “partenariato strategico” avviato con la Russia, il Venezuela, tramite consolidamento di alleanze diplomatiche alternative, è parzialmente riuscito a mitigare l’isolamento politico imposto dagli attori occidentali. Va sottolineato comunque che, sebbene queste alleanze abbiano offerto un certo sostegno internazionale, la legittimità di Maduro resta compromessa e, in alcuni casi, ulteriormente indebolita dal sostegno russo, spesso percepito come controverso.

Quando nel 2019, gran parte della comunità internazionale riconobbe Juan Guaido come Presidente ad Interim, Mosca si schierò immediatamente a fianco di Maduro, condannando ogni tentativo di interferenza negli affari interni del Venezuela. La posizione russa mirava infatti a preservare la continuità del regime bolivariano e a proteggere i propri interessi strategici in America Latina, esercitando un ruolo di appoggio attivo in sedi multilaterali come Nazioni Unite e OPEC. Tale posizione fu rafforzata da un dialogo politico costante: tra il 2016 e il 2024 crebbero le visite ufficiali di Maduro a Mosca e i contatti telefonici diretti con Vladimir Putin.

Diplomazia e ruolo internazionale all’ombra del Cremlino     

Dal 2001 ad oggi, è avvenuta un’istituzionalizzazione della cooperazione diplomatica, tramite la Commissione Intergovernativa di Alto Livello Russia-Venezuela (CIAN), principale piattaforma del dialogo politico bilaterale. Nel novembre 2024 si è tenuto un incontro del CIAN, dove il vice presidente russo Dmitrij Cernysenko e la vicepresidente venezuelana Delecy Rodriguez hanno firmato 8 accordi di cooperazione che prevedono un prolungarsi delle relazioni fino al 2030 con la specifica da parte di Cernysenko che “la Russia è pronta a lavorare con il Venezuela e comprendiamo la necessità di proteggere la sovranità venezuelana e rafforzare il sostegno per creare un’economia indipendente e autosufficiente”.

Altro esempio significativo è la partecipazione del Presidente della Duma, Vyacheskav Volodin, alla cerimonia di insediamento di Maduro nel 2025: un gesto di importanza simbolica e volto a significare il concreto e profondo legame politico che unisce i due Paesi. Tuttavia, il fatto che a rappresentare Mosca sia stato il Presidente della Duma, e non Putin, segnala un discreto sbilanciamento nei rapporti: si denoti come Maduro abbia visitato più volte la Russia negli ultimi anni mentre, al contrario, Putin non si è mai recato in visita ufficiale in Venezuela, se non nel 2010 in qualità di Primo Ministro. Risulta comunque evidente come la diplomazia russa, pur mantenendo un coinvolgimento calibrato, abbia stabilito il suo ruolo come sponsor politico internazionale del regime venezuelano. Contemporaneamente vediamo come Caracas sia per Mosca un avamposto geopolitico di fondamentale rilievo strategico nel continente americano e funzionale alle idee del Cremlino, idee che si concentrano sull’affermazione di un nuovo multipolarismo alternativo all’attuale egemonia occidentale, e che affondano le radici nella cooperazione economico-energetica mostrando, inoltre, come la “diplomazia del petrolio” abbia contribuito in maniera essenziale nella trasformazione dei rapporti russo-venezuelani, portando ad un’alleanza durevole nel tempo, per quanto forse strutturalmente asimmetrica

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