Mentre la Francia si prepara all’ennesima crisi di governo, il primo ministro Lecornu scommette sulla fiducia parlamentare per approvare il bilancio.
Il 2026 della Francia si è aperto senza l’approvazione della legge di bilancio. Nel dicembre 2025, il governo non è riuscito a riunire il consenso parlamentare attorno a un budget condiviso, la cui adozione è stata posticipata a gennaio. Per far fronte all’impasse politica, Sébastien Lecornu ha optato per il finanziamento temporaneo dello Stato attraverso la loi spéciale, ossia la replica delle spese previste per l’anno precedente. Una soluzione d’emergenza che priva Parigi della strategia fiscale necessaria per affrontare le nuove esigenze di spesa, l’inflazione e la moderata crescita del PIL. Mentre la cittadinanza teme l’evenienza di un settimo esecutivo in tre anni, lo stallo nazionale sembra riproporsi.
La proposta finanziaria di Lecornu…
Nonostante le dimissioni dal suo primo mandato a ottobre, Lecornu è stato nominato nuovamente da Macron con un mandato chiaro: fornire la legge finanziaria al Paese. La strategia presidenziale dimostra la volontà di continuità, orientata a reiterare governi tra loro simili, ma privi di un solido sostegno parlamentare. In tal senso, la frammentazione dell’Assemblea nazionale sta trasformando la questione finanziaria in un test politico, fino a gravare sempre di più sulla credibilità complessiva della nazione e sulle casse statali.
Con un debito pubblico che cresce progressivamente, la proposta finanziaria di Lecornu mira a contenere il deficit entro il 5% del PIL. Per il settore della difesa invece non sono previsti tagli, nell’ottica di raggiungere i 64 miliardi di euro entro il 2027. Questo impegno conferma la volontà francese di rivestire un ruolo di leadership nella sicurezza europea, anche se comporta la rinuncia ad altre spese pubbliche. Il testo è il risultato di un compromesso con il Parti Socialiste (PS) e, a tal proposito, presenta lo stop all’aumento delle tasse e nuove misure a sostegno di famiglie, università e ricerca. A queste si accompagna una tassa sugli extra profitti delle grandi imprese, che dovrebbe garantire entrate pari a 8 miliardi di euro. Uno spazio marginale è riservato all’ecologia e alla sanità, sacrificate per rendere politicamente accettabile il provvedimento.
Nel corso dell’ultimo trimestre del 2025, il governo ha escluso l’utilizzo dell’articolo 49.3 della Costituzione, che consente l’adozione di una legge senza la delibera parlamentare. Negli anni questa scorciatoia ha inasprito la polarizzazione tra destra e sinistra, piuttosto che ricompattare il consenso politico. Tuttavia, il ripresentarsi dello stallo nel dibattito parlamentare ha reso necessario il ricorso al contestato articolo, motivato dal carattere emergenziale della situazione finanziaria. Il 20 gennaio, il premier ha impegnato la propria responsabilità sulla dimensione delle “entrate” della proposta, esponendosi al rischio di sfiducia parlamentare.
…tra opposizione parlamentare e politica estera
Come previsto, per “tutelare la propria dignità” i deputati dell’Assemblea nazionale hanno deposto due mozioni di censura: la prima presentata da Rassemblement National (RN) e Union des Droites pour la République (UDR), e la seconda sostenuta da La France Insoumise (LFI), ecologisti e comunisti. Per far cadere il governo sarebbero stati necessari 288 voti favorevoli su 577 e, per scongiurare l’evenienza, Lecornu si era già assicurato la garanzia di non censura da parte del Partito Socialista. Difatti, la votazione del 23 gennaio si è risolta positivamente per il PM: la mozione della destra ha ottenuto 142 consensi, mentre la gauche ha raggiunto i 269. La prima parte del bilancio è stata quindi adottata, sebbene LFI l’abbia etichettata come “una truffa” “sventurata e forzata” che prosegue la “politica elitaria avviata nel 2017 da Macron”. L’esecutivo, pur restando in carica, denuncia l’ostruzionismo parlamentare ed estende l’uso del denigrato articolo anche alla parte relativa alle spese. La scommessa di Lecornu si avvicina all’adozione del bilancio, senza però fornire risposte concrete alla frattura politica che attraversa il Paese, né creare una base solida per sostenere le scelte di politica estera.
Sul piano internazionale, la Francia rappresenta un pilastro della diplomazia globale e dell’Unione europea, classificandosi come seconda economia dell’Eurozona. Le ambizioni in politica estera, ribadite anche in occasione del World Economic Forum a Davos, non sono ridimensionate dalla crisi economica. Il bilancio conferma infatti la volontà di restare un punto di riferimento nel continente e di mantenere investimenti in settori cruciali come difesa, industria e intelligenza artificiale. Ciononostante, la ricerca di leadership esterna deve necessariamente affiancarsi alla ricomposizione del consenso parlamentare e della sostenibilità finanziaria.

