Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
17/10/2025
Stati Uniti e Nord America

Il bilaterale di Città del Messico: la cauta intraprendenza di Sheinbaum e Carney all’ombra di Washington

di Arturo Gorup de Besanez

L'incontro a Città del Messico tra la presidente Claudia Sheinbaum e il primo ministro canadese Mark Carney è sintomatico del momento difficile attraversato dal multilateralismo nordamericano. I due leader hanno dimostrato di voler mettersi alle spalle la tensione che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, e le sue conseguenti minacce tariffarie, ha causato tra i due Paesi. Consapevoli di non poter prescindere da un buon rapporto con gli Stati Uniti, Canada e Messico sperano che una maggiore cooperazione a livello infrastrutturale possa rafforzare la loro posizione in vista della revisione programmata dell'accordo commerciale USMCA nel 2026. 

L’incontro a Città del Messico tra la presidente Claudia Sheinbaum e il primo ministro canadese Mark Carney è sintomatico del momento difficile attraversato dal multilateralismo nordamericano. I due leader hanno dimostrato di voler mettersi alle spalle la tensione che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, e le sue conseguenti minacce tariffarie, ha causato tra i due Paesi. Consapevoli di non poter prescindere da un buon rapporto con gli Stati Uniti, Canada e Messico sperano che una maggiore cooperazione a livello infrastrutturale possa rafforzare la loro posizione in vista della revisione programmata dell’accordo commerciale USMCA nel 2026. 

Il 17 settembre il primo ministro canadese Mark Carney ha incontrato la presidente messicana Claudia Sheinbaum a Città del Messico. Nonostante l’appartenenza allo stesso continente, gli incontri bilaterali tra i Capi di governo canadesi e messicani sono piuttosto rari, dal momento che entrambe le parti danno comprensibilmente la priorità a coltivare buone relazioni con l’ingombrante vicino statunitense. L’incontro è stato soprattutto l’occasione per lanciare un progetto di rafforzamento della cooperazione economica tra i due Paesi, ma anche per riaffermare l’impegno verso l’accordo commerciale continentale USMCA, la cui revisione è prevista per luglio 2026. All’ombra dei frequenti testacoda di Donald Trump anche in ambito commerciale, è lecito supporre che Canada e Messico stiano cercando di fare squadra, pur facendo attenzione a non provocare l’irascibile Presidente. 

Il Nordamerica nell’era Trump

Alle origini del bilaterale tra la Sheinbaum e Carney in Messico c’è il ritorno alla Casa Bianca di un Presidente notoriamente avverso al multilateralismo, che sia quello globale delle Nazioni Unite o quello ben più ristretto del continente americano settentrionale. Già il primo mandato di Trump mise fine a quella che viene ormai definita come “l’era NAFTA“, dal 1994 al 2018, periodo in cui prevaleva la fiducia verso l’integrazione tra le economie del continente tramite il libero commercio. Nel 2020 entrò in vigore l’USMCA, di fatto una revisione protezionistica del NAFTA in un contesto politico ormai completamente cambiato. 

Anche il dialogo politico ha sofferto durante la prima Amministrazione Trump, che fece andare in disuso i vertici periodici fra i leader dei tre Paesi nordamericani, colloquialmente noti come summit dei “three amigos. Tali vertici, inizialmente annuali, si tenevano dal 2005, organizzati a rotazione nelle tre capitali del continente, e servivano a discutere le principali questioni che interessavano la regione. Abbandonati nei primi quattro anni di Amministrazione Trump, i due summit del 2021 e del 2023, durante la presidenza di Joe Biden, sono ad oggi gli ultimi di questo formato. 

La presenza degli Stati Uniti quale egemone incontrastato rende il continente nordamericano un caso unico nel mondo. Seppur bersaglio di una retorica aggressiva da parte di Washington (nel caso del Canada arrivando pure a vaneggiare di “cinquantunesimo stato”), Messico e Canada non possono fare a meno di cercare comunque un’intesa con il Paese che costituisce la destinazione rispettivamente dell’85 e 77 percento delle loro esportazioni. Le dichiarazioni di Sheinbaum e Carney alla stampa ruotano dunque intorno al tema dell’interdipendenza dei Paesi del continente, lasciando solo implicito il riferimento a un’Amministrazione statunitense che non sembra ammettere la sua esistenza. 

Il summit di Città del Messico

Il preludio all’incontro dei due Capi di governo avviene a giugno, nel contesto del G7 a Kananaskis in Alberta, al quale la Sheinbaum è invitata dall’anfitrione Carney. I due si consultano in una riunione bilaterale in seguito alla partenza anticipata del presidente Trump. Ad agosto sono i ministri canadesi Anand e Champagne, rispettivamente degli Esteri e delle Finanze, ad incontrare la presidente Sheinbaum in Messico per affinare la preparazione della successiva visita del Primo Ministro. 

Mentre nessuno dei due partner si illude di poter prescindere dal rapporto con gli Stati Uniti, ciò non ha impedito a Sheinbaum e Carney di impegnarsi in un rafforzamento della relazione bilaterale. A Città del Messico è stato accordato un Piano d’azione di quattro anni (2025-2028), che di fatto corrisponde più a una Dichiarazione di principi. Il “Piano” è diviso in quattro sezioni tematiche: “prosperità”, “mobilità, inclusione e benessere”, “sicurezza”, ed infine “ambiente e sostenibilità”. Le parti più interessanti riguardano la cooperazione a livello di infrastrutture commerciali. Si spinge in particolare sugli investimenti nel settore portuario, al fine di migliorare il commercio bilaterale “da porto a porto”, di fatto bypassando le infrastrutture statunitensi, e sui “corridoi energetici” come area da esplorare per future collaborazioni a lungo termine. Viene posta attenzione anche allo sviluppo delle energie rinnovabili, recentemente dispregiate da Trump in mondovisione, mentre il tema ambientale fa capitolo a sé stante. Prima di fare ritorno in Canada, quasi a voler reiterare la centralità della cooperazione infrastrutturale con il Messico, Carney ha fatto tappa in un terminal di Città del Messico di proprietà della compagnia canadese CPKC (ovvero la Canadian Pacific Railway, che nel 2021 ha assorbito la statunitense Kansas City Southern Railway). 

Seppur vaghi, gli impegni presi a Città del Messico sono notevoli nel contesto delle relazioni storiche tra i due Paesi, la cui cooperazione oltre il NAFTA non tendeva ad andare molto oltre la questione dei lavoratori stagionali messicani, in Canada tramite il programma cinquantenario SAWP (Seasonal Agricultural Worker Program), e il canale semi-formale dei Working Groups nel contesto della Canada-Mexico Partnership. Soprattutto, le relazioni tra Messico e Canada non sono state idilliache nemmeno negli ultimi tempi. Già a febbraio 2024 dopo un aumento di richieste di asilo da parte di cittadini messicani, il governo di Justin Trudeau decise di reintrodurre l’obbligo di visto dal quale i messicani erano esenti da otto anni. In seguito alle prime minacce di tariffe sui due Paesi da parte del neoeletto Trump, il Premier della provincia dell’Ontario Doug Ford, che con gli Stati Uniti condivide due laghi nonché strette relazioni nei settori energetici e automobilistici, dichiarò che l’aver messo sullo stesso piano Canada e Messico in tema di sicurezza frontaliera era “la cosa più offensiva” mai sentita da parte degli Stati Uniti. Anche la vice-primo ministro di Trudeau, Chrystia Freeland, colse l’occasione per attaccare il Messico, reo di non essere allineato con Stati Uniti e Canada nell’imposizione di misure economiche anticinesi, mentre la premier della provincia dell’Alberta Danielle Smith, nella cui regione molti covano aspirazioni indipendentiste, si pronunciò a favore “al mille per cento” di un accordo commerciale bilaterale con Washington che escludesse il Messico.  

Le dimensioni interne

Tutto ciò rende ancora più significativo non solo l’incontro tra Carney e la Sheinbaum, ma anche il fatto che questo sia avvenuto nella capitale messicana. D’altronde, i due leader si trovano al momento in condizioni molto diverse per quanto riguarda la loro posizione politica interna. 

In Messico, il governo di Claudia Sheinbaum ha appena compiuto un anno, festeggiato peraltro con un discorso pubblico molto partecipato nella capitale. La maggior parte degli osservatori sono concordi nell’affermare che la Presidente ha saputo convogliare la popolarità del suo predecessore Lopez Obrador, soprattutto per quanto riguarda i programmi di spesa sociale, riuscendo però ad affermare la propria autonomia e a rompere con il passato recente in tema di sicurezza e lotta al narcotraffico. Nonostante alcune manovre che attirano l’accusa di minare democrazia e Stato di diritto, in particolare la controversa riforma giudiziale lanciata da Lopez Obrador ma mai opposta da Sheinbaum, la Presidente gode ad oggi di un tasso di gradimento che farebbe invidia a qualsiasi leader eletto. Molto apprezzato è stato anche l’approccio di Sheinbaum nella sfida internazionale più complessa, cioè gestire il rapporto con il litigioso Presidente a nord. È opinione condivisa che la Presidente ha finora saputo bilanciare fermezza e concessioni. Ne sono un esempio l’invio di 10,000 truppe addizionali al pattugliamento del confine e la consegna di una cinquantina di presunti membri dei Cartelli della droga messicani alle autorità statunitensi. Ma la Sheinbaum si è anche opposta con forza alle suggestioni americane di inviare truppe sul territorio del Messico per condurre operazioni contro le organizzazioni criminali, dichiarando che la sovranità del Paese “non è in vendita”.

Dopo aver vinto le elezioni con una rimonta che molti attribuiscono alla retorica aggressiva e irrispettosa di Trump verso il Canada, Mark Carney è invece apparso più incerto riguardo a come impostare il rapporto con Washington. Insieme alla Cina, il Canada è stato l’unico Paese ad imporre tariffe di rappresaglia contro gli Stati Uniti, e a differenza di Unione Europea e Regno Unito, tra i due Paesi non è ancora stato raggiunto un accordo commerciale. Come gesto conciliatorio, a fine giugno il Canada ha ritirato una tassa sui servizi digitali che avrebbe colpito sproporzionatamente i colossi digitali americani, ma la pressione interna su Carney continua ad aumentare in luce di un aumento della disoccupazione (oggi sopra il 7%) e di una contrazione economica oggi proiettata all’1.6% per il 2025. Nonostante gli ambiziosi progetti infrastrutturali di Carney, non c’è dubbio che in assenza di un accordo con Washington, il Primo Ministro continuerà ad avere il fianco esposto agli attacchi dell’opposizione guidata dal sovranista a foglia d’acero Pierre Poilievre

Con la Casa Bianca impegnata su diversi fronti complicati, dai negoziati in Medio Oriente allo shutdown governativo che non sembra in fase di risoluzione, il momento potrebbe essere ideale per un rafforzamento del rapporto bilaterale tra Canada e Messico in vista della revisione dell’USMCA. Per quanto diversi tra loro, Ottawa e Ciudad hanno in comune la necessità vitale di costruire una relazione proficua con Washington, obiettivo che in questo periodo richiede una buona dose di sangue freddo e preveggenza. Le prime reazioni istintive della guerra commerciale lanciata da Trump hanno minacciato di aprire una voragine tra Canada e Messico. A Città del Messico, Sheinbaum e Carney hanno mostrato di non voler ripetere l’errore.  

Gli Autori