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29/06/2016
Interviste, Italia ed Europa, Notizie

Brexit ed Europa: intervista a Giuseppe Sacco

di Salvatore Santangelo

Giuseppe Sacco per trent’anni ha insegnato “Relazioni e sistemi economici internazionali” presso la Luiss ed รจ considerato uno dei massimi esperti italiani della globalizzazione. Abbiamo voluto sentirlo per capire le sfide che la Ue e l’Italia dovranno affrontare dopo il voto del 23 giugno. Ne รจ nata una conversazione forse un po’ lunga per il web ma che abbiamo pensato meritasse di essere riportata integralmente.

 

Con lโ€™opinione mondiale che sembra ancora sotto shock per il risultato a sorpresa, รจ possibile, secondo lei, fare una valutazione obiettiva del referendum sullโ€™uscita del Regno Unito dallโ€™UE?

Lโ€™emozione con cui, in primo luogo in Inghilterra, รจ stato accolto il risultato รจ certamente un evento in sรฉ; e un evento che vale la pena di sottolineare. Ed ancor piรน le urla e il furore che hanno caratterizzato tutta la campagna. Ma dove รจ finito il sangue freddo britannico? Dove รจ finita la loro capacitร  to keep the upper lip stiff , lโ€™unica dote che gli Europei โ€“ Italiani e soprattutto Tedeschi โ€“ hanno davvero ragione di invidiare? E dove รจ finita la lezione di Shakespeare? Di fronte a tutto questo chiasso mi vien voglia di dire, come Macbeth:

โ€œit is a tale

told by an idiot, full of sound and fury,

signifying nothingโ€.

Nonostante tanta agitazione, mi sembra che si tratti, in definitiva, di un evento di modesta importanza: come di fatto รจ. Perchรฉ non รจ ancora detto che davvero il Governo di Londra porti avanti con serietร  la complessa procedura che dovrebbe sancire formalmente il distacco. Giร  24 ore dopo il momento in cui sono stati resi noti i risultati, Cameron ha detto che lโ€™avvio della procedura di divorzio potrร  aspettare sino a dopo la scelta del suo successore, ad Ottobre. Tra quattro mesi! E i leaders del โ€œleaveโ€ โ€“ che giร  litigano tra di loro su chi dovrร  installarsi a Downing Street โ€“ hanno cercato di rimandare ad una data ancora piรน lontana ed incerta, addirittura a dopo un nuovo negoziato con Bruxelles. Eโ€™ giร  chiara insomma lโ€™intenzione britannica di tirare a perdere tempo, e di avviare una nuova eterna trattativa in cui mendicare โ€“ ma sempre con lโ€™aria di fare un piacere ai paesi fondatori della UE โ€“ un accordo per godere dei privilegi di essere nellโ€™Unione, senza, ovviamente, pagarne il prezzo in termini di doveri e responsabilitร .

E poi, che altre concessioni potrebbe chiedere il Regno Unito? Praticamente รจ giร  esente da ogni obbligo. Piรน di qualsiasi altro paese membro. Non solo non รจ vincolato alla Moneta Unica e al Trattato di Schengen in materia di libera circolazione. Eโ€™ anche fuori dalla giurisdizione della Corte Europea di Giustizia, che puรฒ capovolgere le leggi degli altri paesi membri, ma non quelle britanniche, perchรฉ Londra โ€“ rifiutando ancora di prendere atto che piรน di due secoli fa cโ€™รจ stato, in Europa, un evento che si chiama Rivoluzione francese โ€“ si rifiuta di sottoscrivere la Carta dei diritti dellโ€™Uomo. E in generale Londra ha il privilegio di poter non applicare la legislazione UE in materia di Giustizia e di Affari Interni. Per di piรน, la Gran Bretagna giร  gode di un sostanziale sconto sulla tariffa per abitante con cui la Germania, lโ€™Italia e la Francia contribuiscono al bilancio della UE. Quali altre concessioni dovrebbe ottenere il governo inglese, per poter organizzare tra due anni un altro referendum tra Leave e Remain?

Insomma, di fronte a tutto questo clamore demagogico, lโ€™unica novitร  seria e meritevole di attenzione mi sembra invece il fatto che lโ€™Europa abbia preso una posizione del tutto opposta, dicendo a Londra di sbrigarsi ad avviare la procedura di divorzio, e ad andarsene. Eโ€™ stato dato cosรฌ un segno di insolita vitalitร  e dignitร . E che poi siano stati i Sei paesi fondatori a farlo, รจ ancora piรน positivo.

Ma allora come si spiega lo sconcerto e lโ€™allarme che. sin delle prime ore, รจ rimbalzato su tutti i media del mondo?

Si spiega con il fatto che il voto degli Inglesi ha assunto un aspetto quasi sacrilego. Esso infatti segna una evidente rivolta dellโ€™opinione pubblica non solo contro la casta dei politici di professione, ma anche contro lโ€™opinione โ€œpubblicataโ€, che ancora una volta si รจ comportata in maniera grottesca.

E che dire del Wall Street Journal, che ha pubblicato un articolo in cui si diceva addirittura che il voto a favore o contro lโ€™uscita della Gran Bretagna dallโ€™Unione Europea era la decisione piรน importante presa dal regno britannico fin dal momento in cui un suo reย si staccรฒ dalla Chiesa cattolica. Peccato che dopo di allora gli Inglesi hanno combattuto quattro o cinque guerre civili, fatto una rivoluzione e una controrivoluzione, tagliato la testa al re, instaurato la Repubblica, proclamato Cromwell Lord Protettore, creato lโ€™America, conquistato un impero che comprendeva circa un terzo delle terre emerse, favorito occultamente la Rivoluzione francese, promossoย ben otto coalizioni per combattere Napoleone, cambiato il mondo conย la rivoluzione industriale, vinto due guerre contro la Germaniaโ€ฆโ€ฆ

Si potrebbe pensare che tutte le esagerazioni di questi giorni siano dovuteย adย imbecillitร  pura. Ma non รจ cosรฌ. Si tratta piuttosto diย servilismo delirante,ย ย di media che prendono i loro lettori per imbecilli, e come tali li trattano. E che credono veramente di poter continuare a raccontare loro fandonie su fandonie per condizionarli e tramutarli in servi. Basterร  notare che si tratta degli stessi media che hanno battuto a piรน non posso la grancassa secondo la quale Saddam Hussein disponeva di armi di distruzione di massa o addirittura della bomba atomica.

Nel caso dellโ€™Inghilterra, poi, va notato che alcuni dei grandi proprietari di questi media non sono neanche inglesi. E quindi si puรฒ immaginare che lโ€™interesse nazionale non sia la prima delle loro preoccupazioni. รˆ questo il caso non solo dellโ€™Australiano-Americano Murdoch, proprietario โ€“ oltre che nel network televisivo Sky โ€“ sia del Timesย  e del Sunday Times, che del Sun, ma รจ anche il caso dei Giapponesi del gruppo Nikkei che hanno di recente comprato il Financial Times.

Cโ€™รจ insomma nel voto inglese a favore dellโ€™uscita dalla UE, un elemento di rivolta contro le โ€œveritร  ufficialiโ€, e contro i media che se ne fanno portatori?

Cโ€™รจ stata certamente una componente di rivolta contro un establishment che crede di poter continuare a legittimare il proprio potere raccontando panzane sempre piรน colossali.ย  E panzane che sono diventate sempre meno verosimili da quando il โ€œsocialismo realizzatoโ€ ha cessato di esistere.

Finchรฉ ci sono stati al mondo due blocchi politicamente ed ideologicamente contrapposti, sono infatti esistite anche due contrapposte โ€œveritร โ€. E ciascuna di esse cercava di conquistare proseliti nel campo dominato militarmente dallโ€™altra superpotenza. A questo fine, la propaganda di ciascuna delle due parti cercava di avanzare argomenti che, se non veri, almeno fossero verosimili, fossero credibili. Per questo motivo si restava abbastanza vicini, se non alla realtร  dei fatti, almeno alla percezione che il pubblico ne poteva avere direttamente. Ma da quando รจ venuto meno uno dei due rivali politico-militari, il campo vincitore ritiene ormai di poter spacciare qualsiasi bufala come una veritร  in cui far ciecamente credere i suoi sudditi.ย  E la prego di notare che non sono un nostalgico che sta parlando bene del comunismo. Sono un occidentale che sta parlando bene della concorrenza, tema sovranamente liberale.

Churchill disse una volta che quando inizia una guerra, la prima vittima รจ la veritร . Ma negli ultimi anni รจ successo il contrario. Eโ€™ accaduto che,ย con la fine della Guerra Fredda, si รจ creato un clima di conformismo generalizzato. Un clima che ha portato alla nascita di una sorta di linguaggio politicamente corretto che รจ proibito, e pericolosissimo non rispettare. Lโ€™Ovest vittorioso ha dato vita ad un Westspeak peggiore del newspeak orwelliano. Lasciamo da parte, per un momento, la โ€œveritร โ€, che รจ parola troppo grossa, e parliamo di un sistema dellโ€™informazione decente e credibile. Eโ€™ sempre stato noto che tale sistema รจ una precondizione essenziale perchรฉ esista una societร  libera e aperta al confronto delle idee. Ma ora โ€“ nel mondo dellโ€™informazione globalizzata e trasformata in struttura di potere โ€“ vediamo che, se non cโ€™รจ uno scontro a tutto campo tra ideologie diverse, e sistemi socio-politici fondati su tali ideologie, anche la produzione e il confronto delle idee rischia di venir meno, e ogni pensiero autonomo e creativitร  individuale rischia di essere appiattita e cloroformizzata.

Quindi il voto a favore dellโ€™uscita nel Regno Unito dallโ€™Unione Europea segna, secondo lei, una rivolta contro le menzogne con cui la classe dirigente occidentale, e in questo caso britannica, cerca di mascherare il fallimento del modello neoliberale applicato negli ultimi 35 anni e lโ€™impoverimento generalizzato della popolazione che esso ha determinato sia in Inghilterra che negli Stati Uniti?

Va detto che anche il campo favorevole al Brexit ha condotto anchโ€™esso una campagna assolutamente menzognera. Un osservatore inglese, molto acuto e molto bene informato, che posso citare solo mantenendo lโ€™impegno allโ€™anonimato, รจ giunto a dire che gli argomenti utilizzati dagli esponenti del campo antieuropeo avrebbero fatto invidia al Dottor Goebbels.

Le menzogne dellโ€™altro campo, quello pro-europeo, erano semplicemente lโ€™insieme dei luoghi comuni accumulati negli ultimi cinquantโ€™anni dalla opinione pubblicata di tutto lโ€™Occidente: era quello che qualche anno fa veniva chiamato il โ€œpensiero unicoโ€. Eโ€™ il cosiddetto, โ€œluogo-comunismoโ€: unโ€™ammorbante e irrespirabile cumulo di slogan fritti e rifritti che tende a schiacciare sotto il suo rullo compressore qualsiasi opinione individuale, e che cancella ogni speranza del cittadino pensante di poter in qualche modo influire sul proprio destino e su quello del proprio paese.

Cโ€™รจ dunque allโ€™origine di questo voto una frustrazione, una sensazione di impotenza, unโ€™esasperazione generalizzata del pubblico britannico?

Il voto a favore del Brexit si inserisce indubbiamente in una situazione psicologica negativa, di fallimento e di impotenza, comune a tutto lโ€™Occidente, e determinata dal trentacinque anni di globalizzazione. Questa ha avuto in Occidente conseguenze sociali disastrose. Da un lato ha portato alla nascita di une รฉlite stra-miliardaria del denaro e del potere, i cui componenti non hanno piรน nessuna connessione con i Paesi di origine. Il capitalismo nazionale che Lenin credeva avesse raggiunto, con lโ€™Imperialismo, la sua fase suprema, non esiste piรน.

Cโ€™รจ invece un capitalismo, apolide, apatride โ€“ senza patria, come dicono i Francesi โ€“, che ha svuotato di senso e di ruolo gli Stati ย e le Nazioni. E che soprattutto sta spingendo lโ€™insieme della popolazione in una condizione di ristrettezze economiche estreme e crescenti; e soprattutto in una condizione di assenza di ogni prospettiva migliore per lโ€™avvenire.

Il cosiddetto โ€œsogno americanoโ€, lโ€™idea che lavorando duro si potesse cambiare classe sociale, รจ completamente morto. Ed รจ stato sostituito dalla prospettiva che, a meno di non essere uno dei pochissimi che riescono in gioventรน a fare un colpo fortunato e a diventare cosรฌ miliardari, si finisca tra le decine di migliaia di senzatetto alcolizzati e spesso drogati che girano, come mandrie disorientate e senza meta, nelle grandi cittร  americane; in particolare in California, giร  terra della โ€œcorsa allโ€™oroโ€ ed oggi affollata di giovani illusi dal mito delle start up.

E questo ha varie conseguenze, alcuneย delle quali โ€“ e neanche le piรน drammatiche โ€“ sonoย il senso della perdita di identitร ; la rabbia contro lโ€™establishment che ha colto di sorpresa lโ€™America col fenomeno Trump; lโ€™esasperazione di massa apparentemente incomprensibile che da mesi sconvolge la Francia. E che, col referendum britannico, ci ha fatto vedere unโ€™onda di fondo che piรน che bocciare lโ€™Europa, ha voluto โ€œsfasciare tuttoโ€, cosรฌ come nellโ€™Agosto del 2010 una folla inferocita sfasciรฒ e saccheggiรฒ tutti i negozi di Oxford Street e di Regent Street a Londra. O meglio: non tutti i negoziโ€ฆ. perchรฉ a nessuno venne in mente di sfondare le vetrine delle librerie. Quella folla inferocita non sapeva veramente che farsene di altre chiacchiere. Non ne sentiva davvero nessun bisogno.

Quei disordini presero tutti di sorpresa. Fenomeni di questo tipo sono infatti ricorrenti in Francia, ma insoliti in Inghilterra. E la loro origine, le loro motivazioni non sono state mai state analizzate a fondo, nรฉ davvero spiegate.

Eโ€™ vero. Sulle due sponde della Manica questa rabbia e questa esasperazione presentano oggi unโ€™insolita analogia. E in definitiva si rivolgono, paradossalmente, contro il sogno europeo, che รจ stato per mezzo secolo il vero punto di superioritร  politica del vecchio continente rispetto allโ€™America, che โ€“ dopo il breve passaggio di Kennedy alla Casa Bianca โ€“ non ha avuto piรน nessun sogno da offrire.

Ma se lโ€™assenza di ideali prende sul continente forme come in Francia quelle del Front National che lโ€™establishment in definitiva รจ finora riuscito a marginalizzare (facendo ricorso ad ogni tipo di trucchi e discriminazioni), le cose stanno diversamente nel regno britannico, dove anche una sostanziosa parte della classe dirigente si scaglia apertamente contro lโ€™Europa.ย  La spiegazione sta nel fatto che,ย  nonostante il ruolo di Londra nella globalizzazione finanziaria, che ne ha fatto laย cittร  piรน ricca e piรน cara del mondo, la composizione della classe privilegiata che domina il resto dellโ€™Inghilterra รจ diversa da quella che domina la capitale, che infatti ha votato โ€œremainโ€œ, e che si permette snobberie globalizzanti come un sindaco musulmano. Fuori di Londra, cโ€™รจย  infatti nella classe dominante Britannica una componente pseudo aristocratica, che รจ molto piรน antica, e che risale addirittura a Guglielmo il bastardo, ed alla spartizione che un migliaio di anni fa egli fece delle terre da lui conquistate tra i capi tribรน suoi seguaci. Ed รจ questa la classe da cui proviene Cameron.

Cameron รจ stato quindi sconfitto ed abbattuto dalla sua stessa classe sociale?

No, naturalmente. La sua classe sociale รจ troppo poco numerosa per pesare in maniera determinante in un referendum. Cameron รจ stato colpito e affondato dal voto di milioni di esclusi che hanno visto la loro condizione peggiorare negli ultimi 35 anni. La classe pseudo-aristocratica ha solo aggiunto i suoi voti. Come tutti hanno notato, Cameron รจ uscito sconfitto dai propri errori, dal fatto di essere un politico e uno stratega molto mediocre. Ed รจ qui viene in luce la responsabilitร  della sua classe di origine.

In una societร  profondamente stratificata come quella britannica, dove si accede alle scuole di qualitร  sulla base della condizione sociale della famiglia, e poi dalle scuole di รฉlite si accede direttamente alle cariche pubbliche, la selezione del personale politico finisce perย essere fatta su una base estremamente ristretta. Il criterio meritocratico passa insomma in secondo piano rispetto allโ€™appartenenza e alla fedeltร  alla classe dominante. Cosรฌ, al fine di perpetuare il sistema sociale esistente, non sono i migliori ad emergere. Cameron รจ il frutto di questa selezione allโ€™incontrario. Non si puรฒ quindi meravigliare se rischia di passare alla storia come il premier che ha staccato Londra dallโ€™Europa e, nel caso la Scozia decidesse invece di restare, come il politico che ha addirittura distrutto il Regno Unito.

Laย Brexit per cui tanti si stracciano tardivamente le vesti รจ quindi anche il frutto dellโ€™ostinazione di una piccola categoria sociale a mantenersi al potere costi quel che costi. Cosรฌ come ha fatto in passato, per un arco di tempo che โ€“ tranneย  pochi e provvisori scossoni โ€“ รจ durato quasi mille anni.

Mille anni sono unโ€™enormitร ,ย certo. Eppure lโ€™Inghilterra รจ rimastoย uno dei paesi piรน statici dal punto di vista sociale. Lo raccontano bene i romanzi di Jean Austin, dove ci si innamoraย e ci si sposaย sempre tra cugini, in modo da non dividere i patrimoni. Ed uno studio recente dellโ€™OCSE haย messo in luce che ancora oggi, nel Regno Unito, poco meno del novanta per cento della popolazione occupa una posizione sociale di livello pari a quella dei propri genitori. In Francia, al contrario, questoย  dato รจ solo del 31%. In Italia, mi consenta di dire, questo indicatore della mobilitร  e/o staticitร  sociale รจ stato simile a quello della Francia tra la fine della guerra e la seconda metร  degli anni 60. E poi, dopo il 68, รจ cresciuto progressivamente avvicinandosi oggi a quello dellโ€™Inghilterra.

A differenza dellโ€™America, dove la classe privilegiata รจ sempre piรน composta da nuovi ricchi che hanno fatto la loro fortuna in campo tecnologico e soprattutto finanziario speculativo, in Inghilterra โ€“ dove non cโ€™รจ stato il fenomeno Silicon Valley โ€“ la ruling class รจ composta non solo dallโ€™ambiente della City di Londra, ma anche da una classe di country gentry, che la riforma dei rotten boroughs nel 1832 non riuscรฌ โ€“ checchรฉ ne dica la storia โ€œufficialeโ€ โ€“ a distruggere: una classe anzi con cui il promotore della riforma, il premier Charlesย Grey, alla fine dovette fare un compromesso.

Questa composita aristocrazia della terra del danaro, non tende come i miliardari americani ad accumulare sempre maggiori fortune da rinchiudere nelle casseforti della Svizzera e dei paradisi fiscali.ย Certo! Neanche essa รจ immune dallโ€™universale sentimento di aviditร  che domina il mondo contemporaneo, e il cui esempio piรน volgare e clamoroso sono gli oligarchi russi, che non a caso vedono lโ€™Inghilterra come la loro Terra Promessa. Ma la ruling class britannica si sente soprattutto legittimata al privilegio da una tradizione di dominio politico e sociale che risale al Medioevo, e che la legittima a un ruolo dirigente,ย ai propri occhi, e agli occhi di molti sudditi di Sua Maestร . Essa perciรฒ intendeย  rimanere alla guida del paese anche indipendentemente e contro gli interessi economici generali del Regno Unito. Ha sempre comandato, e vuole continuare a comandare. Il suo obiettivo รจ puramente di conservazione del potere. Molto diverso in questo dallโ€™obiettivo di accumulazione delirante di ricchezza che caratterizza la classe nata e cresciuta con la globalizzazione. E ciรฒ ha fatto si che votasse e facesse votare per il โ€œleaveโ€, nonostante la Gran Bretagna abbia largamente tratto profitto, e avrebbe continuato a trarre profitto, dallโ€™appartenenza allโ€™Europa.

Quindi Lei, se fosse stato Inglese, avrebbe votato per restare?

Sarebbe dipeso dalla classe sociale! Se fossi un professore universitario, un pensionato, una persona che deve fare affidamento sul sistema sanitario pubblico, probabilmente si:ย  il mio interesse piรน meschino ed immediato sarebbe stato di votareย  โ€œremainโ€. Lโ€™appartenenza alla Unione Europea pone un qualche limite agli istinti animali del capitalismo globalizzato, persino in Gran Bretagna. Se fossi invece stato un ex-operaio delle acciaierie di Sheffield, come i protagonisti del film โ€œFull Montyโ€, insomma se fossi invece stato uno che non ha piรน niente da perdere, avrei anchโ€™io dato una mano a sfasciare tutto.

A questo proposito, vorrei fare notare che, la notte in cui si scrutinavano le schede, รจ stato il forte successo del voto โ€leaveโ€ a Sunderland, una cittร  del Nord-Est dellโ€™Inghilterra praticamente sconosciuta ai piรน, che ha fatto crollare la Sterlina sui mercati dellโ€™Estremo Oriente, che a quellโ€™ora erano giร  aperti. E perchรจ? Perchรฉ Sunderland era in passato una cittร  industriale, con importanti cantieri navali ormai chiusi, dopo che la concorrenza sudcoreana li aveva mesi fuori mercato. Ed รจ oggi una cittร  particolarmente e spaventosamente depressa, abbastanza simile alla Sheffield del โ€œFull Montyโ€. E da come aveva votato Sunderland gli operatori di borsa e gli speculatori sulle valute hanno capito che gli strati piรน umiliati e piรน ignorati della societร  britannica si stavano rivoltando, hanno intuito quale sarebbe stato il risultato del referendum, ed hanno cominciato a vendere sterline.

Ma non รจ un poโ€™ senza senso votare contro lโ€™Europa, ribellarsi alla burocrazia di Bruxelles, come protesta per il fatto che la concorrenza coreana ha distretto tanti posti di lavoro?

Sembra senza senso, ma in realtร , lo รจ meno di quanto non si possa credere.ย  Certo, i posti di lavoro aiย  cantieri navaliย di Sunderland sono stati distrutti parecchi anni fa,ย  molto prima che โ€“ cosa che questi disgraziati probabilmente non sanno โ€“ i burocrati dellโ€™Unione Europeaย  firmassero, pochi mesi fa, un nuovo trattato bilaterale di libero scambio con la Corea del sud, contro il quale neanche le obiezioniย di Marchionne hanno potuto nulla. La loro protesta si rivolge in maniera generica contro lโ€™apertura delle frontiere al commercio internazionale,ย  che essi vedono simboleggiata dalla partecipazione nel Regno Unito allโ€™Unione Europea. E, In definitiva, non sbagliano neanche tanto, perchรฉ la burocrazia di Bruxelles รจ ormai cosรฌ rigidamente impregnata dallโ€™ideologia neoliberale propagata dai 10.000 lobbisti delle grandi compagnie globali che sono in permanenza a Bruxelles, da firmare senza pensarci due volte qualsiasi pezzo di carta venga messo sul tavolo, purchรฉ contenga le parole โ€œlibero scambioโ€.

Ed anche votare controย lโ€™Europa per protesta contro lโ€™immigrazione โ€“ lโ€™altro elemento che spiega il voto degli strati sociali come quelli di Sunderland โ€“ รจ meno irrazionale in quanto non posso sembrare, se si considerasse che la maggior parte degli immigrati presenti nel territorio britannico provengono non dallโ€™Europa ma dal Terzo Mondo. Perรฒ, agli occhi di questa classe operaia ormai in gran parte disoccupata, lโ€™immigrazione di origine europea appare piรน pericolosa sotto il profilo della concorrenza per i loro posti di lavoro.

Dopo gli attentati del 2005, anche per adeguarsi ad un ondata anti-islamicaย  nellโ€™opinione pubblica, il governo di Londra ha infatti favorito lโ€™immigrazione proveniente dagli otto nuovi paesi membri dellโ€™Europa centro-orientale, che erano stati ammessi in blocco nella UE lโ€™anno precedente, a coronamento della Presidenza Prodi della Commissione Europea. I quattro milioni di potenziali migranti, che si calcolava ci fossero in questi nuovi paesi membri,e che ย non avevanoย legalmente il diritto diย emigrare verso i paesi firmatari dellโ€™accordo di Schengen, apparvero โ€“ agli occhi di Downing Street โ€“ meno pericolosi e piรน facilmente integrabili perchรฉ molto differenti dagli immigrati provenienti dal Terzo Mondo. Provenivano soprattutto dalla Polonia, dalla Romania, e dai paesi baltici, il che significava cheย erano bianchi, che non erano musulmani, e che avevano avutoย una notevole educazione tecnica, che nei paesi comunisti era sempre stata molto promossa. Ma proprio questi fattori hanno fatto sรฌ che, agli occhi di una classe operaia britannica sempre piรน sul margine della disoccupazione di massa, essi apparissero subito, e appaiano ancora, come concorrenti particolarmente pericolosi.

Quindi, lei in un certo senso giustifica, se non addirittura condivide, le ragioni per cui gli strati piรน sfavoriti della popolazione inglese ha votato โ€œleaveโ€?

Se lei continua a chiedermi cosa avrei votato se fossi stato suddito britannico, le devo dire che, da professore universitario, avrei tenuto conto dellโ€™interesse generale del mio paese, e avrei votato โ€œRemainโ€. Ma non sarei completamente sincero se non le dicessi che, fossi invece stato uno di quei disgraziati ex arsenalotti di Sunderland, avrei probabilmente votato come loro.

Ma la prego di credere che alla sua domanda mi รจ quasi impossibile rispondere: non riesco a immaginarmi nรฉ come culturalmente Inglese, nรฉ come suddito di una regina che pretende di essere anche il leader spirituale di una Chiesa cristiana. Essere cittadino di una Repubblica laica, e fondata sulla volontร  popolare, come la Repubblica Italiana, รจ una parte troppo forte della mia personalitร  perchรฉ possa riuscire ad immaginarmi altrimenti.

Comunque, come Europeo โ€“ e questa รจ una identitร  che si concilia perfettamente col mio essere Italiano โ€“ credo che il Brexit avrร  nel complesso effetti positivi per lโ€™Europa continentale e per le sue istituzioni.

A Bruxelles, perรฒ, regna una grande agitazione. Si parla quasi soltanto dei problemi che lโ€™uscita britannica provocherร . E nessuno faย  accenno ad alcun aspetto positivo.

Ciรฒ รจ comprensibile. Bruxelles รจ il regno della burocrazia europea. E di una burocrazia, che ha fatto del sogno europeo un ricco business personale da cui tende ad escludere chiunque non ruoti attorno ai palazzi brussellesi. E per la burocrazia qualche problema indubbiamente si porrร . Forse qualcuno tra di loro รจ allarmato perchรฉ ha capito โ€“ ma non ci conterei molto โ€“ che una buona parte della noia prima, e poi dellโ€™irritazione e dellโ€™ostilitร  che suscita lโ€™Unione Europea deriva in gran parte dallโ€™essere questa burocrazia tanto arrogante quanto ottusa. Comunque โ€“ ripeto โ€“ se la Gran Bretagna uscirร ย veramente dalla UE, qualche problema al loro squallido e ben pagato tran tran si porrร . E qualcuno perderร  il posto, cosa mai vista nelle organizzazioni internazionali.

Si pensi, tanto per fare un esempio, ad un problema che ora toccherร  tutti i burocrati e i lobbisti che li alimentano, il problema della lingua di lavoro. In teoria, tutte le 24 lingue dei paesi UE sono ufficiali,ย  perchรฉ โ€“ sempre in teoria โ€“ tutti i paesi membri sono eguali. Perรฒ il carattere fittizio di questa eguaglianza giร  si vede nel fatto che le lingue di lavoro sono soltanto tre: lโ€™Inglese, il Francese e il Tedesco. Ma anche questa รจ una fictio.ย  Pochi funzionari conoscono veramente il tedesco, e pochissimi lo usano come lingua di lavoro.

Oggi dominano il francese, perchรฉ si era giร  radicato prima che il Regno Unito venisse ammesso nella CEE, e lโ€™Inglese che si รจ affermato sempre piรน prepotentemente negli anni successivi. Basta pensare che negli ultimi tempi i nuovi funzionari venivano assunti attraverso una selezione che prevedeva almeno la conoscenza di una o piรน lingue comunitarie, oltre la lingua madre, ma con lโ€™eccezioneย  dei candidati britannici, cui era richiesta soltanto la conoscenza dellโ€™Inglese.

Dopo il voto britannico, e i passi successivi che si dovranno fare per lo scioglimento del vincolo UK-UE, la lingua inglese dovrebbe essere eliminata come lingua ufficiale della Unione. Perรฒ giร  viene avanzato, per cercare di mantenerlo come lingua di lavoro, il pretesto secondo in quale il 38% della popolazione del โ€œrEUโ€ (rest of European Union dopo il ritiro britannico) conoscerebbe lโ€™Inglese come seconda lingua. Eโ€™ un dato ovviamente fittizio. Ma si farร  finta di crederci, e andrร  probabilmente a finire che si farร  un maggior uso del Tedesco nei discorsi e nei documenti ufficiali, che il Francese manterrร  la sua posizione, e che lโ€™Inglese resterร  dominante nelle conversazioni di corridoio e nelle prime bozze dei documenti ufficiali.

Il secondo, ma piรน importante problema, di Bruxelles รจ che ci sono moltissimi posti importanti coperti da funzionari inglesi. Bisognerร  progressivamente sostituirli. Molti di questi cercheranno di ottenere una fittizia nazionalitร  ย irlandese. Altri potranno tentare il diventare sudditi belgi in virtรน della loro lunga residenza sul territorio. Ma ci sono comunque delle quote nazionali che dovranno essere rispettate. E questo sarร  anche unโ€™occasione per lโ€™Italia, anzi unโ€™occasione che lโ€™Italia non deve perdere per essere meno sotto-rappresentata e mal-rappresentata di quanto non sia oggi.

E dal punto di vista decisionale, come cambieranno i rapporti di forza allโ€™interno dellโ€™UE?

I rapporti di forza, in unโ€™istituzione come la UE, cheย  ha perso ogni carattere rappresentativo per diventare, col decisivo contributo del Regno Unito,ย  una struttura puramente intergovernativa, si misurano non giร  nel Parlamento europeo, bensรฌ in sede di Consiglio, soprattutto per quel che riguarda la politica economica.

Il vero meccanismo decisionale della UE, consiste perciรฒ in un permanente braccio di ferro, in cui lโ€™Italia โ€“ la cui rappresentanza ha una tradizione di debolezza, di discredito e di divisione al proprio interno โ€“ รจ sistematicamente perdente. A parte alcuni paesi, come la Spagna, che dal regime franchista ha ereditato uno struttura statuale accentrata e fortemente nazionalista, e che vende a caro prezzo il proprio voto in cambio di finanziamenti e di provvidenza speciali, ci saranno due paesi che avranno influenzaย prevalente nella UE post-Brexit: la Germania e la Francia.

Si tratta di due paesi fondatori, che hanno provato a lungo ad effettuare una vera riconciliazione e a creare un vero e proprio โ€œasseโ€ decisionale. E nel loro gioco di influenze, Londra si inseriva ย come alleato di circostanza delโ€™una o dellโ€™altra capitale, e anche come fattore di equilibrio. Senza gli Inglesi la dialettica cooperazione-concorrenza tra Francia e Germania diventa piรน rigida. Lโ€™Asse sarร  piรน potente, la copertura francese agli interessi tedeschi piรน chiaramente indispensabile. E allโ€™interno dellโ€™Asse lโ€™influenza di Parigi ne uscirร  forse rafforzata.

Piรน difficile diventerร  infatti, per la Germania esercitare il potere di veto in materia di linea economica. Come ha fatto notare โ€œLe Mondeโ€, secondo le regole di voto introdotte nel novembre 2014, perchรฉ nel Consiglio si formi una minoranza di blocco ci vogliono almeno quattro Stati membri, che rappresentino almeno il 35% della popolazione totale dellโ€™UE.

Con lโ€™Inghilterra fuori dallโ€™UE, il blocco โ€œneo-liberaleโ€ che consisteva di Regno Unito, Paesi Bassi e Repubblica Ceca, perde sostanzialmente di peso. E la Germania, che spesso si รจ unita a questo blocco per superare la soglia del 35% necessaria per un veto, avrร  maggiori difficoltร  nella sua strategia di esautorazione della UE a vantaggio dei governi dei paesi membri, e quindi di Berlino.

Nellโ€™immediato perรฒ, lโ€™Asse franco-tedesco ha seri problemi. Hollande รจ debolissimo e totalmente screditato in patria, mentre la Merkel, che dovrร  andare alle elezioni lโ€™anno prossimo, non puรฒ piรน contare sui suoi alleati socialisti, giร  entrati in campagna elettorale. E naviga a vista, senza nessuna linea politica, con sterzate e dietro-front continui. In queste condizioni, pilotare il โ€œrEUโ€, composto di 27 paesi tutti alla ricerca di un modo per profittare della ritirata suonata da Londra, diventa, per lโ€™Asse Berlino-Parigi, troppo difficile. Entrambe le capitali sembrano perciรฒ tentate dallโ€™idea di associare lโ€™Italia alla loro impresa comune.

Lo si รจ visto immediatamente dopo il voto. Hollande, convinto come anche la Merkel che il Brexit non ci sarebbe stato, si era giร  invitato a Berlino per la settimana successiva. Ma la Merkel โ€“ convinta che ore, senza lโ€™Inghilterra, ci sarร  un periodo di assestamento, โ€“ ha inviato anche Renzi. Al che, la diplomazia francese si รจ subito precipitata a organizzare una cena tra Holland e il premier italiano. Eโ€™ nato cosรฌ una sorta di โ€œDirettorioโ€ a tre. Il ruolo dellโ€™Italia รจ statoย insomma accresciuto giร  dal primo giorno del post-brexit.

Due giorni dopo il Brexit, il Corriere della Sera ha messo on line unโ€™intervista di Sergio Romano in cui la linea del quotidiano viene contraddetta apertamente. Lโ€™Ambasciatore dice esplicitamente che lโ€™Inghilterra รจ entrata nellโ€™Europa โ€œperchรฉ lโ€™Europa non si facesseโ€. E che lโ€™uscita di Londra รจ un fatto positivo perchรฉ adesso sarร  possibile riprendere il progetto originario, cioรจ quello di unโ€™Europa molto piรน unita e solidale.

Certo. E quello che anche io vorrei augurarmi. Perรฒ non si puรฒ pensare che il tempo sia passato invano, senza lasciare tracce. Londra รจ stata nella Comunitร  Europea, e poi nella UE, per 43 anni. Ed in questo non trascurabile lasso di tempo ha largamente realizzato il proprio progetto di rendere impossibile ogni unione approfondita, attraverso lโ€™apertura ad un numero enorme di nuovi paesi che non avevano nulla in comune con i sei paesi fondatori, avendo vissuto esperienze storiche completamente diverse.

Bisogna essere realisti. E prendere atto del fatto che cโ€™รจ, sul terreno dove andrebbe costruita lโ€™Europa unita, unโ€™ingombrante ereditร  della politica dellโ€™allargamento selvaggio: allargamento voluto principalmente dalla signora Thatcher appunto perchรฉ diventasse impossibile ogni approfondimento dellโ€™integrazione. Nelle istituzioni dellโ€™Unione sono cosรฌ profondamente inseriti paesi come la Spagna e il Portogallo, che non hanno โ€“ per loro fortuna โ€“ conosciuto lโ€™esperienza delle due guerre mondiali e della disfatta.ย  E soprattutto la cui storia, a partire dalla fine del Settecento, รจ una storia autonoma rispetto a quella dellโ€™Europa occidentale, fortemente legata alla progressiva perdita degli imperi transoceanici. La loro storia, nel periodo contemporaneo, non รจ una storia come quella dellโ€™Italia, le cui date fondamentali โ€“ 1797, 1815, 1820, 1830, 1848, 1870, 1914-18, 1945 โ€“ coincidono con quelle della grande storia europea.ย  E che coincidono perchรฉ i fenomeni politici che scuotevano lโ€™Italia erano gli stessi che scuotevano lโ€™intera Europa. In altri termini, nellโ€™unione Europea sono oggi presenti paesi il cui percorso plurisecolare non coincide con quello che ha portato i Sei paesi fondatori dellโ€™Europa continentale alle storiche decisioni unitarie degli anni 50.

Per non parlare poi dei paesi scandinavi, da sempre ostili ad ogni forma di integrazione europea, e dei popoli โ€“ ammessi in blocco pochi anni fa โ€“ che avevano appartenuto allโ€™impero sovietico, e solo di recente erano stati promossi alla forma di stati piรน o meno effettivamente indipendenti. Ma, che prima di allora si erano sempre trovati o sotto il dominio austro-tedesco, oppure sotto il dominio russo;ย ย  popoli piรน che paesi, il cui comportamento in sede comunitaria รจ sempre stato tanto piรน rissoso ed orgoglioso, quanto piรน fragile ed esitante รจ la loro identitร  nazionale.

Il Brexit, insomma, lascia dietro di sรฉ, un mare di rovine; in gran parte promosse o almeno favorite dalla politica europea di Londra. Lascia unโ€™Unione Europea profondamente sfigurata rispetto a quella in cui lโ€™Inghilterra entrรฒ 43 anni fa. E in cui non sarร  facile, anche se tutti i sei membri originari lo volessero โ€“ e non รจ detto che la nuova Germania unificata lo voglia ancora โ€“, riprendere il progetto ed il sogno di allora.

Ma allora il sogno europeista รจ morto? Ed รจ stata vana la generosa idea di costruire โ€“ in un mondo in cui i popoli europei costituiscono una minoranza sistematicamente decrescente della popolazione totale โ€“ una nuova entitร  che superasse gli egoismi, le ambizioni egemoniche di questi popoli e che addirittura li affratellasse attorno ad un patrimonio ideale comune?

No. Non credo che il sogno sia morto. Ma quel che รจ certo e che รจ cambiata la realtร  mondiale in cui il progetto fu inizialmente concepito e avviato. E sono piuttosto cambiati anche i popoli stessi e i loro leaders.

Per rendersene conto basta pensare innanzi tutto al fatto che i Sei paesi originari della Unione Europea, i sei paesi fondatori del Mercato Comune erano i tre paesi europei usciti sconfitti della seconda guerra mondiale, piรน alcuni paesi minori. Anche la Francia, malgrado il capolavoro politico-diplomatico di de Gaulle di farla contare tra i paesi vincitori, rientrava in questa categoria. Unendosi e presentandosiย sulla scenaย internazionale con un nuovo volto, pacifico e collaborativo, questi paesi potevano recuperare molto del discredito in cui essi erano caduti, e in parte attenuare il dolore e il risentimento per ferite ancora molto recenti che essi si erano reciprocamente inferte.

Inoltre, il nucleo della nuova costruzione politica era ben equilibrato, perchรฉ i tre paesi principali โ€“ la Francia, lโ€™Italia ed una Germania ampiamenteย  mutilata โ€“ avevano dimensioni demografiche analoghe. Inoltre, erano tre paesi che, grazie allโ€™iniziativa americana, si erano avviati a ricostruire le proprie strutture industriali nonย  piรน in maniera autarchica e rivale, ma in maniera integrata e complementare. E mi lasci dire, en passant, che per questo lโ€™Europa ha un gigantesco debito storico nei confronti degli Stati Uniti: un debito storico cosรฌ grande che non potrร  mai essere ripagato. Il dono che ci hanno fatto non sono stati infatti tanto gli aiuti del Piano Marshall, ma il fatto di averci imposto la condizione che, su come spenderli, i governi europei decidessero allโ€™unanimitร . Insomma, ci costrinsero a metterci dโ€™accordo. Loro volevano che gli Europei non litigassero piรน, per poter meglio far fronte alla minaccia sovietica. Ma in quellโ€™obbligo a metterci dโ€™accordo รจ la radice che a portato al Mercato Comune, e ad uno spirito di riconciliazione che รจ durato almeno fino a quando, a partire dagli originari sei paesi fondatori, i paesi membri non hanno incominciato a moltiplicarsi.

Ma, soprattutto, i tre paesi fondatori erano in una fase politica particolarmente favorevole alla nascita dellโ€™Europa unita. Perchรฉ erano tutti e tre governati da forze minoritarie rispetto alle piรน aspre tradizioni nazionalistiche che avevano storicamente dominato in ciascuno di essi.

Schuman, il Primo Ministro Francese era nato in Lussemburgo da un padre lorenese, e che si era trasferito al di lร  del confine quando, dopo il 1870, si era ritrovato ad essere suddito del Kaiser. E il figlioย aveva lui stesso compiuto lo stesso breve tragitto in senso opposto nel 1919, dopo che la Lorena era ritornata francese. Schuman rappresentava cioรจ quella parte della Francia che aveva appartenuto alla Germania fino alla prima guerra mondiale, dove oggi non si applicano โ€“ per legge โ€“ alcuni dei principi dello Stato laico, e veniva da forze politiche cattoliche storicamente oppresse dallโ€™estremismo nazional-giacobino della tradizione francese.

Al governo dellโ€™Italia cโ€™era De Gasperi, che ย nel ventennio precedente era stato un nemico dichiarato del fascismo e del suoย aggressivo imperialismo: ma ย era anche estraneo agli ambienti massonici post-risorgimentali e nazionalisti dellโ€™Italia pre-fascista,ย  ed era stato addirittura deputato al Parlamento di Vienna in rappresentanza del Trentino austriaco.

Adenauer, infine, era espressione delle Renania cattolica, cioรจ di una tradizione contro la quale la Germania bismarckiana aveva aspramente combattuto una vera e propria guerra politico-culturale, il kulturkampf. E soprattutto rappresentava una Germania di cui non faceva piรน parte la Prussia, cioรจ il cuore stesso di quelle sue tradizioni militaristiche e imperialistiche che lโ€™avevano trascinata in due tremende guerre, entrambe perdute, contro i suoi nuovi partners europei.

Dei tre uomini che hanno fondato lโ€™Europa si รจ detto che essi avrebbero potuto incontrarsi senza interpreti e intendersi usando la stessa lingua: il Tedesco. Eโ€™ vero. Ma essi avevano in comune molto di piรน: non solo la matriceย  ideologica, quella cattolica, fortemente pacifista, ma soprattutto lโ€™estraneitร  alle culture politiche che in ciascuno dei loro paesi avevano piรน fortemente nutrito il nazionalismo reciprocamente aggressivo.

Oggi, le cose sono profondamente cambiate. Ci sono โ€“ certo โ€“ le istituzioni, ed รจ perciรฒ da quelle che bisognerร  ripartire, rendendole piรน politiche e meno burocratiche, piรน efficienti e meno potenti, meno mastodontiche e meno eterogenee: ed in questo lโ€™uscita della Gran Bretagna sarebbe un passo importante. Ma lo si dovrร  fare con grande accortezza, tenendo ben presente che la favorevole congiuntura politica di allora non esiste piรน. La Germania รจ oggi guidata da un personale politico fortemente radicato nellโ€™est del paese, dove sta giร  risorgendo il nazionalismo xenofobo, per non dir peggio. La Francia รจ in preda a unโ€™ondata crescente di sentimenti anti-immigrati ed anti-europei. E lโ€™Italia stessa sembra stia smarrendo lโ€™entusiasmo con cui aveva sin dallโ€™inizio guardato allโ€™unificazione dellโ€™Europa, vedendo in essa, mazzinianamente, una prosecuzione delย  Risorgimento e dellโ€™unitร  dellโ€™Italia.

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