Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
21/01/2025
Africa Subsahariana

Perché il Ciad ha chiesto il ritiro delle truppe francesi dal suo territorio?

di Olga Piro

La richiesta di ritiro delle truppe francesi dal Ciad, richiesta il 28 novembre 2024, rappresenta una svolta storica nelle relazioni tra Parigi e N’Djamena. L’evento solleva interrogativi sul futuro della strategia di sicurezza francese nel Sahel e sull’equilibrio geopolitico di un paese che costituisce un pilastro per la stabilità regionale in uno scenario di crisi.

La richiesta di ritiro delle truppe francesi dal Ciad, richiesta il 28 novembre 2024, rappresenta una svolta storica nelle relazioni tra Parigi e N’Djamena. L’evento solleva interrogativi sul futuro della strategia di sicurezza francese nel Sahel e sull’equilibrio geopolitico di un paese che costituisce un pilastro per la stabilità regionale in uno scenario di crisi.

Il 28 novembre 2024, il governo del Ciad ha chiesto la fine della cooperazione alla difesa con la Francia, fatto che comporta il ritiro delle circa 1000 truppe francesi presenti sul suo territorio localizzate a N’Djamena, Abéché e Faya Largeau. La cooperazione alla difesa fra i due paesi è incentrata su un trattato siglato a N’Djamena nel  1976, rivisto nel 2019 attraverso sei convenzioni che si occupano di formazione, logistica, cura delle strutture operative, formazione della Guardia Nomade per la sicurezza dei confini e supporto nell’ambito dell’analisi delle informazioni. Nella seconda settimana di dicembre del 2024, è sopraggiunto un accordo operativo fra i due paesi che ha stabilito che il ritiro delle truppe francesi verrà completato entro il 31 gennaio 2025.

Radici di una presenza storica

La decisione del Ciad rappresenta una svolta storica. La presenza militare francese nel Paese risale infatti agli anni ‘60, con operazioni volte a stabilizzare il Ciad come Limousin (1968), Bison (1972), Tacaud (1978-1980), Manta (1983-1984) ed Épervier (1986-2013).

La richiesta di un supporto alla Francia è emersa più volte, in particolare nel 2019, quando il Ciad ha richiesto sostegno contro gruppi ribelli nell’Ennedi che gli è stato fornito mediante un’intensificazione della condivisione di intelligence e azioni cinetiche nell’area. Ma il rapporto stretto con Parigi aveva anche fatto del Ciad il perno della missione antiterroristica Barkhane (2014- 2022) che inquadrava la presenza fisica delle truppe francesi in Ciad con quella, contestuale, in altri paesi nella regione. Tale azione era nei fatti complementare a quella della piattaforma di cooperazione militare intra-africana G-5 Sahel, a cui partecipavano Ciad, Mali, Mauritania, Burkina Faso e Niger.

Il contesto è mutato radicalmente a seguito dei colpi di stato militari tra il 2021 e il 2023 in alcuni dei paesi membri del G-5 Sahel, che hanno decretato la fine della presenza militare della Francia nei paesi ad ovest del Ciad, poi avvicinatisi alla Russia. Il mutamento di scenario geopolitico aveva già portato Parigi a ripensare la propria cooperazione militare con i paesi dell’Africa occidentale, pur senza mettere in discussione la continuazione di una certa presenza in Ciad. Nel febbraio 2024, Emmanuel Macron ha incaricato Jean-Marie Bockel di avviare consultazioni con Senegal, Gabon, Ciad e Costa d’Avorio per capire come declinare oggi la cooperazione militare francese. Nell’estate del 2024, erano circolate indiscrezioni su un piano di riduzione dei contingenti militari francesi a circa 600 unità in tutto il continente ad eccezione del Gibuti. Nel caso del Ciad, la situazione non lasciava presagire una richiesta di ritiro, tanto che l’annuncio del presidente Mahamat Déby ha in parte colto di sorpresa Parigi. 

La situazione fa pensare alla crescita dell’influenza di vari attori nel paese, fra cui soprattutto la Cina, primo fornitore di armi all’Africa subsahariana che nel 2024 ha annunciato di voler innalzare i rapporti con l’Africa al rango di rapporti strategici.

Nuove sfide nel contesto regionale

In corrispondenza della Seconda guerra civile libica (2014) e della lotta contro il terrorismo, il Ciad era divenuto un pilastro dell’ordine unipolare nel Sahel: dal 2014 ospitava il quartier generale di Barkhane  e dal 2015 anche quello della Multinational Joint Task Force (MNJTF) per il Lago Ciad. Oltre ai militari francesi, il Ciad ospitava anche dispiegamenti delle Forze Speciali USA. Nonostante il Ciad sia uno dei paesi più poveri del mondo, grazie ai proventi del petrolio ed agli aiuti esterni era riuscito a costruirsi una forza militare. Con essa poteva perseguire la sua priorità strategica: quella di arginare i numerosi gruppi ribelli ciadiani che si insediano in Libia, Sudan e in Repubblica Centrafricana (RCA) per poi attaccare lo stato centrale e i jihadisti nel resto del Sahel. La forza militare aveva permesso al Ciad di trovare intese con il Sudan, dopo pace del 2010, basate sul controllo congiunto del confine e della repressione dei ribelli. Il Ciad poteva poi esercitare un’influenza politica sull’RCA, dove ha anche contribuito alla missione dell’Unione Africana (UA). Grazie ad una politica di sicurezza inquadrata nell’ordine internazionale chiaramente unipolare, il paese aveva acquisito un profilo diplomatico di spessore: era stato membro non permanente del Consiglio di Sicurezza (2014-2015) e aveva ottenuto che l’ex primo ministro Moussa Faki fosse nominato Presidente della Commissione dell’Unione Africana (UA) nel 2017.

La competizione strategica è andata ad erodere l’ordine internazionale che permetteva questa politica estera al Ciad. Fra 2018 e 2025, tutti gli attori da cui dipende il controllo di ribelli e le forze jihadiste intorno al Ciad sono diventati partner della Russia o degli Emirati: il Generale Haftar in Libia, il Presidente Touadéra della RCA, le Forze di Supporto Rapido (RSF) in Sudan, il Niger.  

Gli aiuti militari occidentali sono rallentati per via della scarsa trasparenza della transizione democratica (2021-2024) e anche  perché la priorità degli aiuti è andata alla crisi umanitaria ad est, dove sono arrivati 930’000 sfollati dal Sudan. Gli aiuti USA sono crollati da 11 milioni di dollari nell’anno fiscale 2022 a 2/3 milioni nel 2023 e 2024. Nel 2023 ,ci sono anche state difficoltà sugli aiuti della European Peace Facility (EPF) per la scarsa trasparenza della transizione democratica. Questo ha reso il Ciad più dipendente dagli aiuti militari emiratini

Le organizzazioni di cui faceva parte il Ciad hanno perso di rilevanza: a ottobre 2024,  la mancanza di cooperazione riscontrata nella MNJTF ha indotto Déby a minacciare di lasciare l’organizzazione e, nella G-5 Sahel, il Ciad rimane da solo insieme alla Mauritania. I rapporti con altri vicini non passano per l’influenza di Parigi. Guardando a nord, Déby può combattere i ribelli grazie a una collaborazione con Haftar rinnovata più volte. Guardando alla RCA a sud, i trattati per pattugliare le aree di confine si stipulano con un governo che ha rapporti ugualmente stretti con paesi diversi, in un paese dove, dal 2022, non c’è più un’azione militare francese che dia sicurezza aggiuntiva al Ciad. Ad Est, in Sudan, sono gli Emirati i maggiori sponsor delle RSF, che oggi controllano il Darfur

Dinamiche politiche interne 

Accusati di fornire alle RSF le armi mediante il territorio del Ciad, gli Emirati creano al Paese enormi complessità politiche perché le RSF prendono di mira popoli transnazionali che vivono anche in Ciad, fra cui si contano i più forti sostenitori di Déby.

Intanto, la Russia sembrava desiderare la fine del regime dei Déby. Idriss Déby (2021) morì in seguito a una battaglia con un gruppo ribelle addestrato in Libia con la sospetta cooperazione di Wagner. Nel 2023 la CIA ha riferito  a Mahamat Déby di un complotto russo per rovesciarlo. Durante il 2024, questi ha provato ad abbassare i toni con Mosca, grazie a visite di alto livello e accordi economici. Le intese però non hanno impedito che Maksim Shugalei (figura chiave nelle attività di disinformazione e destabilizzazione del gruppo Wagner in Africa) venisse trovato e arrestato  all’aeroporto di N’Djamena nel settembre 2024. La sua presenza nel Ciad ha chiarito che Mosca continuava a individuare il Ciad come un paese da strappare all’influenza francese.

Déby allora ha permesso all’Ungheria – il paese europeo meno critico della Russia- di dispiegare duecento soldati contro le migrazioni irregolari. A settembre 2024, l’Ungheria si era fatta portavoce in Europa della necessità di sostenere il Ciad, assegnandogli  14 milioni di euro dall’EPF. Il Ciad, dunque, ha agito non rompendo, bensì cambiando referente nei rapporti con l’Europa nel campo della sicurezza. Il tempismo della decisione sui trattati con la Francia a novembre può essere ricondotto alle elezioni del 29 Dicembre 2024, siccome già   a ridosso delle elezioni presidenziali del Maggio 2024 il Ciad chiese la fine della presenza militare di un paese, in quel caso degli USA. La  polemica fra Déby e Macron che si è sviluppata dopo le elezioni – il Ciad rifiuta di ringraziare la Francia- invece può essere ricondotta al fatto che l’UA ha decretato che il 2025 sarà l’anno delle riparazioni e i paesi africani potrebbero star portando avanti una politica estera comune su questo tema, dal momento che dichiarazioni simili vengono da paesi africani diversi. 

Gli eventi però fanno pensare che Déby possa essere stato precipitoso nel trattare la presenza militare straniera come una questione soltanto politica:  a gennaio 2025, un contingente di Boko Haram ha condotto un attacco al palazzo presidenziale a N’Djamena, cosa che lascia intendere che la presenza di militari francesi non fosse innecessaria.

Equilibri di sovranità e dipendenza esterna

La fragilità del Ciad difficilmente ne permetterà l’indipendenza nel campo della sicurezza. Le spese militari ammontavano solo a 372 milioni di dollari nel 2023, dunque il Ciad resta vincolato al supporto esterno. Nel nuovo scenario, la competizione strategica è anche una competizione fra le Potenze sull’offerta di cooperazione alla difesa rivolta ai paesi più deboli, per influenzare rapporti economici e posizioni politiche nell’Assemblea Generale.

Cina ed Emirati, importatori rispettivamente di petrolio e oro, nonché primi partner commerciali del Ciad nel 2022, proveranno ad espandere la loro influenza. Recenti intese del settembre 2024 con la Cina, realizzate nello stesso giorno in cui anche il Senegal ne ha approvate altre, consentono la penetrazione del capitale cinese in settori sensibili della cosa pubblica. Il Ciad le ha siglate insieme a una convenzione con CATIC,  l’azienda cinese per l’esportazione di prodotti dell’aeronautica militare (che il Ciad importava dalla Turchia) e che ha anche una sede negli Emirati. Il 9 gennaio 2025 il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi in visita in Ciad ha poi affermato che Pechino desidera portare ad un livello superiore la cooperazione con il Ciad. Successivamente, ha promesso 136 milioni di dollari di aiuti militari ai paesi africani.

Gli Emirati hanno avviato una cooperazione militare con il Ciad nel 2023, fornendo equipaggiamenti utili per la lotta al terrorismo e la protezione dei confini. Proprio questi erano gli ambiti privilegiati dalla cooperazione militare con Francia e USA. Dunque, anche in questo caso, gli Emirati si propongono come provider di sicurezza alternativi

Da parte sua, Washington potrebbe offrire altre forme di partnership al Ciad. Nel settembre 2024, il Paese ha ripreso i colloqui con gli USA, siglando un accordo sulla cybersicurezza con Cybastion.

Fonti vicine alla presidenza minimizzano l’incidenza del blocco AES (Mali, Burkina Faso e Niger) sulle decisioni di Déby. In merito alla Russia, la posizione ufficiale del Ciad è “né francesi né russi”, ma è probabile che la Russia faccia nuove offerte di cooperazione al Ciad se si moltiplicano gli attacchi jihadisti.

L’Europa sosterrà la lotta contro il jihadismo del Ciad: secondo un documento del dicembre 2024 sulla EPF (2021-2027), la G-5 Sahel riceverà 17 milioni di euro per il supporto logistico, mentre 130 milioni di euro complessivi verranno dati alla MNJTF. Sono anche apparse notizie relative al fornimento di droni a Ciad e Mauritania, utili alla lotta al terrorismo. Resta da vedere se e come Parigi pensa di riformulare la sua offerta bilaterale di cooperazione alla difesa con questo storico partner. 

Gli Autori