L’escalation nel Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno interrotto importanti flussi energetici globali, colpendo soprattutto le esportazioni di LNG di Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’Europa ne risente con forti aumenti dei prezzi di gas e petrolio, mentre l’aumento della produzione annunciato da OPEC+ appare insufficiente a compensare l’impatto della crisi.
Da quando Donald Trump ha dato il via libera alle operazioni militari nel Golfo Persico contro l’Iran, la situazione non si è tradotta soltanto in un’escalation sul piano militare, ma ha prodotto anche rilevanti conseguenze sul piano energetico globale. In particolare, il conflitto ha determinato il blocco di uno dei più importanti “colli di bottiglia” del sistema energetico mondiale: lo Stretto di Hormuz. Attraverso questo passaggio marittimo transitano infatti circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, una quota estremamente significativa del commercio energetico internazionale. La paralisi delle attività di navigazione nell’area ha quindi comportato una sostanziale interruzione dei flussi energetici, incidendo in modo particolare sulle esportazioni di gas naturale liquefatto (LNG) provenienti da Qatar ed Emirati Arabi Uniti, due dei principali esportatori globali. Complessivamente, questi paesi rappresentano circa il 20% delle esportazioni mondiali di LNG, il che rende evidente la portata sistemica delle ripercussioni sul mercato energetico internazionale.
L’Europa osserva con timore
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha avuto ripercussioni significative anche sul mercato energetico europeo, fortemente interconnesso con i flussi di petrolio e gas naturale liquefatto provenienti dagli Stati del Golfo. La riduzione o l’interruzione di tali forniture ha infatti generato una serie di effetti a catena che hanno contribuito a destabilizzare, almeno nel breve periodo, l’equilibrio degli asset energetici dell’Europa. Questa dinamica si è manifestata rapidamente sui mercati attraverso un sensibile incremento dei prezzi: il costo del gas ha registrato un aumento di circa il 20%, mentre quello del petrolio è cresciuto di circa l’8%. Tale dinamica rappresenta l’incertezza dei mercati legata alla possibile durata del conflitto. Qualora le ostilità dovessero esaurirsi in tempi relativamente brevi, gli effetti sul sistema energetico sarebbero probabilmente contenuti e limitati a oscillazioni moderate dei prezzi. Al contrario, un prolungamento della crisi nel tempo potrebbe esercitare una pressione crescente sulle scorte energetiche europee e sulle relative catene logistiche di approvvigionamento, mettendo seriamente alla prova l’Ue. Un elemento di particolare preoccupazione per l’Europa, riguarda tuttavia la decisione di QatarEnergy di sospendere temporaneamente le attività presso gli impianti di liquefazione del gas situati a Ras Laffan, uno dei principali poli mondiali per la produzione di LNG. Secondo le stime disponibili, la riattivazione delle infrastrutture richiederà circa due settimane, alle quali si aggiungerà un ulteriore periodo di circa altre due settimane per il ritorno alla piena capacità operativa. L’effettiva tempistica di ripristino delle attività rimane tuttavia strettamente legata all’evoluzione del conflitto e alla stabilizzazione del contesto geopolitico nella regione.
L’intervento di OPEC+
In questo quadro di forte incertezza, l’Organization of the Petroleum Exporting Countries (OPEC+) ha annunciato un intervento volto a contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici. In particolare, OPEC+ ha comunicato l’intenzione di incrementare progressivamente la produzione fino a raggiungere, entro il mese di aprile, un aumento di circa 206.000 barili di petrolio al giorno, con l’obiettivo di attenuare le tensioni sui prezzi emerse a seguito dell’inizio del conflitto. Questa misura punta a immettere sul mercato una maggiore quantità di greggio, contribuendo così a contenere l’incremento vertiginoso del prezzo del petrolio che ha caratterizzato le prime fasi della crisi energetica legata all’escalation nel Golfo Persico. Tuttavia, l’incremento annunciato dalla OPEC+, copre meno dello 0,2% della domanda globale e risulta probabilmente insufficiente a compensare le interruzioni derivanti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Questa valutazione evidenzia come, nonostante le misure adottate per aumentare l’offerta, l’intervento resti limitato rispetto all’impatto della crisi sui flussi energetici globali.
La crisi derivante dalle operazioni militari nel Golfo Persico evidenzia, de facto, la forte vulnerabilità dell’Europa di fronte alla crisi dello Stretto di Hormuz. L’aumento immediato dei prezzi di gas e petrolio e la sospensione delle attività di liquefazione a Ras Laffan mostrano come la dipendenza europea da forniture esterne renda il continente particolarmente esposto ai cambiamenti repentini dello scenario globale. Gli interventi di OPEC+, pur volti a stabilizzare i mercati, coprono solo una minima parte della domanda globale, confermando che l’Europa resta fragile e sottolineando la necessità urgente di diversificare le fonti energetiche e rafforzare le catene logistiche.

