La decisione di Stati Uniti e Unione Europea di revocare le sanzioni economiche alla Siria sta aprendo nuove opportunità per il Paese.
La rimozione delle sanzioni segnala fiducia e apertura nei confronti del nuovo governo siriano. Il regime sanzionatorio, tra i più severi al mondo, mirava a isolare la presidenza di Bashar al-Assad, escludendolo dalla comunità internazionale. Con la caduta di Assad e l’ascesa di Ahmed al-Sharaa, Washington e Bruxelles hanno riconsiderato tali misure.
A maggio 2025, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la revoca immediata delle sanzioni economiche, poco prima di un incontro con il presidente ad interim siriano Ahmed al-Sharaa. La decisione, vista come un’opportunità per favorire la ripresa di Damasco e contrastare l’influenza di Iran e Russia, segna una svolta strategica. L’Unione Europea ha revocato tutte le sanzioni dopo l’annuncio di Washington, eccetto quelle relative la sicurezza, la difesa militare e le violazioni dei diritti umani. La figura di Ahmed al-Sharaa, tuttavia, rimane controversa.
Se le sue promesse di un governo inclusivo hanno aperto spiragli di dialogo con l’Occidente, eventi come gli scontri di marzo con i lealisti di Assad e il 13 luglio a Suwayda con i violenti scontri tra drusi e beduini sunniti, sollevano dubbi sulla capacità del nuovo esecutivo di garantire stabilità, diritti umani e pluralismo politico.
Rilancio economico e nuove dinamiche regionali
Con la decisione degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, prospettive che in Europa sembrano essersi aperte dopo la visita di Ahmed al-Sharaa in Francia, si stanno rapidamente sviluppando nuove vie per il rilancio delle relazioni economiche e diplomatiche tra Damasco e importanti attori regionali. Un esempio significativo è l’accordo da 800 milioni di dollari, tra il governo siriano e la DP World, società emiratina, per lo sviluppo del porto di Tartus. Questo progetto, che include zone industriali e di libero scambio, per attrarre investimenti esteri e rilanciare l’economia siriana, ferma da anni a causa di conflitto e isolamento.
La decisione statunitense, coordinata con leader regionali come il principe saudita Mohammed bin Salman e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, riflette una convergenza d’interessi per stabilizzare la Siria attraverso la normalizzazione economica. Le deroghe al Syrian Sanctions Regulations faciliteranno la presenza di investitori stranieri e organizzazioni umanitarie, elementi chiave per la ricostruzione.
Parallelamente Turchia, Qatar e Usa hanno firmato un accordo di 7 miliardi sul rilancio delle infrastrutture energetiche
Il 23 luglio 2025 si è svolto a Damasco il Forum siriano-saudita sugli Investimenti, con la partecipazione di oltre 120 investitori e rappresentanti governativi sauditi, guidati dal ministro Khalid Al-Falih.
Sono stati firmati accordi del valore di circa 4 miliardi di dollari, focalizzati su settori chiave come energia , infrastrutture, aviazione civile, e ricostruzione.
L’accordo prevede anche la costruzione della Fayhaa White Cement Factory, essenziale per la ricostruzione del paese.
Il governo siriano per favorire l’ingresso di capitali stranieri, ha promulgato una nuova legge sugli investimenti, progettata per offrire incentivi fiscali e protezioni giuridiche simili a quelle dei Paesi sviluppati
Questi sviluppi si inseriscono in un quadro geopolitico in cui la Siria ridefinisce i rapporti con Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita e Turchia, protagonisti sia nella pressione per la revoca delle sanzioni sia nelle trattative economiche. Tale convergenza pragmatica offre alla Siria un’opportunità unica per superare anni di conflitto.
Reazione russa e iraniana al ritiro delle sanzioni di USA e Unione Europea
I principali sostenitori del regime di Assad hanno accolto in maniera simile il ritiro delle sanzioni. Mosca ha reagito positivamente, con il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che ha definito la decisione di Trump un passo “meglio tardi che mai”, sottolineando il peso delle misure restrittive sulla popolazione siriana. Tuttavia, la Russia osserva con cautela questa nuova fase, in cui la sua influenza sembra potersi ridurre. L’accordo con DP World per il porto di Tartus, che ha superato di 300 milioni il precedente contratto russo con STG Engineering (risolto a gennaio 2025), evidenzia il declino della capacità di Mosca di controllare la ricostruzione siriana e il rafforzamento della presenza emiratina.
L’Iran, come Mosca, ha definito la decisione di Stati Uniti e Unione Europea di revocare e sospendere le sanzioni unilaterali contro la Siria come un passo “tardivo ma positivo”. L’ambasciatore e rappresentante permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha rilasciato queste dichiarazioni durante la sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a New York.
A differenza di Mosca, si può affermare con certezza che ormai Teheran è fuori dai piani per la ricostruzione della Siria, era fra i più grandi sostenitori del regime di Assad, con investimenti negli anni stimati fra i 30 e i 50 miliardi, che con la caduta del regime sono andati in fumo.
Il regime di Assad rappresentava un canale cruciale per il supporto iraniano a Hezbollah ed era un elemento chiave “dell’Asse della Resistenza”.
La revoca delle sanzioni offre alla nuova Siria un’opportunità unica per ricostruire la propria economia, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di trasformare gli accordi iniziali in crescita sostenibile.
Nei prossimi mesi, gli elementi che saranno cruciali per valutare l’efficacia di questa apertura sono l’impatto economico della rimozione delle sanzioni, che è già visibile in accordi come quello da 800 milioni di dollari con DP World per modernizzare il porto di Tartus e il piano da 7 miliardi per il rilancio delle infrastrutture energetiche con Turchia, Qatar e Stati Uniti.
Se l’ordine esecutivo di Trump di Maggio, prometteva rimozioni immediate delle sanzioni alla Siria, dal 16 luglio procede in Camera e Senato l’emendamento H.R. 4427 , volto ad un rigido controllo finanziario nei confronti del governo siriano.
Prevede la sospensione del Caesar Syria Civilian Protection Act del 2019, se la Siria rispetterà per almeno 2 anni consecutivi i criteri imposti dagli Stati Uniti, come la lotta alla produzione illecita di sostanze stupefacenti, accesso umanitario regolare nelle zone sotto controllo governativo,rispetto dei diritti umani, accesso alle ONG per monitorare i diritti umani e il rispetto delle minoranze religiose.
Altrimenti, le sanzioni non verranno eliminate, ma saranno attive fino al 31 dicembre 2029.
Ciò va in contrasto con l’ordine esecutivo di Trump che non prevede controlli così stringenti su Damasco. Tuttavia è poco probabile che questo disegno diventi legge, ma potrebbe essere una possibilità futura che l’attuale Governo Siriano deve considerare.Il presidente Ahmed al-Sharaa terrà un discorso all’ONU a Settembre, sarà il primo pronunciato da un leader siriano negli ultimi 60 anni.
Potrebbe essere per il nuovo governo, un’occasione per dimostrare il proprio impegno nel rispetto dei nuovi standard imposti dagli Stati Uniti.

