All’inizio degli anni duemila, con l’avvento al potere del partito AKP capeggiato da Recep Tayyip Erdogan, la Turchia ha assunto un cambio di postura della sua politica estera, estendendo il suo campo d’azione a numerosi quadranti come quello del Corno d’Africa. Durante questo periodo, le autorità turche hanno compiuto notevoli investimenti nell’area, legittimando la propria posizione, caratterizzata dall’assenza di condizionalità nei rapporti con le controparti. Tuttavia, negli ultimi mesi la Turchia ha agito da mediatore nella disputa tra l’Etiopia e la Somalia, sorta dopo la firma del Memorandum of Understanding tra Addis Abeba e il Somaliland. Nella disputa si è inserito anche l’Egitto, con il quale Ankara, negli ultimi mesi, ha ristabilito i rapporti bilaterali. Il Cairo, sostenitore della Somalia, ha inviato armamenti e dislocato truppe nel paese, con l’obiettivo di indebolire la posizione assunta dall’Etiopia. La disputa può essere collegata al progetto che prevede la costruzione della diga del rinascimento, grazie al quale l’Etiopia avrebbe ottenuto un’importante copertura delle risorse idriche per la propria popolazione.
L’agenda africana dell’AKP ha assunto un ruolo importante negli ultimi anni a causa della vocazione imperiale attribuitagli dal suo leader Recep Tayyp Erdogan. A partire dall’Anno dell’Africa, annunciato da Erdogan nel 2005, Ankara si è impegnata a essere il garante della sicurezza dell’Africa. Per questo motivo, il governo turco ha sostenuto l’Ankara Consensus, un nuovo modello di crescita economica, sociale e politica da condividere con altre nazioni africane, ponendo le basi per la successiva introduzione di elementi di hard power. L’azione turca nel Corno d’Africa negli ultimi anni è stata caratterizzata da azioni militari, in particolare in Somalia, dove Ankara ha aperto la sua più grande base militare, TURKSOM, nel 2017.
Quello che è importante sottolineare riguarda la ripresa dei rapporti bilaterali tra l’Egitto e la Turchia. Questi erano caratterizzati da una decennale crisi diplomatica innescata dall’incarcerazione dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, vicino al presidente turco Erdoğan e al suo partito politico, dopo l’ascesa al potere di Abdel Fattah al-Sisi nel 2013. In tal senso, i colloqui bilaterali tenutisi il 14 febbraio al Cairo hanno rappresentato un punto centrale nella riapertura del dialogo tra i due paesi. Un’area di interesse che accomuna entrambi i Paesi, è quella del Corno d’Africa, dove l’Egitto sta compiendo un’azione volta al dispiegamento di truppe in Somalia, partner di importanza fondamentale per Ankara, la quale mette in allerta l’Etiopia, alla luce di quanto sta accadendo nel Somaliland. Pertanto, tale questione può rappresentare uno spiraglio per Ankara e il Cairo di sfruttare la ripresa dei rapporti bilaterali per collaborare.
Il passaggio che ha scatenato l’ira dell’Etiopia risale alla fine di agosto, quando il Cairo ha iniziato a inviare in Somalia attrezzature, munizioni e un piccolo numero di soldati, con l’obiettivo di raggiungere le diecimila unità nei prossimi mesi. Ciò in quanto il governo di al-Sisi intende essere la forza principale della missione di peacekeeping annunciata dall’Unione Africana per sostituire l’attuale Missione dell’Unione Africana in Somalia (ATMIS), la quale terminerà alla fine di quest’anno, per essere sostituita dalla Missione di Supporto dell’Unione Africana in Somalia (AUSSOM). Questa iniziativa segue il patto di difesa firmato all’inizio di agosto tra il presidente egiziano Abdel al-Sisi e il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, volto a rafforzare i legami tra Egitto e Somalia.
Le azioni intraprese dall’Egitto negli ultimi mesi hanno determinato un graduale cambiamento, soprattutto nella rivalità con l’Etiopia. La costruzione da parte dell’Etiopia della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) sul Nilo Azzurro ha acuito le tensioni tra i due paesi. In qualità di rivierasco a monte, Addis Abeba ha ottenuto un vantaggio strategico significativo che non aveva sfruttato appieno a causa delle sue limitate risorse. Il GERD offre all’Etiopia un’influenza sull’Egitto e il potenziale per fornire energia a basso costo ad altri Paesi della regione affamati di energia, aumentando così la sua influenza. Pertanto, il completamento del GERD ha creato una nuova realtà per il Cairo, che ha dovuto adattare il suo approccio alla regione. In risposta, il Presidente al-Sisi ha perseguito una strategia a doppio binario. Da un lato, ha cercato di isolare politicamente il Primo Ministro etiope e di ridurre l’influenza di Addis Abeba negli affari regionali, migliorando le relazioni con la maggior parte degli Stati rivieraschi del Nilo, nel tentativo di formare un fronte unito contro l’Etiopia.
La Turchia, dal canto suo, vanta stretti legami con la Somalia, in particolare dal 2011, con la famosa visita di Erdogan, a cui fecero seguito numerosi aiuti umanitari, con l’intento di crearsi uno spazio di manovra importante nell’area. Ciò infatti ha contribuito in modo significativo alla stabilità e ai processi di sviluppo della Somalia. Inoltre, Ankara sta facilitando la risoluzione del conflitto tra Somalia ed Etiopia, mantenendo una politica equilibrata nelle relazioni con entrambi i Paesi. Per tali motivi sembra improbabile che un qualsiasi attore possa sostituire l’attuale posizione della Turchia in Somalia nel prossimo futuro.
Pertanto, l’accordo tra l’Etiopia e il Somaliland segna un nuovo capitolo nella rivalità in corso tra Addis Abeba e il Cairo, con implicazioni destabilizzanti per la politica regionale. È importante anche considerare i fattori esterni: l’invasione israeliana di Gaza, in risposta agli attacchi di Hamas, ha innescato le azioni del gruppo Houthi, il quale ha interrotto il libero passaggio delle navi commerciali attraverso lo stretto di Bab el Mandeb. Una riduzione del traffico marittimo attraverso il Canale di Suez potrebbe avere un grave impatto sulla stabilità politica. Così, quando le tensioni tra Etiopia e Somalia sono aumentate e Mogadiscio ha cercato sostegno, il Cairo ha visto l’opportunità di inserirsi con maggiore convinzione nelle dinamiche regionali.
Il piano prevede che fino a 5.000 soldati egiziani si uniscano a una nuova forza dell’Unione Africana alla fine dell’anno, mentre altri 5.000 saranno dispiegati separatamente.
L’Egitto ha accusato l’Etiopia di minacciare il suo approvvigionamento idrico con la costruzione della Gerd. Gli ultimi sforzi diplomatici per definire le modalità di funzionamento della diga – e per stabilire quanta acqua scorrerà a valle verso il Sudan e l’Egitto – sono falliti lo scorso dicembre. Infatti, il Cairo vede il suo accordo militare con la Somalia come “storico” e come una possibile occasione per regolare i conti legati alla diga.
Infine, va sottolineata la posizione dello stato turco riguardante le tensioni in corso: considerate le ottime relazioni tra Mogadiscio e Ankara, l’intenzione sarebbe quella di mantenere la propria posizione di mediatore, facendo leva su quello che unisce i due paesi, ovvero il passato storico. Ciò potrà favorire il Cairo, in quanto l’aver riaperto i canali di dialogo con Ankara, consentirà all’establishment egiziano di agire con maggiore convinzione nell’accerchiamento dell’Etiopia da parte dei paesi confinanti.

