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09/12/2025
Stati Uniti e Nord America

Il “Corollario Trump” per le Americhe, la centralità indo-pacifica e il disentanglement europeo: Tre volti del nuovo paradigma della strategia nazionale statunitense

di Paolo Pizzolo

La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS) statunitense del secondo mandato Trump si discosta dalla tradizionale postura di Washington come garante globale dell’ordine liberale, introducendo un “Corollario Trump” che riecheggia la “Dottrina Monroe” e il “Corollario Roosevelt” per riaffermare l’influenza statunitense nelle Americhe. Inoltre, la NSS ribadisce la centralità dell’Indo-Pacifico come architrave degli interessi nazionali statunitensi di lungo periodo, puntando a conservare la preminenza economica e tecnologica come deterrente all’ascesa cinese, soffermandosi sull’importanza del mantenimento di una forte presenza militare nel Pacifico occidentale e sulla necessità di un aumento delle spese in materia di difesa da parte dei tradizionali alleati regionali. Un ulteriore pilastro della nuova strategia di Washington si basa su un crescente disinteresse per una partecipazione attiva negli affari europei, promuovendo un’autonomia strategica europea e scoraggiando ulteriori allargamenti della NATO. Nel caso dell’Europa, la nuova strategia rappresenta tanto una fonte di potenziali rischi che di inedite opportunità per un reale rilancio strategico europeo.

La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS) statunitense del secondo mandato Trump si discosta dalla tradizionale postura di Washington come garante globale dell’ordine liberale, introducendo un “Corollario Trump” che riecheggia la “Dottrina Monroe” e il “Corollario Roosevelt” per riaffermare l’influenza statunitense nelle Americhe. Inoltre, la NSS ribadisce la centralità dell’Indo-Pacifico come architrave degli interessi nazionali statunitensi di lungo periodo, puntando a conservare la preminenza economica e tecnologica come deterrente all’ascesa cinese, soffermandosi sull’importanza del mantenimento di una forte presenza militare nel Pacifico occidentale e sulla necessità di un aumento delle spese in materia di difesa da parte dei tradizionali alleati regionali. Un ulteriore pilastro della nuova strategia di Washington si basa su un crescente disinteresse per una partecipazione attiva negli affari europei, promuovendo un’autonomia strategica europea e scoraggiando ulteriori allargamenti della NATO. Nel caso dell’Europa, la nuova strategia rappresenta tanto una fonte di potenziali rischi che di inedite opportunità per un reale rilancio strategico europeo.

Il ruolo strategico dell’Emisfero occidentale e la riaffermazione della “Dottrina Monroe”

“I giorni in cui gli Stati Uniti sostenevano l’intero ordine mondiale come Atlante sono finiti”. Con queste parole, la nuova Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS) statunitense del secondo mandato Trump pone perentoriamente termine a trent’anni di tradizionale postura di Washington secondo cui, nel contesto del mondo post-bipolare, gli USA si ergevano ad impareggiati garanti dell’ordine liberale internazionale con intrinseca legittimazione ad interventi fuori area. Nel documento, l’Amministrazione statunitense postula la teorizzazione di un “Corollario Trump” che, ancorandosi alla “Dottrina Monroe”, riecheggia palesemente il “Corollario Roosevelt”. Nel 1823, per contrastare il colonialismo europeo nel Nuovo Mondo, il Presidente James Monroe aveva statuito in quella che sarebbe stata nota come la sua “Dottrina” di politica estera che qualsiasi intervento negli affari politici delle Americhe da parte di potenze straniere rappresentava un atto potenzialmente ostile nei confronti degli Stati Uniti. A ciò era seguito nel 1904 un “Corollario” voluto da Theodore Roosevelt che, in linea con la Dottrina Monroe, conferiva agli Stati Uniti il potere di esercitare una diretta influenza negli affari interni degli altri Paesi americani per porre fine ai disordini cronici o evitare intrusioni aliene nell’Emisfero occidentale. A distanza di più di un secolo, il “Corollario Trump” rinnova questi concetti, sottolineando ancora una volta l’importanza di riaffermare il primato dell’influenza degli USA nelle Americhe per tutelare il proprio interesse nazionale. Nello specifico, Trump intende garantire che l’Emisfero occidentale “rimanga ragionevolmente stabile e sufficientemente ben governato” da Esecutivi che cooperino con Washington e che “resti libero da incursioni straniere ostili” soprattutto in termini di possesso di risorse economiche chiave. Per realizzare questi obiettivi, la NSS propone una duplice politica di “arruolamento” ed “espansione” che prevede da un lato la cooptazione di partner strategici regionali e dall’altro l’allargamento del network di Paesi amici nella regione panamericana. In una politica estera che Trump definisce “pragmatica senza essere pragmatista”, “realistica senza essere realista”, “morale senza essere idealista”, “muscolare senza essere interventista (hawkish)” e “contenuta senza essere pacifista (dovish)”, la riaffermazione dell’egemonia statunitense nelle Americhe si pone dunque come pietra angolare della nuova architettura strategica di Washington.

L’Indo-Pacifico come architrave degli interessi nazionali statunitensi di lungo periodo

Un secondo pilastro del paradigma di politica estera della nuova NSS è rappresentato dalla conferma della centralità dell’Indo-Pacifico. La premessa all’interazione statunitense nell’Indo-Pacifico dipende, nella retorica di Trump, dalla mancata applicazione da parte della Cina dei principi che sostengono “l’ordine internazionale basato sulle regole (rules-based international order)”. Nel documento si sostiene che, malgrado le aperture commerciali e gli investimenti statunitensi, la Cina sia diventata ricca e potente a suo considerevole vantaggio, senza un’adeguata contropartita nei confronti di Washington. In tal senso, la NSS rifiuta esplicitamente decenni di politica commerciale statunitense basata sul presupposto che l’interdipendenza economica con Pechino avrebbe indotto convergenza politica ed una stabilità internazionale equa. In questo contesto, la NSS considera la politica commerciale uno strumento primario di sicurezza nazionale, riflettendo la consapevolezza che chi controlla gli asset della produzione tecnologica – semiconduttori, input per l’intelligenza artificiale, terre rare – ha la capacità di esercitare forme di egemonia strategica. La NSS sottolinea che la regione dell’Indo-Pacifico contribuisce a quasi la metà del PIL mondiale misurato in termini di parità di potere d’acquisto (PPA) e a un terzo quando si considera il PIL nominale e prevede che questa percentuale aumenterà ulteriormente nel corso del XXI secolo, confermando la centralità della regione per le sfide geoeconomiche e geopolitiche dei prossimi anni. In questa cornice, Washington ritiene che la conservazione della preminenza economica e tecnologica statunitense rappresenti il modo più sicuro per scoraggiare e prevenire un conflitto militare su larga scala. In altre parole, il migliore strumento per contenere l’ascesa cinese sarebbe rappresentato dalla deterrenza offerta dall’equilibrio militare convenzionale unito allo sviluppo di sofisticate tecnologie di difesa, attraverso soprattutto il sostegno agli alleati statunitensi tradizionali – Taiwan, Corea del Sud, Giappone – nel quadro dei sistemi di difesa collettiva regionali. L’obiettivo principale consisterebbe dunque nell’utilizzare strumenti di deterrenza militare per scoraggiare qualunque azione aggressiva nella prima e seconda “catena di isole” e nel Mar Cinese Meridionale. Nello specifico, Washington assicura il rafforzamento della propria presenza militare nel Pacifico occidentale e insiste sulla necessità di un aumento delle spese di difesa dei Paesi regionali alleati.

“L’Europa agli europei”: Come gli Stati Uniti puntino ad un disentanglement dal Vecchio Continente

Un ulteriore pilastro della nuova NSS è rappresentato dalla manifestazione di crescente disinteresse nei confronti di un’attiva partecipazione statunitense negli affari europei, soprattutto in materia di difesa. Il documento ribadisce alcuni principi fondamentali di politica estera statunitense che hanno una diretta conseguenza sulle relazioni transatlantiche, tra cui un focus sull’interesse nazionale – a scapito della difesa dei partner euro-atlantici –, l’idea di “pace attraverso la forza”, con diretto riferimento alla deterrenza come strumento di mantenimento della pace internazionale, una predisposizione non-interventista, una politica ispirata dal “realismo flessibile”, il primato della sovranità nazionale rispetto alle organizzazioni transnazionali – con palese riferimento alle istituzioni onusiane ma anche con implicita allusione all’Unione Europea –, nonché il concetto di balance of power tanto mondiale che regionale. Nello specifico, la NSS dispone che la politica generale per l’Europa dovrebbe ripristinare condizioni intereuropee di stabilità, inclusa una stabilità strategica con la Russia, garantire un’autonomia strategica europea nel contesto del primato della sovranità nazionale – a scapito delle istituzioni transnazionali – soprattutto nell’ambito della difesa, e sospendere l’allargamento dell’Alleanza Atlantica. Inoltre, nei confronti della politica europea la NSS fa perno su due obiettivi fondamentali: da un lato, la necessità che la guerra in Ucraina termini attraverso negoziati diplomatici e, dall’altro, la volontà di rafforzare i legami strategici con i Paesi dell’Europa centro-orientale, considerati peraltro – da un punto di vista culturale e identitario – i depositari contemporanei della vera identità europea. In questo quadro, la politica di Trump conferma i suoi tratti sovranisti ed anti-atlantisti, palesando intenzioni di non-entanglement che riecheggiano l’originale postura statunitense così come articolata dai Padri fondatori, a cominciare dal primo Presidente George Washington, secondo cui gli Stati Uniti dovrebbero considerare le alleanze internazionali come misure temporanee contingenti, recedendo liberamente quando richiesto dall’interesse nazionale. In conclusione, la NSS descrive le relazioni tra Stati Uniti ed Europa come strategicamente importanti, ma bisognose di una profonda ricalibrazione. Pur affermando l’importanza culturale ed economica dell’Europa, la strategia sostiene che il Vecchio Continente si trova ad affrontare crisi interne – declino demografico, perdita di fiducia nella propria civiltà, eccesso di regolamentazione ed instabilità politica – che ne minano l’affidabilità come partner a lungo termine. Questa profonda cesura tra le due anime del mondo atlantico, con ripercussioni evidenti sul futuro ruolo della NATO, offre all’Europa rischi ma anche opportunità: il rischio principale è che l’Europa sia sempre più sola, costretta ad interagire al contempo con il revisionismo russo, l’isolazionismo statunitense, l’ascesa cinese e la pur sempre fragile coesione interna; d’altronde, le opportunità maggiori possono provenire, paradossalmente, proprio dall’apparente condizione di solitudine che garantisce all’Europa – sempreché resti coesa – maggiore autonomia decisionale e capacità di manovra nella ricerca di un’autosufficienza strategica, di nuove opportunità nei mercati internazionali e di inediti partenariati soprattutto in Africa, Medio Oriente ed Asia.

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