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NotizieCosa sarebbe successo se Kim Jong-un fosse deceduto

Cosa sarebbe successo se Kim Jong-un fosse deceduto

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Faccio un ragionamento semplificato di relazioni internazionali: in Corea del Nord non c’è una regola dinastica, ragion per cui la morte del Presidente nordcoreano avrebbe causato dapprima un periodo di vuoto politico caratterizzato da forte instabilità e disorientamento tra la popolazione, l’esercito e il partito, seguito successivamente da un’incognita sul suo successore che non si sa quale atteggiamento possa tenere con gli USA di Trump. Pertanto, Kim Jong-un ancora in vita sarebbe per assurdo una buona notizia.

Il Presidente statunitense ha infatti dimostrato di saper trattare (con) Kim, non solo negli scambi di tweet – forse una iniziale prova di approccio con il dittatore – ma anche negli incontri avvenuti tra i due: dal primo avvenuto a Singapore a quello sulla linea di demarcazione militare coreana (ovvero il confine tra le due Coree) che ha reso Donald Trump il primo Presidente USA a mettere piede in Corea del Nord.

Sono 3 i possibili successori di Kim. La sorella di ferro Kim Yo-jong che, seppure braccio destro e consigliere di Kim, in quanto donna sarebbe penalizzata per una società nella quale ha già un ruolo unico nel partito (tra l’altro, recentemente nominata membro supplente del Politburo) ma la Presidenza potrebbe essere troppo anche per lei. La sorella minore di Kim Jong-un potrà essere invece il Presidente ombra nel caso in cui la dinastia continuasse con il fratello Kim Jong Chol, disinteressato alla politica e alla vita pubblica, che passa le giornate a suonare musica e ha un carattere ed un look decisamente inadatti a prendere le redini di una dittatura che si basa sulla durezza e sul rispetto di chi governa. L’ipotesi esterna alla successione dinastica è rappresentata poi dal presidente del Presidium dell’Assemblea suprema popolare e primo vicepresidente della Commissione Affari di Stato: Choe Ryong-hae, militare tanto spietato quanto Kim ma più austero. Tra gli anziani del partito sarebbe quello più quotato soprattutto per aver lavorato sempre a stretto contatto con Kim e per essere – con i suoi 70 anni – più giovane degli altri membri del Comitato permanente del Politburo. Il fatto che Kim Yo-jong sia sposata con il suo secondo figlio, potrebbe alimentare la probabilità che – anche grazie all’aiuto dell’esercito – si preferisca affidare il potere a un ufficiale della sua caratura, con sempre la sorella di Kim in posizione di Presidente de facto.

In ogni caso, Trump dovrà ricominciare da capo lo studio del nuovo Presidente e le trattative per la de-nuclearizzazione intraprese in questi anni. Le relazioni difficilmente potrebbero migliorare, e non è detto che le tattiche negoziali di Trump funzionino allo stesso modo. Anche se restasse lo status quo, passerebbero mesi di forte incertezza e si perderebbe nel migliore delle ipotesi tempo, nella peggiore ipotesi mesi di trattative e lo storico patto sul nucleare firmato a giugno 2019.
Dopo la pandemia di coronavirus, con gli USA che ne escono come Stato più colpito e a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, la morte di Kim sarebbe (stato) un elemento fortemente destabilizzante a livello geopolitico mondiale.

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