Alla vigilia dei tre anni dall’inizio della guerra in Ucraina, le fragilità dell’autonomia strategica dell’UE sono ormai evidenti. Il futuro della difesa europea dipende dalla capacità del Triangolo di Weimar di colmare queste lacune e rafforzare il ruolo dell’Europa nello scacchiere internazionale.
L’Unione Europea poggia su due motori – Francia e Germania – il cui asse è il cuore dell’integrazione e il baricentro delle decisioni politiche e strategiche del continente. La sicurezza del continente – minacciata dalla guerra in Ucraina, dall’instabilità in Medio Oriente e dagli attacchi informatici e ibridi – non può dipendere esclusivamente dalla NATO, ma richiede un impegno diretto e coordinato dell’UE. L’emergere della Polonia come attore chiave nella sicurezza regionale ha rilanciato il Triangolo di Weimar – nato nel ’91 come format di cooperazione tra Parigi, Berlino e Varsavia.
Investimenti in crescita, ma resta la frammentazione
In questo scenario, la crescita degli investimenti nella difesa europea assume un ruolo centrale. Tra il 2021 e il 2024, la spesa totale degli Stati membri dell’UE per la difesa è aumentata di oltre il 30%, raggiungendo nel 2024 una quota stimata di 326 miliardi di euro, pari a circa l’1,9% del PIL dell’Unione. Le proiezioni indicano un ulteriore incremento di 100 miliardi di euro entro il 2027 ma, nonostante questi investimenti record, sussistono le inefficienze strutturali dovute alla frammentazione dei programmi nazionali e alla mancanza del coordinamento strategico nell’Unione.
Durante il ritiro informale dei leader dell’UE del 3 febbraio a Bruxelles, il presidente del Consiglio Europeo, António Costa, ha sottolineato l’urgenza di colmare le lacune nella difesa comunitaria, attraverso finanziamenti adeguati e un rafforzamento della competitività europea.
La Commissione europea, definita “geopolitica” dalla Presidente von der Leyen, si mostra favorevole a soluzioni condivise per ampliare i fondi. Una delle priorità è superare i limiti di spesa, andando oltre il 2% dei PIL nazionali destinati alla difesa. Per facilitare l’accesso ai finanziamenti privati, la Banca europea per gli investimenti ha già concordato il proprio sostegno al settore della sicurezza e della difesa, ma restano ancora margini di miglioramento.
Un’Europa più forte deve consolidarsi anche attraverso il partenariato transatlantico, nonostante gli Stati Uniti siano focalizzati su altre priorità strategiche e sulla difesa della propria egemonia globale, minacciata dall’ascesa di nuove potenze revisioniste. Per bilanciare l’interscambio USA-UE e introdurre una politica di de-risking – azioni volte alla riduzione dei rischi e delle perdite, ma senza rinunciare all’interdipendenza – per i 27 si apre uno scenario di rinnovate alleanze, che potrebbero vedere come partner alternativi la Repubblica Popolare cinese e il Regno Unito.
Francia: il motore dell’autonomia strategica europea
La Francia, oltre ad essere l’unica potenza nucleare dell’Unione e Membro permanente del
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mira ad un progressivo distanziamento dagli Stati Uniti e dalla NATO, privilegiando l’autonomia strategica europea e la tutela degli interessi dei 27 da un punto di vista diplomatico, militare, industriale.
La Loi de Programmation Militaire per il periodo 2024-2030 prevede una spesa di 413 miliardi di euro per rafforzare le forze armate francesi, ricostruire gli stock di munizioni e potenziare la flotta di Rafale, fregate e portaerei, oltre a sostenere le operazioni di counterterrorism e counterinsurgency. Macron ambisce a un miglioramento della difesa marittima ed aerea, cui accostare un forte investimento nelle tecnologie emergenti, come la computazione quantistica e l’intelligenza artificiale. Parallelamente, il futuro dell’aviazione da combattimento di sesta generazione è affidato al progetto FCAS, sviluppato sotto la leadership francese con il contributo di Germania e Spagna.
Non bisogna trascurare che, secondo l’ultimo rapporto del SIPRI – Stockholm International
Peace Research Institute – la Francia, oltre ad aver prodotto sia uranio altamente arricchito (HEU) che plutonio per le sue armi nucleari, dispone di 290 scorte di testate ed è la seconda maggiore esportatrice di sistemi d’arma nel 2019-2023, superando Russia, Cina, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna ed Israele.
Berlino tra leadership europea e legami transatlantici
La Germania è lontana dall’auspicare un disimpegno della Casa Bianca dagli affari europei, evitando così il ritorno dell’ottocentesca Dottrina Monroe. Già nel 2019, l’allora Ministra della Difesa tedesca Annegret Kram-Karrenbauer sottolineava l’importanza della cooperazione strategica tra Francia e Germania, pur ribadendo la necessità “di restare transatlantici”. La Repubblica Federale non è più il limes della NATO ma sostiene attivamente le forze armate alleate dell’Europa centrale.
Lo scorso 4 dicembre il Consiglio dei Ministri federale ha adottato la “National Security and
Defence Industry Strategy” avviando la riforma “Zeitenwende”, preannunciata da Olaf Scholz il 27 febbraio 2022 come risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Questo nuovo corso ha portato Berlino ad abbandonare la sua storica cautela in politica estera e a ridefinire la sua strategia difensiva, aumentando il sostegno militare a Kiev con la fornitura di carri armati Leopard 2, sistemi di difesa aerea e munizioni. La strategia punta a migliorare le condizioni finanziarie, mantenere una forza lavoro qualificata e semplificare la burocrazia nell’industria della difesa, consentendo al governo di investire nel settore e garantire forniture critiche. Inoltre, la politica di “Zeitenwende” include un fondo di 100 miliardi di euro per rafforzare e razionalizzare la Bundeswehr – forze armate tedesche – arrivando fino a 203.000 effettivi sul campo entro il 2031 e riducendo la struttura di comando ad un’unica unità centralizzata con lo scopo di mettere direttamente in contatto la NATO, l’Unione Europea e le autorità federali.
Il ritorno del Triangolo di Weimar: una nuova dinamica strategica
Nel 2024, il Triangolo di Weimar – la cooperazione tra Francia, Germania e Polonia – ha vissuto un forte rilancio, rafforzando il proprio ruolo nella sicurezza europea. L’alleanza si è consolidata ulteriormente attorno alla difesa dell’Ucraina, diventando un pilastro strategico nella risposta dell’UE alla guerra.
I rispettivi ministri della difesa hanno concordato di:
- tenere operazioni militari congiunte e sostenere Kiev
- colmare le lacune nelle capacità difensive europee, inclusi difesa aerea e terrestre, sistemi di attacco di precisione, droni, comando e controllo, mobilità e logistica, scorte di munizioni e investimenti nelle tecnologie del futuro.
- incentivare il coordinamento, l’interoperabilità, gli investimenti e contratti a lungo termine.
L’ambizione di Varsavia nella difesa dell’UE
In questo quadro geopolitico, la Polonia si candida come bussola dell’autonomia strategica europea, rivendicando un ruolo di leadership all’interno dell’Alleanza Atlantica. Durante un’intervista al Financial Times, lo scorso 13 gennaio, il ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha manifestato il proprio consenso alla richiesta del neoeletto presidente Donald Trump di perseguire il nuovo target che vede un incremento fino al 5% del PIL impiegato nella difesa.
Varsavia punta a mobilitare e tessere le fila europee rafforzando 7 dimensioni: sicurezza esterna e interna, energetica, economica, alimentare, climatica, sanitaria e dell’informazione.
Pertanto, tali obiettivi sono al centro delle priorità del semestre di presidenza della Polonia al Consiglio dell’Ue, come sintetizza lo slogan “Sicurezza, Europa!” adottato dal governo di Tusk.
Europa della difesa: un progetto ancora incompiuto?
L’Europa si trova di fronte a un bivio cruciale che vede la conciliazione della propria autonomia strategica con la cooperazione transatlantica come decisiva per la sicurezza continentale. Il Triangolo di Weimar e il dinamismo di singoli attori stanno imprimendo all’Unione un framing promettente e una spinta alla difesa comune, ma contestualmente coesistono divergenze sulla posizione della NATO. La guerra in Ucraina ha accelerato questo dibattito, sottolineando la necessità di una difesa europea più coesa ed efficace di fronte alle minacce esterne.
Difatti, lo scacchiere europeo non si gioca unicamente sul piano degli investimenti, ma sull’abilità di trasformare le ambizioni politiche in azioni concrete e determinanti. Bruxelles riuscirà a superare gli storici divari nazionali e a costruire un modello integrato di difesa comune, capace di rispondere alle sfide poste dal conflitto in corso?

