Dopo la riforma del servizio militare, il partito di estrema destra rivendica una difesa nazionale sovrana e più forte. Tuttavia, la sua frammentata politica di sicurezza è ben lontana dalle ambizioni e dal rappresentare un’alternativa alla NATO.
Difesa e investimenti sono ormai due concetti chiave per Berlino, che a lungo ha mantenuto una posizione di prudenza e austerità di fronte agli shock internazionali. Oggi, un atteggiamento passivo del genere risulterebbe inefficace con il ritorno della guerra in Europa e con la crescente necessità di realizzare un’autonomia strategica europea. Difatti, una risposta concreta è arrivata dal cancelliere Friedrich Merz che, nei primi 6 mesi del suo mandato, si è già rivelato un attore presente nel panorama europeo, deciso a contrastare la Russia – definita come una minaccia – e promuovere una cooperazione intergovernativa sempre più stretta. Il leader della CDU intende ripristinare la narrativa federale della “locomotiva d’Europa”, incentivare il settore industriale e investire di più nella sicurezza. Berlino si distingue già come primo paese dell’Unione europea per spesa militare, ma per potenziare ulteriormente l’esercito e renderlo “il più forte in Europa” si stimano finanziamenti record da 100 miliardi di euro: una rottura rispetto alla tradizionale dottrina securitaria. Quest’ultima si configura come il cavallo di battaglia del partito di estrema destra, Alternative für Deutschland, che, oltre a crescere nei sondaggi elettorali, invoca una difesa tedesca e non transatlantica. Risulta evidente, però, che il disegno di legge sulla riforma della leva e della Bundeswehr – orientata verso l’aumento del numero degli effettivi – abbia invece riacceso un dibattito da tempo sopito: quello sull’identità nazionale.
La difesa oggi e la visione promossa dall’AfD
Le imposizioni storiche hanno reso la Germania uno Stato a lungo diviso, portatore di una “doppia identità”: quella occidentale – legata alla NATO – e quella orientale – oggi più nazionalista. Con la fine della guerra fredda e la riunificazione tedesca, la spesa militare si è abbassata progressivamente, al di sotto del target transatlantico dell’1,5% del PIL. In questo senso, il 2022 ha segnato una cesura per la storia contemporanea del Vecchio Continente, ma anche uno Zeitenwende, un punto di svolta per la Repubblica federale. Le esigenze belliche si sono tradotte in un ripensamento della strategia militare e in un’opportunità per i colossi industriali, come Rheinmetall – il cui titolo in borsa, rispetto ad aprile 2022, è cresciuto oltre il 500%. Dati di tale portata testimoniano le potenzialità della filiera tedesca e come le policy mirate, accompagnate da investimenti coerenti, possano stimolare la sicurezza e la crescita interna. Una narrativa che oggi è ampiamente cavalcata dall’AfD, alla ricerca di voti e di un netto posizionamento ideologico.

Figura 1. Evoluzione della spesa per la difesa tedesca in miliardi di dollari (1990-2024). Fonti: “Yearbook: Armaments, Disarmament and International Security”, Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) e “Military Expenditure (% of GDP) Germany”, World Bank Group Data
L’Alternative für Deutschland si appella a una Germania “più sovrana” in termini economici e militari, mentre continua a guadagnare consensi. Infatti, secondo l’ultimo barometro RTL, otterrebbe il 27% dei voti in caso di elezioni anticipate, contro il 24% della CDU. I programmi nazionalisti sono stati rivalutati alla luce dell’insoddisfazione verso il Bundeskanzler: per i cittadini, Merz non sta offrendo un contributo significativo per porre un freno alla disoccupazione, crisi economica e industriale. A conferma, il report “Security Radar 2025” della Fondazione Friedrich-Ebert-Stiftung rivela che le principali preoccupazioni per i tedeschi riguardino la guerra e la propria sicurezza, seguite dai timori circa l’inflazione e il terrorismo internazionale.
L’alternativa offerta dal partito di estrema destra, dunque, si inserisce in un contesto sociale di disillusione e polarizzazione crescenti. Nel suo programma, la forza populista evoca la “Dexit”, ossia il recesso della Germania dall’Unione europea, e una politica di sicurezza improntata alla realpolitik e al pragmatismo. Da un lato, l’Alternative für Deutschland richiama l’orgoglio nazionale e percepisce la NATO come una partner temporanea, da cui svincolarsi appena si creerà una nuova struttura di difesa in Europa. D’altra parte, le diverse correnti interne minano una visione comune e credibile, fino a enfatizzare i risentimenti ereditati dalla riunificazione. Com’è noto, nell’AfD si raccolgono in realtà varie componenti in contraddizione tra loro, soprattutto in materia di sicurezza. Gli esponenti filo-russi, provenienti dai territori dell’ex Germania Est, invitano alla riconciliazione con Mosca, mentre voci dissonanti temono l’escalation su scala globale e premono per la neutralità di Berlino. Negli anni, il partito conservatore ha posto la reintroduzione della leva come tema simbolo della propria agenda politica, ma ha desistito quando la proposta è diventata concreta e ha paralizzato il dibattito parlamentare. In una mozione circolata all’interno dell’AfD, si accusa la “retorica sempre più bellicista del governo Merz” e si pone l’attenzione sul rifiuto giovanile di assolvere i futuri obblighi militari, sostenendo l’impossibilità di promuovere a priori un sentimento patriottico. “Quasi nessun giovane si renderebbe conto di dare la vita per Merz, Klingbeil o Hofreiter” e gli individui coinvolti nella leva sarebbero prettamente cittadini tedeschi di sesso maschile – escludendo gli stranieri che godono degli stessi diritti – e aggravando i divari socioeconomici già presenti. Alla luce di quanto emerso, l’AfD, nota per l’impostazione conservatrice e “militarista”, finisce per smentire la politica di sicurezza ampiamente proclamata. Una simile contraddizione rende difficile l’attuazione di una politica di difesa nazionale coerente e compromette la credibilità del partito di fronte agli elettori.
L’illusione dell’autonomia strategica nazionale
L’opinione pubblica tedesca è consapevole del decoupling transatlantico, ma contestualmente riconosce i limiti dell’autonomia strategica nazionale – e comunitaria. Secondo gli ultimi sondaggi, il 57% dei cittadini ritiene che l’UE non sia in grado di difendersi da sola senza gli Stati Uniti. Al tempo stesso, a detta del 54%, la NATO non offrirebbe un’effettiva capacità di difesa e deterrenza. Quanto all’intervento sulla scena internazionale, la Repubblica federale dovrebbe fornire il proprio sostegno militare all’Ucraina e Taiwan.
I vincoli legati al clima d’opinione si sommano alle difficoltà strutturali. La riforma costituzionale per consentire l’aumento del debito da dedicare alla sicurezza rappresenta certamente uno stimolo importante per il rilancio industriale. Tuttavia, difficilmente assicurerà una produzione interamente made in Germany, dato che il paese continuerà ad acquistare sistemi d’arma statunitensi – tra cui caccia F-35, aerei Boeing P-89 Poseidon, lanciatori di missili Typhoon Lockheed –, destinando circa l’8% del suo budget a Washington. Inoltre, mentre l’esecutivo orienta la bussola politica verso il potenziamento delle forze armate convenzionali, diviene indispensabile una maggiore coordinazione tra istituzioni politiche e militari. Persistono poi le fragilità dovute al deterioramento delle infrastrutture operative e alle insufficienze delle catene logistiche.
Nonostante gli ingenti investimenti nel settore, i vincoli politici e strutturali impediscono alla Germania di ambire al ruolo di potenza militare autonoma. In questo contesto, l’Alternative für Deutschland si ritaglia uno spazio politico scoperto, propone una difesa tedesca e non atlantica e cerca di presentarsi come l’unico partito capace di “liberare” la Germania dalle imposizioni esterne. Tuttavia, l’assenza di coerenza strategica e la frammentazione interna denotano l’impossibilità di realizzare l’ambizione sovranista. L’opposizione alla NATO non è accompagnata da una visione valida ed operativa e le contraddizioni dell’AfD sono il riflesso della crisi strategica tedesca.

