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04/04/2025
Europa

La disinformazione minaccia la coesione dell’Unione Europea

di Viola Petrelli

La disinformazione sta divenendo un elemento centrale della guerra ibrida. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, la Russia ha impiegato un sistema di disinformazione multilivello e ad oggi sta conducendo una “guerra ibrida parallela” contro l’Unione Europa. Per cui è necessario che l’UE rifletta su un’efficace struttura difensiva e preventiva per tutelare l’integrità dell’organizzazione.

La disinformazione sta divenendo un elemento centrale della guerra ibrida. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, la Russia ha impiegato un sistema di disinformazione multilivello e ad oggi sta conducendo una “guerra ibrida parallela” contro l’Unione Europa. Per cui è necessario che l’UE rifletta su un’efficace struttura difensiva e preventiva per tutelare l’integrità dell’organizzazione.

Lo scorso 24 marzo l’agenzia per l’intelligence interna austriaca ha dichiarato di aver scoperto una vasta campagna di disinformazione russa che diffondeva sentimenti anti-ucraini e promuoveva estremismi e nazionalismi. L’era digitale ha facilitato tali attività che si basano sulla deliberata diffusione di informazioni false o fuorvianti per manipolare l’opinione pubblica, erodere la fiducia nelle istituzioni e aumentare la polarizzazione sociale. La disinformazione è uno degli elementi-chiave della guerra ibrida, utilizzata da attori autocratici come Russia, Iran e Cina per minare gli equilibri statali. 

La minaccia russa nell’infosfera: la disinformazione, parte della “guerra parallela” contro l’UE

Le operazioni di disinformazione russe costituiscono un ecosistema ben strutturato e coordinato, le cui azioni sono progettate ad hoc per agire contemporaneamente su più piattaforme mediatiche. Tale modus operandi ha incoraggiato la creazione di un sistema multilivello. La disinformazione russa inoltre si basa su specifiche narrazioni. Una di queste enfatizza l’unità slava nei Paesi Baltici, dove viene posto l’accento sui legami etnici e storici condivisi, per rafforzare sentimenti filorussi. Altre narrazioni si concentrano sull’obiettivo di screditare le istituzioni democratiche dell’Unione Europea e della NATO, puntando sull’incitazione dei movimenti di estrema destra e nazionalisti. Oppure presentare informazioni alternative e contrastanti che danneggino la verità oggettiva, disorientando l’opinione pubblica e cavalcando l’onda populista e sovranista. 

Inoltre è da sottolineare che la strategia di attacco di disinformazione russa non è affatto una pratica recente, ma è solo negli ultimi tempi  (dalla guerra in Crimea del 2014) che l’Unione Europea ne ha preso coscienza. In seguito, con l’invasione dell’Ucraina, l’Unione ha acquisito maggior consapevolezza riguardo la pericolosità di tali operazioni, infatti il tema ha iniziato progressivamente a  ricevere maggior attenzione. Ad oggi le minacce ibride tutte destano particolare preoccupazione, tanto che si parla di una vera e propria guerra parallela”, fatta di attacchi ibridi contro i Paesi membri, rispetto a quella che la Russia sta conducendo contro Kiev. Agenti russi e iraniani cercano di reclutare soggetti in Europa per operazioni di disinformazione, ma anche per cyber-attacchi, incendi mirati, sabotaggio dei cavi sottomarini e disturbi GPS; in modo da screditare e indebolire le istituzioni europee. 

La disinformazione: strumento comune, ma con variabili di intensità e utilizzo

Il Servizio europeo di azione esterna (SEAE) ha pubblicato il  terzo rapporto annuale sulle minacce di manipolazione e disinformazione derivanti da attori esterni. Qui è presentata la mappatura delle reti di attività perniciose messe in atto da Russia e Cina. Data la centralità di tali operazioni, chiamate Foreign Information Manipulation and Interference (FIMI), il SEAE mette in evidenza la pericolosità della minaccia. Talvolta le reti di Mosca e Pechino come Paperwall, Portal Kombat, Doppelganger o False Façade, interagiscono per intensificare la minaccia contro le democrazie. La relazione ha analizzato 505 FIMI del 2024 su circa 38mila canali in 90 Paesi nel mondo. I principali target sono i processi elettorali, mentre le piattaforme social risultano luoghi preferenziali per lanciare queste campagne. 

È chiaro che Stati come Russia e Cina rappresentano una minaccia particolarmente grave, ma anche altri Paesi utilizzano la disinformazione come strumento strategico. Tuttavia, è sbagliato affermare che tutti gli Stati si servono di disinformazione in modo assoluto; infatti, è uno strumento che può essere impiegato con modalità e intensità differenti. Alcuni dati del brief dell’European Digital Media Observatory sostengono, infatti, l’utilizzo di narrazioni d’influenza anche da parte degli Stati Uniti, servendosi in modo particolare dell’IA. Altre fonti come Bloomberg sostengono che Musk, grazie all’acquisto della piattaforma X, tenti di diffondere una serie di informazioni per influenzare l’opinione pubblica, come ad esempio contenuti contro l’immigrazione, gonfiando il consenso per nazionalisti estremisti. 

Da ciò emerge che l’infosfera è divenuta un vero e proprio campo di battaglia geopolitico. L’Unione Europea è debole, indecisa e subisce continui attacchi ibridi che minano la coesione dell’organizzazione. In particolare, la disinformazione mira a polarizzare la popolazione europea esaltando i nazionalismi estremi, sfruttando le criticità e le carenze dell’Unione. Per combattere la minaccia della disinformazione è in primis necessario implementare una regolamentazione adeguata e sempre aggiornata; rafforzare attività di fact-checking coordinate, ma è soprattutto fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica europea sul tema.

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