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21/04/2015
Medio Oriente e Nord Africa, Notizie

L’impatto dell’emergenza umanitaria siriana sulla popolazione del distretto di Sanliurfa

di Aurora Capizzi

Fino ad ora la Turchia ha stanziato circa TRY 4.500.000.000 per la gestione dei rifugiati siriani e il distretto di Şanlıurfa ne utilizza ben il 20%. La municipalità è abbastanza indipendente finanziariamente e ha poteri decisionali ma mantiene una stretta cooperazione informativa con il governo allo scopo di evitare doppi e inutili finanziamenti per un obiettivo comune.

Dal marzo 2011, con l’inizio della guerra civile in Siria, si è stimato che 9 milioni di persone hanno lasciato le proprie case, per confluire negli Stati vicini o in Europa. Sulla base dei dati raccolti dall’UNHCR, più di 3 milioni sono scappati in Turchia, Libano, Giordania e Iraq; 6,5 milioni sono rifugiati interni alla Siria e circa 150.000 persone hanno fatto richiesta per il diritto d’asilo in Europa dove sono già ospitati 33.000 siriani, per la maggior parte in Germania.

La municipalità di Şanlıurfa conta circa 364.000 persone e i responsabili politici della zona sono tre, una delle quali è l’estremo vertice che firma i provvedimenti importanti per il distretto e ha rapporti con il governo. Data la vicinanza della guerra, paragonabile ad una Hiroshima per il grado di devastazione e panico tra la popolazione, le conseguenze per la città sono molte, innanzi tutto finanziarie.

Fino ad ora la Turchia ha stanziato circa TRY 4.500.000.000 per la gestione dei rifugiati siriani e il distretto di Şanlıurfa ne utilizza ben il 20%. La municipalità è abbastanza indipendente finanziariamente e ha poteri decisionali ma mantiene una stretta cooperazione informativa con il governo allo scopo di evitare doppi e inutili finanziamenti per un obiettivo comune.

Un’altra conseguenza per società turca è l’inevitabile aumento della popolazione.

Solamente nel distretto di Şanlıurfa sono ospitati circa 200.000 rifugiati mentre 1.700.000 sono sparsi nell’intera Turchia. All’inizio della guerra in Siria, si sperava in una rapida conclusione, ma con il passare del tempo e l’aggiungersi di molteplici interessi si è capito che la vicenda siriana sarà un nuovo pantano del Medio Oriente, difficilissimo da svolgere e anche da contenere. Ad oggi è già il quinto anno di guerra e la situazione presenta risvolti sempre più inquietanti.

Data la posizione geografica turca che confina non solo con la Siria ma anche con l’Iraq, in passato erano già stati costruiti alcuni campi profughi destinati agli iracheni che sono poi stati utilizzati per i siriani. Ma dopo l’assedio di Kobanê e gli ultimi svolgimenti della guerra che hanno portato in Turchia molte migliaia di persone in più è stato necessario e urgente costruire nuovi campi profughi.

Ad oggi in Turchia ci sono 22 campi e molte persone vivono anche fuori di essi, in case affittate o presso parenti. Le condizioni di vita nei campi sono solo sufficienti a garantire una esistenza: offrono i servizi essenziali e una piccola garanzia di sicurezza ma il numero di professionisti come medici, insegnanti o psicologi è notevolmente al di sotto del necessario. Nonostante questo, in casi di malattia grave o urgente, i rifugiati siriani godono di un trattamento gratuito e prioritario in tutti gli ospedali del paese.

Relativamente alla possibilità di impiego dei siriani in Turchia, le regole prevedono che i rifugiati possono lavorare liberamente al di fuori dal campo e molti lo fanno: lavorano allo scopo di sfamarsi e sfamare la propria famiglia, risultando i più impiegati. Naturalmente qualche volta ciò è motivo di tensioni con la popolazione locale, data la loro propensione ad accettare salari bassissimi. In ogni caso per ora episodi del genere sono stati molto rari ma non si può sapere cosa accadrà in futuro, con il protrarsi dalla guerra.

La municipalità di Şanlıurfa, nonostante le proprie capacità, non scarse, per organizzare al meglio l’opera di accoglienza ha organizzato alcuni viaggi in Europa. E’ stata costituita una delegazione che ha visitato alcune città europee allo scopo di capire e vedere come è organizzato il meccanismo di accoglienza dei rifugiati in occidente, traendo importanti conclusioni. Nella municipalità, a beneficio dei rifugiati operano il governo locale, alcune Organizzazioni Non Governative (come Fikir Masasi), Organizzazioni Non Governative siriane in Turchia e grandi e conosciute Organizzazioni Internazionali come UNICEF o UNHCR, presenti da molto tempo nel paese.

Inoltre attraverso il dettame religioso dello Zakat, l’obbligatoria carità che ogni musulmano deve a chi è più povero di lui, non è difficile raccogliere aiuti sotto forma di denaro, cibo o vestiti che sono ciclicamente distribuiti ai profughi.

Riguardo l’impatto di questo grande afflusso di persone sulla popolazione turca è utile tenere presente che si tratta in ogni caso di musulmani. Turchi e siriani, curdi o arabi che siano, sono uniti dalla stessa fede che li aiuta a sentirsi solidali l’un l’altro. Per ora non si sono registrati molti episodi di intolleranza e se ci sono stati, spesso sono legati a questioni lavorative o di ordinaria criminalità. I rifugiati siriani nei campi profughi poi non hanno mostrato resistenza verso le politiche turche e per questo sono ben accetti. Lo stesso governatore ha fatto riferimento alla religione come risorsa primaria e imprescindibile al superamento dei problemi posti dal continuo afflusso di rifugiati nella zona.

 

Questo articolo è scritto sulla base di informazioni reperite durante l’incontro avuto con il Sindaco Mehmet Ekinci il 23.03.2015 presso il palazzo Eyyübiye Belediyesi riguardo la situazione dei rifugiati siriani del distretto di Şanlıurfa.

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