In Repubblica Ceca, la cittadinanza è chiamata ad eleggere l’Assemblea dei Deputati dalla quale uscirà il nome del nuovo primo ministro (PM). La polarizzazione sociale e l’incapacità del governo di affrontare temi domestici stanno favorendo il ritorno del leader populista Andrej Babiš la cui probabile vittoria farà sollevare molti dubbi sull’attuale postura internazionale di Praga
Venerdì 3 e sabato 4 ottobre 2025, i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere i parlamentari dell’Assemblea dei Deputati (Poslanecká sněmovna), la camera bassa del Parlamento ceco. I sondaggi più recenti vedono in testa il partito populista “Azione dei Cittadini Insoddisfatti” (ANO) del miliardario Andrej Babiš. Il principale sfidante è Petr Fiala, attuale presidente del governo (l’equivalente del primo ministro) e rappresentante delle forze di governo riunite nella coalizione di centro-destra “Insieme” (Spolu). Più defilati, inoltre, ci sono altri gruppi politici che possono giocare un ruolo decisivo nella formazione di governo come “Libertà e Democrazia Diretta” (SPD), una coalizione di partiti di estrema destra o il “Partito Pirata Ceco” di orientamento progressista che in passato ha sostenuto l’esecutivo di Fiala. Altri partiti in ascesa come il “Movimento Sindaci e Indipendenti” (STAN) di orientamento liberale e “Basta!” (Stačilo!) di estrema sinistra possono giocare un ruolo decisivo nella formazione del futuro esecutivo.
Per Babiš un successo alle urne rappresenterebbe il ritorno al potere dopo la sconfitta elettorale subita quattro anni prima. Al momento, tale scenario appare il più probabile, sostenuto da due elementi: la vittoria al doppio turno elettorale di settembre 2024 per il rinnovo di un terzo del Senato, la crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica nei confronti dell’operato del governo su temi quali il carovita e il costo dell’energia e la volontà crescente di una politica estera neutralista. Tuttavia, due fattori potrebbero ostacolare la corsa di ANO: la complessa coabitazione con il Presidente della Repubblica, il liberale Petr Pavel e le controversie giudiziarie che coinvolgono Babiš e la sua impresa Agrofert.
Lo spettro della Russia
L’invasione russa dell’Ucraina iniziata nel 2022 rappresenta l’elemento focale della politica domestica ed estera del Paese. Praga ha sempre dimostrato un sostegno deciso e costante all’Ucraina che si è manifestato in diversi modi. L’invio delle armi è l’elemento cardine del sostegno ceco il quale ha prodotto un duplice risultato. Da un lato, Praga ha smaltito l’equipaggiamento militare di produzione sovietica offrendo all’Ucraina un sostegno pari a 300 milioni di euro. Questa iniziativa ha favorito l’ammodernamento dell’arsenale bellico il quale ha sostituito i mezzi donati con quelli più avanzati di produzione statunitense e tedesca. Dall’altro lato, il conflitto ha rappresentato un enorme stimolo per la produzione bellica interna. Praga è diventata leader nella produzione di proiettili di artiglieria con il lancio della Czech Ammunation Initiative (CAI). Istituita nel 2024, essa ha inviato nel suo primo anno circa 1,6 milioni di pezzi a Kyiv. Nel 2025, il trend rimane positivo, sebbene non manchino critiche legate alla scarsa trasparenza e ai ritardi nelle consegne. Infine, al vertice NATO a L’Aia, il Paese ha dimostrato convinto sostegno al target del 5% del PIL in spese militari.
L’impegno ceco vede un sostegno misto nella sua opinione pubblica. Da un lato, stando all’ultima rilevazione di Globsec Trends, i cittadini sono fortemente favorevoli all’aumento delle spese militari (74%) e sostengono convintamente l’adesione di Praga alle istituzioni euro-atlantiche (86% per la NATO e 72% per l’UE). Questi dati si spiegano con l’accresciuta percezione della Russia come minaccia alla propria sicurezza alla luce dell’attuale conflitto in Ucraina. In particolare dal 2022, il Paese ha visto un incremento di operazioni ibride russe sul suo territorio. L’ultimo report del BIS, il servizio d’intelligence ceco, ha segnalato la presenza di “Telegram agents”, individui perlopiù stranieri in condizioni di vulnerabilità economica che vengono reclutati e istruiti su Telegram a compiere sabotaggi e altre attività illegali per conto di Mosca. Inoltre, il BIS ha denunciato la diffusione di campagne di disinformazione per polarizzare lo scontro elettorale in atto. Parallelamente, il governo ha accusato l’opposizione di sfruttare tali narrazioni per finalità elettorali, contribuendo così ad alimentare un clima politico sempre più polarizzato.
Dall’altro lato, l’opinione pubblica ceca prova sfiducia nei confronti dell’operato del governo. Difatti, Fiala è stato indebolito da una serie di questioni e scandali. Da un lato, l’esecutivo ha perso figure di rilievo come l’ex ministro della Giustizia, Pavel Blažek, dimessosi nel giugno 2025 dopo aver accettato una somma in bitcoin pari a 40 milioni di euro, successivamente rivelatisi di provenienza illecita. Inoltre, a ottobre 2024, tensioni interne provocarono l’uscita del Partito Pirata Ceco dalla coalizione di governo. Dall’altra parte, Fiala è incapace di far fronte a questioni domestiche come il carovita e la stagnazione economica. Nonostante l’esecutivo abbia adottato una politica di austerità per contenere il debito pubblico, l’economia ceca rimane stagnante, una situazione anomala rispetto al resto dell’UE. Il malcontento per il declino economico, causato dall’instabilità geopolitica, si riversa sull’insoddisfazione della popolazione sulla politica estera dell’attuale governo. SPD e Stačilo!stanno promuovendo campagne per l’uscita del Paese dall’UE e dalla NATO mentre Babiš ha criticato il supporto all’Ucraina e l’impegno ad aumentare la spesa militare. La posizione scettica ma moderata di ANO sta riscuotendo maggior successo nell’opinione pubblica dato che, nei sondaggi, la volontà di continuare il sostegno a Kyiv vacilla pur rimanendo maggioritaria.
Implicazioni geopolitiche
L’appuntamento elettorale rappresenta un momento critico che può rimodulare l’impegno internazionale di Praga. La probabile vittoria di ANO spaventa i partner europei dato che le sue posizioni sul conflitto in Ucraina ricalcano quelle di Ungheria e Slovacchia esprimendo al contempo fiducia nelle capacità diplomatiche dell’attuale amministrazione statunitense. Babiš ha promesso di terminare la CAI e di disimpegnare il Paese dagli impegni di spesa militare. Tuttavia, la sua retorica può rimanere inconcreta poiché il possibile vincitore difficilmente avrà la maggioranza per formare da solo un nuovo governo. Inoltre, nella formazione del nuovo governo, un ruolo centrale è svolto dal Presidente della Repubblica, Petr Pavel, il quale, forte della sua esperienza come generale della NATO, ha mantenuto per tutta la campagna elettorale una pressione costante affinché Praga preservi una solida postura euroatlantica in materia di difesa. In questa prospettiva, Pavel mira a garantire una bottom line security, una linea di sicurezza minima non negoziabile che assicuri la continuità dell’impegno del Paese.
Nonostante il Presidente della Repubblica possa attuare mosse correttive come rifiutare la nomina di ministri con tendenze “anti-occidentali”, un possibile governo a trazione ANO cercherà inevitabilmente di avvicinarsi ad altri leader sovranisti europei. La possibile vittoria di Babiš, la cui origine slovacca e vicinanza politica favorirebbero un’intesa immediata con il governo di Robert Fico, potrebbe tradursi in un riavvicinamento politico tra Praga e Bratislava. Sul piano regionale, un simile riallineamento potrebbe aprire la strada a un tentativo di rilanciare il Gruppo di Visegrád come attore antagonista alle politiche europee su dossier cruciali, sebbene l’assenza della Polonia, per ora, ne limiti il peso strategico. Questo scenario rappresenterebbe un ulteriore sfida alla coesione europea sulla scena internazionale.

