12/10/2026
Europa

Il risultato delle elezioni e lo stallo politico in Svezia

di Maria Granalli Ortiz

Il centrosinistra guidato da Magdalena Andersson ha vinto le elezioni del 13 settembre 2026 per il rinnovo del Riksdag, tornando davanti al centrodestra di Ulf Kristersson dopo quattro anni di governo. Il vantaggio di appena tre seggi, tuttavia, non è stato sufficiente a trasformare il successo elettorale in una maggioranza politica in grado di sostenere un nuovo esecutivo. Dopo aver rinunciato a un primo tentativo di formazione del governo, Andersson ha ricevuto nuovamente dal presidente del Parlamento Andreas Norlén l'incarico di verificare la possibilità di trovare un accordo.

Il 13 settembre 2026 gli elettori svedesi sono tornati alle urne per rinnovare il Riksdag, il Parlamento monocamerale del Paese. Al termine dello scrutinio, il blocco di centrosinistra guidato da Magdalena Andersson ha ottenuto complessivamente 176 seggi su 349, appena tre in più rispetto ai 173 conquistati dal centrodestra del primo ministro uscente Ulf Kristersson. Il risultato ha riportato i Socialdemocratici alla guida del principale schieramento parlamentare dopo quattro anni di opposizione, ma non ha prodotto una maggioranza politica sufficientemente coesa per garantire la formazione di un nuovo esecutivo.

La difficoltà nasce dalla composizione dello stesso blocco di centrosinistra, formato da Socialdemocratici, Verdi, Partito della Sinistra e Partito di Centro, quattro forze che condividono il risultato elettorale ma presentano posizioni differenti su diversi temi, in particolare in materia economica. 

Dopo un primo tentativo fallito, la leader socialdemocratica ha rinunciato alla possibilità di formare il governo e ha restituito l’incarico al presidente del Parlamento. Norlén ha quindi avviato una nuova fase di consultazioni con i partiti, verificando le possibili combinazioni parlamentari. Il voto del 13 settembre ha così aperto una fase di incertezza nella quale la questione centrale non riguarda più soltanto quale schieramento abbia vinto le elezioni, ma quale maggioranza sia concretamente in grado di sostenere il prossimo esecutivo.

Il sistema parlamentare svedese

La Svezia rinnova il proprio Parlamento ogni quattro anniattraverso un sistema proporzionale che elegge i 349 membri del Riksdag. Il Parlamento è composto da una sola camera e i seggi vengono distribuiti tra i partiti in base ai voti ottenuti. Per ottenere seggi a livello nazionale, un partito deve generalmente superare la soglia del 4 per cento dei voti. Il sistema prevede inoltre una parte dei seggi assegnata nelle diverse circoscrizionie una quota distribuita a livello nazionale per rendere il risultato finale più proporzionale rispetto ai voti ricevuti dai partiti.

La formazione del governo segue il principio del parlamentarismo negativo. In Svezia, quindi, un candidato alla carica di primo ministro non deve ottenere la maggioranza dei voti del Parlamento per essere approvato, ma può entrare in carica se non viene respinto dalla maggioranza assoluta dei 349 deputati. Questo sistema permette anche di formare governi di minoranza, sostenuti da un numero di parlamentari inferiore alla metà dei seggi. Di conseguenza, il partito o lo schieramento più votato non è automaticamente in grado di governare. Il candidato deve quindi poter evitare che una maggioranza assoluta del Parlamento voti contro di lui. Per questo, gli accordi tra partiti possono essere decisivi anche quando una forza politica non entra direttamente nel governo, ma sceglie di sostenerlo in Parlamento.

Dopo le elezioni, un ruolo centrale spetta al presidente del Parlamento, lo Speaker, che conduce le consultazioni con i partiti e propone al Riksdag un candidato alla guida del governo. Se nessuno dei candidati riesce a ottenere il sostegno necessario dopo i tentativi previsti dalla procedura, la legislazione svedese prevede la possibilità di nuove elezioni.

Il risultato del 13 settembre mostra quindi concretamente il funzionamento di questo sistema. Il centrosinistra è stato lo schieramento più numeroso con 176 seggi, ma questi sono distribuiti tra quattro partiti distinti. I Socialdemocratici di Magdalena Andersson, pur risultando il primo partito con 99 seggi, non dispongono da soli dei numeri necessari per governare. La formazione del nuovo esecutivo dipende quindi dalla possibilità di trovare un accordo con altre forze parlamentari.

I quattro anni di governo Kristersson

Alle elezioni del 2022 il centrodestra aveva ottenuto 176 seggi nel Riksdag, contro i 173 del centrosinistra. Il margine di appena tre seggi rendeva decisivo il ruolo dei Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson, che con il 20,6 per cento dei voti e 73 seggi erano diventati la seconda forza del Parlamento, superando i Moderati di Ulf Kristersson. Per formare il nuovo governo, Moderati, Democratici Cristiani e Liberali hanno quindi raggiunto un accordo con i Democratici Svedesi, il TidöAgreement, che definiva le linee della collaborazione tra i quattro partiti. I Democratici Svedesi sono rimasti fuori dal governo, formato dai tre partiti di centrodestra, ma hanno garantito il proprio sostegno parlamentare all’esecutivo e ottenuto un ruolo significativo nella definizione delle politiche della maggioranza. Il 17 ottobre 2022 il Parlamento ha approvato la candidatura di Kristersson alla carica di primo ministro.

Nel corso della legislatura, il governo ha portato avanti una linea particolarmente restrittiva sull’immigrazione e ha dato grande rilievo al contrasto della criminalità, due ambiti nei quali le posizioni dei Democratici Svedesi hanno avuto un peso importante. Il partito di Åkesson, pur non entrando formalmente nell’esecutivo, ha infatti esercitato una forte influenza sulle politiche della maggioranza attraverso il Tidö Agreement. La collaborazione tra i quattro partiti è proseguita fino alle elezioni del 13 settembre 2026, quando l’equilibrio parlamentare emerso nel 2022 è cambiato. Kristersson ha quindi lasciato la guida del governo, rimasto in carica in funzione dimissionaria fino alla formazione di un nuovo esecutivo.

Magdalena Andersson e il progetto socialdemocratico

Magdalena Andersson è la leader dei Socialdemocratici svedesi, il principale partito del centrosinistra e la forza politica più votata alle elezioni del 13 settembre. Economista ed ex ministra delle Finanze, è stata nominata leader del partito nel novembre 2021 e, nello stesso mese, è diventata la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro della Svezia. Dopo la sconfitta elettorale del 2022 ha guidato l’opposizione socialdemocratica, arrivando al voto del 2026 con una proposta che ha mantenuto una forte attenzione al welfare, affiancandola a una linea più rigida su immigrazione e sicurezza.

La campagna dei Socialdemocratici si è concentrata su tre priorità economia, welfare e sicurezza. Sul piano economico, il partito ha promesso di aumentare il reddito disponibile delle famiglie attraverso più occupazione e salari più alti, pensioni maggiori e misure di sostegno alle famiglie, tra cui il raddoppio degli assegni familiari in occasione delle vacanze estive e natalizie. Il programma prevedeva inoltre interventi per aumentare la concorrenza nei settori in cui i prezzi sono considerati troppo elevati.

Sul fronte del welfare, Andersson ha proposto classi scolastiche più piccole, una riduzione delle liste d’attesa nella sanità e il divieto dei profitti nelle scuole e nelle scuole dell’infanzia. Alla dimensione sociale si affiancava però una linea più dura sulla sicurezza, con pene più severe per alcuni reati, maggiori strumenti per contrastare la criminalità organizzata e una proposta di legge specifica contro i vertici delle gang. Particolare attenzione era inoltre rivolta al contrasto del reclutamento di bambini e giovani da parte delle organizzazioni criminali.

Un altro elemento significativo della proposta di Andersson riguarda l’immigrazione, sulla quale i Socialdemocratici hanno mantenuto una linea restrittiva. Il partito ha sostenuto la necessità di mantenere bassi i livelli di ingresso per concentrarsi sull’integrazione delle persone già presenti nel Paese. La linea comprende anche il rifiuto delle espulsioni di adolescenti. In questo modo la proposta socialdemocratica ha cercato di combinare la difesa del welfare con una maggiore attenzione a sicurezza, integrazione e controllo dell’immigrazione.

La trasformazione del profilo politico di Andersson riguarda anche la politica estera e di sicurezza. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la leader socialdemocratica ha sostenuto nel 2022 l’adesione della Svezia alla NATO, interrompendo una lunga tradizione di non allineamento militare. L’ingresso nell’Alleanza è stato formalizzato il 7 marzo 2024, durante il governo di Ulf Kristersson.

La formazione del governo dopo il voto

Dopo le elezioni, Magdalena Andersson ha avviato i colloqui con le altre forze politiche per verificare la possibilità di costruire una maggioranza. Le trattative sono proseguite per circa due settimane, mentre il primo ministro uscente Ulf Kristersson è rimasto alla guida di un governo dimissionario. La fase successiva è stata segnata anche dall’elezione del presidente del Parlamento.

Il 28 settembre, alla prima riunione del nuovo Riksdag, i deputati hanno rieletto Andreas Norlén, esponente dei Moderati, alla presidenza del Parlamento. La scelta dello Speaker rappresenta un passaggio previsto dopo ogni elezione e assume particolare importanza in una fase di Parlamento frammentato.

Norlén ha ottenuto 200 voti, contro i 146 della candidata socialdemocratica Johanna Haraldsson. A sostenerlo sono stati anche i deputati del Partito della Sinistra, una scelta che ha evidenziato la complessità delle relazioni tra le forze che compongono il centrosinistra. Lo stesso giorno, dopo aver valutato il risultato del voto e l’esito dei colloqui condotti fino a quel momento, Andersson ha comunicato di non ritenere possibile formare un governo nelle condizioni presenti e ha restituito l’incarico esplorativo a Norlén.

La decisione non ha però chiuso il processo. Nei giorni successivi Norlén ha consultato nuovamente i leader dei partiti e ha valutato le diverse possibilità per la formazione di un governo. Anche un eventuale tentativo di Kristersson avrebbe incontrato difficoltà, poiché il suo schieramento avrebbe avuto bisogno del sostegno di almeno una forza politica esterna al proprio blocco. Il 2 ottobre, Norlén ha quindi affidato nuovamente ad Andersson il compito di verificare la possibilità di formare un governo, osservando che le condizioni parlamentari non erano cambiate rispetto al primo incarico. Il nuovo ciclo di consultazioni è iniziato il 5 ottobre e Andersson dovrà riferire a Norlén entro il 12 ottobre. Al termine delle trattative si terrà comunque un voto del Riksdag sulla candidatura a primo ministro.

Il voto ha lasciato aperta una fase politica nella quale il margine tra le diverse forze parlamentari resta molto ristretto e ogni scelta può diventare decisiva. Il nuovo Riksdag si è già insediato, ma il Paese è ancora in attesa di conoscere la composizione del prossimo governo. Per i Socialdemocratici, il ritorno alla prima posizione rappresenta un risultato importante, ma anche l’inizio di una prova politica più complessa. Con il secondo incarico affidato ad Andersson, le trattative sono ripartite senza che i rapporti di forza emersi dalle urne siano cambiati. Sarà quindi l’esito di questo nuovo confronto tra i partiti a determinare se il risultato del 13 settembre potrà tradursi nella formazione di un nuovo esecutivo.

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