Il Presidente della Camera incontra lo speaker Johnson, vicino a Trump, e interviene all’assemblea parlamentare ribadendo la linea atlantista del nostro Paese.
Un supporto parlamentare all’attività Nato viene anche dall’Italia e viene soprattutto da Lorenzo Fontana, Presidente della Camera ed esponente di spicco della Lega di cui è anche responsabile esteri. Un dato istituzionale certo. E allo stesso tempo politico. A Washington in parallelo al vertice governativo con i Capi di Stato e di governo c’è stato, infatti, anche spazio per il vertice dell’Assemblea parlamentare Nato. In questa occasione il dato è emerso in modo chiaro. Per l’Italia erano presenti la seconda carica Ignazio La Russa e l’inquilino di Montecitorio Lorenzo Fontana. Con loro, il Presidente della delegazione presso l’Assemblea parlamentare Nato Lorenzo Cesa. Non gli unici, certo. Erano negli Usa fra gli altri, anche lo speaker della Canadian House of Commons Greg Fergus e quello della Verchovna Rada ucraina Ruslan Stefančuk. Oltre al padrone di casa, lo statunitense Mike Johnson, repubblicano.
Fontana è stato l’unico presidente di Parlamento che ha avuto un bilaterale con Johnson. Anche questo un dato non casuale, che mette in connessione due aspetti: da un lato l’ottimo rapporto della Lega con i trumpiani e dall’altro l’approccio atlantista del Presidente della Camera dei deputati. Un combinato particolare. Ed efficace. Era la prima missione statunitense per Fontana, che, in questi mesi, ha svolto missioni unicamente per prender parte a vertici multilaterali, senza investire, per il momento, in maniera diretta su rapporti bilaterali. Una scelta probabilmente da legare a un contesto europeo non sempre accogliente. Ancor di più se si pensa che gli unici Presidenti di Parlamento di un gruppo sovranista sono il sempiterno László Kövér in Ungheria e lo Speaker del Parlamento dei Paesi Bassi Martin Bosma, in sella comunque da pochi mesi.
Quella americana, però, era n’occasione importante. In vista del voto del 5 novembre, negli Stati Uniti i posizionamenti sono già evidenti. E se c’è un leader italiano che ha puntato chiaramente sulla vittoria di Trump quello è Matteo Salvini. Dunque, costruire un ponte parlamentare è certo un gesto di naturale amicizia con il
Congresso, che caratterizza storicamente il nostro Paese e le nostre istituzioni. Insomma una formalità istituzionale, ma non solo. Per cui Fontana porta a casa un risultato di prestigio. C’è, poi, il tema di merito rispetto al Patto atlantico. Ovvero il modo cui Fontana è intervenuto sui dossier più caldi durante l’assemblea. Chiaro e netto infatti è stato il riferimento all’Ucraina: “Rimane, convinto, il sostegno all’Ucraina a cui oggi torniamo a confermare la nostra concreta vicinanza e la piena volontà di essere al suo fianco nel grande sforzo di resistenza che sta compiendo”, ha detto Fontana. Non solo, però. È chiaro, infatti, che, diversamente da leader di altri schieramenti, per Fontana non esiste solo il dossier ucraino. E questo lo ha
sottolineato nel suo intervento. Il riferimento “alle guerre che si sono affacciate all’Europa e alle nuove sfide globali”. Ovvero alle “sfide securitarie del fianco Sud, dal Medio Oriente al Mar Rosso, e dei rischi conseguenti alla penetrazione russa e cinese soprattutto in Africa”. Quindi il sostegno a “un impegno potenziato della Nato
nel cosiddetto Mediterraneo allargato” con il supporto alla proposta di nominare un Inviato speciale per i Vicini Meridionali. La linea della Farnesina e della stessa premier Meloni, ribadita in più circostanze in queste ore.
Per il presidente della Camera la trasferta americana è stata un (riuscito) esercizio di equilibrismo politico-istituzionale. Utile a Salvini da un lato e di sponda con la Farnesina dall’altro. La prossima tappa? I primi di settembre a Verona per il G7 Parlamenti.

