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13/05/2025
Cyber e Tech

Futuro, complessità, intelligence, geopolitica: riflessioni ed analisi sulla nuova interazione uomo-macchina nel XXI secolo

di Vittorio Palumbo

Nel XXI secolo, il rapporto tra uomo e macchina s’inscrive in una cornice di crescente complessità, ridefinendo le pratiche dell’intelligence e sollevando interrogativi profondi. Il cosiddetto “dilemma dei 20 secondi” ne è emblema: quale spazio resta per la deliberazione umana in scenari governati da algoritmi?

Nel XXI secolo, il rapporto tra uomo e macchina s’inscrive in una cornice di crescente complessità, ridefinendo le pratiche dell’intelligence e sollevando interrogativi profondi. Il cosiddetto “dilemma dei 20 secondi” ne è emblema: quale spazio resta per la deliberazione umana in scenari governati da algoritmi?

Il caso Palantir

Palantir Technologies è stata fondata nel 2003 a Palo Alto, California, con un obiettivo ambizioso: mettere la tecnologia al servizio della sicurezza globale. L’azienda si è sviluppata rapidamente grazie a un modello di business innovativo, basato su piattaforme software modulari e adattabili. Questo approccio ha consentito a Palantir di penetrare in settori chiave, dimostrando un’eccezionale capacità di affrontare problemi complessi, grazie ad un’infrastruttura flessibile, infatti i prodotti Palantir non sono pacchetti preconfezionati, ma strumenti personalizzabili che si adattano alle esigenze dei clienti, dai governi alle aziende multinazionali, così come l’orientamento ai dati in quanto Palantir non raccoglie direttamente dati, ma si concentra sull’integrazione e sull’analisi di dati già esistenti, trasformandoli in conoscenza operativa. Palantir Technologies sviluppa diverse piattaforme avanzate per la gestione e l’analisi dei dati, ciascuna progettata per rispondere a esigenze specifiche in settori chiave come sicurezza, sanità, supply chain e telecomunicazioni. 

Le piattaforme principali di Palantir sono: 

Palantir Foundry: è una piattaforma pensata per organizzazioni commerciali e non governative. È progettata per trasformare dati complessi in insight operativi e strategici. Le sue caratteristiche sono l’integrazione dei dati, infatti, unifica dati provenienti da fonti eterogenee per fornire una visione consolidata, la pianificazione e simulazione che consente di simulare scenari futuri per ottimizzare processi decisionali, la pipeline di dati personalizzabili che offre strumenti per trasformare e analizzare i dati in base alle esigenze operative, l’accessibilità, essendo progettata per essere intuitiva anche per utenti non tecnici, le applicazioni per la gestione delle supply chain, l’analisi di mercato e la previsione della domanda, la pianificazione strategica in settori sanitari, energetici e industriali. Palantir Gotham: è la piattaforma di punta per le agenzie di intelligence e sicurezza. È stata sviluppata per rispondere alle esigenze di raccolta, integrazione e analisi di dati sensibili. Le sue caratteristiche sono la visualizzazione avanzata, la mappa delle connessioni tra dati e soggetti per individuare pattern e anomalie, la raccolta da fonti multiple che integra dati strutturati e non strutturati, come comunicazioni, sensori e archivi, la sicurezza e tracciabilità con cui garantisce un accesso controllato ai dati, con tracciamento completo delle attività, le capacità predittive, infatti aiuta a prevenire minacce attraverso l’analisi dei segnali deboli, le applicazioni per le operazioni antiterrorismo e di sicurezza nazionale, per le investigazioni su reti criminali, per il supporto tattico per forze dell’ordine. Palantir Apollo: è una piattaforma per il deployment continuo di software in ambienti complessi, inclusi quelli militari e industriali. Le sue caratteristiche sono il deployment su larga scala che consente aggiornamenti e manutenzione di sistemi software senza interruzioni, il supporto multiambiente, grazie al quale funziona in contesti estremi, dal campo di battaglia, al bordo di reti aziendali, l’automazione e controllo dei processi di rilascio e monitoraggio del software, le applicazioni per le operazioni militari in tempo reale, la gestione di infrastrutture critiche, la manutenzione di piattaforme software distribuite.

Palantir AIP (Artificial Intelligence Platform): è una piattaforma progettata per integrare modelli di intelligenza artificiale (IA) in ambienti privati, garantendo il pieno controllo da parte degli utenti. Le sue caratteristiche sono IA su misura che consente di personalizzare e integrare modelli di machine learning nei flussi operativi, la sicurezza dei dati, in quanto garantisce che i dati rimangano privati e sotto il controllo del cliente, la facilità di integrazione, dal momento che si collega facilmente con le altre piattaforme Palantir, le applicazioni di automazione dei processi aziendali, l’analisi avanzata di dati in tempo reale, il potenziamento di decisioni strategiche basate su IA.

MetaConstellation: è una piattaforma innovativa che integra dati satellitari in tempo reale per operazioni di intelligence e analisi strategica. Le sue caratteristiche sono l’elaborazione di dati satellitari con cui analizza dati provenienti da costellazioni satellitari globali, la risposta in tempo reale con cui supporta decisioni rapide in scenari di crisi, il monitoraggio globale che permette di osservare attività su larga scala in contesti geografici diversificati, le applicazioni di monitoraggio di infrastrutture critiche, per le operazioni militari e sorveglianza globale, per la gestione di risorse naturali. 

Palantir HyperAuto: è una piattaforma dedicata all’automazione avanzata nei settori automobilistico e manifatturiero. Le sue caratteristiche sono l’ottimizzazione della produzione in quanto analizza e ottimizza i processi di fabbricazione, la simulazione di scenari con cui supporta la progettazione e il miglioramento delle linee produttive, l’integrazione con i sistemi IoT in quanto collega sensori e dispositivi per ottenere dati in tempo reale, le applicazioni nel settore automobilistico (produzione e supply chain) e per la gestione di processi industriali complessi.

Palantir e la maledizione della Pietra Veggente: Tecnologia e Potere

Palantir Technologies è un’azienda che ha rivoluzionato il settore della sicurezza e dell’intelligence attraverso tecnologie avanzate di raccolta e analisi dei dati. Ma dietro il suo nome si cela un simbolismo potente, tratto dal mondo di Tolkien. Le pietre veggenti, i “Palantiri”, erano strumenti capaci di svelare ciò che è nascosto, ma con il rischio di corrompere chi le usava. Questa metafora si rivela straordinariamente attuale. Come le pietre di Tolkien, anche le tecnologie sviluppate da Palantir promettono conoscenza e controllo, ma pongono interrogativi profondi sui rischi di abuso, dipendenza e concentrazione di potere. La storia di Palantir, “coloro che sorvegliano da lontano” (Palantir, in Quenya, l’antico elfico, una delle lingue inventate da J. R. Tolkien, letteralmente coloro che sorvegliano da lontano. Pietre veggenti attraverso cui leggere eventi futuri, passati, presenti), nasce dall’incontro tra due menti brillanti e diverse: Peter Thiel, imprenditore tecnologico visionario, e Alex Karp, un filosofo con una formazione accademica che riflette una visione profonda del mondo. Fondarono l’azienda nel 2003, poco dopo l’11 settembre, un periodo in cui la sicurezza nazionale era diventata una priorità globale. Thiel, influenzato dal filosofo René Girard e dalla sua teoria del desiderio mimetico, credeva che fosse possibile prevedere i comportamenti umani e prevenire conflitti. Questa filosofia divenne il nucleo della missione di Palantir: creare strumenti tecnologici che permettessero di leggere e anticipare le dinamiche del mondo, garantendo così ordine e stabilità. Un elemento fondamentale per il successo iniziale di Palantir è stato il sostegno di In-Q-Tel, il fondo di venture capital della CIA.

Questo legame ha permesso all’azienda di accedere a risorse e partnership strategiche con agenzie governative come il Pentagono e l’NSA. Fin dai primi anni, Palantir si è posizionata come partner chiave della sicurezza nazionale statunitense, sviluppando tecnologie per affrontare minacce globali come il terrorismo e le crisi sanitarie. Tra i prodotti principali di Palantir, spiccano Gotham e Foundry. Gotham è una piattaforma utilizzata per raccogliere e integrare dati da diverse fonti, trasformandoli in informazioni utili per operazioni di intelligence e sicurezza. Foundry, invece, si concentra sull’analisi predittiva e sulla pianificazione strategica. Ad esempio, durante la pandemia di COVID-19, Foundry è stata utilizzata per ottimizzare la distribuzione di vaccini e risorse mediche. Questi strumenti hanno reso Palantir un attore cruciale per le operazioni governative, rafforzando la sua posizione nel panorama della sicurezza globale. Ma Palantir non è solo un esempio di innovazione tecnologica. È anche il simbolo di un nuovo approccio alla sicurezza, dove la tecnologia è vista come il fulcro per mantenere l’ordine in un mondo complesso. Alex Karp, l’attuale CEO, ha spesso sottolineato che la pace duratura richiede una “credibile minaccia di guerra”. Questo approccio pragmatico ha rafforzato il ruolo di Palantir come partner dell’Occidente nella definizione di un nuovo ordine globale, ma ha anche attirato critiche per il suo potenziale uso eccessivo della tecnologia come strumento di controllo. Proprio qui emergono le principali questioni etiche. La crescente dipendenza dai sistemi di analisi dati di Palantir solleva preoccupazioni sulla privacy, sul controllo democratico e sui rischi di sorveglianza di massa. Molti critici temono che la centralizzazione del potere in un numero ristretto di attori tecnologici possa minare le libertà individuali e portare a un utilizzo improprio della tecnologia. 

L’immagine del Palantir, con tutto il suo simbolismo, rappresenta perfettamente questo paradosso. Da un lato, la conoscenza e il controllo offerti da strumenti avanzati possono rendere il mondo più sicuro. Dall’altro, il loro uso indiscriminato può creare dipendenze, accentrare il potere e trasformarsi in una minaccia per le libertà fondamentali. Come le pietre veggenti di Tolkien, le tecnologie di Palantir offrono una visione che è allo stesso tempo una benedizione e una maledizione. Alla fine, la storia di Palantir non è solo quella di un’azienda tecnologica, ma una riflessione su come affrontiamo la complessità del mondo moderno. Ci invita a chiederci: fino a che punto siamo disposti a spingerci per ottenere sicurezza? E quale prezzo siamo disposti a pagare per la conoscenza? Le risposte a queste domande definiranno non solo il futuro di Palantir, ma anche quello della nostra società.

Chi è al comando? Il rapporto tra uomo e macchina nella complessità del XXI secolo

Le tecnologie avanzate basate sull’intelligenza artificiale (IA) stanno trasformando in maniera significativa il panorama delle operazioni militari. Sistemi come Lavender, The Gospel, Where’s Daddy? e Maven rappresentano esempi emblematici dell’evoluzione tecnologica applicata alla sicurezza e alla difesa. Questi strumenti, progettati per aumentare la capacità di analisi, sorveglianza e intervento in tempo reale, pongono al centro del dibattito non solo i benefici operativi, ma anche le questioni etiche, legali e strategiche. Eccone alcuni tra i principali:

Lavender, Monitoraggio Avanzato su Ampia Scala: è uno dei sistemi più avanzati sviluppati dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) per la sorveglianza e il monitoraggio delle attività umane nella Striscia di Gaza. Questo strumento rappresenta il culmine di un processo tecnologico volto a raccogliere, analizzare e interpretare enormi quantità di dati per identificare potenziali minacce. Lavender è progettato per raccogliere dati biometrici e comportamentali attraverso sensori avanzati e piattaforme digitali, effettuare analisi predittive, classificando gli individui in base al livello di rischio, utilizzando algoritmi avanzati di apprendimento automatico, monitorare costantemente i movimenti di persone sospette in tempo reale, fornendo aggiornamenti continui agli operatori militari. Nonostante la sua efficienza, Lavender presenta diverse problematiche, tra cui bias algoritmico, che può portare a errori di classificazione, invasione della privacy, con sorveglianza di massa senza supervisione chiara, potenziali errori operativi, che possono avere conseguenze devastanti in contesti civili.

The Gospel (Habsora), Localizzazione di Obiettivi Strategici: complementare a Lavender, The Gospel è uno strumento progettato per identificare infrastrutture e obiettivi di alto valore, principalmente nelle operazioni contro organizzazioni come Hamas. Questo sistema sfrutta dati geospaziali e immagini satellitari per fornire una mappatura dettagliata dei bersagli. Le sue funzionalità distintive sono l’identificazione di edifici strategici utilizzati per scopi logistici o militari, l’integrazione di dati geospaziali con rilevamenti sul campo per una precisione elevata, il supporto all’automazione degli attacchi, suggerendo interventi basati su analisi real-time. Il sistema, comunque, solleva preoccupazioni relative ai danni collaterali, con un alto rischio di colpire civili in caso di errori di calcolo, nonché alla supervisione limitata, che potrebbe portare a un eccessivo affidamento sull’automazione.

Where’s Daddy? Sorveglianza Individuale: questo software è stato sviluppato per integrare le funzionalità di Lavender e The Gospel, concentrandosi sul monitoraggio individuale. Questo sistema è progettato per tracciare i movimenti di persone classificate come minacce di alto rischio. Le sue caratteristiche operative sono il monitoraggio domestico, che permette di rilevare la presenza di individui nelle loro abitazioni o in aree sensibili, le notifiche in tempo reale, inviate alle forze di sicurezza per segnalare movimenti sospetti, l’analisi storica, che offre una mappa dettagliata dei movimenti passati di un individuo. I suoi limiti e rischi sono l’intrusività, con un impatto significativo sulla libertà individuale e la dipendenza da altri sistemi, rendendo Where’s Daddy? vulnerabile a errori upstream.

Maven, Automazione dell’Analisi Visiva: il Progetto Maven, avviato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nel 2017, utilizza l’IA per analizzare immagini e video catturati da droni. Questo sistema mira a migliorare l’efficienza operativa riducendo il carico cognitivo sugli analisti umani. I suoi punti di forza sono il riconoscimento visivo avanzato, che identifica veicoli, strutture e potenziali minacce con alta precisione, l’elaborazione in tempo reale, cruciale per operazioni dinamiche, l’automazione delle analisi, che accelera il processo decisionale. I limiti, viceversa, sono l’affidabilità dei dati, influenzata da fattori esterni come condizioni atmosferiche, le critiche etiche, con proteste interne da parte degli sviluppatori coinvolti, la conformità normativa, una sfida significativa per garantire il rispetto delle leggi internazionali.

Alla luce di quanto sopra esposto, risulta necessario, ora, affrontare l’impiego dell’intelligenza artificiale (IA) nei conflitti moderni, con particolare attenzione al caso di Gaza, dove Israele ha adottato sistemi tecnologici avanzati come Lavender e Where’s Daddy? in cui questi strumenti, pensati per ottimizzare le operazioni militari, hanno sollevato una serie di questioni etiche, tattiche e giuridiche legate al loro utilizzo in contesti densamente popolati. Uno dei punti centrali sui cui dibattere è il cosiddetto “dilemma dei 20 secondi”, che rappresenta il tempo massimo concesso a un operatore umano per decidere se autorizzare un attacco. Questo limite, imposto dalla velocità di elaborazione degli algoritmi e dalla natura dinamica del campo di battaglia, espone i militari a un enorme carico decisionale, spesso con conseguenze devastanti. Per tale procedura, un margine di errore tollerato del 10% è considerato estremamente alto e quindi questa soglia pone una questione critica: i danni collaterali, spesso inevitabili, sono giustificabili in termini di proporzionalità e necessità militare? Gli errori diventano particolarmente gravi quando il sistema seleziona bersagli che includono abitazioni private, dove possono trovarsi anche civili innocenti. Come in precedenza illustrato i sistemi utilizzati sono stati Lavender, un software che si distingue per la capacità di selezionare una lista ristretta di bersagli basandosi su dati biometrici e comportamentali.

Nonostante sia progettato per minimizzare i danni collaterali, gli errori possono essere stati significativi, soprattutto in contesti urbani densamente popolati come Gaza. Così anche per Where’s Daddy? che è stato utilizzato in combinazione con Lavender, è specializzato nel monitoraggio individuale. Le testimonianze indicano che spesso l’IA ha atteso che un sospetto rientrasse nella propria abitazione prima di autorizzare un attacco, aumentando il rischio di coinvolgere familiari e altri civili. Quello che è stato l’utilizzo di questi sistemi a gaza trova un confronto importante, paragonando Lavender al Progetto Maven degli Stati Uniti, che ha utilizzato l’IA per analizzare immagini catturate da droni in contesti meno densamente abitati, come l’Iraq e la Siria. Sebbene Maven consenta tempi di verifica leggermente più lunghi, rimane evidente una differenza nella gestione dei dati e nell’etica operativa, infatti gli Stati Uniti pongono maggiore enfasi sulla riduzione dei danni collaterali, come dimostrato dall’utilizzo del missile R9X Hellfire, progettato per eliminare specifici obiettivi senza esplosioni. Alla luce di queste riflessioni, l’uso dell’IA nei conflitti solleva importanti questioni legali, il cui problema principale risiede nelle regole di ingaggio, spesso meno rigorose rispetto agli standard internazionali. Inoltre, il principio di proporzionalità, cardine del diritto internazionale umanitario, viene spesso messo in discussione quando le vittime civili superano i limiti accettabili. Un altro aspetto critico riguarda la supervisione umana. Il concetto di “man in the loop”, dove l’uomo mantiene un controllo finale, è stato criticato per il rischio di sovraccarico cognitivo e per l’impossibilità di prendere decisioni informate in pochi secondi. Siamo dunque, di fronte a una rivoluzione militare paragonabile all’avvento della bomba atomica, infatti le tecnologie basate sull’IA stanno ridefinendo il modo di combattere, ma al contempo sollevano incognite profonde. La sfida per il futuro sarà bilanciare innovazione tecnologica e responsabilità morale, garantendo che l’uomo rimanga sempre al centro del processo decisionale. Questi temi non riguardano solo le operazioni militari, ma anche la società civile, ponendo domande fondamentali sul ruolo delle tecnologie avanzate nel preservare o minare i valori umani essenziali.

Conclusioni
Le trasformazioni indotte dall’intelligenza artificiale pongono una sfida ineludibile: bilanciare l’innovazione tecnologica con la salvaguardia della responsabilità e dell’etica umana. Il “dilemma dei 20 secondi” non è solo un problema operativo, ma un simbolo della tensione tra efficienza algoritmica e complessità morale. Sarà su questo terreno che si giocherà il futuro della governance dei conflitti e, più in generale, della nostra convivenza con le macchine intelligenti, ricordandoci sempre, usando una citazione del professor Alberto Felice De Toni, già Rettore dell’Università degli Studi di Udine, su come arriva il futuro: “…il futuro arriva come gli autobus di Londra. Non arrivano uno alla volta, ma due o tre contemporaneamente, e mai quando li si attende”.

Gli Autori