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NotizieGli Stati Uniti e l’eredità politica di Walter Mondale

Gli Stati Uniti e l’eredità politica di Walter Mondale

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All’età di di 93 anni è scomparso a Minneapolis Walter “Fritz” Mondale. Il presidente Biden lo ha definito un “caro amico e mentore”. Durante l’amministrazione guidata da Jimmy Carter, Mondale fu vicepresidente, innovando e fornendo un nuovo impulso alla carica. Nel 1984 prese parte alla corsa alla Casa Bianca ma venne sconfitto nettamente dal repubblicano Ronald Reagan. Infine, si guadagnò le simpatie dei giapponesi nella sua esperienza in qualità di ambasciatore in terra nipponica.

Scompare un protagonista della vita politica a stelle e strisce. La carriera pubblica di Walter Mondale, soprannominato Fritz, ha inizio come Procuratore Generale dello Stato, periodo durante il quale consolidò la sua nomea di “avvocato del popolo”, affermandosi come un forte sostenitore dei consumatori, anche in ragione dell’e indagine sulla “Sister Elizabeth Kenny Foundation”, ente di beneficenza nell’aiuto ai portatori di handicap con sede a Minneapolis, che portarono alla luce che soltanto l’1,5% dei soldi supportava effettivamente i servizi medici.

In qualità di Senatore si contraddistinse per le azioni in favore dei più deboli, delle minoranze e delle donne, nel contrasto alla povertà: mise la sua firma sul progetto di legge sulla verità nelle scatole di imballaggio che richiedeva che i pacchetti fornissero in modo chiaro ed accurato le informazioni essenziali sul prodotto, rappresentando in modo equo il contenuto. Nel ’66 il senatore Mondale sponsorizzò il “Fair Warning Act”, che richiedeva ai produttori automobilistici di notificare ai consumatori eventuali difetti riscontrati nelle auto. Il disegno di legge venne incorporato nel National Traffic and Motor Vehicle Safety Act approvato dall’amministrazione Johnson. Inoltre, Fritz lavorò per l’introduzione del “Wholesome Meat Act” che si proponeva di garantire le condizioni igieniche nei mattatoi. Il “Fair Housing Act” del ’68 fu senza dubbio il suo risultato più alto della sua lunga vita politica: esso proibiva la discriminazione in base alla razza, alla religione, all’origine nazionale o al sesso in materia di vendita, affitto e finanziamento di alloggi.

La sconfitta democratica alle elezioni del ’68, in cui Mondale appoggiò la candidatura di Hubert Humphrey, gli fornì l’occasione per mettere in discussione l’ideale americano di “presidenza imperiale” ed il proseguo della guerra del Vietnam, definita nel ’69 al Macalester College “un disastro militare, politico e morale”. Due anni dopo votò in favore dell’emendamento McGovern-Hatfield per porre fine alle azioni militari in Cambogia. Al tempo stesso si oppose ai piani dell’amministrazione Nixon di costruire sistemi missili anti–balistici e aerei da trasporto supersonici.

Lo scandalo Watergate (1972) ribaltò lo scenario politico americano: le accuse a Nixon fornirono terreno fertile alla campagna presidenziale portata avanti dai democratici: durante la campagna elettorale, Carter promise di rovesciare la politica internazionale portata avanti dalle precedenti amministrazioni repubblicane e scelse Mondale come suo vice, il quale divenne un vero e proprio alter ego del presidente: la stampa soprannominò il ticketFritz and Grifts”. I due uomini andarono a formare una duo estremamente affiatato anche in ragione del fatto che entrambi ricevevano le medesime notizie di intelligence. Le azioni e le innovazioni introdotte da Carter rafforzarono la carica della vicepresidenza: il capo della Casa Bianca stabilì infatti che lo staff di Mondale fosse integrato con quello della presidenza e che lo stesso suo vice avesse il potere di partecipare alle riunioni dei gruppi chiave. Il compito che Fritz assunse fu quello di risolutore di problemi e stretto consigliere del capo dell’Ufficio Ovale.

Il calo di popolarità della presidenza Carter e la crisi economica della nazione gettò Mondale nello sconforto, suggerendogli di assumere un ruolo più secondario rispetto a quello del presidente. La Le questioni irrisolte in politica estera, in primis la presa degli ostaggi nell’ambasciata statunitense a Teheran, fecero precipitare il gradimento di Carter nei sondaggi e risultarono decisivi per la sconfitta democratica alle elezioni del 1984 che vide l’affermazione di Ronald Reagan.

Quattro anni dopo la sconfitta di Carter, il candidato democratico in corsa per la Casa Bianca fu proprio  Mondale, il quale coraggiosamente, anche per cercare di recuperare lo svantaggio nei sondaggi che lo davano nettamente sconfitto, scelse per la prima volta nella storia a stelle e strisceamericana come sua Vice la deputata di origine italo-americana dello Stato di New York Geraldina Ferraro. Ci vollero ben trent’anni per riscontrare un fatto analogo, ovvero quando John McCain nominò Sarah Palin come “running mate”.

La scelta, sebbene coraggiosa, fu criticata dall’opinione pubblica, che suggeriva a Mondale di scegliere un uomo politico del Sud, moderato e conservatore, oppure di nominare Hart, senatore del Colorado e uomo del West, apprezzato dall’elettorato più giovane. Con questa decisione il candidato presidente cercò di alienarsi le simpatie dell’elettorato femminile ma allontanò dal partito democratico gli elettori più conservatori e maschilisti, soprattutto quelli degli Stati del Sud. 

A Mondale venne inoltre criticato il fatto di aver condotto una campagna elettorale fiacca, a tratti anche accondiscendente nei confronti del candidato repubblicano.

Durante la corsa alla presidenza Fritz promise di congelare gli armamenti nuclearie e di ridurre il debito pubblico: Mondale, nonostante la sua nomea di politico competente, pagò pesantemente la sua scarsa inclinazione ad apparire in televisione. Anche per questo motivo si spiega la sconfitta contro l’attore Reagan, abituato ad apparire davanti alla cinepresa. Anche durante le riunioni più informali era solito indossare giacca e cravatta e si contraddistingueva per il suo stile sempre formale, sebbene alcuni suoi più stretti collaboratori lo ricordano come uomo molto divertente e affettuoso.

La sconfitta subita nel 1984 fiaccò l’animo del candidato democratico ma non esaurì la sua carriera politica: nel ’93 Bill Clinton decise comunque di nominarlo Ambasciatore in Giappone ed inviato in Indonesia. Mondale portò all’Ambasciata di Tokyo tutto ciò che il Giappone ricercava da un rappresentante degli Stati Uniti ovvero influenza politica, accesso personale al presidente e un sincero apprezzamento per la cultura e le tradizioni giapponesi.

Democratico di vecchio stampo, vicino al liberismo di Roosevelt e forgiato dalla Grande Depressione e dal New Deal, nella sua lunga carriera politica ha svolto un importante ruolo di transizione del Partito Democratico, cercando di appianare le divisioni generazionali ed ideologiche  che hanno tormentato il partito dopo gli anni Sessanta. Il contributo più duraturo fornito da Fritz è stato quello di coniare la nascita di una vicepresidenza in chiave moderna e la creazione di un modello che da allora è stato spesso preso ad esempio. Tutti i vice-presidenti attualmente in vita hanno parlato con entusiasmo e stima del ticket Carter-Mondale e lo stesso attuale inquilino della Casa Bianca consultò Mondale prima di accettare l’incarico di vice-presidente offerto a lui da Obama. 

Esemplificativa una frase di Mondale che affermava “i semi di ogni vittoria vengono seminati nella sconfitta”: Mondale esortò il suo staff a proseguire la carriera politica e molti di loro l’hanno fatto, partecipando alle campagne ed ai governi di Bill Clinton, Barack Obama e di Joe Biden. 

Per il fatto che attualmente il presidente degli Stati Uniti disponga di diversi punti di vista sul tavolo decisionale, e che il vice-presidente possa prenderne le redini se necessario, la politica a stelle e strisce deve ringraziare e rendere omaggio all’operato fornito alla vita istituzionale da Walter Mondale.

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