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19/11/2024
Medio Oriente e Nord Africa

Guerra e Migrazioni alle porte del Mediterraneo orientale

di Jacopo Marzano

Non solamente guerra. L’instabilità bellica nel Medio Oriente ed il conflitto tra Israele, Hamas ed Hezbollah ha dato il via ad un effetto domino che, oltre alle crisi umanitarie, è causa di una nuova ondata migratoria verso i confini europei. Lo scenario migratorio mediorientale intreccia più realtà, coinvolgendo attori quali Turchia, Siria, Libano e l’isola di Cipro.

Non solamente guerra. L’instabilità bellica nel Medio Oriente ed il conflitto tra Israele, Hamas ed Hezbollah ha dato il via ad un effetto domino che, oltre alle crisi umanitarie, è causa di una nuova ondata migratoria verso i confini europei. Lo scenario migratorio mediorientale intreccia più realtà, coinvolgendo attori quali Turchia, Siria, Libano e l’isola di Cipro.

L’ègira siriana e l’inizio delle migrazioni di massa

La guerra civile, iniziata nel 2011 e mai definitivamente conclusa, la minaccia jihadista dell’ISIS, le crisi umanitarie ed il terremoto del 2023.

Tutti questi gli elementi sono alla base di un drammatico impatto umanitario, con centinaia di migliaia di morti – tra cui molti civili – e danni alle infrastrutture principali, logistiche e sanitarie del Paese, che hanno costretto, negli ultimi 15 anni, la popolazione siriana ad oltre 6.5 milioni di rifugiati in cerca di asilo ed un eguale numero di sfollati interni.

Il ruolo della Turchia

Dal 2011 ad oggi, oltre 3.5 milioni di siriani hanno trovato rifugio in terra turca, identificata sia come meta di passaggio per l’approdo in Europa – principalmente in Germania – che come meta di stanziamento definitivo. Le politiche migratorie di Ankara, inizialmente aperte e pronte ad aprire i propri confini nazionali, fornendo assistenza, cure e protezione temporanea ai rifugiati siriani, hanno poi saputo integrare la popolazione siriana come risorsa all’interno delle proprie dinamiche lavorative ed economiche.

Successivamente, le dinamiche interregionali e gli accordi del 2015/2016 con l’Europa – che prevedevano aiuti finanziari in cambio di un ruolo attivo per la Turchia come freno alle ondate migratorie dirette in terra europea – hanno indotto significativi mutamenti nella gestione interna ed interregionale dei flussi migratori, con l’inizio di campagne di incentivazione per i ritorni volontari della popolazione siriana in terra madre.

Nella complessa situazione attuale, si assiste ad un crescendo di attriti identitari ed episodi di xenofobia contro le comunità siriane in Turchia, condannati in prima persona dal Presidente Recep Tayyip Erdogan. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 2024, infatti, nelle città di Kayseri, Konya, Bursa e la periferia di Istanbul, sono scoppiati violenti scontri e rappresaglie, coinvolgendo forze armate e civili ed arrivando fino al confine, dove, ad Afrin, bandiere turche sono state bruciate per mano di cittadini siriani. La crescita delle tensioni sociali tra popolazione turca e comunità siriane, insieme alle numerose operazioni belliche ordinate da Ankara contro le forze curde in Siria, hanno determinato la costruzione di nuovi muri di frontiera e l’ulteriore militarizzazione delle frontiere già esistenti.

Il fronte libanese tra accoglienza ed emergenza

Non solo Turchia. La prossimità della Siria al Libano ha reso questa la meta più facilmente raggiungibile, arrivando ad accogliere più di 1.5 milioni di rifugiati siriani sul proprio territorio, insieme a centinaia di migliaia di sfollati provenienti dalla Palestina.

Il recente scoppio del conflitto tra Israele ed Hezbollah ha comportato un cambio di scenario, aggravando e complicando la crisi umanitaria e migratoria in atto. Da meta di accoglienza, a seguito dei bombardamenti e delle incursioni israeliane, il Libano è velocemente divenuto un luogo di fuga, coinvolgendo principalmente – e nuovamente – Turchia e Cipro come mete dei flussi migratori, per lo più irregolari e disorganici. 

In Libano, infatti, dall’ottobre 2023 ad oggi, si contano oltre 900mila sfollati interni e più di 500mila persone di ritorno verso i confini siriani: per i rifugiati si profila, dunque, una condizione di stallo tra l’impossibilità di permanere in terra libanese – anche a causa del sovraffollamento dei più di mille campi profughi allestiti – e la difficoltosa, quanto pericolosa, urgenza di un rientro in Siria o di un ulteriore viaggio verso il confine turco.

L’escalation dello scenario libanese conta, ad oggi, centinaia di attacchi alle strutture ospedaliere e di assistenza sanitaria, migliaia di morti (oltre 3 mila) e feriti (14 mila), tra cui un significativo numero di donne e bambini.  A testimoniare la rilevanza non solamente regionale dell’emergenza è l’intervento dell’Europa che, allo scopo di fronteggiare la crisi e prevenirne una eventuale ulteriore escalation, ha disposto lo stanziamento di centinaia di milioni di euro destinati al sostegno e allo sviluppo del rafforzamento delle autorità libanesi per la gestione delle frontiere e della migrazione.

Cipro e Turchia come hotspot migratori tra irregolarità e necessità

Il precario equilibrio politico dell’isola di Cipro, geograficamente divisa tra la Repubblica Turca, nel Nord, e la Repubblica a maggioranza greco – cipriota nel Sud, costituisce di per sé un ulteriore elemento di complessità per la gestione della crisi migratoria in atto. Infatti, se la Repubblica di Cipro ed Israele intrattengono un dialogo amichevole ed effettuano esercitazioni militari congiunte tra l’IDF e le forze cipriote, la componente turca dell’isola segue invece l’orientamento politico e regionale tracciato da Ankara.

Di fronte alla nuova ondata migratoria, le autorità cipriote hanno inizialmente provveduto ad annunciare, nell’aprile del 2024, la sospensione delle procedure di richiesta asilo per la popolazione siriana presente sull’isola, procedendo successivamente con espulsioni di massa o attività di contrasto all’immigrazione in mare o alle frontiere e collaborando con le autorità libanesi per la gestione delle migrazioni irregolari. La gestione dei flussi migratori per mano di Cipro e Turchia ed il dialogo con l’Europa mostrano un quadro complesso, nel quale alle dinamiche interregionali mediorientali si intrecciano le esigenze comunitarie e la volontà, sottolineata dalla presidente Von der Leyen, di incrementare le relazioni strategiche con i Paesi di transito e genesi dei flussi migratori del Mediterraneo.

Scenario attuale e sviluppi eventuali

L’Europa è ben consapevole che la guerra causi sfollati e rifugiati, migrazioni e crisi umanitarie. Negli ultimi decenni i confini europei hanno dovuto gestire flussi migratori di ogni dimensione e modalità, dall’area balcanica a quella nordafricana.  Lo scenario di un effetto domino migratorio e di una nuova significativa ondata diretta in Europa rappresenta una concreta possibilità. Dalla Siria verso Libano e Turchia; poi, ancora, dal Libano verso Turchia e Cipro. L’instabilità regionale rischia oggi il sovraffollamento delle sue strutture ed il collasso dell’intero sistema di gestione e repressione dei fenomeni migratori irregolari e clandestini, provocando una crisi dell’accoglienza. Uno scenario che, se non gestito efficacemente e rapidamente, potrebbe dover mettere nuovamente alla prova le frontiere e le capacità europee di una coordinata e collettiva gestione degli arrivi.


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