Il sorprendente accordo tra Washington e il gruppo yemenita non prevede condizioni chiare sul passaggio delle navi nell’area, ma è un elemento del più ampio negoziato tra gli Stati Uniti e l’Iran. Israele si vede così impegnato su un nuovo fronte
Gli Stati Uniti e gli Houthi hanno raggiunto un accordo per un cessate-il-fuoco con effetto immediato. Durante un incontro con il primo ministro canadese, il Presidente americano Trump ha dichiarato che il gruppo yemenita avrebbe chiesto a Washington di sospendere i bombardamenti in Yemen; in cambio, gli Houthi cesserebbero gli attacchi contro le navi americane nell’area. Da parte sua, i negoziatori degli Houthi hanno confermato che se le operazioni americane verranno effettivamente sospese, le loro azioni – definite di autodifesa – cesseranno. L’accordo è stato raggiunto grazie alla mediazione dell’Oman e, stando alle dichiarazioni del ministro degli esteri di Muscat, verrà ristabilita la libertà di navigazione nel Mar Rosso.
Circa due mesi dopo l’insediamento, Trump ha re-inserito il gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche e disposto un significativo aumento delle operazioni aeree in Yemen. La campagna aerea americana ha fatto seguito l’annuncio degli Houthi di voler riprendere gli attacchi contro le imbarcazioni di passaggio tra il Golfo di Aden, lo stretto di Bab el-Mandeb e il Mar Rosso collegate a Israele. Seppur con operazioni aeree massicce ed efficaci gli americani non sono riusciti a piegare gli Houthi.
I bombardamenti difficilmente hanno un effetto così dirompente da comportare la sconfitta di un belligerante. In altre parole, è improbabile che le azioni aeree riescano ad infliggere sofferenze tali dal far cessare un attore dal resistere e operare in un’area. Le forze aeronavali della marina giapponese inflissero ingenti danni alla flotta americana del Pacifico, ma persero comunque la guerra. Allo stesso modo, i tedeschi bombardarono pesantemente Londra nella seconda guerra mondiale, ma, senza poter condurre operazioni di terra, furono costretti a capitolare. Insomma, le sole forze aeree non vincono le guerre.
La questione si sta ponendo anche con gli Stati Uniti che, di fatto, hanno incaricato Israele, colto di sorpresa dall’annuncio, di affrontare gli Houthi. L’accordo tra il gruppo yemenita e Washington non menzione infatti lo Stato Ebraico, come sottolineato anche dai rappresentati degli Houthi. Gerusalemme si trova di fatto a fronteggiare una minaccia che fino a ieri poteva affrontare con un chiaro appoggio americano. Una situazione che potrebbe consolidarsi, come testimonia l’attacco missilistico contro il perimetro dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv cui hanno fatto seguito i bombardamenti dell’aviazione israeliana sulla capitale San’a e sulla città portuale di Hodeida.
Sebbene le loro capacità militari risultino indebolite, gli Houthi resteranno al potere nel nord del paese per il prossimo futuro. Le azioni americane e israeliane potrebbero costituire un utile test per le forze aeree, specialmente nel caso in cui Washington e Tel Aviv decidessero di attaccare il territorio iraniano, molto simile a quello yemenita sul piano geografico. Eventualità comunque remota nell’immediato, se consideriamo che, secondo quanto affermato da fonti iraniane, l’accordo avrebbe visto le pressioni di Teheran al fine di far avanzare i negoziati in corso con gli Stati Uniti. Dopo che l’amministrazione americana ha dichiarato la Repubblica Islamica responsabile per eventuali attacchi degli Houthi, l’Iran, in grande difficoltà economica e che spera in un allentamento delle sanzioni americane, ha affermato che il gruppo agisce in autonomia. L’accordo raggiunto è vago e non menziona espressamente la sospensione di attacchi a navi commerciali; inoltre, non è chiaro se riguardi solo le navi americane o meno. Di conseguenza, gli operatori delle principali compagnie di shipping non hanno intenzione di tornare a utilizzare la rotta del Mar Rosso finché il gruppo non sarà impossibilitato dal compiere attacchi contro le imbarcazioni di passaggio.

