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28/05/2025
Medio Oriente e Nord Africa

L’alleanza tra il gruppo somalo Al-Shabaab e gli Houthi yemeniti: il pericolo di un’ulteriore destabilizzazione nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa

di Ilaria Amoddeo

L’alleanza tra gli Houthi yemeniti e il gruppo somalo al-Shabaab si fonda su uno scambio che garantisce vantaggi reciproci: a al-Shabaab servono le armi per combattere il governo somalo, in cambio gli Houthi chiedono sostegno economico per finanziare le loro operazioni nel Nord Ovest dello Yemen. La totale assenza dei governi centrali somalo e yemenita facilita l’attuazione degli accordi disposti da questa alleanza e consente, indirettamente, la proliferazione degli interessi dei due attori non statali.

L’alleanza tra gli Houthi yemeniti e il gruppo somalo al-Shabaab si fonda su uno scambio che garantisce vantaggi reciproci: a al-Shabaab servono le armi per combattere il governo somalo, in cambio gli Houthi chiedono sostegno economico per finanziare le loro operazioni nel Nord Ovest dello Yemen. La totale assenza dei governi centrali somalo e yemenita facilita l’attuazione degli accordi disposti da questa alleanza e consente, indirettamente, la proliferazione degli interessi dei due attori non statali.

Le prime notizie dell’intensificazione del dialogo tra il gruppo yemenita Ansar Allah e l’organizzazione islamista somala Harakat al-Shabaab al-Mujahideen (più comunemente nota con l’appellativo Al-Shabaab) sono state diffuse a giugno dello scorso anno da portavoci dell’intelligence americana nel corso di un’intervista alla CNN.

Nonostante in tale occasione siano state presentate prove certe del supporto reciproco tra i due attori non statali, si è anche sottolineato che la mediazione tra le parti non si fosse mai basata su incontri diretti tra i rispettivi rappresentanti, ma tramite terzi.

Il 6 febbraio 2025 emerge da un report delle Nazioni Unite che, diversamente da quanto avvenuto nella prima metà dello scorso anno, tra luglio e settembre 2024 si sono tenuti incontri in Somalia che hanno visto la partecipazione diretta di rappresentanti di entrambe le parti.

Il superamento delle diversità in difesa del potere

L’alleanza è stata sancita in nome di un pragmatismo strategico volto alla salvaguardia del potere politico ed economico delle parti in gioco e che ha richiesto di accantonare le importanti divergenze ideologiche e religiose degli attori in gioco: gli Houthi (appellativo dei membri di Ansar Allah) sono sciiti-zaiditi, i membri di Al-Shabaab professano un congiunto di salafismo e wahabismo dell’Islam sunnita.

Gli accordi presi prevedono che Ansar Allah fornisca ad Al-Shabaab armi (principalmente droni e missili terra-aria) e competenze tecniche in cambio di un’intensificazione degli attacchi di pirateria nel Golfo di Aden e al largo delle coste somale. 

Considerando la cooperazione tra i pirati somali e Al-Shabaab, che riceve presumibilmente il 20 percento dei riscatti, è probabile che tale partnership preveda l’utilizzo dei pirati per massimizzare le interruzioni marittime. 

La preoccupazione degli Stati Uniti è che le forniture di armi da parte di Ansar Allah possano costituire una nuova fonte di finanziamento per il gruppo, offrendo al contempo ad Al-Shabaab l’accesso a armamenti più sofisticati.

Secondo la ricercatrice dello Yemen & Gulf Center for Studies Zeinab Mostafa Ruwayha esistono evidenze dell’incontro tra ingegneri Houthi e membri di Al-Shabaab al fine di fornire a questi ultimi tecniche di costruzione di materiale bellico più sofisticato. Oltre a ricevere armi dall’Iran, infatti, gli Houthi hanno sviluppato un proprio sistema di produzione di droni aerei e acquatici in grado di svolgere qualsiasi attività, dalla raccolta di informazioni agli attacchi kamikaze.

Il nemico comune

Un secondo importante elemento di coesione tra Ansar Allah e Al-Shabaab è l’ostilità nei confronti di Israele e gli Stati Uniti. Questa posizione è stata ribadita a gennaio 2025 dal leader del gruppo Abdul-Malik al-Houthi che, citando gli attacchi nel Mar Rosso come operazioni marittime in solidarietà a Gaza, ha ribadito il suo sostegno agli sviluppi in “diversi Paesi africani […] contro l’egemonia americana e europea, e l’imperialismo e l’occupazione americana [lì]”. 

Attualmente, alla luce del cessate-il-fuoco con effetto immediato tra Stati Uniti e Houthi annunciato dall’Oman il 6 maggio scorso, Israele, escluso dagli accordi, si trova da solo ad affrontare eventuali altri attacchi (un’analisi approfondita della situazione attuale si legge qui).

Il fattore geografico

La vicinanza tra gli stati del Corno d’Africa che affacciano sul Mar Rosso e le coste yemenite è sempre stato un fattore geografico di rilievo nell’intreccio di rapporti che storicamente ha legato i due paesi.

In primo luogo, lo Yemen è stato la porta d’accesso dei migranti che in partenza dal Corno d’Africa si dirigono ai paesi del golfo. 

Il report annuale pubblicato nel 2024 dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha riportato che nel corso del 2023 sono partite 96.670 persone dalle regioni somale di Bari e Woqooyi Galbeed alla volta delle coste yemenite, seguendo la tratta di essere umani che attraversa il Mar Rosso.

La stessa prossimità geografica ha favorito il fiorire di traffici illegali di armi tra i due paesi.

Nonostante nel 2015 le Nazioni Unite abbiano posto un embargo sulle armi in Yemen con l’obiettivo di contrastare l’avanzata dei ribelli Houthi, l’Iran ha continuato a rifornire Ansar Allah di materiale bellico, tramite l’utilizzo di navi commerciali e pescherecci. 

Nel 2020 il Global Initiative Against Transnational Organized Crime ha reso noto che parte di questi stessi armamenti ha raggiunto la Somalia.

Il vuoto di potere dei governi centrali

Il punto di forza di questa nuova alleanza è il vuoto di potere lasciato dai governi centrali somalo e yemenita, la presenza di istituzioni deboli e il dilagare, nelle rispettive regioni di influenza, di economie informali.

Al-Shabaab attiva dal 2006 e affiliata di Al-Qaeda dal 2012, ha l’obiettivo di stabilire uno stato islamico fondamentalista nel Corno d’Africa basato sul Corano, sotto il nome di “Grande Somalia”.  

Attualmente controlla gran parte della regione della Somalia meridionale e piccoli territori in Kenya ed Etiopia lungo il confine con la Somalia, dove impone la sua versione rigorosa della Shari’a (legge islamica).   

Gli Houthi controllano il nord-ovest dello Yemen compresa la capitale Sana’a, cioè pressoché i medesimi territori dal tardo 2014-2015 con le importanti eccezioni di Aden (dove ha trovato sede il governo centrale provvisorio yemenita) e dell’area di Bab el Mandeb. 

Prospettive

La relazione tra Al-Shabaab e gli Houthi evidenzia come le organizzazioni jihadiste ed estremiste modellino le loro ideologie in funzione di interessi comuni e circostanze in evoluzione. Tra i rischi principali di questa nuova alleanza vi è l’ulteriore indebolimento delle forze governative somale a favore di Al-Shabaab.

Alti funzionari della difesa statunitense hanno dichiarato che la campagna dell’Esercito nazionale somalo nella Somalia centrale aveva messo al-Shabaab “sulla difensiva” negli ultimi due anni, ma la scarsa strategia militare, l’inesperienza dei comandanti sul campo e la corruzione tra i dirigenti hanno contribuito a ridimensionare i progressi fatti dal governo centrale. 

Con l’apertura del fronte del Mar Rosso, gli Houthi hanno ampliato il loro orizzonte strategico, facendo leva sull’opposizione a Israele e agli Stati Uniti per acquisire visibilità e popolarità presso un pubblico antioccidentale più vasto. 

Da parte dei membri di Ansar Allah, l’ostentazione dell’appartenenza all’asse filo-iraniano si accompagna, infatti, alla definizione di nuove partnership volte ad estendere il potenziale geografico, militare ed economico. La rete di nuove alleanze che gli Houthi stanno tessendo, dentro e fuori il Medio Oriente, si pone l’obiettivo di superare la posizione di subordinazione a Teheran in nome di una maggiore autonomia e rappresenta una variabile da monitorare per il suo impatto sull’instabilità regionale.

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