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24/03/2026
Europa

Il Parlamento Europeo cerca la sua voce nei processi comunitari di integrazione della difesa europea

di Giulio Croce

L’11 marzo il Parlamento Europeo ha approvato due importanti risoluzioni per la difesa europea, entrambi lanciati dalla Commissione Parlamentare per la Sicurezza e Difesa. La prima, guidata dal socialista tedesco Cremer, riguarda la costruzione del mercato unico della difesa e il chiudere le lacune capacitive. La seconda, invece, guidata dalla deputata socialista italiana Annunziata, è mirata a fare raccomandazioni alla Commissione Europea e agli Stati Membri dell’Unione circa la messa in opera dei progetti flagship che erano stati selezionati dalla Roadmap per la Prontezza Difensiva Europea a ottobre 2025.

L’11 marzo il Parlamento Europeo ha approvato due importanti risoluzioni per la difesa europea, entrambi lanciati dalla Commissione Parlamentare per la Sicurezza e Difesa. La prima, guidata dal socialista tedesco Cremer, riguarda la costruzione del mercato unico della difesa e il chiudere le lacune capacitive. La seconda, invece, guidata dalla deputata socialista italiana Annunziata, è mirata a fare raccomandazioni alla Commissione Europea e agli Stati Membri dell’Unione circa la messa in opera dei progetti flagship che erano stati selezionati dalla Roadmap per la Prontezza Difensiva Europea a ottobre 2025.

Le Lacune Capacitive della Difesa Europea 

Il mercato della difesa europeo è estremamente frammentato, a causa del fatto che la difesa, in quanto ultimo baluardo delle prerogative statali, è gelosamente tenuta lontana dall’azione integrante della Commissione Europea da parte degli Stati Membri. Questo ha fin’ora fatto sì che il mercato della difesa sia estremamente protezionistico, al contrario del Mercato Unico, e che i sistemi di armamenti europei non siano né interoperabili (ovvero compatibili nelle loro componenti), né intercambiabili (ovvero un componente, una munizione o un intero sistema d’arma non può essere sostituito da un altro senza alcuna modifica o perdita di prestazioni). 

Obiettivo della prima risoluzione, quindi, è quello di proporre soluzioni concrete per andare a risolvere i grandi problemi del mercato della difesa: la frammentazione, ma anche la mancanza di sicurezza circa gli investimenti (gli armamenti hanno un processo produttivo più lungo rispetto ai normali cicli industriali, per cui hanno bisogno di una grandissima certezza di continuità e affidabilità di investimenti), la coordinazione e la mancanza di fiducia tra Stati Membri. 

Una soluzione proposta è quella di un Acceleratore per l’Innovazione della Difesa Europea, che sarebbe in grado di offrire finanziamenti a progetti ad alto rischio ma anche alta resa, permettendo quindi di velocizzare e prioritizzare i collaudi. Uno strumento del genere esiste già: lo EU Defence Innovation Scheme Business Accelerator, ma questo è mirato alle start-up, con fondi di € 120mila per 40 start-up. La Risoluzione stessa nota come il Fondo Europeo per la Difesa (che finanzia la ricerca e sviluppo nel settore), l’Hub per l’Innovazione per la Difesa Europea (HEDI) e l’EUDIS stesso lasciano tutti la proprietà di ciò che hanno contribuito a finanziare ai rispettivi beneficiari privati, con scarsi benefici di produzione per la Commissione Europea e/o i Ministeri della Difesa degli Stati Membri. L’ispirazione dichiarata, dunque, è quella statunitense dell’US Defence Advanced Research Projects Agency ed il NATO Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic

Un’altra proposta innovativa è un “Tabellone” del Mercato Unico della Difesa. Questa iniziativa probabilmente intende emulare uno strumento già esistente per il Mercato Unico, dotato di 160 indicatori per misurare la competitività. La risoluzione indica che questo Tabellone, pubblicato dalla Commissione Europea in cooperazione con l’Agenzia Europea per la Difesa, dovrebbe considerare come indicatori il livello di procurement svolto congiuntamente ad altri Stati Membri attraverso una competizione aperta a fornitori da tutta Europa, ma anche il livello di cooperazione industriale transfrontaliera, la partecipazione delle piccole e medie imprese e l’impatto nella riduzione nella duplicazione. 

La risoluzione propone anche una maggiore coordinazione tra le istituzioni e gli Stati Membri attraverso un potenziamento della cooperazione NATO-EU sugli standard militari e attraverso l’azione dell’Agenzia Europea per la Difesa. Molto prevedibilmente, la risoluzione rivendica anche un maggior ruolo di scrutinio per Parlamento Europeo. Questa è infatti una rivendicazione frequente, in quanto il Parlamento Europeo è, a causa dell’equilibrio istituzionale creato dai Trattati dell’Unione Europe, l’istituzione più esclusa dall’ambito della difesa. 

La risoluzione è stata approvata con 393 voti a favore, con un’altissimo tasso di approvazione da parte dei gruppi politici maggiormente pro-UE (Partito Popolare, i Socialisti, i Liberali ed i Verdi), mentre è stata rigettata completamente da dai gruppi di destra, estrema destra (l’Europa delle Nazioni Sovrane ed i Patrioti) ed estrema sinistra (The Left), trovando il gruppo dei Conservatori e Riformisti spaccato a metà tra l’astensione ed il voto contrario. 

Il Destino dei Progetti Flagship

La seconda risoluzione riguarda invece i quattro progetti bandiera (“flagship”) della Roadmap 2030: l’Eastern Flank Watch, la Drone Defence Initiative, l’Air Defence Shield, ed il Defence Space Shield. La risoluzione richiede agli Stati Membri una più rapida implementazione di questi progetti strategici, ed alla Commissione Europea di adottare obiettivi più chiari e di dare più precise delucidazioni circa la direzione/amministrazione, la tempistica ed i finanziamenti. 

Questi progetti, come riportato dalla rapporteur, l’onorevole Lucia Annunziata, sono necessari per far fronte all’evoluzione della guerra verso l’impiego di sistemi militari e tecnologici automatizzati e non gestiti dall’uomo, come droni e armi dotate di intelligenza artificiale, mantenendo la pace attraverso la deterrenza. Tutti i progetti contribuiscono infatti ad una dimensione difensiva (antimissilistica, anti-drone) e legata al contrasto delle minacce ibride e guerra cibernetica. 

Un altro punto della risoluzione è quello di contribuire, tramite questi progetti, ad una graduale e controllata transizione verso una maggiore autonomia strategica europea. La risoluzione, infatti, nota come nonostante gli Europei abbiano aumentato la propria spesa per la difesa (come richiesto al Vertice dell’Aia della NATO di giugno 2025), ma siano rimasti fortemente dipendenti dall’industria di paesi non UE (in primo luogo, quella statunitense). Il testo propone quindi di potenziare i “facilitatori strategici” (chiamati in gergo tecnico “strategic enablers”), ovvero quelle tecnologie e sistemi essenziali per far funzionare gli armamenti in modo efficiente, specialmente a distanza o in ambienti complessi (come quelli generati dalla guerra elettronica, cibernetica o ibrida). Inoltre, il testo fa riferimento al potenziamento delle capacità europee in comunicazione, sorveglianza, spazio, trasporto aereo e marittimo strategico e prevenzione del rischio legato alle armi di distruzione di massa (chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari). 

La risoluzione è stata approvata con 448 voti a favore, provenuti anche qui in modo massiccio dai gruppi pro-UE dei Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi, parzialmente dai Conservatori ed anche da un terzo dei Patrioti (spaccati in tre, in quanto un altro terzo si è espresso contrario ed un altro astenuto). Totalmente contrari, o quasi, si sono invece espressi il gruppo dell’Europa delle Nazioni Sovrane, The Left ed i Non Affiliati.  

Implicazioni delle Risoluzioni del Parlamento Europeo  

Queste risoluzioni sono Iniziative Non-Legislative del Parlamento Europeo (INI).  Nel processo legislativo ordinario dell’Unione Europea (OLP), è la Commissione Europea ad avere il diritto di iniziativa per far cominciare una legislazione. Le INI esprimono la posizione del Parlamento, e sono quindi gli strumenti attraverso cui esso può esprimere la propria volontà, cercando di invertire i ruoli nel gioco del potere dell’UE, “suggerendo” cosa dovrebbe diventare legge e mettendo pressione politica alla Commissione. È un processo che nasce dal basso, con la Commissione Parlamentare che chiede l’autorizzazione alla Conferenza dei Presidenti (ovvero i leader dei gruppi politici all’interno del Parlamento) di redigere un rapporto su un tema specifico. Una volta approvate in plenaria, nonostante la Commissione non sia obbligata a lanciare una proposta legislativa, è obbligata a fornire una risposta al Parlamento entro tre mesi dall’adozione in aula, sulla base dell’Accordo Quadro che regola la relazione tra di essa ed il Parlamento. Nel caso decidesse di non dare seguito alla proposta, la Commissione deve spiegarne dettagliatamente le ragioni, e questa pressione viene usato coscientemente dal Parlamento a suo vantaggio. Nonostante, quindi, le INI non vengano trasformate in legge, sono molto utili per segnalare la maggioranza del Parlamento su un tema, e spesso convincono la Commissione a lanciare una proposta formale. Per esempio, lo European Defence Industry Program, ambizioso progetto di finanziamento all’industria della difesa, è emerso come proposta della Commissione, ma facendo seguito a vari INI parlamentari che chiedevano uno strumento di finanziamento a lungo termine, dimostrando il supporto politico ad un’iniziativa del genere. È possibile, dunque, che nei prossimi mesi la Commissione proponga di mettere in opera alcune delle proposte fatte in queste risoluzioni, con un ulteriore sviluppo del suo ruolo all’interno integratore nell’ambito dell’industria della difesa europea.

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