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16/07/2024
Europa

Il risiko dell’Europarlamento: una mappa alla vigilia del voto su Von der Leyen

di Carlo Passarello

La Presidente uscente della Commissione europea va alla conta: i voti sulla carta ci sono ma si cerca di allargare il consenso. E la destra si divide in tre.

La Presidente uscente della Commissione europea va alla conta: i voti sulla carta ci sono ma si cerca di allargare il consenso. E la destra si divide in tre.

La maggioranza in teoria c’è. I numeri, però, sono tutto fuorché certi. Il risiko dell’Europarlamento alla vigilia del voto sul presidente della Commissione europea nasconde parecchie insidie per Ursula Von der Leyen. Partiamo, però, proprio dai numeri.

La maggioranza per avere il via libera è fissata a quota 361. E basti pensare che il trio popolari, sociali e liberali tocca 401 seggi. Sembrerebbe un margine ampio. Ma così non è. Per un motivo molto semplice: i franchi tiratori. Bisogna sempre considerare che oltre alle appartenenze politiche ci sono quelle nazionali. Così come le sfumature all’interno delle grandi famiglie. Per le anime più a sinistra di S&D, la Presidente uscente della Commissione si è spostata troppo a destra, soprattutto sul tema migranti. Non solo. Dall’altro lato ci sono anche anime dello stesso Ppe che magari preferirebbero un nome diverso.

Serve un supporto ulteriore. Un cuscinetto. Alcuni “sì” Von der Leyen li ha già incassati: sono i tre voti di Ods, il partito del Premier ceco Petr Fiala che appartiene alla famiglia dei conservatori. Su altri la trattativa è in corso. In primo piano un altro gruppo che si trova dentro Ecr, ovvero Fratelli d’Italia. Il partito di Meloni porterebbe un tesoretto di 24 voti. Utilissimi per Von der Leyen. Al momento, però, pare non ci siano le condizioni per un sostegno. Per un sostegno esplicito, quanto meno.

Le indicazioni di Ppe, S&D e Renew sono chiare: ok a un bis di Von der Leyen. In corso c’è poi anche una trattativa con i Verdi. Le forze ecologiste hanno 53 seggi a Strasburgo. Un’addizione importante. Due però i fattori da considerare: innanzi tutto, l’ok verde potrebbe far perdere qualcosa a destra all’interno degli stessi popolari; poi, non è detto che tutte le delegazioni nazionali dei Greens votino davvero sì nel segreto dell’urna. 

Spostiamoci a destra, dove lo scenario è molto complesso. Sono tre le compagini politiche. La più moderata è quella di Ecr. Due gli azionisti principali: gli italiani di FdI e i polacchi di Pis. Con loro, poi, anche i tre Mep dell’Alleanza Neo-Fiamminga, i lettoni dell’Alleanza per l’Unione dei rumeni, i lettoni di Alleanza nazionale e non solo. Per un totale di 78 componenti. Non ci sarà un via libera compatto di certo. Ma più di una delegazione potrebbe dir sì, oltre ai già citati cechi.

A destra di Ecr troviamo poi i Patrioti per l’Europa, guidati da Jordan Bardella e, dunque, da Rassemblement National. In realtà il leader politico che ha battezzato la forza sovranista è l’ungherese Viktor Orbàn, altro azionista di maggioranza. Un ruolo importante lo ha, quindi, la Lega di Salvini, così come Vox di Santiago Abascal. Il passaggio ancora più a destra del partito spagnolo è stato uno degli spartiacque post-voto: uno smacco per Meloni e una bandierina per Le Pen. Il no dei Patrioti a Von der Leyen è scontato. Così come è scontato individuarli come il principale gruppo di opposizione. Probabile che vengano, oltre tutto, esclusi con un ‘cordone sanitario’ dalla spartizione degli incarichi istituzionali all’interno dell’Eurocamera.

C’è, poi, un terzo soggetto che raggruppa la destra nazionalista più radicale. L’Europa delle Nazioni sovrane (Esn) consta di 25 membri. Elemento trainante è l’Afd tedesca, che può contare su 14 eurodeputati. Sono poi tre i polacchi di Nuova speranza e due i bulgari di Rinascita. Oltre alle politiche ultra-nazionaliste, il tratto distintivo è quello smaccatamente filo-russo in politica estera. Tra l’altro a Esn potrebbero presto aggiungersi anche gli spagnoli  di Se Acabo la Fiesta. Nessun dubbio, poi, sulla loro esclusione da ogni incarico europeo.

Infine, un focus sul panorama a sinistra all’Europarlamento. The Left è guidata da La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, dalla Linke tedesca e dai greci di Syriza. Dentro anche Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle. Sarà all’opposizione di Von der Leyen ma dovrebbe avere degli incarichi istituzionali. 

Un risiko complesso, quello dei gruppi europei: alcune caselle sono in bilico e alcuni rapporti di forza potrebbero variare. Prima o dopo il voto sul Presidente della Commissione europea.

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