I cavi sottomarini sono diventati la geografia decisiva del mondo digitale. Trasportano oltre il 95% del traffico Internet mondiale, e il Mediterraneo da solo ne assorbe il 16%. Dopo i sabotaggi del Baltico e gli incidenti del Mar Rosso, la Commissione europea ha riconosciuto questa centralità: il 21 febbraio 2025 ha adottato il proprio Action Plan on Cable Security, mettendo i fondali fra le infrastrutture critiche da difendere come le frontiere di terra. In questa cornice, l’operazione Sparkle non è un riassetto societario, ma un atto di rivendicazione territoriale.Il 13 aprile 2026 la DG Concorrenza ha autorizzato senza condizioni l’acquisto di Telecom Italia Sparkle da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (al 70%) e di Retelit (al 30%) per settecento milioni di euro. Il closing, atteso entro giugno, è stato poi rinviato al 15 ottobre 2026: lo scrutinio americano si è bloccato a causa dello shutdown federale di febbraio 2026. In Italia la notizia è passata in secondo piano sotto il rumore dell’OPAS che Poste ha lanciato su TIM il 19 marzo 2026; ma è proprio nel calendario — Sparkle scorporata e messa al sicuro prima di un eventuale consolidamento — che si capisce la natura dell’operazione.La domanda da farsi è semplice: cosa cambia per la proiezione mediterranea italiana ora che Sparkle entra nell’orbita pubblica? La risposta non sta nei numeri della cessione né nella retorica della sovranità, ma in una geografia concreta — dorsali sottomarine già operative, landing station, accordi con gli operatori del Sud Mediterraneo, cavi in costruzione. È qui, non nei comunicati, che si misura la portata reale dell’operazione.Schema concettuale, non in scala. Fonti delle dorsali rappresentate: BlueMed e Blue&Raman in partnership con Google; GreenMed (Sparkle, ASN, Elettra Tlc); quadro normativo dei fondali europei: EU Action Plan on Cable Security.L’architettura di un’operazione che va oltre la finanzaIl veicolo dell’operazione, Boost BidCo, mette insieme il controllo statale e l’esperienza industriale di un operatore B2B specializzato in fibra, dorsali e cloud — Retelit, a sua volta interamente controllata dal fondo spagnolo Asterion Industrial Partners. La struttura non è neutra: evita sia la rigidità di una società pubblica al 100%, sia il rischio di esporre un’attività regolata ai cicli del private equity. È il prezzo politico per non consegnare la rete sottomarina internazionale a chi, domani, potrebbe comprare o vendere quote della capogruppo TIM.Il via libera europeo è arrivato dopo un percorso tortuoso. Il fascicolo M.11992 ha visto due ritiri e una nuova notifica a marzo 2026, prima che la Commissione concludesse, il 13 aprile, che l’operazione non creava problemi di concorrenza nei mercati dove Sparkle e Retelit si sovrappongono: fibra, housing, data center, landing station e backhaul. La tecnica del pull-and-refile è comune nei dossier sensibili, ma raramente è stata usata in modo così trasparente: serviva a guadagnare tempo per definire i mercati rilevanti senza far scattare la Fase II. Il messaggio è chiaro: la complessità non era di concorrenza, ma politica. Lo conferma il multiplo dell’operazione — circa 5,76 volte l’EBITDA Sparkle del 2023, contro le 18,9 volte di operazioni simili come Telia Carrier. La cifra non riflette il valore di mercato, ma il prezzo politico di una messa in sicurezza.Resta aperto il fronte americano. Sparkle gestisce un collegamento diretto di primissimo piano (backbone) in Nord America e possiede il cavo Seabras-1: due asset sotto la giurisdizione del Team Telecom, il comitato interagenzia guidato dal Department of Justice con DoD e DHS che, insieme alla Federal Communications Commission, valuta i rischi del controllo straniero sulle infrastrutture americane di telecomunicazione. Lo shutdown federale di febbraio 2026 ha congelato i tempi statutari: di qui il rinvio della long-stop date. La revisione richiederà mitigation agreements stringenti — regole operative, accesso fisico ai dati, governance informatica — che vincoleranno la nuova Sparkle ben oltre il perimetro europeo.Su questo sfondo emerge la dimensione di sovranità dell’operazione. Roma ottiene il controllo diretto di una rete di oltre 600.000 chilometri di fibra senza aspettare i tempi lunghi di una riforma normativa: lo fa attivando il Golden Power dalla parte di chi compra, e non da quella di chi blocca. È la stessa direzione che la Relazione DIS 2026 chiama caccia alla sovranità digitale italiana. Questo è il guadagno politico vero, ancora prima dell’asset.Mazara, Genova, e la sfida a MarsigliaSparkle non è un asset astratto. La sua geografia di lavoro coincide con quella del Sicily Hub di Palermo, un data center carrier-neutral pensato come open landing & interconnection hub, e con l’approdo di Mazara del Vallo, dove dal 1999 atterrano cavi come SEA-ME-WE 3 e, più di recente, Medusa. La centralità non è retorica. Infatti, la posizione geografica garantisce all’isola la latenza più bassa per il traffico tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente, sottraendolo agli hub del Nord Europa.Su questa base, Sparkle ha costruito due dorsali integrate. Il sistema BlueMed, già in funzione, percorre il Tirreno da Genova a Olbia, Roma e Palermo, attraversa lo stretto di Messina e arriva al Mar Rosso, dove si collega ad Aqaba con il segmento Raman che porta fino a Mumbai. La Open Landing Station di Genova, premiata nel 2022 ai Global Carrier Awards, è la prima vera alternativa europea a Marsiglia: aperta, scalabile, indipendente. Il sistema GreenMed, annunciato il 12 febbraio 2026 con Alcatel Submarine Networks (ASN) ed Elettra Tlc e atteso in servizio entro la fine del 2028, completa il quadro sull’Adriatico: tocca Creta e la Sicilia per servire i Balcani e il Levante con un secondo corridoio robusto verso il Medio Oriente. C’è un dettaglio che racconta bene la natura della partita, cioè che la stessa ASN è passata sotto controllo statale francese. La pretesa italiana sul triangolo dei fondali si misura quindi con una mossa speculare nei centri rivali.È qui che il senso dell’operazione MEF–Retelit diventa chiaro. Il controllo pubblico di Sparkle dà a Roma un’autorità diretta su due rotte sottomarine che, messe insieme, fanno della costa italiana il primo punto d’ingresso europeo per i flussi di dati che arrivano da Sud-Est. La rivalità con Marsiglia non è solo teorica: l’hub francese, forte dell’asse Orange Marine e dei data center di Interxion, ha attratto per decenni i cavi che preferivano il canale di Sicilia al passaggio dello stretto di Messina. La scelta di BlueMed di evitare il canale e approdare a Genova traduce sul piano industriale una strategia che il nuovo azionista pubblico ha tutto l’interesse a consolidare. L’amministratore delegato di Sparkle, Enrico Maria Bagnasco, ha del resto dichiarato di voler rafforzare il bacino del Mediterraneo come snodo digitale e consolidare il ruolo dell’Italia come hub privilegiato per la connettività internazionale. Il Sicily Hub di Palermo, la open landing station di Genova e l’approdo di Mazara sono i tre vertici del triangolo infrastrutturale che dovrebbe rendere concreta questa ambizione.L’asse Sud: Piano Mattei, Mar Rosso, e il rischio egizianoLa proiezione verso Sud passa da un aggancio dichiarato al Piano Mattei. Il piano del governo prevede in modo esplicito il sostegno al sistema BlueMed per il Nord Africa con estensione verso Kenya e Africa occidentale, e un AI Hub for Sustainable Development pensato come prolungamento fisico del corridoio Blue&Raman. La prima fase coinvolge i quattro Paesi nordafricani — Egitto, Tunisia, Marocco, Algeria — che formano l’asse sud-mediterraneo della strategia italiana. Sparkle in mano pubblica diventa così lo strumento tecnico della linea digitale del Piano, non un suo accessorio.Lo scenario competitivo non è semplice. Il cavo Medusa, finanziato dal Connecting Europe Facility e gestito da AFR-IX Telecom, percorre 8.700 chilometri unendo diciassette punti di approdo tra Europa e Nord Africa, con landing italiano proprio a Mazara del Vallo. La sua entrata in servizio nel 2026 porta sul mercato una capacità pan-mediterranea concorrente che però dipende dagli stessi nodi siciliani controllati da Sparkle. Il gioco è meno frontale di quanto sembri: avere capacità in più sulle stesse rotte significa dare potere contrattuale a chi possiede le landing station, ed è esattamente questo l’esito politico dell’operazione.Il fronte più fragile resta il Mar Rosso. Tra il 24 e il 27 febbraio 2024, al largo di Bab el-Mandeb, sono stati danneggiati quattro cavi sottomarini — AAE-1, Seacom, EIG e TGN — con conseguenze pesanti sul traffico tra Europa e Asia. L’Egitto, da cui passa circa il 17% del traffico Internet mondiale, resta il vero collo di bottiglia, come Geopolitica.info ha documentato analizzando la dimensione subacquea. Il sistema BlueRaman, realizzato in partnership con Google, aggira l’Egitto passando per Aqaba, Arabia Saudita, Gibuti e Oman: è la risposta tecnica a questa fragilità. Il corridoio orientale del Mediterraneo viene chiuso non per uscire dall’Asia, ma per non dipendere dall’Egitto. Da questo punto di vista, l’aggancio asiatico serve al Mediterraneo, non viceversa.
13/05/2026
Il triangolo dei fondali. L’operazione Sparkle e l’asse mediterraneo italiano
Bruxelles ha autorizzato l’ingresso del MEF e di Retelit in Telecom Italia Sparkle, ma la sola cifra dell’operazione — settecento milioni di euro — non basta a spiegarla. L’Italia rivendica il ruolo di hub mediterraneo dei cavi sottomarini, lungo un asse Sud che dalla Sicilia guarda al Nord Africa, al Levante e al Mar Rosso.

