Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
10/08/2024
Africa Subsahariana, Russia e Spazio Post-sovietico

Imboscata alla Wagner in Mali: come Kiev contrasta l’influenza russa tramite l’intelligence

di Enrico Alvaro

L'imboscata dei ribelli tuareg e islamisti contro le forze maliane e il Gruppo Wagner a Tinzaouatene ha evidenziato il ruolo dell’intelligence ucraina nel contrasto agli interessi russi su scala globale. Il presente articolo si propone di analizzare come Kiev tramite operazioni di intelligence, stia contrastando l’influenza del Cremlino, soprattutto nel continente africano.

L’imboscata dei ribelli tuareg e islamisti contro le forze maliane e il Gruppo Wagner a Tinzaouatene ha evidenziato il ruolo dell’intelligence ucraina nel contrasto agli interessi russi su scala globale. Il presente articolo si propone di analizzare come Kiev tramite operazioni di intelligence, stia contrastando l’influenza del Cremlino, soprattutto nel continente africano.

Il 26 luglio scorso, una coalizione di guerriglieri, prevalentemente di etnia tuareg ma comprendente anche miliziani di JNIM affiliati ad al-Qāʿida, ha teso un’imboscata alle unità delle Forze Armate Maliane (FAMa) e ai mercenari russi dell’Africa Corps (ex Wagner) durante un’operazione nel nord del Mali, precisamente a Tinzaouatene, località al confine algerino a circa 230 km nord-est di Kidal. Quest’ultima, roccaforte dei miliziani tuareg dal 2014, era stata riconquistata dalle forze armate maliane insieme ai mercenari russi nel novembre 2023.

Dalle informazioni disponibili è emerso che i mercenari russi stessero coadiuvando le truppe maliane durante un’azione bellica nella regione di confine con l’Algeria, un’area da tempo epicentro di attività jihadiste e di movimenti indipendentisti tuareg. 

Durante l’operazione, il contingente russo-maliano è stato colpito da un’imboscata mentre attendeva l’arrivo di rinforzi e supporto aereo, impossibilitati a intervenire a causa delle tempeste di sabbia. 

L’attacco è stato rivendicato dal Quadro strategico permanente per la difesa del popolo dell’Azawad (CSP-DPA), il nuovo nome della coalizione indipendentista tuareg, e dal Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani (Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin), affiliato ad al-Qāʿida nel Sahel. Questi gruppi sembrano aver cooperato ad hoc per tendere un’imboscata al convoglio governativo. 

Tuttavia, la portata del coordinamento tra separatisti e islamisti, non è ancora del tutto chiara.

Il numero delle vittime non è stato confermato da fonti ufficiali delle forze armate maliane o dell’Africa Corps, ma le stime variano tra 20 e 80 unità.

Secondo un canale Telegram vicino ai vertici della Wagner, tra le vittime dell’attacco vi sarebbe anche il comandante Sergei “Pond” Shevchenko. Altre fonti, al momento non confermate, riportano inoltre la morte di un alto ufficiale, Anton “Lotus” Elizarov, e di Nikita Fedyanin, noto per essere l’amministratore di uno dei principali canali Telegram legati alle attività del gruppo Wagner, “Grey Zone”.

La perdita subita dai paramilitari russi è la più grave in diversi anni di operazioni in Africa. Il Cremlino ha utilizzato proxies, come la PMC (private military company) Wagner, per consolidare la propria presenza nella regione, sostenendo colpi di stato militari e conducendo operazioni contro ribelli e jihadisti. A queste operazioni militari, la Russia ha affiancato l’uso di soft power e campagne di disinformazione, per guadagnare il sostegno delle popolazioni locali. Questo approccio ha fatto leva soprattutto sul sentimento anticoloniale diffuso, in particolare antifrancese.

Un elemento rilevante, emerso pochi giorni dopo l’attacco, è stata la dichiarazione del portavoce dell’intelligence militare ucraina (GRU), che ha confermato il coinvolgimento di Kiev nell’attacco alla Wagner nel nord del Mali. Secondo quanto dichiarato, l’agenzia avrebbe fornito ai ribelli le informazioni necessarie e “non solo informazioni”, lasciando interrogativi su un ipotetico coinvolgimento di personale militare ucraino nell’attacco. 

Inoltre, il 29 luglio, il Kyiv Post ha pubblicato in esclusiva una foto che ritrae i miliziani tuareg esibire sia la bandiera dell’Azawad sia quella ucraina. Questa immagine, che non è stata verificata in modo indipendente, desta alcune perplessità, soprattutto per quanto riguarda la collocazione temporale. 

Infine, secondo ultimi rapporti, alcuni ribelli tuareg sarebbero stati addestrati dall’intelligence in territorio Ucraino all’utilizzo di droni.

Questo evento non sarebbe isolato, ma parte di una strategia più ampia dell’Ucraina per contrastare gli interessi russi a livello globale.  Infatti, secondo fonti dell’intelligence militare ucraina, riportate dal Kyiv Post, le forze speciali ucraine hanno sferrato un attacco mirato contro risorse militari russe a est di Aleppo, in Siria. L’operazione, condotta a fine luglio, ha preso di mira la base aerea di Kuweires, sotto il controllo del governo siriano sostenuto dalla Russia, presente militarmente nel conflitto sin dal 2015. Inoltre, le forze speciali ucraine avrebbero assistito gli insorti siriani in attacchi ad infrastrutture russe controllate dalle forze governative siriane. 

Analogamente, in Sudan le forze speciali ucraine sarebbero operative da diversi mesi a sostegno delle forze armate sudanesi, che dall’aprile 2023 sono impegnate in un conflitto contro l’organizzazione paramilitare Rapid Support Forces (RSF). Quest’ultima è sostenuta dai “violinisti”, entrati nel Paese dalla confinante Repubblica Centrafricana con l’obiettivo di rovesciare la giunta militare del Presidente Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan.

In aggiunta, indiscrezioni segnalano che personale militare ucraino sia attualmente operativo in Somalia. Queste fonti sostengono che le forze speciali ucraine, in collaborazione con le forze armate statunitensi, siano impegnate nell’addestramento dell’esercito somalo. Questa presenza sarebbe motivata anche dal timore di attività dell’Africa Corps nel Corno d’Africa.

Infine, è importante segnalare l’offensiva diplomatica ucraina in Africa, con l’apertura di diverse ambasciate nel continente. Recentemente, sono state inaugurate sedi diplomatiche in Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Mozambico, Botswana, Rwanda e Mauritania, con l’intenzione di aprire un’ambasciata anche in Sudan

In particolare, l’apertura a fine maggio dell’ambasciata a Nouakchott, capitale della Mauritania, si rivela una scelta strategica particolarmente rilevante considerando il possibile ruolo dell’intelligence ucraina nell’imboscata di Tinzaouatene. Con circa 2300 km di confine con il Mali, la Mauritania potrebbe facilitare le operazioni delle forze speciali ucraine nel Sahel, una regione che sta vivendo una crisi securitaria e politica senza precedenti e dove l’influenza russa, attraverso l’Africa Corps, è già ben radicata e in crescita.

Conclusione

Il coinvolgimento attivo dell’intelligence ucraina in operazioni come quella di Tinzaouatene sottolinea non solo la crescente capacità strategica di Kiev, ma anche il suo ruolo a livello globale nell’arginare l’influenza russa. Questo avviene cooperando strettamente sia con i partner occidentali sia con le forze locali, siano esse governative o anti-governative.

Le competenze delle unità speciali dell’intelligence ucraina sono state trasferite dai combattimenti convenzionali in patria a operazioni di guerra non convenzionale, in territori remoti e non permissivi come il Sahel e il deserto siriano, spesso oltre le linee nemiche. Infine è plausibile che le potenze occidentali, riconoscendo l’efficacia di Kiev nel contrastare gli interessi russi in tali contesti, possano intensificare il proprio sostegno all’Ucraina.

Gli Autori