Ankara rappresenta uno dei partner più importanti di Washington, in Europa orientale e in Medio Oriente. I recenti tentativi di risoluzione dei conflitti in Ucraina e a Gaza trovano nella Turchia la sponda che Washington cercava
La posizione geografica privilegiata della Turchia le garantisce un ruolo unico. Attore di primo piano in Medio Oriente, ha un peso rilevante anche nella contesa ucraina. Gli americani ne sono consapevoli. L’incontro tra Erdoğan e Trump dello scorso venerdì è stato il primo bilaterale tra un presidente americano e un omologo turco degli ultimi sei anni. Segno che le relazioni diplomatiche durante l’amministrazione Biden attraversavano un momento sfavorevole, sebbene il coordinamento non sia mai venuto meno. Ma adesso Washington e Ankara sembrano pronti ad alzare il livello della cooperazione.
Gli interessi comuni e le relative difficoltà
La priorità dell’amministrazione americana è fermare la guerra in Ucraina; la richiesta esplicita a Erdoğan di ridurre le importazioni di idrocarburi russi costituisce un elemento di pressione verso Mosca. Non è un caso che da almeno due anni, le principali aziende del settore degli idrocarburi americane abbiano incrementando significativamente le esportazioni di GNL in Turchia. È da notare, che nel 2024 la Russia risultava comunque il primo fornitore di gas per Ankara, con gli Stati Uniti al quinto posto. Tuttavia, il recente accordo per la fornitura di 4 miliardi di metri cubi di gas liquefatto americano all’anno dal 2026, concorre alla strategia turca di diversificazione dei fornitori gasieri. Putin non sembra però disposto a un compromesso prima di aver conseguito un risultato significativo sul terreno; ovvero, la pressione economica non pare sufficiente per convincere Mosca ad arrivare e un accordo. Di conseguenza il prossimo passo americano potrebbe essere quello di incrementare il supporto a Kiev, magari con l’aiuto turco.
Se Trump cerca una sponda sull’Ucraina, Erdoğan vuole in cambio garanzie sulle forniture militari americane. Trump ha suggerito che gli USA potrebbero rimuovere le sanzioni contro Ankara, apposte nel 2020 dopo l’acquisto turco degli S-400 russi, e aprire al re-inserimento nel programma degli F-35. In linea con la strategia di Erdoğan, che ha al centro il consolidamento delle Forze Armate e lo sviluppo dell’industria militare, c’è anche un accordo di cooperazione in materia di energia nucleare civile. Infine, con la rimozione di dazi ritorsivi imposti dalla presidenza turca durante il primo mandato di Trump, Erdoğan vuole guadagnarsi il favore americano e risollevare la dissestata economia del paese.
Un altro teatro in cui gli interessi di Trump e Erdoğan sembrano allinearsi è il Medio Oriente. Dopo la caduta di al-Assad e l’insediamento di al-Shara, con il supporto di Ankara, gli Stati Uniti hanno rimosso parte delle sanzioni contro Damasco. Entrambi hanno interesse a stabilizzare il paese, anche attraverso i fondi dei paesi del Golfo. La Turchia sta tentando di integrare l’ala siriana del PKK nell’esercito regolare siriano, non senza difficoltà. Sebbene l’evolversi degli eventi sia ancora incerto, la posizione di al-Shara parrebbe rafforzarsi.
In merito alla guerra di Gaza, Trump e Erdoğan, sebbene con sfumature molto diverse, condividono la necessità di porre un freno a Israele. I consiglieri statunitensi affermano che il raggiungimento di un accordo con Netanyahu è vicino. D’altra parte Erdoğan è impegnato in una condanna durissima dello stato ebraico, anche per ragioni di politica interna.
La strategia degli Stati Uniti è quella di riposizionarsi gradualmente in diversi quadranti. L’Europa e il Medio Oriente non fanno eccezione. Se il primo vede gli europei a doversi impegnare in prima linea, nel secondo, specialmente in relazione al Mediterraneo Orientale, Washington spinge Ankara verso un ruolo sempre più da protagonista. Erdoğan non se lo farà ripetere due volte e, in attesa di sapere chi ci sarà nello studio ovale tra tre anni, l’ascesa della Turchia a potenza regionale è una chiara conferma, più che una novità.

