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Irini rinnovata di un anno, quali prospettive per la missione europea nel Mediterraneo?

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In data 4 giugno 2021, il Consiglio delle Nazioni Unite si è riunito e ha rinnovato l’autorizzazione a Irini per operare un altro anno nel Mediterraneo. Viene estesa l’ultima risoluzione in tema, la 2292 del 2016, che permette alla missione europea di compiere ispezioni verso navi sospettate di importare o esportare greggio o armi verso la Libia. La risoluzione, ad ogni modo, contiene delle limitazioni poiché le ispezioni a bordo di altre imbarcazioni possono essere portate a termine solo con l’autorizzazione dello Stato battente bandiera o del comandante della nave. Questa formula viene adottata per proteggere da possibili ispezioni pirata quello che è di fatto, per estensione, suolo nazionale. Il diritto è indubbiamente a tutela della sicurezza marittima ma rende difficile per Irini ispezionare quelle imbarcazioni che per qualsivoglia motivo non vogliono collaborare. Durante quest’anno, sono stati quarantatre i casi in cui il comandante della nave o lo Stato di bandiera hanno rifiutato l’interazione con l’operazione europea.

Dal 31 marzo 2020, Operazione Irini, secondo le fonti della stessa missione, ha portato a termine più di tremila contatti via radio a mercantili, visitato più di centotrenta imbarcazioni e portato a termine quattordici ispezioni. Grazie ai velivoli di ricognizione, come l’Orion greco o il Falcon francese, e alla sinergia con lo European Satellite Center (SATCEN), lo sguardo di Irini ha permesso di monitorare non solo mercantili ma anche velivoli e snodi logistici come porti ed aeroporti, dando un quadro dei principali movimenti nel Mediterraneo centrale.

Tre spunti per il futuro della missione

Irini, per storia e scopi in mare, va inevitabilmente rapportata alla precedente Sophia che se pur con un mandato diverso, si appoggiava sulle medesime risoluzioni in tema di controllo alla proliferazione di armamenti e greggio. Il confronto non va fatto solo in termini di forza in mare ma anche pensando agli errori che hanno caratterizzato la precedente missione europea nel Mediterraneo. 

Una missione permanente

Il compito di monitoraggio di Irini non dovrebbe fermarsi una volta pacificata la Libia ma dovrebbe garantire un centro di controllo degli spostamenti nel Mediterraneo, inteso non solo come confine dell’Unione Europea ma anche come area di intersezione tra oriente e occidente. Assicurare una maritime situational awareness negli anni a venire è un punto che l’Italia e le altre nazioni del bacino mediterraneo dovrebbero far presente a Bruxelles, evitando che ad ogni nuova emergenza si debba ricostruire da capo una nuova missione. Visto che i mandati europei sono ampi e spesso generici non sarebbe difficile rimodulare Irini a seconda della situazione vigente. A livello geopolitico, una continua presenza nel Mediterraneo, cercando di estendere questo concetto al suo significato originario di bacino marittimo circoscritto da terre, spingerebbe l’Unione ad intraprendere una politica di Sea Power e di vigilanza della sicurezza dei mari che condizionano il commercio europeo, specialmente con la Cina, sempre più presente nei porti dei Balcani.

Rivitalizzare la collaborazione con la Libia

Un punto spesso sinonimo di controversie, ma fondamentale per la futura stabilità del Mediterraneo, è la formazione della Guardia costiera e Marina libica. I rapporti favorevoli degli ultimi mesi tra Tripoli e Roma dovrebbero indurre l’Italia, perché ne ha esperienza, a proseguire quel percorso di addestramento che aveva accennato Sophia. Con il futuro esecutivo libico è auspicabile un accordo che vada a consolidare un partenariato per gli anni a venire. Nei piani del bilancio per le missioni internazionali sono previsti fondi per la costruzione di Cantiere Navale e una mini Scuola Nautica in territorio libico. Due progetti che non andrebbero persi ma coltivati con un Ministero collaborativo e la volontà da ambo le parti di portare avanti un programma nel medio periodo che consenta alla Libia di essere non solo autonoma, ma anche capace di interfacciarsi con altre autorità nel Mediterraneo come un partner affidabile.

Ristabilire l’asse euro-atlantico nel Mediterraneo

Parlando di cooperazione nel Mediterraneo, la prima macro differenza tra Irini e Sophia è la mancanza della collaborazione con l’operazione NATO Ocean Shield, presente nei mari europei dal 2001 come Active Endeavour e poi modificata per adattarsi alla collaborazione con l’Europa. Gli attriti geopolitici tra Francia e Turchia e la discontinuità di Bruxelles hanno fatto sì che Irini non abbia potuto godere dell’information sharing che era stato possibile costruire con la precedente missione europea. La presenza coordinata di NATO e Unione forma uno strumento dissuasivo decisamente migliore delle singole missioni che, è bene ricordare, seppur in termini diversi, condividono degli obiettivi generali nella raccolta di dati e nella sicurezza del Mediterraneo. A favorire nuove collaborazioni in tema ci sono documenti e dichiarazioni della nuova presidenza Biden che riconosce il Mediterraneo come mare di mezzo tra Pacifico e Atlantico e quindi di vitale importanza a livello geopolitico. Nell’idea di Mediterraneo allargato che va da Golfo di Guinea ai limiti del Mar Nero, passando pure per il Corno d’Africa, come evidenziato nella mappa sottostante dell’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, gli interessi americani, e non solo, fanno capolino nella parte orientale del quadrante. I recenti colloqui tra Stati Uniti e Grecia  intendono rafforzare una cooperazione che riesca a fermare le infiltrazioni provenienti da oriente e in particolar modo le iniziative turche, non viste di buon occhio dal neopresidente.

In un recente articolo per Carniege Europe, Marc Pierini, sottolinea come il vuoto politico lasciato dall’Unione abbia generato lo spazio per nuovi e vecchi attori di riaffacciarsi in queste acque minando la stabilità regionale: della pirateria in Guinea ai traffici sospetti legati alla Turchia. Il quadro che ne viene fuori è che proprio la mancanza di un monitoraggio e di una presenza costante fornisca lo spazio a Russia, Paesi del Golfo o la Cina di infiltrarsi in questo corridoio portando i propri interessi a discapito di quelli europei. Irini non può con i mezzi di adesso pensare di rappresentare il Sea Power europeo ma negli anni a venire è auspicabile lo diventi.

Edoardo Del Principe
Geopolitica.info

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