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14/05/2025
Italia

Il dilemma europeo delle migrazioni al tempo di Giorgia Meloni

di Lorenzo Avesani

La vittoria della coalizione di destra guidata da Fratelli d'Italia (FdI) ha intensificato il dibattito sul ruolo dell'Italia all'interno dell'Unione europea (UE) in materia di politica migratoria. L'attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dato priorità alla lotta all'immigrazione clandestina e le sue politiche hanno rinnovato un dibattito divisivo tra gli Stati membri. Il report originale si trova qui.

La vittoria della coalizione di destra guidata da Fratelli d’Italia (FdI) ha intensificato il dibattito sul ruolo dell’Italia all’interno dell’Unione europea (UE) in materia di politica migratoria. L’attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dato priorità alla lotta all’immigrazione clandestina e le sue politiche hanno rinnovato un dibattito divisivo tra gli Stati membri. Il report originale si trova qui.

La migrazione rappresenta una delle sfide più difficili per la coerenza interna europea nonché una delle grandi sfide sistemiche del XXI secolo. La portata della questione ha spaventato l’opinione pubblica europea spostandola verso posizioni securitarie cavalcate dai partiti di estrema destra. Il caso italiano è emblematico in quanto Paese ubicato geograficamente nel mezzo del Mediterraneo. La vittoria della coalizione di destra guidata da Fratelli d’Italia (FdI) nel settembre 2022 ha sollevato preoccupazioni sulla posizione dell’Italia nell’Unione Europea. La lotta all’immigrazione clandestina, una priorità dell’attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è tornata a essere rilevante e divisiva nel processo decisionale europeo. Studiare il caso italiano è interessante in quanto FdI ha saputo adattarsi alle varie fasi della politica italiana ed europea trasformandosi in un partito conservatore “moderato” che vuole trasformare l’UE dall’interno.

Dal “pressapochismo” all’azzardo di Meloni

L’Italia è diventata un punto critico nella gestione europea della migrazione a causa di normative interne frammentate e dell’asimmetria degli accordi di Schengen sulla libera circolazione interna e la Convenzione di Dublino sulla gestione dell’immigrazione da Paesi esterni, contribuendo a una gestione emergenziale e inefficace del fenomeno. I flussi migratori sono aumentati nuovamente dopo il Covid, raggiungendo circa 380 mila persone nel 2023 di cui il 49,5%  è passato dalla rotta del Mediterraneo centrale. La vittoria elettorale di FdI è avvenuta in un clima segnato dalla crisi economica post-pandemica e dal conflitto in Ucraina in cui la retorica anti-immigrazione è stato un elemento cruciale

I rapporti con l’UE dell’esecutivo di Meloni sono stati orientati al pragmatismo in cui l’immigrazione rappresenta un dossier cardine della sua politica estera. Difatti, ha sostenuto il Memorandum d’intesa UE-Tunisia del 2023, che mirava a ridurre il numero di migranti irregolari. Però, il risultato più significativo dell’Italia è stata l’istituzione del “modello Albania”. Lanciato nell’ottobre 2024, il Memorandum d’intesa italo-albanese ha istituito due enclave in territorio albanese, Gjadёr e Shengjin, come hub per i migranti. Tuttavia, a differenza di analoghi accordi precedenti, il Protocollo d’intesa italo-albanese sposta la procedura di asilo dell’UE oltre i suoi confini  senza trasferire la responsabilità giurisdizionale al Paese terzo. Tuttavia, questa strategia esternalizzante, già vista in passato, è considerata pericolosa perché rafforza il potere dei Paesi terzi, solleva dubbi legali e indebolisce l’identità normativa dell’UE come guardiana dei diritti umani.

L’intensità dei flussi migratori condizionerà l’andamento degli scenari futuri.  Realisticamente, Roma e Bruxelles continueranno a cooperare dove la prima continui a influenzare la politica migratoria dell’UE mentre la seconda abbia un atteggiamento attendista nei confronti delle iniziative italiane. In effetti, le Linee guida politiche 2024-2029 hanno dato priorità allo sviluppo di relazioni strategiche con i Paesi terzi per affrontare la migrazione illegale. 

Cosa si può fare diversamente?

Di seguito vengono proposte tre possibili opzioni tenendo conto della necessità che Roma e Bruxelles devono collaborare affinché si trovino compromessi accettabili da ambo le parti.

La prima opzione consiste nell’integrare la protezione dei richiedenti asilo come principio fondamentale in tutti gli accordi tra UE e Paesi terzi, secondo il nuovo Asylum Procedures Regulation (APR) 2024/1348, che entrerà in vigore entro il 2026 sostituendo la Direttiva 2013/22. Il regolamento armonizza le procedure d’asilo, garantirà processi più efficienti alle frontiere esterne e definisce diritti e obblighi per i richiedenti. Un’ulteriore clausola dovrebbe riguardare la regolazione dei canali migratori sicuri.

Da un lato, l’APR emendato supererebbe le controversie legali dell’accordo con l’Albania sull’esternalizzazione nonché fornirebbe criteri comuni per definire i “Paesi terzi sicuri”. Su quest’ultimo punto, il 16 aprile 2025, la Commissione ha proposto di designare una lista di sette Paesi extracomunitari dove i migranti hanno diritto ad una procedura accelerata. Dall’altro lato, potrebbero sussistere divergenze tra normative nazionali e definizioni europee – come nel caso italiano con i Decreti 105/2024 e 158/2024 – potrebbero compromettere l’efficacia delle procedure e generare attriti con Bruxelles.

La seconda opzione sarebbe istituire un’Agenzia europea dei rimpatri. La proposta si basa su due elementi già esistenti. Primo, i Paesi mediterranei dell’UE affrontano ritardi burocratici simili. Secondo i dati Eurostat aggiornati a marzo 2025, l’Italia è riuscita ad eseguire solo il 13,6% degli ordini di espulsione emessi dal 2022 ad oggi. Secondo, la Direttiva 2008/115, la Raccomandazione 2017/2238 e il Policy Document del 2023 sono atti legislativi europei che danno una base legale per istituire un’agenzia di coordinamento

Da un lato, questa Agenzia migliorerebbe l’efficienza e la coerenza nelle politiche di rimpatrio, utili soprattutto per Stati di frontiera come l’Italia. Dall’altro lato, esisterebbe il rischio di sovrapposizione con Frontex e le difficoltà politiche legate alla necessaria approvazione da parte del Consiglio, in particolare con Paesi orientati a modelli intergovernativi come Polonia e Ungheria.

La terza opzione prevederebbe l’estensione della missione navale UE Irini in una versione rafforzata (Irini+), includendo elementi coercitivi come l’abbordaggio e il sequestro delle imbarcazioni dei trafficanti. L’attuale missione, avviata nel 2020, si limita a monitorare traffici di armi da e verso la Libia secondo la Risoluzione ONU 2016/2292, ma non agisce direttamente contro i trafficanti, a differenza dell’operazione Sophia, che poteva intervenire per motivi di sicurezza marittima.

Da un lato, l’estensione di Irini potrebbe rafforzare il ruolo dell’UE come attore di sicurezza internazionale nonché ridurre l’incentivo ad immigrare irregolarmente. Infatti, l’assenza degli obblighi di ricerca e salvataggio renderebbe la proposta più accettabile per le forze politiche dell’attuale governo rispetto a Sophia. Dall’altro, sussisterebbero controversie giuridiche e diplomatiche. Infatti, l’istituzione di una missione umanitaria parallela ad Irini+ riaprirebbe il dibattito europeo sulla redistribuzione dei migranti, mentre un’azione in acque libiche richiederebbe un nuovo mandato ONU, difficile da ottenere. Inoltre, un intervento più deciso dell’UE rischierebbe di generare tensioni geopolitiche con attori come Turchia e Russia.

Conclusione
L’Italia rappresenta un caso emblematico per valutare come Bruxelles possa relazionarsi con governi sovranisti mantenendo un approccio comune. Le prime due proposte risultano le più realizzabili, poiché in linea con l’impostazione dell’attuale Commissione. Come sottolineato anche da Von der Leyen nel discorso al Parlamento europeo del 27 novembre 2024, le Politcal Guidelines promuovono una gestione della migrazioneferma ma giusta, evitando derive militaristiche. Le tre opzioni rappresentano possibili soluzioni per rafforzare la coesione interna dell’UE senza lasciare il tema della migrazione in mano ai partiti nazionalisti.

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