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Covid-19#Covid19 - La geopolitica del coronavirus

#Covid19 – La geopolitica del coronavirus

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La mappa del contagio in tempo reale, costantemente visibile sui siti web, è un pugno nello stomaco a cui è impossibile abituarsi. Da qualche settimana è ormai un’emergenza mondiale e l’Italia è uno dei Paesi che appaiono in queste ore più in affanno che mai.

Da tutti ormai conosciuto come coronavirus, il Covid 19 è prossimo ad aver contagiato, seppur con numeri assai diversi, la quasi totalità dei Paesi mondiali, anche se ad oggi è difficile comprendere quali strade abbia percorso per raggiungere tale obiettivo. 

È però interessante provare a fare un’analisi geopolitica del virus, per comprendere ahi noi che i numeri sono assai peggiori per il nostro Paese di quello che crediamo. La fredda classifica, sia in termini di contagio che in termini di morti, legata ad esso ci dice che la Cina vanta il non invidiabile primato. Se però analizziamo la cosa in termini percentuali, come forse è giusto che sia, il primato non va al colosso asiatico.

Ad oggi, le stime dell’OMS ci dicono che in Cina sono quasi 81.000 i contagiati e i morti 3.000. Numeri impressionanti ma se proporzionati al fatto che nel Paese orientale ci sono 1,38 miliardi di persone si ridimensionano. In Italia i contagiati sono ormai 9.000 e i decessi 463. La sostanziale differenza è che nel nostro Paese siamo in 60 milioni, il che significa il doppio di possibilità di essere contagiati dal Coronavirus ed il triplo di essere uccisi a causa di esso.

Se la banale proporzione venisse applicata per ogni singolo Paese, è probabile che solo la Corea del Sud, con i suoi 55 milioni di abitanti e i numeri assoluti più alti sia per contagiati che per decessi, potrebbe essere paradossalmente più “pericolosa” di noi. 

La geopolitica però non è fatta, se non in minima parte dalla matematica, e i numeri sopra riportati devono essere visti con occhi diversi. Innanzitutto, e questo è uno dei temi che dovranno essere affrontati, la Cina è il Paese da cui il Coronavirus è partito e, seppur l’emergenza fosse nota ai vertici del Partito Comunista da tempo, si è comunque deciso a Pechino in modo criminoso di aspettare troppo tempo a comunicare alcune scomode verità. Non solo, il sospetto che ancora oggi non ci venga raccontato tutto è molto alto e di sicuro le pressioni internazionali sono state troppo deboli sotto questo aspetto. Ciò sta a significare che se vi fosse un sistema più trasparente in Cina, la situazione sarebbe sicuramente migliore.

In secondo luogo, in ogni parte del mondo per cercare di combattere la diffusione del virus, si sta ricorrendo alla circoscrizione delle zone in cui la diffusione è maggiore. Contenimento già applicato nella città di Wuhan, dove l’esercito ha fisicamente isolato milioni di persone nel territorio potenzialmente più pericoloso, allo stesso modo potrebbe essere applicato nelle zone italiane ritenute pericolose, qualora le cose non migliorassero. La stessa Italia che, casualmente o no, è stato il primo Paese ad aprire le frontiere alla via della Seta e alla dominazione economica, politica e strategica cinese. Questo forse ci insegna che i confini regionali e nazionali, così come le frontiere e l’organizzazione territoriale di un Paese, siano fondamentale per la gestione della nazione stessa.

È presto per trarre conclusioni in merito alla diffusione del Coronavirus ed è ancor troppo presto per studiare la correlazione del Covid 19 con il sistema politico dell’area in cui esso si propaga. Eppure l’idea che vivere in un Paese democratico, con un organismo statale ben capace di controllarne l’organizzazione, dovrebbe essere l’opzione migliore e non una cosa così bizzarra da sostenere.

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