Dalla loro nascita le cryptocurrency sono state fonte di accesi dibattiti, tuttavia solo di recente hanno generato un progressivo interesse da parte degli Stati e dei rispettivi governi; Per comprendere le dinamiche che hanno permesso tale sviluppo è necessario analizzare il funzionamento che sta alla base della tecnologia della blockchain e la postura adottata dai vari Stati nei confronti delle criptovalute.
Il concetto di cryptocurrency è legato all’avvio del progetto Bitcoin nel 2009, il quale nasce anonimamente sotto l’acronimo di Satoshi Nakamoto, che presumibilmente rappresenta una o, con maggior probabilità, più persone. Il principio a fondamento di tale tecnologia è l’idea di creare un nuovo sistema di scambio di valore che non abbia alcuna tipologia di controllo centralizzato, ovvero un sistema basato su una struttura peer to peer e, dunque, sulla mancanza di implicazione di una terza parte fisica a garanzia della transazione. Ulteriore elemento caratterizzate di tale tecnologia, nonché elemento fonte di forte dibattito, è l’anonimato del proprietario dei bitcoin, e delle cryptocurrency in generale, in quanto il rispettivo riconoscimento avviene esclusivamente attraverso un codice legato al wallet elettronico.
E’ cruciale accennare che il progressivo interesse da parte di aziende, imprese e, con maggior ritardo, degli Stati nei confronti di tale sistema di valuta è in primo luogo dovuto dall’innovazione rappresentata dalla tecnologia della blockchain e in secondo luogo dalle potenzialità economico-finanziarie espresse negli anni delle criptovalute, e più specificatamente dei BTC (Bitcoin).
Prendendo dunque come esempio i BTC possiamo notare dal grafico l’esponenziale crescita di valore avvenuta dalla propria nascita, tenendo conto che nel 2009 il valore di un bitcoin era l’equivalente di 0,00075 dollari, al 2017, anno in cui tale valuta raggiunge il suo valore più elevato, arrivando a valere 19.764 dollari.

Uno dei primi paesi che ha mostrato interesse per tale tecnologia è il Venezuela di Maduro; Il paese sudamericano sta passando un momento di forte crisi socio-economica, oltre che politica. Nel 2018 il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha introdotto sul mercato una propria cryptocurrency, il Petro, con l’obiettivo del raggiungimento di due finalità: contrastare l’iperinflazione che affligge il paese e aggirare le imponenti sanzioni internazionali. E’ importante sottolineare come tale valuta digitale, sostenuta fondamentalmente dal petrolio, non sia effettivamente mai decollata; la spiegazione è riconducibile ad innumerevoli fattori, tra i quali non si può non annoverare la scelta dell’amministrazione Trump di vietare ai cittadini statunitensi di comprare o vendere il Petro.
Un altro caso di studio degno di nota è la postura assunta dalla Repubblica Popolare Cinese nei confronti delle criptovalute; Dopo aver inizialmente attuato una politica incentrata alla non proliferazione di esse nell’apparato economico, la Cina si sta preparando per presentare una propria criptovaluta nazionale. Il vicepresidente del China Center For International Exchanges (CCIEE), Huang Qifan, ha dichiarato all’Inaugural Bund Financial Summit 2019 di Shangai che la Banca Popolare Cinese sarebbe prossima a lanciare il progetto della valuta digitale nazionale, in quanto afferma che la tecnologia per la realizzazione di tale programma è considerata completa. Lo scopo principale di tale valuta è fondamentalmente quello di creare una via alternativa che non presupponga il coinvolgimento del dollaro statunitense nell’economia cinese. Quali saranno le principali caratteristiche della moneta digitale nazionale cinese? In primo luogo il valore della valuta sarà sostenuta dal Renminbi cinese, la rispettiva gestione della moneta sarà inoltre affidata al sistema bancario; tale peculiarità implica la centralizzazione dell’amministrazione della moneta digitale e di conseguenza ciò comporta l’adozione di nomi reali per il riconoscimento dei proprietari di tale valuta. Possiamo infatti notare come le suddette caratteristiche si discostino dall’originale concetto di cryptocurrency, il quale possedeva come connotati principali la caratteristica propria della non centralizzazione, con lo scopo di distaccare il sistema monetario al sistema bancario, e l’anonimato del possessore di criptomonete.
E’ importante sottolineare come le dichiarazioni di Huang Qifan coincidano, non casualmente, con l’avanzamento dell’ambiziosa proposta del progetto Libra, il quale porta come propria firma quella di Facebook; L’idea presentata da Zuckerberg si prospetta immediatamente come fortemente competitiva ed innovativa, in quanto si pone l’obiettivo di risolvere il fenomeno diffuso dell’esclusione finanziaria, ovvero delle persone cosiddette “unbanked”, dunque quelle persone non fornite di un proprio conto corrente. Tale proposito è stato più volte considerato a fondamento del progetto Libra, come possiamo notare anche dal tweet del 12 marzo di quest’anno dell’account ufficiale di Libra: “1.7 bilion adults globally have no acces to a traditional bank. We want to change that”.
E’ cruciale citare inoltre il complessivo ritardo nei confronti delle criptocurrency da parte degli Stati Uniti; Possiamo rilevare un timido primo passo compiuto da Jerome Powell, presidente della Federal Reserve System, il quale è intervenuto parlando di fronte al comitato per i servizi finanziari della Camera dei rappresentanti del Parlamento degli Stati Uniti mettendo fortemente l’accento sui notevoli sviluppi dei progetti della Repubblica Popolare Cinese riguardanti la tecnologia della blockchain e ponendosi in una postura di non totale chiusura nei confronti dello studio di un possibile progetto che abbia come oggetto l’ipotesi di un dollaro digitale; Powell fa comunque notare come tale idea si discosterebbe totalmente dal modello cinese per quanto concerne l’aspetto della riservatezza: “Un ledger in cui si conoscano i pagamenti di tutti non è qualcosa di particolarmente attraente nel contesto degli Stati Uniti”
E’ possibile interpretare l’intervento del presidente della Federal Reserve System come un tentativo di mettere in risalto e di far comprendere la potenziale importanza dell’utilizzo della tecnologia della blockchain, e di come essa possa rappresentare in futuro un tassello da non sottovalutare nel più ampio confronto tecnologico a livello internazionale.
In conclusione, avendo analizzato brevemente le varie posture assunte da alcuni Stati nei confronti delle cryptocurrency, non possiamo non notare ancora una volta il progressivo interesse del dragone “revisionista” nei confronti dell’investimento tecnologico (basti pensare al tanto dibattuto tema del 5G), riconfermando l’importanza per una potenza in continua crescita di impiegare ingenti risorse economiche per aumentare le capacità tecnologica (“Converting economic output into military power and technological capacity”- Brooks, Wohlforth).

