Mercoledì 23 agosto 2023, la TV di stato russa Rossija 24 ha riportato la caduta di un jet privato nell’oblast di Tver, vicino al villaggio di Kuzhenkino a 300 km a Nord-Ovest di Mosca. Niente di sensazionale se non fosse che il jet, l’Emraer Legacy 600, apparteneva al capo del Gruppo Wagner, Evgenij Prigozhin. Alzatasi l’iniziale coltre di stupore e confusione dovuta alla presenza di un secondo jet in volo verso Mosca, imminente è stato l’annuncio della presenza di Prigozhin e Dmitry Utkin – braccio destro dello chef di Putin e comandante operativo del Gruppo Wagner – tra i dieci corpi rivenuti tra le macerie del velivolo. Prigozhin si aggiunge così alla “lista nera dei nemici dello Zar”. Resta quindi da osservare quale sarà il destino del Gruppo Wagner, in particolare nei teatri operativi extra-europei, primo fra tutti l’Africa.
“La vendetta è un piatto che va servito freddo”
Nonostante non vi siano stati pronunciamenti da parte del Cremlino, la morte di Prigozhin è avvenuta sulla falsariga del modus operandi di Putin. Conclusa la “marcia per la giustizia”, il 24 giugno 2023, Putin descrisse Prigozhin quale traditore e il suo tentato golpe come una “pugnalata alle spalle al popolo russo”, concludendo che “chi ha scelto il tradimento sarà punito”. Nonostante abbia screditato la leadership di Putin, l’insurrezione è stata fermata attraverso un accordo tra Prigozhin e il Cremlino, che fece cadere tutte le accuse al Gruppo Wagner, suggerendo che Putin avesse optato per una soluzione politica. Di fatto, si è trattato di una misura temporanea che ha permesso a Putin di prendere tempo per trovare una soluzione al “caso Prigozhin”. Esattamente sessanta giorni dopo, mentre Putin stava presiedendo con un discorso dal vivo la celebrazione dell’ottantesimo anniversario della battaglia di Kursk, il jet di Prigozhin è precipitato sul suolo russo. Qualche ora prima, inoltre, il Generale Sergej Surovikin, ex comandante in capo dell’operazione speciale e delle forze aeronautiche russe, è stato rimosso dal suo incarico e sostituito ad interim dal Generale Viktor Afzalov. Il “macellaio di Aleppo”, che non appariva in pubblico dall’ammutinamento del Gruppo Wagner, si riteneva fosse molto legato a Prigozhin e fosse a conoscenza della rivolta, sebbene non sia ancora chiaro se avesse tacitamente sostenuto l’azione di Prigozhin. Mandando un chiaro messaggio a coloro che hanno osato sfidare la sua leadership, Putin ha dimostrato pubblicamente che gli eventi del 24 giugno sono ormai un affare risolto, rafforzando inoltre il rapporto tra Putin e l’esercito, incrinatosi a seguito delle molte accuse mosse dal leader del gruppo Wagner alle forze armate regolari.
Il piano di destituzione
Come dichiarato dall’Institute for the Study of War (ISW), la morte di Prigozhin e Utkin è solo l’atto finale di un processo di indebolimento del Gruppo Wagner orchestrato dal Cremlino. Dopo le vicende del 24 giugno, il Ministero della Difesa russo ha iniziato a formare nuove compagnie militari private (in inglese, PMC) con il fine di rimpiazzare la compagnia nel Medio Oriente e in Africa. Nello specifico, Sergej K. Sojgu ha rafforzato la posizione di Redut, la PMC di Gennady Timchenko (ex agente KGB e oligarca russo molto vicino a Putin) affiliata al Ministero della Difesa, che potrebbe divenire il nuovo punto di riferimento delle PMC russe e una valida alternativa per i molti mercenari del gruppo Wagner. L’indebolimento del Gruppo è inoltre passato attraverso la figura di Andrei Troshev, anche conosciuto con il suo nom de guerre “Sedoi”, un colonnello russo in pensione considerato dall’Unione Europea un finanziatore e membro del Direttore Esecutivo del Gruppo Wagner. Nel luglio scorso, Reuters lo avevo indicato quale “protégé” di Putin per la guida del Gruppo Wagner e soggetto attraverso il quale il Presidente avrebbe creato una spaccatura all’interno della leadership della compagnia per indebolire Prigozhin e il gruppo stesso. Inoltre, ISW aggiunge che il Colonnello Generale Andrei Averyanov – Vice Capo e Capo del Servizio Attività Speciali del Direttorato per generale per le informazioni speciali (Glavnoe razvedyvatelnoe upravlene, GRU) – stava organizzando un corpo d’armata di 20.000 individui per sostituire gli uomini della Wagner operativi in Medio Oriente e Africa. Non sembra quindi una coincidenza che il primo video pubblicato dal Gruppo Wagner, dopo l’insurrezione di giugno, ritrae Prigozhin in un (non specificato) luogo dell’Africa. La registrazione, caratterizzata da toni propagandistici e inviti al reclutamento di nuovi soldati, sembra apparire l’ultimo tentativo dello chef di Putin di ristabilire la propria presa sulle operazioni africane del Gruppo Wagner. L’Africa, infatti, resta il principale teatro operativo della compagnia. Nell’ultimo decennio, la longa manus del Cremlino è stata dispiegata quale amplificatore dell’influenza russa e strumento geopolitico nel continente africano, con la funzione primaria di prestare supporto a governi autoritari e proteggere infrastrutture vitali a fronte di concessioni minerarie e interessi economici. Dal 2017, il Gruppo Wagner è operativo militarmente in Sudan, Repubblica Centrafricana, Mozambico, Madagascar, Libia e Mali. Inoltre, a livello economico e politico, vi sono compagnie e organizzazioni collegate al Gruppo Wagner che operano in Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Repubblica Democratica del Congo, Zimbabwe, Kenya e Sud Africa. La fitta rete di interessi geopolitici e geoeconomici costruita da Prigozhin rimane, di fatto, di vitale importanza per la politica estera del Cremlino in Africa. Il piano di indebolimento del Gruppo Wagner, infatti, si è focalizzato sui teatri operativi del continente africano e in Siria, dove esponenti del Ministero della Difesa stanno chiedendo ai governi locali di tagliare ogni legame con il Gruppo per stabilire nuove relazioni con altri soggetti russi più vicini al Cremlino. La strategia di Mosca è infatti quella di fare pressioni sui governi, non direttamente sulla compagnia, cosicché i soldati non avranno altra scelta che essere incorporati in altre PMC, quali Redut o Patriot, posseduta dal Ministro Sojgu. Ad esempio, il 22 agosto 2023, una delegazione militare russa, guidata dal Viceministro della Difesa, Yunus-Bek Yevkurov, si è recata in Libia, la prima visita ufficiale dall’inizio delle relazioni tra il Cremlino e il Generale Haftar. In aggiunta, secondo ISW, in data 28 agosto 2023, Yevkurov si è recato in Siria per incontrare il Ministro della Difesa Ali Mahmoud Abbas e chiedere che fosse interrotto il ponte logistico tra Siria e Repubblica Centrafricana, sfruttato dalla Wagner per alimentare il proprio sforzo nella regione. Dopo l’incontro, Abbas ha quindi consegnato un ultimatum agli uomini della Wagner, ordinandogli di deporre le armi ed abbandonare il paese entro il 20 Settembre. L’istituto americano sottolinea inoltre che sarà altamente probabile che Yevkurov avrà simili incontri con gli esponenti della Difesa dei vari paesi africani in cui il Gruppo Wagner opera, con l’obiettivo di disarticolare il gruppo anche ai livelli più bassi.
La parabola di Prigozhin ha iniziato il suo declino dopo l’ammutinamento del 24 giugno, concludendosi con un epilogo comune a tutti coloro che negli ultimi vent’anni hanno osato sfidare il potere di Putin. Negli ultimi due mesi, il Cremlino ha lavorato per disfarsi della ormai scomoda figura di Prigozhin e attuare un piano di sostituzione o integrazione dei membri del Gruppo Wagner, favorendo in primis l’ascesa di Troshev e della PMC Redut. La partita principale, tuttavia, si sta giocando nel continente africano dove, grazie al network di interessi politico-economici intessuti da Prigozhin, la Wagner è divenuta un soggetto imprescindibile per la politica estera di Mosca. Il Cremlino si è infatti mosso prontamente per mantenere lo status quo e preservare le relazioni economiche con i vari paesi africani. La questione assumerà ancor più rilevanza vista la nuova ondata di colpi di stato (Niger e Gabon) che ha investito il continente nell’ultimo mese, fattore estremamente attrattivo per le mire espansionistiche di Mosca. Sembra quindi plausibile aspettarsi che le operazioni del Gruppo Wagner in Africa continueranno, ma sotto l’egida di una nuova compagnia militare privata.

