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RubricheFaro AtlanticoLa NATO verso il 2030 e oltre

La NATO verso il 2030 e oltre

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Nella giornata di ieri, a distanza di un anno e mezzo dall’ultimo, si è tenuto il Summit della NATO a Bruxelles – il primo di Joe Biden in qualità di presidente degli Stati Uniti. Il vertice arriva in un “momento cruciale” per l’Alleanza Atlantica – così l’ha definito il Segretario Generale Jens Stoltenberg – chiamata a compiere un nuovo processo di adattamento in un’era di competizione globale e di mutato contesto di sicurezza che comporta numerose minacce e sfide alle quali deve saper rispondere in maniera più efficace. Il fulcro di tale adattamento è l’iniziativa NATO2030, la riflessione strategica lanciata da Stoltenberg nel giugno del 2020 e approvata durante il Summit da tutti gli alleati con il fine di rendere l’Alleanza più globale e più forte a livello militare e politico. Molte le decisioni prese e tanti i temi trattati. Ciò è confermato anche dalla lunghezza del Communiqué finale articolato in ben 79 punti nel quale sono stati delineati i prossimi passi che dovrà compiere la NATO verso il 2030 e oltre.

Attorno al Summit NATO di ieri tenutosi a Bruxelles c’era grande attesa. Da un lato per la presenza di Biden che ha partecipato per la prima volta in qualità di presidente degli Stati Uniti e, dall’altro, per l’importanza del momento in cui è avvenuto per la stessa NATO che si trova ad affrontare un nuovo processo di adattamento. “Si tratta di un momento cruciale per la nostra Alleanza e per la nostra sicurezza collettiva. Siamo in un’era di competizione globale e dobbiamo rispondere a molte minacce e sfide allo stesso tempo”. Queste le parole pronunciate a più riprese dal Segretario Generale Stoltenberg che racchiudono al loro interno tutto il senso dell’iniziativa NATO2030 – la riflessione strategica che trova le sue radici all’indomani dell’intervista rilasciata da Macron al The Economist in cui affermava che l’Alleanza Atlantica si trovava in uno stato di “morte cerebrale” – approvata durante il Summit da tutti gli alleati e che sarà fondamentale per proiettare la NATO verso il 2030 e oltre con l’obiettivo di renderla più “adatta” ed “efficace” nell’affrontare le sfide dell’oggi e del domani.

La presenza di Biden ha dato ulteriore slancio ai rapporti transatlantici che in questo momento si trovano in una fase decisamente nuova grazie alla mutata retorica americana improntata sul ripristino delle alleanze. Sin dal suo insediamento, infatti, il presidente americano ha voluto sottolineare la crucialità della NATO per la sicurezza del Nord America e dell’Europa. Tale importanza è stata ribadita più volte fino all’incontro avvenuto ieri poco prima del vertice tra Biden e Stoltenberg durante il quale il presidente democratico ha riaffermato l’impegno a stelle e strisce nell’Alleanza Atlantica e “l’obbligo sacro” nei confronti dell’articolo 5 del Trattato di Washington.

Molte sono state le decisioni prese e tanti i temi trattati durante il Summit: Afghanistan, Cina, Russia, innovazione tecnologica, cambiamenti climatici, resilienza, burden sharing, rafforzamento delle partnership (tra cui quella con l’Unione Europea), spazio e cyberspazio e NATO 2030. A conferma di ciò basterebbe guardare il Communiqué conclusivo articolato in ben 79 punti nel quale i capi di Stato e di governo alleati hanno tracciato le linee guida per la NATO verso il 2030 e oltre. 

Russia e Cina

La Russia – con la quale le relazioni sono ai “minimi storici dalla Guerra Fredda” – rimane, a causa della sua rinnovata assertività, la minaccia principale per la sicurezza euro-atlantica. A preoccupare l’Alleanza sono soprattutto il crescente rafforzamento militare di Mosca e le attività provocatorie vicino ai confini della NATO, tra cui una serie di esercitazioni su larga scala nonché la modernizzazione del proprio arsenale nucleare che, come si legge nella dichiarazione conclusiva, dispone di una serie di sistemi missilistici a corto e a medio raggio che costituiscono una seria minaccia. Gli alleati, dunque, hanno concordato sull’importanza di continuare con il cosiddetto dual-track approach basato su deterrenza e dialogo: “Manterremo forti la nostra difesa, pur rimanendo pronti a parlare” ha dichiarato Stoltenberg durante la conferenza stampa a margine del vertice, sottolineando l’importanza del NATO-Russia Council per evitare “malintesi ed escalation”.

Le novità principali provengono dalla Cina, dossier sul quale c’è stata una forte convergenza da parte degli alleati rispetto ad altre occasioni passate. Se nel Concetto Strategico del 2010 Pechino non viene mai menzionata e nella dichiarazione di Londra del 2019 le viene riconosciuta la duplice natura di “sfida e opportunità”, nel Communiqué pubblicato ieri i toni sono completamente diversi. “Il comportamento assertivo della Cina presenta sfide sistemiche all’ordine internazionale, alle aree rilevanti per la sicurezza dell’Alleanza e va in contrasto con i valori fondamentali sanciti nel Trattato di Washington”. Modernizzazione militare (tra cui l’espansione dell’arsenale nucleare), cooperazione con Mosca e aumento dell’influenza sullo scacchiere globale sono le principali preoccupazioni alleate. Tuttavia, la NATO – esortando la Cina ad una maggiore trasparenza su una serie di questioni – vuole mantenere un dialogo con Pechino dove possibile, ad esempio sul cambiamento climatico e sul controllo degli armamenti. 

Tecnologia e climate change

“Il mantenimento del vantaggio tecnologico è uno degli obiettivi fondamentali su cui la NATO basa la propria capacità di dissuadere e difendersi da potenziali minacce”. Questo è quanto stabilito dal gruppo di riflessione, del quale fa parte anche l’italiana Marta Dassù, nel report NATO 2030: United for a New Era e più volte sottolineato anche dal Segretario Generale Stoltenberg che si è speso molto per un maggiore investimento nelle emerging & disruptive technologies (EDT). A tal proposito, gli alleati hanno deciso l’istituzione del Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic (DIANA) e del NATO Innovation Fund due strumenti fondamentali per garantire e mantenere il vantaggio tecnologico grazie ai quali ci sarà un maggiore contatto con le start-up impegnate nella ricerca e sviluppo delle EDT “in aree chiave per la sicurezza degli alleati”. 

L’Alleanza Atlantica da tempo si è mostrata molto attenta anche nel campo del climate change. L’organizzazione da parte della Rappresentanza Permanente dell’Italia alla NATO – con la partecipazione di Stoltenberg – di un seminario sul rapporto tra ambiente e sicurezza così come la partecipazione del Segretario Generale al Leaders Summit on Climate ne sono una chiara prova. In questo senso, i leader alleati hanno convenuto che affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici sulla sicurezza sarà uno dei compiti cruciali per la NATO che probabilmente troverà ampio spazio nel prossimo Concetto Strategico. Da segnalare è sicuramente la decisione di voler istituire un Centro di Eccellenza in Canada e l’obiettivo di contribuire a ridurre le emissioni e arrivare al Net Zero entro il 2050. 

Cyberspazio e spazio

Grande attenzione anche per l’ambiente cibernetico e quello spaziale riconosciuti come domini operativi alla stregua di terra, aria e mare rispettivamente nel 2016 a Varsavia e nel 2019 a Londra. Per quanto riguarda il cyberspazio, gli alleati hanno approvato la Comprehensive Cyber Defence Policy che sosterrà i tre compiti fondamentali della NATO migliorando, inoltre, la resilienza. In questo senso, è chiaro come l’Alleanza sia fortemente determinata ad impiegare tutti gli strumenti in suo possesso per “dissuadere, difendersi e contrastare attivamente l’intero spettro delle minacce informatiche” comprese quelle condotte come parte di campagne ibride. Se per il dominio cibernetico era già stata riconosciuta la possibilità di attivare l’articolo 5 del Patto Atlantico valutando “caso per caso”, durante il Summit di Bruxelles gli alleati hanno preso una decisione storica allargando la possibilità di invocare tale articolo anche allo spazio: “Riteniamo che gli attacchi verso, dallo o all’interno dello spazio rappresentino una chiara sfida alla sicurezza dell’Alleanza, il cui impatto potrebbe minacciare la prosperità, la sicurezza e la stabilità nazionali ed euro-atlantiche e potrebbe essere dannoso per le società moderne quanto un attacco convenzionale. Tali attacchi potrebbero portare all’invocazione dell’articolo 5”. Il Centro Spaziale in Germania e il Centro di Eccellenza per lo Spazio che sta per nascere in Francia saranno chiamati, a maggior ragione dopo tale decisione, a svolgere un lavoro sempre più importante e decisivo. 

Afghanistan

Per quanto riguarda l’Afghanistan non è stato aggiunto niente più di quanto già non si sapesse o di quanto già avesse dichiarato Stoltenberg nelle scorse settimane. Nonostante le truppe NATO stiano procedendo con il ritiro, gli alleati hanno deciso di aprire un nuovo capitolo delle relazioni con Kabul. In questo senso, l’Alleanza continuerà a fornire sostegno finanziario alle forze di sicurezza e difesa afghane grazie anche al contributo dell’Afghan National Army Trust Fund. La NATO manterrà un ufficio del Senior Civilian Represenative a Kabul – l’incarico attualmente è ricoperto dall’Amb. Stefano Pontecorvo – per continuare l’impegno diplomatico e per rafforzare il partenariato con l’Afghanistan. Inoltre, si è deciso di fornire sostegno finanziario per garantire il funzionamento continuo dell’aeroporto internazionale di Kabul.

NATO 2030 e Concetto Strategico

Una svolta decisiva è avvenuta anche per la riflessione NATO2030, iniziativa chiave per avere un’Alleanza più forte militarmente e politicamente, la cui attuazione definitiva probabilmente coinciderà con l’approvazione di un nuovo Concetto Strategico. L’ultimo, risalente ormai al 2010, non rispecchia più il mutato contesto di sicurezza in cui si trova e si troverà ad agire la NATO, tanto a livello regionale quanto a livello globale. A tal proposito gli alleati hanno accettato di:

  • Riaffermare che la NATO è un forum “unico, essenziale e indispensabile” per le consultazioni e per tutte le questioni relative alla sicurezza collettiva;
  • Rafforzare la NATO come struttura organizzativa la difesa collettiva dell’area euro-atlantica “contro tutte le minacce da tutte le direzioni” garantendo l’impegno a mantenere un adeguato mix di capacità di difesa nucleare, convenzionale e missilistica per la deterrenza e la difesa e l’impegno per gli investimenti preso nel 2014;
  • Migliorare la resilienza alleata attraverso un approccio più integrato e coordinato;
  • Promuovere la cooperazione tecnologica tra gli alleati e l’interoperabilità;
  • Rafforzare dialogo e cooperazione con i partner tra cui l’Unione Europea – considerato un “partner unico ed essenziale per la sicurezza e la prosperità dell’area euro-atlantica” –  e quelli dell’Asia-Pacifico (Australia, Corea del Sud Giappone e Nuova Zelanda);
  • Rafforzare la capacità della NATO di fornire formazione e sostegno per capacity-building dei partner “riconoscendo che l’instabilità nel vicinato della NATO ha un impatto diretto sulla sicurezza degli alleati”
  • Ridurre le emissioni di gas serra e raggiungere il Net Zero entro il 2050;
  • Rinnovare il Concetto Strategico che verrà approvato dai leader della NATO al prossimo vertice 

La NATO, dunque, si doterà di un nuovo Concetto Strategico entro il prossimo Summit che si terrà nel 2022 a Madrid in occasione dei quarant’anni dall’entrata della Spagna nell’Alleanza. Le priorità strategiche sono state delineate così come gli obiettivi da raggiungere. La NATO è pronta ad andare verso il 2030 con un approccio sempre più globale ma con un’attenzione regionale nei confronti dei propri alleati che però dovranno dimostrare di saper mantenere gli standard degli ultimi anni.

Alessandro Savini,
Geopolitica.info

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