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07/08/2024
Spazio

La regolamentazione dello spazio tra vecchi principi e nuovi orizzonti

di Giulia Marchesi

La dimensione spaziale sta acquisendo un ruolo sempre più strategico anche se la sua regolamentazione si inserisce all’interno di un meccanismo complesso volto alla ricerca di un equilibrio per conciliare gli interessi nazionali e globali. Questo fenomeno prende forma in un contesto internazionale in rapido sviluppo e avanzamento tecnologico spostando l’attenzione del globo sempre più verso quella che può essere definita una nuova corsa allo spazio.

La dimensione spaziale sta acquisendo un ruolo sempre più strategico anche se la sua regolamentazione si inserisce all’interno di un meccanismo complesso, volto alla ricerca di un equilibrio per conciliare gli interessi nazionali e globali. Questo fenomeno prende forma in un contesto internazionale in rapido sviluppo e avanzamento tecnologico spostando l’attenzione del globo sempre più verso quella che può essere definita una nuova corsa allo spazio.

Genesi ed evoluzione 

Nei decenni successivi alla Seconda Guerra mondiale, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica danno avvio a una serie di attività spaziali che si inseriscono all’interno della competizione geopolitica caratterizzata dalla contrapposizione tra l’ideologia comunista e il capitalismo. 

A metà degli anni Cinquanta l’esplorazione dello spazio diventa l’obiettivo principale delle due superpotenze che cercano di dimostrare la propria superiorità attraverso scoperte e conquiste scientifiche costruendo mezzi in grado di superare l’atmosfera terrestre. L’inizio dell’era spaziale viene inaugurata dall’URSS il 4 ottobre 1957 con il lancio di Sputnik I, il primo satellite artificiale in orbita. Un traguardo senza eguali viene poi raggiunto dagli USA il 20 luglio del 1969 con la celebre missione Apollo 11 che porta Neil Armstrong a compiere i primi passi sulla Luna tenendo tutto il mondo con il fiato sospeso. 

Nell’ambito della Guerra Fredda lo spazio si trasforma in una dimensione cruciale portando questi due attori a competere in una vera e propria corsa allo spazio per raggiungere un certo prestigio politico e possibili vantaggi a livello militare. Il susseguirsi di missioni spaziali trasforma, per la prima volta, lo spazio in un ambiente rilevante dal punto di vista politico sottolineando la necessità di regolarne l’accesso e l’uso. L’avvento dell’era spaziale implica l’esigenza di marginalizzare una possibile militarizzazione dell’atmosfera attraverso l’utilizzo dell’arma atomica. Si è quindi rivelato necessario procedere all’elaborazione di norme e regole specifiche di carattere internazionale applicabili alle attività degli Stati secondo il principio fondamentale dell’uso dello spazio a fini pacifici.

Verso la fine degli anni Cinquanta, il diritto internazionale dello spazio si è sviluppato sulla base di alcune risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU che costituiscono parte delle fonti sotto forma di dichiarazioni non vincolanti. Queste risoluzioni mirano al perseguimento di obiettivi pacifici introducendo il principio di necessaria collaborazione tra gli Stati in termini di esplorazione dello spazio e il divieto di appropriazione nazionale.

Nel 1967 è stato firmato l’Outer Space Treaty, il primo trattato internazionale che governa l’attività degli Stati nell’esplorazione ed uso pacifico dello spazio extra atmosferico, inclusa la Luna e gli altri corpi celesti. Questo trattato è strutturato in diciassette articoli e costituisce le fondamenta del diritto aerospaziale per un totale di 112 paesi firmatari. 

Il trattato evidenzia il carattere intrinseco dello spazio inteso come res communis omnium, ovvero bene comuni di tutti. Questo concetto cerca, quindi, di porre enfasi sul divieto di appropriazione nazionale e di sovranità esclusiva per tutelare, al contrario, il diritto di libero accesso, uso ed esplorazione. 

Il corpus iuris spatialis 

Un ruolo fondamentale nell’elaborazione delle fonti del diritto internazionale dello spazio è svolto da COPUOS (Committee on the Peaceful Uses of Outer Space) istituito dall’Assemblea Generale nel 1959 per disciplinare l’esplorazione e l’uso dello spazio nel rispetto della pace, della sicurezza e dello sviluppo. Nel tempo, questo organo si trasforma nella sede di negoziato di quattro trattati fondamentali che compongono il corpus iuris spatialis insieme all’Outer Space Treaty.

Nell’Accordo sul salvataggio e recupero degli astronauti e degli oggetti spaziali (19 dicembre 1967) viene stabilita la procedura di salvataggio degli astronauti in caso di pericolo attraverso una notifica al Segretario Generale delle Nazioni Unite. I Paesi firmatari hanno l’obbligo di fornire l’assistenza necessaria e predisporre una compensazione economica a favore dei costi sostenuti per il salvataggio e il recupero dell’oggetto spaziale. I punti di debolezza di questo accordo riguardano, però, la mancata definizione di astronauta o di oggetto spaziale e per quanto concerne la questione del risarcimento economico rendendo ancora più complessa l’applicazione di questo accordo.

La Convenzione per la responsabilità internazionale su danni causati da oggetti spaziali  (29 marzo 1972) espande i principi sulla responsabilità degli Stati per oggetti spaziali caduti dall’orbita, già presenti nell’Outer Space Treaty. Nel momento in cui un lancio coinvolge due Stati contemporaneamente, la responsabilità dei danni è attribuita ad entrambi. La richiesta di risarcimento a favore della parte danneggiata può essere inoltrata solo da uno Stato verso un altro Stato e non quindi da singoli individui ed organizzazioni non-governative. Questa convenzione è stata applicata un’unica volta nel 1978 quando il satellite Sovietico Kosmos 954 precipitò sul suolo canadese disperdendo 50kg di Uranio-235.

La Convenzione sull’immatricolazione degli oggetti lanciati nello spazio  (12 novembre 1974) stabilisce la procedura burocratica da seguire per registrare gli oggetti lanciati nello spazio. L’obiettivo cerca di semplificare le richieste di risarcimento e la rivendicazione degli oggetti in orbita attorno alla Terra.

L’Accordo sulle attività degli Stati sulla Luna (18 dicembre 1978) rappresenta il trattato con un minor numero di partecipazioni: solo 18 Stati hanno ratificato ad esclusione delle tre superpotenze spaziali (Stati Uniti, Russia e Cina). Per questa ragione, la rilevanza del suo contenuto è stata ridimensionata all’interno del diritto internazionale dello spazio nonostante il suo obiettivo fosse quello di fornire un aggiornamento rispetto all’Outer Space Treaty in relazione ai progressi tecnologici e scientifici.

Vecchi principi e nuovi orizzonti

Nonostante l’ampiezza del corpus di norme inerenti allo spazio, negli ultimi decenni sono emerse nuove problematiche che hanno evidenziato tutte le lacune e l’incompletezza dell’attuale quadro giuridico. 

L’evoluzione delle attività spaziali ha coinvolto nel tempo sempre più settori rendendo necessaria l’elaborazione di una disciplina giuridica in grado di regolamentare queste nuove frontiere. La nascita della Space Economy ha contribuito ad evidenziare le potenzialità non solo scientifiche ma anche economiche dello spazio portando al progressivo ingresso di attori privati in questo nuovo ambiente. 

Considerando tale circostanza, dal punto di vista giuridico, si sono riscontrate numerose difficoltà nel cercare di trovare un accordo tra i diversi attori nella comunità internazionale. Le esigenze degli Stati lanciatori si scontrano con quelle di Paesi minori non ancora in grado di condurre proprie attività spaziali a causa della mancanza di risorse economiche e/o tecnologiche all’interno del proprio territorio. Il quadro normativo internazionale appare, quindi, cristallizzato sui principi generali stabiliti agli albori dell’era spaziale. Tuttavia, di recente, si è registrata una crescente regolamentazione nazionale da parte degli Stati lanciatori che tendono a interpretare i principi generali a proprio vantaggio consentendo attività altrimenti precluse da un’interpretazione più rigida e letterale.

Conclusione 

Ad oggi, risulta sempre più complesso definire un regime giuridico chiaro e preciso ma soprattutto vincolante a causa dell’emergere di nuove esigenze e problematiche e dell’affermarsi di nuovi attori nella dimensione spaziale, sia pubblici che privati. La negoziazione di un nuovo trattato sullo spazio sembra quindi un miraggio lontano alla luce delle nuove circostanze che caratterizzano questo ambiente anche se risulta sempre più sentita e necessaria.

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