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23/10/2024
Europa

Orbán V, il leader ungherese senza limiti

di Riccardo Missaglia

Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán, a metà del suo mandato, non vede limiti alla sua leadership, ininterrotta dal 2010. Una leadership sempre più importante soprattutto nel contesto internazionale, in particolare da quando l’Ungheria ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea.

Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán, a metà del suo mandato, non vede limiti alla sua leadership, ininterrotta dal 2010. Una leadership sempre più importante soprattutto nel contesto internazionale, in particolare da quando l’Ungheria ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. 

Le elezioni parlamentari di due anni fa sono risultate vincenti per Viktor Orbán. Il leader ungherese ha ottenuto infatti  la  maggioranza assoluta sia nel sistema maggioritario (52.52%) che in quello proporzionale (54.13%), avviando così il suo quarto mandato consecutivo. I sondaggi oggi indicano che il governo non perde consenso, nonostante ci sia stato un leggero affievolimento nei mesi precedenti all’estate, a dimostrazione della popolarità di cui gode Orbán. 

Per Unione Civica Ungherese (Fidesz), il partito di Orbán, è stata la terza vittoria consecutiva alle elezioni dellAssemblea nazionale, confermandosi ancora come forza conservatrice, patriottica e cristiana. Questi valori vincenti sono storici, poiché portarono alla fondazione del partito dopo la Guerra fredda nel 1988, in contrapposizione al comunismo, affermandosi nel 2002.  

Nonostante ciò, chi all’interno dell’Ungheria si è allontanato da Orbán è la popolazione di Budapest: partendo dal 2014 quando si è registrato un forte sostegno al presidente di Fidesz da tutto il paese, la capitale nel 2018 ha invece visto una maggior frammentazione politica. La rottura è arrivata però nel 2022, quando la coalizione Uniti per l’Ungheria, diretta da Péter Márki-Zay, ha avuto la maggioranza in quasi tutti i collegi di Budapest, strappando così la capitale al partito di Orbán. 

Fidesz e il suo rafforzamento negli anni

Il partito Fidesz non smette di portare avanti i suoi vecchi ideali, che continuano ad essere vincenti, fra cui il populismo e il nazionalismo, il conservatorismo e la tutela delle libertà individuali. Accanto a queste, vi è una politica di avvicinamento alla Russia, che nel tempo ha portato alla stretta collaborazione tra i due paesi, di cui l’importante tappa nel 2014. Da 10 anni infatti, grazie all’aiuto russo per l’avvio del progetto, l’impianto nucleare Paks 2, nella provincia di Tolna, produce oltre la metà di tutta la produzione di elettricità ungherese. 

Un’altra politica non trascurabile, è lo scetticismo nei confronti dellUnione europea, una posizione di intolleranza verso l’indirizzo europeo che andrebbe ad incidere sull’estremo neoliberismo di Fidesz, un principio distintivo del partito. Ma oltre ai valori, un aiuto nell’affermazione del potere di Orbán proviene dai tempi della pandemia di Covid-19: in un momento di confusione e di crisi, dove i cittadini erano sempre più riluttanti ad obbedire alle norme, il Parlamento ungherese ha approvato la “Legge di autorizzazione”, la quale assicurava al Primo ministro pieni poteri per contrastare la crisi sanitaria, governando quindi per decreto senza passare dal Parlamento.
La legge prevedeva inoltre diversi anni di carcere nei confronti di coloro che non avrebbero rispettato il coprifuoco e per chi avrebbe diffuso “notizie false”, senza però instaurare un ente che potesse controllare la veridicità delle informazioni. Con queste dure politiche nei confronti dei trasgressori, Viktor Orbán si è elevato a paladino della sicurezza in Ungheria

L’ex collaboratore come oppositore, Peter Magyar

Sulla scena ungherese è comparso Peter Magyar, divenuto ormai il primo oppositore di Orbán e delle sue politiche. Avvocato ed ex membro di Fidesz, è leader di Partito del Rispetto e della Libertà (TISZA) dal 2024, i cui successi non hanno tardato a comparire: secondo grande partito dell’Ungheria, è riuscito ad ottenere il 29.60% alle elezioni europee di giugno 2024, sedendosi nel Partito popolare europeo (PPE) con 7 seggi. 

Magyar continua ad attaccare Orbán sul sistema sanitario, il sistema educativo, il trasporto pubblico e l’economia, temi sui quali ha chiesto una risposta dal Primo ministro durante la presentazione delle priorità della presidenza ungherese al Parlamento di Strasburgo. 

Nonostante l’ormai noto avversario, Orbán ha avuto successo anche alle elezioni europee, alle quali Fidesz ha confermato la sua forza, vinte in alleanza al Partito Popolare Cristiano Democratico (KDNP) con il 44.82% dei voti, su un’affluenza che si è attestata intorno al 60%

Gli 11 posti che Orbán ha ottenuto nei Patrioti per l’Europa (PfE) portano ad un rafforzamento di Fidesz sugli 84 eurodeputati del gruppo, aumentati dopo l’entrata di partiti europei uscenti da Identità e Democrazia, come il francese Rassemblement National di Jordan Bardella e la Lega italiana di Matteo Salvini. L’obiettivo del partito ungherese è quello di superare le rivalità interne tra i vari partiti, e consolidare la presenza del gruppo di destra all’interno del Parlamento europeo di fronte ai gruppi più grandi, il Partito Popolare Europeo e il Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE). 

Controtendenza in Unione europea

Importante è il peso ungherese nelle politiche europee, prima fra tutte la guerra in Ucraina.
Nel dibattito al Parlamento europeo di Strasburgo, il 9 ottobre, Orbán ha definito “mal pianificata e mal attuata” la risposta dell’Unione europea, richiamando l’attenzione sull’importanza del dialogo con la Russia, un tentativo verificatosi a luglio in una visita del Primo ministro a Mosca. 

L’unica soluzione per l’Ucraina, secondo Orbán, è la richiesta di un «cessate il fuoco», una possibilità che al momento non è voluta da entrambi i paesi in conflitto, ma che di certo è più possibile rispetto alla vittoria ucraina sul campo di battaglia, considerata difficilmente realizzabile secondo il Primo ministro ungherese

Un ulteriore tentativo provato da Orbán, verso la fine di settembre, è stato quello di mettersi in contatto con Cina e Brasile, chiedendo loro l’appoggio per riunire Mosca e Kiev in un vertice di pace. La politica di Budapest continua però ad essere in netto contrasto con quella del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ribadisce costantemente come non ci siano condizioni alternative alla formula di pace presentata da lui ben due anni fa. 

Una posizione importante per l’Ungheria è la presidenza del Consiglio dell’Unione europea, nomina ottenuta il 1° luglio 2024 (l’ultima volta era il 2011), con la quale essa potrà concentrarsi su aree tematiche sensibili alla destra ungherese, fra cui il contenimento dell’immigrazione illegale, la critica al Green Deal e la promozione di politiche agricole

Facendo riferimento ai vari problemi che l’Unione europea ha affrontato dal 2011 con le primavere arabe, Orbán si è soffermato sul tema della sicurezza dei confini, dichiarando che dal 2015 i flussi migratori sono motivo di preoccupazione dell’Ungheria e di altri paesi come la Germania, che nel mese di settembre ha deciso di reintrodurre i controlli alle frontiere interne

Il Primo ministro ungherese, dopo che Budapest è stata multata di 200 milioni di euro dalla Corte di giustizia europea (CGUE), ha minacciato di spedire a Bruxelles dei bus con a bordo dei migranti irregolari, per far fronte alle politiche migratorie dell’Unione europea, le quali comprometterebbero, secondo Orbán, l’area Schengen. 
Di fronte a queste sfide interne all’Unione, Viktor Orbán non cede in nome dei principi che porta avanti da anni, nemmeno di fronte alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. L’importante è quindi stringere alleanze con paesi dove la destra si sta rafforzando, come l’Austria dove ha recentemente vinto il Partito della Libertà (Fpö). Assieme a questi, l’obiettivo ungherese è quello di unirsi per portare avanti idee comuni, come il dialogo con Mosca e il regolamento dell’immigrazione, affinché l’Unione europea possa competere a livello mondiale.

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