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NotizieL’estremismo nella società statunitense: il caso del movimento Boogaloo

L’estremismo nella società statunitense: il caso del movimento Boogaloo

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Con la presidenza Trump gli Stati Uniti hanno visto la definitiva emersione delle linee di frattura che caratterizzano la società civile del Paese da decenni. In passato queste fratture hanno generato picchi di violenza improvvisi e di breve durata per poi tornare in secondo piano rispetto alle altre questioni di rilievo socio-politico. Ad oggi si assiste invece ad una loro maggiore capacità di persistenza sulla superficie, anche grazie ad una migliorata capacità di sfruttare i mezzi di comunicazione sia tradizionali che moderni, come quelli digitali, assenti in passato.

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In questo contesto si inserisce un fenomeno che sta interessando sempre di più la società statunitense e, più in generale, quella occidentale, ovvero la polarizzazione e l’estremizzazione delle posizioni e delle “ideologie” di una parte sempre più ampia della società civile. Il fenomeno della polarizzazione del dibattito politico e sociale attorno a temi come i diritti civili o il ruolo dell’autorità è iniziato ad emergere già a seguito della crisi economica del 2008 per poi prendere progressivamente piede nel decennio successivo. Ciò che, fin quasi da subito, ha caratterizzato questo fenomeno è stato l’inasprimento dei toni del dibattito e uno slittamento della comunicazione (non solo politica ma anche tra i singoli membri della società) verso un modello “oppositivo” che concepiva le parti su posizioni inconciliabili con un lessico caratterizzato da concetti come “lotta” o “scontro”.

È proprio in questo contesto di progressivo deterioramento del dibattito pubblico, unito ad una certa miopia delle istituzioni, che frange della società sempre più ampie si sono progressivamente spostate verso posizioni più radicalizzate. Sulle cause di questa “radicalizzazione” intervengono fattori complessi che non è possibile discernere completamente in questa sede e che verranno solamente citati per dare una cornice di riferimento. Oltre a quanto affermato, in questo processo un ruolo di primo piano lo ha ricoperto la digitalizzazione delle relazioni interpersonali e dell’informazione con in conseguente proliferare di piattaforme e forum di “disinformazione” e la conseguente formazione di gruppi fortemente digitalizzati che hanno avuto la funzione di cassa di risonanza di posizioni fino a quel momento del tutto marginali. Da non sottovalutare è anche l’impatto avuto dalle nuove forme assunte dal terrorismo di matrice islamica che ha mostrato l’efficienza di un approccio decentralizzato unito ad un sapiente uso dei mezzi digitali come strumento di reclutamento e propaganda. Il fenomeno terroristico, come si vedrà, è uno dei principali modelli di ispirazione (diretta e indiretta) per i gruppi estremisti in quanto, a partire dal 20215, ha di fatto messo a nudo l’inadeguatezza delle contromisure delle istituzioni, soprattutto nel caso di contesti democratici in cui i tempi di reazione sono notevolmente più dilatati.

Il caso Boogaloo nel contesto statunitense

Il caso del movimento statunitense Boogaloo si presenta di estremo interesse per l’analisi inerente l’estremismo nelle società occidentali. Più che di un movimento si può parlare di un network ideologico decentralizzato ed estremamente eterogeneo. Se le posizioni di principio si focalizzano attorno ad una retorica anti-governativa e ostile nei confronti delle forze dell’ordine, i filoni di pensiero che attraversano la galassia Boogaloo variano dal suprematismo bianco alla lotta contro la discriminazione raziale. Di fatto risulta quasi impossibile inquadrare il fenomeno in uno schema classico di identificazione politica.

Il movimento e il suo stesso nome traggono origine nei forum online all’inizio del decennio scorso. Gli “adepti” della prima ora erano accomunati dalla convinzione che una seconda guerra civile americana fosse prossima e da un forte sentimento di ostilità verso le istituzioni nazionali (va ricordato che si era sotto la presidenza Obama). Con il tempo il linguaggio del network ha vissuto un’evoluzione di fondamentale interesse per la comprensione della complessità dei movimenti estremisti fortemente digitalizzati. Il tipo di comunicazione e lo “slang” utilizzati hanno ricalcato le modalità più mainstream della rete seguendo le mode e i trend del momento. Questo metodo ha reso quasi impossibile identificare quando determinati contenuti rientrassero o meno nell’ambito della propaganda estremista.

Analogie con i movimenti jihadisti

Con oltre 20 anni di “rinascimento” del terrorismo di matrice jihadista non sono mancati gli esempi a cui ispirarsi per lo sviluppo di un movimento apertamente ostile alle istituzioni ed estremizzato. In oltre un decennio di esistenza il movimento Boogaloo ha rapidamente acquisito alcuni tratti tipici delle organizzazioni terroristiche in materia di tecniche di comunicazione e affiliazione all’interno del mondo digitale. Altro elemento comune, e legato all’aspetto precedente, è la forte decentralizzazione e la difficoltà nell’identificare un vero e proprio nucleo di comando del movimento. Gli aderenti, infatti, attraverso un tipo di organizzazione autonoma e strutturata attraverso dei network digitali creano delle vere e proprie cellule “locali” in grado di operare al di fuori di qualsiasi schema di comando verticalizzato. Questi gruppi locali si presentano come un caleidoscopio di posizioni diverse e spesso affini agli altri gruppi con cui la cellula deve coesistere: un esempio è il caso degli Wolverine Watchmen, il gruppo che aveva pianificato il rapimento del governatore del Michigan Gretchen Whitmer. Il gruppo aveva strutturato un legame di affiliazione con il movimento Boogaloo locale con una rete di campi di addestramento e veri e propri poligoni per esplosivi, elemento che rimanda chiaramente a quanto fatto per decenni da Al-Qaeda e, successivamente, da Daesh.

Ultimo tratto degno di nota in questa analisi è forse il più simbolico di tutti: i membri del movimento che sono stati oggetto di procedure di “law enforcement” o di (vere o presunte) brutalità da parte delle forze dell’ordine sono stati definiti come “martiri” della storia del movimento. Un tratto che di certo non può passare inosservato se paragonato a quanto affermato dalla galassia jihadista in merito ai suoi caduti, definiti proprio martiri.

Questa breve analisi lascia però alcune considerazioni in merito al fenomeno emulativo che la diffusione capillare della rete e dei suoi contenuti ha in parte foraggiato. La capacità di sfruttare le piattaforme digitali per diffondere il messaggio terroristico unita ad una maggiore capacità di utilizzo delle stesse da parte di soggetti di ogni estrazione sociale ha portato ad un contatto indiretto tra diverse tipologie di gruppi che hanno iniziato un processo di emulazione reciproca, soprattutto nei casi in cui le loro azioni sono state particolarmente eclatanti o vincenti.

La reale minaccia di Boogaloo

Le cellule del movimento hanno dimostrato una forte capacità di sfruttare i momenti di tensione e divisione sociale per promuovere i loro ideali anti-governativi. I motivi che guidano la scelta di questo tipo di situazioni, come ad esempio marce e proteste, sono diversi:

  • Proprio durante le proteste o a seguito di fatti che toccano in modo particolare l’opinione pubblica emergono con più forza le fratture della società statunitense e i sentimenti ostili alle autorità. In questo contesto gli aderenti al movimento possono gettare ulteriore benzina sul fuoco ampliando queste fratture e al contempo reclutare nuovi adepti alla causa.
  • La presenza di membri delle forze dell’ordine, e in special modo di ufficiali, offre una vasta pletora di bersagli. Il pericolo della violenza del movimento è infatti tanto maggiore quanto più prolungate e aspre sono le proteste con la possibilità che queste vengano dirottate verso forme più vicine ad un caos anarchico e diretto contro le istituzioni.

A ciò si somma la mancata definizione di una chiara ideologia politica o di azione che permette alle singole cellule di integrarsi nei network degli altri gruppi estremisti creando quello che può essere definito come un moltiplicatore di forze e amplificando di conseguenza la minaccia posta dai singoli gruppi. L’effetto moltiplicatore è stato particolarmente evidente in altre regioni del globo, come l’Africa o il Medio Oriente. Quando i diversi gruppi anti-governativi che operano in queste aree si sono uniti su un fronte unico sono spesso riusciti a gettare il paese nel caos e a rimuovere le autorità. Se negli Stati Uniti le possibilità di una caduta delle istituzioni si mostra abbastanza remota ciò che preoccupa maggiormente le autorità è proprio l’effetto moltiplicatore. La creazione di un fronte più ampio e condiviso di violenza mirata nei confronti delle istituzioni obbligherebbe ad una risposta ben diversa da quella adottata sino ad oggi.

Gli Stati Uniti ad oggi sono schiacciati dalla pressione di queste ed altre problematiche sul fronte interno e dall’ascesa di nuovi attori di rilievo a livello internazionale. Un fronte di violenza unito nella loro società civile metterebbe in seria difficoltà il modello USA tanto dentro quanto fuori dal Paese con la possibilità che molti attori possano scivolare verso i competitor di Washington (che va ricordato non sono Paesi democratici e che quindi mantengono il dissenso ben sepolto sotto la macchina dei singoli regimi). Passata la crisi pandemica emergeranno nuovamente le esigenze e le fratture della società civile e sarà cruciale come queste verranno gestite dalla presente amministrazione Biden e da quelle immediatamente successive.

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